i racconti di Milu
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La sera del compleanno sembrava voltarle fermamente le spalle, in quanto era iniziata nel peggiore delle forme, interamente nel meno opportuno dei modi. Tre amici avevano rinunciato all’ultimo momento, il tempo sembrava promettere pioggia e la pasticceria con la torta stava per chiudere. L’unica garanzia e l’eccezionale sicurezza era quell’abito nero molto corto, che le faceva apparire le cosce modellate contornandole a meraviglia i seni con quei magnifici sandali, che con quell’abbinamento perfetto in vernice nera slancianti, ancora più spettacolari con quelle evidenti cinghie, sembravano importunare e infastidire palesemente lo sguardo di chi l’incrociava, più che per le sue caviglie.

“Perfetta” - si era ripetuta compiaciuta guardandosi allo specchio ritenendosi piuttosto soddisfatta. Un mantello da dominata e sottomessa puttanella con degl’idonei e azzeccati calzari.

Viaggiando con la sua autovettura si dirigeva spensierata verso il tavolo prenotato nel locale preferito, nel contempo le era giunta l’ultima notizia: Costantino non sarebbe venuto. Non sapeva che cosa si sarebbe perso, anche se in cuor suo lei sperava augurandosi che lui in seguito l’accompagnasse verso casa e che la scopasse in qualche piazzola sulla via del ritorno, in fondo aveva indosso quelle culottes nere trasparenti, auspicandosi nella piccola speranza che il finire della serata fosse stato quello.

Lui aveva capito che quella sera si sentiva troppo fica per farsi delle solfe sulla sua assenza, così aveva iniziato a mandarle dei messaggi per tenerla aggrappata al suo pensiero, diversamente dal fare aggressivo e prepotente che abituale e di regola metteva in mostra. Ciò nonostante lei si era scocciata, invogliata anche della compagnia degli amici che sul terrazzino del locale bevevano e scherzavano in allegria. La torta dopo la mezzanotte, la musica giusta, le risate, di tanto in tanto si ballava. Appena quattro persone avevano avuto l’idea originale di farle gli auguri per mezzo d’un laconico quanto stringato SMS al sopraggiungere della mezzanotte. Verso le due del mattino, tra un ballo e l’altro, si era seduta su d’un divanetto per far riposare i piedi notevolmente maltrattati e vistosamente strapazzati da quei sandali assassini, un’occhiata rapida al cellulare captando tre chiamate perse, mentre il cellulare riprendeva a squillare:

“Ciao Andrea, come stai?”.

“Tanti auguri, buon compleanno. Ho appena portato la mia ragazza a casa e sto rincasando. Immagino che ti stia divertendo, si sente un tale casino”.

“Sì, è una festa bellissima, ci stiamo svagando tutti tantissimo, ti saluto, non ti sento molto bene”.

“Spassatela, ancora auguri, ci sentiamo. A presto”.

“Va bene, grazie ancora e buonanotte caro mio”.

La baraonda di balli, di fotografie e di bevande alcoliche varie era ripresa. Al presente lei iniziava a sentirsi brilla, le pieghe dell’abito che le accarezzavano i bicipiti da dietro le cosce le davano piacere, aveva anche iniziato a fare qualche battuta un po’ più audace e azzardata del solito. Mentre ballava, essendo leggermente sudata, lo sguardo era andato verso l’ingresso del terrazzino inquadrando inaspettatamente Andrea. Lei con un portamento vispo, con un modo ingegnoso e alquanto geniale lo aveva abilmente sottratto a un paio di sguardi maligni e pettegoli, tenuto conto che lo aveva portato fuori dal locale scendendo le scale velocemente con una mano nella sua. Fuori di lì, lui aveva iniziato a baciarla con slancio e con passione, dal momento che si era macinato un sacco di chilometri per farle questa piacevole e bellissima sorpresa. Là di fuori intanto, in mezzo alla folla dei frequentatori, i loro baci stavano offrendo spettacolo, perché qualche sguardo libertino si posava sul gioco delle loro fameliche lingue, qualcuno sulle sue dita che gli sfioravano il volto, qualche altro ancora sull’orlo del vestito che s’alzava ancora sotto le sue mani, sempre più pericolosamente sotto le pieghe.

Lui le baciava anche il petto, tuttavia si era decisa ad allontanarsi dai suoi ospiti per qualche minuto per farsi prendere infine dalla passione e dal trasporto con cui lui la stava attirando. Un po’ di vento proveniva dal mare portando dell’aria nuova su quelle serrande e su quei muri vecchi fuori dal cancello, perché presto sarebbe arrivato l’acquazzone. La macchina l’aveva parcheggiata a un minuto dal cancello, nascosta sapientemente tra le barche del cantiere lì davanti, in maniera tale da rimanere ben nascosta dal via vai delle persone sotto quello scafo rosso, consumata dal vento, piena di gesso e di sapore di mare. Con uno scatto lui aveva aperto la portiera posteriore, lei si era lasciata ricadere all’indietro strisciando la schiena sul divano per fare spazio anche per lui, per fargli richiudere la portiera dietro di sé. Era sua ora, il mantello abbassato sui seni, uno preso e morso all’improvviso, l’altro strappato e impastato con energia. Lei nel frattempo si dedicava per sondargli i glutei perfetti prima d’aprirgli i jeans dall’urgenza di quella penetrazione di sesso rapida e inarrestabile. La sua mano lambiva quel cazzo come se gli stesse sibilando nell’orecchio:

“Sì, scopami adesso, fammi tutta tua, riempimi”.

Lui con due dita le aveva scostato il bordo delle culottes assestandole un colpo profondissimo. L’unico appoggio che le restava per non affondare erano i tacchi. L’urgenza era percepibile anche nell’orgasmo, in quanto lei aveva iniziato a stringergli il cazzo in maniera chiara e precisa, quasi tecnica, come a voler portare entrambi alla vetta di quel mulinello di passione e di festa che stavano attraversando, a ogni colpo più forte, a ogni sospiro più carnale in un vapore di sudore e di gemiti.

Attualmente era il suo cazzo che stava per lanciarsi scagliandosi verso quel viaggio di non ritorno. Armonia ed equilibrio per entrambi. In un lamento soffocato allungando il mento all’indietro, lei infine si era organizzata predisponendosi per l’orgasmo, finché Andrea in un ultimo sguardo le regalava il suo, pompandole sperma con le stesse contrazioni con cui lei la cercava, prima di godersi a testa vuota qualche istante di silenzio disturbato e infastidito soltanto dal fragore e dal rumoreggiare della folla lontana.

Qualche ultimo dolcissimo bacio, perché lei doveva ritornare indietro ripresentandosi sennonché dai suoi ospiti. Saltando fuori a fatica era uscita dall’automobile, aveva chiuso la portiera e appoggiandosi aveva raggiunto oscillando il cancello del locale, intanto che dalla fica le fuoriusciva ancora lo sperma.

Lei s’affacciava presentandosi in tal modo a quell’insperato e frizzante nuovo anno, poiché s’auspicava veramente inatteso, singolare e sorprendente così come quella stravagante notte.

{Idraulico anno 1999}