i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Come un ciclone, all’improvviso, mia cognata ha fatto irruzione nella mia vita quotidiana.
Non è esattamente mia cognata, poiché convivo, senza essere sposato, con sua sorella, ma è lo stesso.

Barbara. Trentadue anni su un fisico longilineo, con le curve giuste al posto giusto,

Avendo problemi col marito ha chiesto ospitalità alla sorella, e così da settimane vive con noi.
Simpatica, socievole. Almeno finché non ti ci trovi a coabitare. Intendiamoci, lei fa di tutto per non pesarci, ma è automatico che la nostra intimità sia limitata. Anche perché la mia compagna, Simona, adducendo la scomodità del divano letto, ha insistito perché dormisse con noi sul lettone matrimoniale.

Potete immaginare quindi come le mie abitudini, diciamo le nostre abitudini, siano state costrette a cambiare.
Per carità, nulla di terribile, dopo qualche giorno ci si fa l’abitudine, Il problema è che siamo come tornati ragazzi, cercando momenti per noi due quando lei è fuori o, addirittura, facendo la doccia insieme nell’ipocrita finzione che lei, al di fuori, non pensi e non senta nulla.

A ogni modo, vinta l’iniziale pudicizia per la forzata promiscuità, tutto procedeva bene e nemmeno badavo a quando la vedevo col solo intimo o lei vedeva me nella stessa condizione. Questo fino a qualche notte fa.

Saranno state le tre del mattino quando mi svegliai sentendo muovere il materasso.
Ci misi qualche secondo a realizzare che Barbara, sul lato destro del letto, sospirava e gemeva cercando di non fare rumore. Nella penombra vidi la sua gamba piegata uscire dalle lenzuola. Non dubitai nemmeno un secondo che si stesse dando piacere da sola e mi sentii imbarazzato per averla colta in un momento così intimo. Provai a riaddormentarmi ma niente, le mie orecchie erano tese a cogliere ogni piccolo mugolio o respiro, e mi ritrovai in breve con un’erezione.
Mi scostai da Simona, che dormiva al centro, per evitare che il mio uccello, premendo contro il suo culetto, la svegliasse. Nel muovermi devo aver spaventato Barbara che si immobilizzò trattenendo il respiro. Dopo pochi secondi la vidi, fingendo di stare con gli occhi chiusi, alzarsi e dirigersi verso il bagno.
Ridacchiai tra me e me, non eravamo solo io e Simona a essere tornati ragazzi, e in quel momento sussultai per la sorpresa:

- Devi capirla, ha sempre avuto il sangue caldo, e oramai sono tre settimane che non ha un maschio –

Simona si era girata e, viso contro viso, mi sussurrava per giustificare la sorella.
Non ebbi modo di rispondere perché la sua mano corse al mio uccello e trovandolo duro lo strinse con più energia del necessario.

- Questo è per lei? Maurizio, se solo la tocchi con un dito……. –

Mi affrettai a giustificarmi dicendole che era normale eccitarsi assistendo a una cosa del genere e che mai e poi mai l’avrei tradita, specie con la sorella.
La mano di Simona si fece più carezzevole, la sua bocca sfiorò la mia.

- Dici che abbiamo il tempo per…….. –

Non riuscì a finire la frase: dal bagno udimmo un mugolio trattenuto a stento, l’orgasmo di Barbara.
Simona mi carezzò ancora un poco.

- Domattina facciamo la doccia insieme –

La promessa di Simona si perse tra le mie labbra, la mia mano le toccò appena la micina trovandola umida e infine ci staccammo sentendo il rumore di Barbara che tornava in camera.
Di sottecchi la osservai. I lineamenti erano abbastanza rilassati ma appariva nervosa, insoddisfatta. Inutile dire che stentai a riaddormentarmi come pure Simona.

Il mattino seguente, uscita Barbara, ci concedemmo un amplesso veloce e parzialmente soddisfacente prima di andare al lavoro. Io e Simona eravamo abituati a ben altre “sessioni”. Non facevamo l’amore tutti i giorni né con cadenza fissa, semplicemente aspettavamo e cercavamo l’occasione per farlo in rilassatezza, senza l’incubo della sveglia o di qualche impegno così da poterci dedicare l’uno all’altra senza remore e limitazioni.

Vuoi o non vuoi la situazione cominciò a pesarci, come pure, immagino, a Barbara che non riusciva a soddisfarsi pienamente. Poverina, cercava in tutti i modi di rendersi invisibile, di non “intralciarci”, magari uscendo senza meta o incontrando amiche che nemmeno le piacevano tanto. Tutto pur di lasciarci soli e liberi per qualche ora.
La situazione stava deteriorandosi, il nervoso tendeva a salire. Non aiutava il fatto che il dissidio col marito di Barbara stesse prendendo la strada della separazione.
Insomma, eravamo tutti tesi e solo a fatica riuscivamo a non avere scatti improvvidi e scarsamente motivati.
Le settimane diventarono mesi e ancora Barbara viveva con noi. Aveva cercato una casetta per viverci da sola ma il mercato non era ottimale per prezzo e collocazione. In più Simona, affezionatissima, non voleva che Barbara se ne andasse.

L’altra notte, erano alcuni giorni che io e Simona non riuscivamo a “incontrarci”, mi svegliai con una prepotente erezione. Per la prima volta, da quando ero ragazzo, venni tentato di andare in bagno a soddisfarmi. Stavo meditando su questo e, istintivamente, accarezzavo i fianchi di Simona quando lei cominciò a rispondermi. Si era svegliata e i suoi pensieri non dovevano essere molto diversi dai miei. Così ci masturbammo lentamente a vicenda per un paio di minuti, smorzando con i baci i gemiti che ci uscivano spontanei.
A un tratto Simona si girò verso la sorella e, verificato dormisse, mi pose una gamba a cavallo della mia tirandomi a sé. Entrai in lei quasi senza accorgermene, come un coltello nel burro. L’istante prima avevo la sua mano che mi tirava e l’istante dopo ero avvolto da un calore rovente e umido. Facemmo l’amore cercando di muoverci il meno possibile, di non scuotere il materasso, e andammo avanti così per parecchio, meccanicamente, senza le accelerate che, sapevo, ci avrebbero portato all’orgasmo.

Cambiammo posizione, lei ora mi volgeva le spalle e io, da dietro, la penetravo carezzandole il seno. Il piacere crebbe lentamente, i miei colpi, pur cercando di muovermi il meno possibile, aumentarono di intensità e profondità. Le nostre bocche non riuscirono più a trattenere i gemiti e, nel momento in cui sentivo Simona godere e mi apprestavo a farlo anche io, vidi distintamente gli occhioni di Barbara che ci fissavano lucidi.
Poi Simona andò in bagno a lavarsi e io le diedi il cambio poco dopo. Rientrando nella stanza vidi le due donne dormire apparentemente e, appagato almeno per il momento, mi stesi risprofondando quasi subito in un sonno profondo.

Non ebbi modo di parlare con Simona per chiederle se anche lei avesse visto la sorella sveglia, né me ne preoccupai. In fondo forse era meglio così, io l’avrei tenuto per me, Barbara non avrebbe mai saputo che l’avevo vista e Simona poteva continuare a ignorare il fatto.

Niente di tutto questo.

La notte dopo Simona mi cercò ancora. Ancora ripetemmo i gesti della notte prima e ancora vidi Barbara scrutarci. Solo che questa volta non si limitò a quello. La vidi distintamente scoprirsi, allargare le gambe e correre con una mano al ventre mentre ci guardava. Anche Simona se ne accorse, non poteva essere altrimenti visti i gemiti che, a quel punto, emettevamo tutti e tre. Invece di fermarsi spinse più forte il culetto contro il mio inguine cercando una penetrazione più profonda, la sua mano sostituì la mia sul clitoride e i gemiti e mugolii non ebbero più sordina. Stavamo facendo l’amore davanti a sua sorella, guardandola che si masturbava mentre lei guardava noi, e nessuno dei tre aveva intenzione di smettere, quasi in una corsa a chi godeva prima. Spettatori e spettacolo insieme continuammo per diversi minuti fino a godere tutti e tre. Poi, nel rilassamento seguente, ci fu spazio per le parole.

- Scusatemi, non ho resistito e……. è tanto che non sto con un uomo. –

- No, scusaci tu, non dovevamo fare tanto rumore svegliandoti –

- ………….siete bellissimi quando fate l’amore. Vi invidio –

La confessione uscì con tono ammirato e sensuale dalla bocca di Barbara facendomi imbarazzare un poco. -
Simona allungò una mano carezzandole una guancia.

- Povera cara. Ti manca tanto eh? –

Barbara non rispose, ma una lacrima le corse lungo la guancia, prontamente asciugata da Simona che poi la strinse a sé.
Ci addormentammo così, loro due abbracciate e io, di lato, frastornato da quel che era appena successo.

Il giorno dopo non ne parlammo, e io mi accorsi che aspettavo con trepidazione la sera, il momento in cui saremmo andati a letto. Dovetti ammettere con me stesso che guardare Barbara e l’essere guardati da lei mi dava un che di eccitazione in più, e che speravo che la scena si ripetesse ancora.
Così fu, e che fosse nelle intenzioni di tutti divenne evidente quando, per metterci sotto le coperte, Sia Simona che Barbara evitarono pigiami e camice da notte, così come io mi esposi tranquillamente, già a metà strada verso l’erezione, quando mi spogliai.

Non fingemmo nemmeno di addormentarci. Subito Simona allungò la mano dietro di sé raggiungendo il mio uccello e massaggiandolo per portarlo alla piena erezione. Io, eccitato oltre ogni misura, sentivo la sua mano carezzarmi e vedevo Barbara distesa sul materasso, le gambe aperte e sollevate, una mano sul ventre, un’altra su un seno pieno e sodo che mi attraeva irresistibilmente.
Dovetti farmi forza per non allungare la mano e carezzarlo. Poi fui dentro Simona, avvolto dalla sua carne umida e bollente. Si muoveva piano contro di me dosando la penetrazione come meglio voleva. Per resistere alla tentazione del seno di Barbara ripiegai su quello di Simona, scopandola, o meglio facendomi scopare, mentre guardavo il volto della sorella trasfigurare man mano che il piacere avanzava.
La lingua saettava spesso a inumidire le labbra gonfie, due dita torcevano un capezzolo, la mano sull’inguine si muoveva velocemente. Un gemito roco le uscì dalla gola, chiuse gli occhi rovesciando la testa, e io presi a muovermi mentre Simona mi veniva incontro galoppando insieme a me verso l’orgasmo. Godemmo a breve distanza l’uno dall’altra e io fiottai di gusto il mio seme dentro di lei che, ricevendolo, si scuoteva nel piacere proferendo frasi indistinte.
Ci quietammo dopo qualche secondo e potemmo assistere all’orgasmo di Barbara.

Lei, privata del nostro spettacolo, si masturbava freneticamente, la testa rovesciata sul cuscino, gli occhi chiusi, il bacino sollevato mentre le mani, entrambe sulla micina, si muovevano sempre più veloci.

- SSSIIIIII……LO VOGLIO……. LO VOGLIOOOOOO……… -

Crollò sul letto in un bagno di sudore, due dita profondamente conficcate dentro, insufficiente palliativo di ciò che lei voleva veramente e che non poteva avere.
Dopo una decina di secondi riaprì gli occhi pesti guardandoci con un sorriso dolce e spento.
Simona le carezzò una guancia scostando una ciocca di capelli.

- Povera cara………non ti basta vero? –

Aveva intuito perfettamente quel che passava per la testa della sorella che, ancora ansante, le rispose:

- E’ bello anche così ma……. mi manca……… mi manca il maschio –

Simona la carezzò ancora teneramente e poi si bloccò, come se un pensiero improvviso le avesse attraversato il cervello. Girò la testa verso di me che ne approfittai per baciarla, indugiando sulle sue labbra morbide. A malincuore si staccò da me e mi guardò con aria decisa, parlando a voce alta:

- Forse si può………. se anche tu lo vuoi caro…….se anche tu lo vuoi Barbara……..-

Capimmo istantaneamente ciò che proponeva e io ero allibito. Simona mi avrebbe cavato gli occhi se solo avessi guardato con desiderio un’altra donna, e ora…….. mi offriva alla sorella? Anche questa era stupita. Spalancò la bocca sorpresa e rispose:

- Ma…… Simona……. Ho capito bene? Vuoi che io e lui……… -

Simona si girò verso di lei parlando con voce dolce.

- Sì tesoro……… non sono gelosa………. non di te……….-

Si allontanò da me avvicinandosi alla sorella. Entrambe, sedute sul letto, mi guardavano in attesa e io…… io non sapevo cosa dire, ancora incredulo della piega che aveva preso la cosa.

- Cosa vi aspettate che io faccia? -

La domanda era forse stupida ma volevo che non vi fossero fraintendimenti, bastava un nonnulla per rendere la nostra vita insieme un inferno.

- Tu devi solo stenderti e collaborare amore mio. Su, sdraiati mentre lo faccio tornare duro per lei –

Ciò detto mi tirò fino a che non fui sdraiato sul letto, Barbara ancora in un angolo, Simona china sopra di me con la bocca che ingoiò completamente il mio uccello ancora quasi a riposo.
Le bastò poco per eccitarmi nuovamente, e ancora non ero convinto che facesse sul serio.
Invece poco dopo, ottenuto ciò che voleva, mi lasciò facendosi da parte.
- Tocca a te o
ra tesoro, fallo diventare durissimo e poi……….sai cosa fare. –

Immobile, stupefatto, vidi Barbara prendere il posto della sorella, stringermi l’affare tra le mani scuotendolo un poco prima di avvicinarsi con la bocca, far uscire la lingua come in un assaggio e poi racchiuderlo tra le labbra per un lungo, lunghissimo istante.

- Finalmente………. mi sei mancato…….. mi sei mancato –

Parlava e lo baciava, lo leccava, lo vezzeggiava. Era un discorso tra lei e lui a cui assistevo come in trance. Simona osservava entrambi con gli occhi lucidi.
La bocca di Barbara era calda, la sua gola accogliente quando provò a prenderlo tutto dentro, la sua lingua morbida scivolava lungo l’asta toccando tutti i miei punti sensibili. Non pensai più alla situazione allucinante ma solo a godermi i suoi tocchi e poi, quando mi salì sopra, il calore della sua micina che lentamente scendeva avvolgendomi.

- AAAHHHHHH…… sei strettissima –

Non potei trattenermi dal parlare. Mi sembrava di fare l’amore con una vergine, il mio piacere era al limite del dolore. Lei, con aria concentrata, non si fermò fino a che il suo inguine non fu a contatto con il mio, il mio uccello completamente dentro di lei. Sospirò brevemente prima di fare forza sulle gambe e sollevarsi facendolo uscire per metà. Poi si lasciò cadere di colpo riprendendolo tutto dentro.

- AAAAHHHHHHHHH………. LO SENTO……… LO SENTO TUTTO……….. MMMMHHHHHHHH –

Un sorriso estatico le illuminò il viso. Prese a muoversi su e giù, poi scese ancora fagocitandolo e mosse solo le anche avanti e indietro, veloce, sempre più veloce.
Di fianco a noi Simona, a gambe spalancate, si masturbava, gli occhi febbricitanti, la bocca semiaperta da cui usciva, a tratti, la punta della lingua.
Non mi rimaneva molto ormai, ero al limite della resistenza, troppo forti le sensazioni che Barbara mi dava mentre si muoveva freneticamente sopra di me, stringendosi i seni e gemendo forte. Strinsi i denti e solo quando Barbara urlò il proprio piacere, cadendo all’indietro immobile, senza forze, la presi per le anche iniziando a muovermi io.

- NON VENIRLE DENTRO! –

L’ordine perentorio di Simona mi colpì come una frustata. Uscii subito dalla micina accogliente di Barbara e ristetti così, l’uccello dritto come un fuso attaccato al suo pube, non sapendo cosa fare, i lombi che si contraevano spasmodicamente. Risolse Simona chinandosi in avanti e prendendomelo tra le labbra, muovendo velocissima la mano sull’asta per i pochi secondi necessari al mio piacere. Le godetti in bocca inarcando la schiena, scaricando tutto quello che avevo in schizzi lunghi e corposi che lei ingoiò senza staccarsi, quasi volesse succhiarmi anche il midollo.
Alla fine mi abbandonai stremato. Avevo fatto poco ma ero stanchissimo lo stesso.

Ritornammo alla ragione lentamente, sorridendoci a vicenda. Le due donne andarono in bagno a lavarsi e io attesi il mio turno steso sul letto a riprendere fiato. Poi toccò a me e, quando tornai al letto, ci addormentammo tutti e tre abbracciati, Simona stretta tra noi due.