i racconti di Milu
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… è sabato pomeriggio, decido di farmi un giro in centro così mi vesto ed esco a piedi.
E’ pieno di figa in giro e per stasera spero proprio di trovare qualcuno da scopare o che mi scopi, a dir la verità ho voglia di figa ma se troverò un bel cazzo da succhiare e dal quale farmi trapanare il culo andrà bene lo stesso, l’importante è scopare.
Salgo sulla metro ed essendo sabato non è particolarmente affollata, i posti a sedere sono comunque tutti occupati così rimango in piedi, di fronte a me c’è un uomo sulla cinquantina particolarmente curato, di quelli che sicuramente si tengono in forma con jogging e palestra, capelli brizzolati, qualche ruga sul viso, di quelle che però non stonano; mi fissa.
Incrocio il suo sguardo e lui non smette di fissarmi, mi sorride per un attimo poi guarda altrove, mi giro voltandogli le spalle e senza che lui se ne accorga osservo il suo riflesso sul vetro, mi sta guardando il culo, forse ho capito cosa vuole.
Mi afferro la cintura con le mani e tiro su i jeans ancheggiando, in modo che restino più attillati per mostrargli meglio quello che gli interessa, lui continua ad osservare.
La metro si ferma e sale un bel po’ di gente, è l’occasione giusta per spostarmi con la scusa di far spazio ed avvicinarmi a lui.
Adesso siamo appiccicati spinti dalla calca di gente che è entrata nel vagone, so già che molti di questi scenderanno alla prossima fermata perché questo è il tratto sempre più affollato, a quel punto lo spazio tornerà quello di prima, se voglio che ci provi ho poco tempo, gli volto le spalle di nuovo per provocarlo sperando che allunghi una mano o che mi dia un segnale, ed eccolo li: si appoggia col pacco al mio culetto.
Mi volto con la testa, gli sorrido, lui ricambia il sorriso e mi strizza l’occhiolino, coi fianchi faccio dei movimenti in modo da premere contro di lui, mi accorgo che ha già il cazzo duro e sembra anche bello grosso, lui ricambia i movimenti e nella calca nessuno si accorge del nostro flirt, lo sappiamo solo noi.
Il treno si ferma e scendono quasi tutti quelli che erano saliti alla fermata prima, adesso non abbiamo più scuse per stare appiccicati ma resto li vicino, ci scambiamo ancora qualche sguardo e qualche sorriso poi lui mi dice: “io scendo alla prossima” e io gli rispondo: “ti faccio compagnia”.
Appena scesi ci avviamo verso la superficie e mentre siamo sulle scale mobili lui mi da un’energica manata sul culo, io mi fingo sorpreso e gli rispondo con uno stizzito “ehi!”.
Lui sorride e lo rifà, poi mi dice: “qua vicino c’è un centro commerciale, i bagni sono sempre molto puliti e sono anche abbastanza larghi, ci andiamo?”.
“Hai un preservativo”? Gli rispondo.
“No, ma qua vicino c’è un distributore automatico” risponde lui.
“Nel centro commerciale magari c’è un supermercato, così possiamo comprare anche del lubrificantee” gli rispondo.
Ci avviamo verso la meta, entriamo al supermercato ed andiamo al reparto parafarmacia che c’è all’interno, dagli scaffali prendiamo una confezione di preservativi e un tubetto di gel lubrificante, andiamo alla cassa e tiro fuori il portafogli per pagare, lui mi dice di fermarmi ed esclama: “aspetta, pago io, un po’ di cavalleria non guasta”.
Alla cassiera e alla gente intorno appare chiaro che il preservativo lo metterà lui e il gel lubrificherà me, arrossisco, alla cassiera scappa un sorriso, ritiriamo lo scontrino e usciamo.
Lo seguo verso i bagni, davanti all’ingresso ci fermiamo e ci accordiamo che entri prima io; quando si fanno queste cose non bisogna mai entrare assieme, prima entra uno poi dopo poco entra l’altro così da non dar nell’occhio, idem per uscire anche se nel momento in cui si apre la porta è sempre un po’ più complesso e rischioso.
Il bagno è davvero pulito ed è chiaro che gli addetti sono appena passati, ci sono anche i ganci per appendere l’eventuale giacca, e io ne approfitto per togliermi pantaloni e mutande ed appenderli, quando entra lui il mio culo è già nudo.
Per largo che sia il cesso è comunque quasi impossibile starci dentro in due senza entrare continuamente in contatto, ma è una cosa che non ci da affatto fastidio, anzi tutt’altro!
Gli volto di nuovo le spalle e comincio a strofinare il mio culetto contro il suo pacco, lui si slaccia i pantaloni e sfodera il cazzo che non è ancora duro al 100% ma è barzotto, con quella consistenza che si piega ancora ma volendo può già entrare.
Me lo infila fra le cosce e la sua cappella arriva a toccarmi le palle.
“E’ bello grosso”, gli dico.
“E’ un problema?” chiede lui.
“No, no” esclamo.
Stiamo un po’ li a giocare e mentre lui si strofina fra le mie cosce chiuse io con la mano da davanti gli accarezzo la cappella.
Poi lui apre un preservativo, lo calza a mo’ di guanto su due dita, ci mette sopra il gel e comincia a spalmarmelo sul culo, massaggia per un po’ e ci gira attorno, ricarica più volte le dita di gel per essere sicuro di lubrificarmi bene, non diciamo una parola per paura di essere sentiti da qualcuno e questo rende tutto ancora più eccitante, comincia a penetrarmi con le dita avvolte nel preservativo per allargarmi, ci sa decisamente fare perché mi sta già facendo godere.
Mi fa vedere che prende un altro preservativo per farmi capire che se lo metterà sul cazzo e finalmente mi farà il culo, ma decido che è stato troppo bravo con le mani e voglio ricompensarlo, gli strappo di mano la confezione, mi volto verso di lui, la apro e tiro fuori il preservativo, lo metto in bocca tenendo l’anello arrotolato fra le labbra e i denti, gli prendo in mano il cazzo che adesso è bello duro e gli infilo il preservativo con la bocca, come fanno le puttane più esperte.
Sembra proprio gradire così glielo succhio un po’ prima di lasciarmi inculare.
E’ davvero grosso e mi piace sentire la bocca così piena pensando che ad essere così pieno di li a poco sarà il mio culetto, gli massaggio le palle mentre gli succhio il cazzo e mi rendo conto che anche quelle sono parecchio grosse, peccato dover usare il preservativo perché secondo me quando questo ti schizza nel culo a pelle il getto dev’essere talmente potente che se non tieni la bocca ben chiusa rischi di sputarlo da li.
Adesso basta con sto pompino, mi alzo, mi giro, allargo le gambe, appoggio le mani alle piastrelle e inarco la schiena, lui appoggia il cazzo al mio buco, mi afferra i fianchi e con un colpo solo mi penetra deciso. Per un attimo mi si blocca il respiro, sto per urlare e lui sotto voce mi fa: “shhhhhhh, vuoi che ci sentano?”.
E’ dentro fino ai coglioni e senza fare troppi complimenti comincia a stantuffare su e giù nel mio culo con quel cazzo enorme, che ad ogni colpo in avanti sembra mi debba uscire dalla bocca.
Vorrei gemere, urlare per quel dolore sovrastato dal piacere provocato dal suo cazzo che in quella posizione mi picchia giusto giusto sulla prostata ma non posso, altrimenti rischiamo di essere scoperti.
A un certo punto sento dei passi fuori dal cesso, la persona arriva ed afferra la maniglia, prova ad aprire la porta che però è chiusa a chiave e mentre lui mi incula penso a cosa sarebbe successo se ci fossimo dimenticati di chiudere a chiave, magari chi avrebbe aperto la porta ed avrebbe urlato “che schifo” oppure avrebbe avuto i nostri stessi gusti ed avrebbe potuto dire al mio inculatore: “fatti da parte che vado avanti un po’ io”; confesso che in quel frangente non avrei rifiutato.
Sto godendo come una vacca in calore ma mi accorgo dal ritmo dei suoi colpi che non è troppo lontano dal venire, cerca di trattenersi ma fa fatica quindi capisco che il desiderio di venire senza toccarmi non avrà il tempo di avverarsi. Così stacco una delle due mani dalle piastrelle, mi afferro il cazzo e comincio a menarmelo mentre mi lui mi sta fottendo il culo, voglio venire prima di lui per godermi quella sensazione in cui subito dopo esser venuto vorrei che il mio lui mi uscisse dal culo, quel momento in cui non voglio più niente dentro ma lui non sente ragioni e continua imperterrito, mi fa sentire troia, sottomessa, cagna! Mi piace quasi più dell’orgasmo stesso!
Eccomi qua, sto venendo, uno schizzo di sborra deciso parte e si appoggia sulla ciambella del water, mentre vengo contraggo lo sfintere attorno al suo cazzo e provo un dolore lancinante, non posso urlare, mollo il mio cazzo e metto la mano dietro spingendo il suo bacino nel tentativo di farlo uscire per fargli capire che voglio che si fermi, lui molla per un attimo uno dei miei fianchi, mi para via la mano, poi mi afferra di nuovo e continua a incularmi con più forza di prima, il dolore è sparito anche se ho davvero paura che mi abbia rotto il culo, rimetto la mano sulla piastrella e lo lascio continuare, ma quanto ci mette questo a venire?!
Forse non gli piaccio? Ma no, il cazzo è bello duro, mi sa che è uno che ci mette tanto di suo, ma adesso lo frego io, infilo una mano sotto, attraverso lo spazio fra le mie gambe e inizio a massaggiargli le palle, il ritmo rallenta e i colpi diventano più profondi, eccolo! Sento il suo magnifico cazzo che mi pulsa dentro mentre schizza nel preservativo, ancora due o tre colpi poi si ferma ma non lo tira fuori, resta li dentro per un po’ finché non gli si ammoscia ed è il mio culo a sputarglielo fuori.
Si sfila il preservativo, prende un po’ di carta, si pulisce il cazzo, mi sorride e mi porge “il cinque”, io ricambio, si allaccia i pantaloni ed esce velocemente dal bagno.
Prendo anch’io un po’ di carta e cerco di pulirmi come meglio posso, c’è un po’ di sangue ma non mi spavento, so che sono micro lacerazioni che si formano quando ci si fa penetrare così in fretta, mi è successo ancora e so che non è niente di pericoloso. Mi rimetto le mutande e i pantaloni, chissà se lui sarà andato via o se sarà li fuori ad aspettarmi? Non mi dispiacerebbe rivederlo.
Tiro l’acqua ed esco anch’io dal bagno, lui è li fuori che mi aspetta, che gli dico? Se gli chiedo di rivederci faccio la figura della fighetta, se non glielo chiedo rischio di non rivederlo più e mi dispiacerebbe perché uno con un cazzo così vorrei frequentarlo un po’ fino a capire se posso fidarmi a farmi schizzare dentro.
Ci incamminiamo nel corridoio uno a fianco all’altro e in mezzo alla folla che passeggia lui mi porge la mano e dice: “di solito mi presento alle persone prima di scoparle, comunque io sono Claudio”, gli afferro la mano e rispondo “io sono Gabri”.
“Posso offrirti da bere, Gabri?” mi chiede.
“Dopo quello che mi hai appena fatto mi aspettavo almeno una cena” rispondo.
“Quello che ti ho appena fatto?!” esclama lui, “come se non lo volessi anche tu”.
Lo guardo sorridendo e gli dico: “ammettilo, se io non oppongo un po’ di resistenza e non mi lamento un po’ non c’è così gusto”.
“Vada per la cena” mi risponde, “ma a casa mia, ho un bel lettone per il dopo cena e li potrai gemere come non hai potuto fare poco fa”.
Note finali:
se ti piacciono i miei racconti scrivimi a gabrihole@email.it