i racconti di Milu
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Di solito torno a casa dall’università per il fine settimana al venerdì pomeriggio, ma quella volta tornai al giovedì perché c’era uno sciopero dei professori.
Entrato in casa, convinto che non ci fosse nessuno, per andare in camera mia dovevo passare davanti a quella della mia sorellastra, i miei genitori si erano separati e mia mamma dopo qualche anno si era trovata un altro uomo, che aveva una figlia di diciannove anni, Sabrina, da un’altra donna.
La porta era socchiusa e si sentivano parlare Sabrina e un'altra ragazza che non riconoscevo dalla voce: «… quel Marco è proprio bello, che ne dici?»
«Si, però come simpatia lasciamo stare. Sai cosa mi ha detto ieri?»
Io, non molto interessato ai loro discorsi, sbirciai nella camera: Sabrina, una ragazza mora, abbastanza bella e con un fisico magro, ma ben definito, e la una sua amica che conoscevo di vista, Chiara, bionda e con un fisico più esuberante e molto bella di viso, erano sul letto, Chiara stesa di pancia con le gambe sollevate, stava guardando qualcosa sul tablet, mentre la mia sorellastra si stava facendo le unghie dei piedi; era fissata, stava ore a smaltare e limare le dita delle sue estremità.
Le due continuavano a chiacchierare delle loro cose ignare che io le stessi guardando.
Ad un certo punto Sabrina chiese: «Cosa ne pensi, sono venute bene?», riferendosi alle unghie dei suoi piedi.
Chiara si spostò un po’ per guardarle, muovendosi la gonna gialla, già abbastanza corta, le andò su, scoprendole una buona metà di sedere, ma lei o non se ne accorse o non se ne preoccupò.
«Si, sono venute bene, ma le mie sono più belle. Rosso è meglio che rosa».
Iniziarono a battibeccare scherzosamente, mentre i mi godevo lo spettacolo di quel sedere perfetto.
«Beh, chiediamolo a lui, no? Visto che ci sta spiando!», esclamò la mia sorellastra facendo finta di essere offesa.
Io allora entrai nella camera, abbastanza imbarazzato, ed iniziai a balbettare qualche scusa, ma Chiara disse ridendo: «Signor giudice a lei la scelta. Quali sono le unghie fatte meglio?».
Le due ragazze, ora sedute sul letto una a fianco all’altra, alzarono le gambe mettendomi davanti i loro quattro piedi profumati.
Entrambe avevano dei bei piedi, sicuramente molto curati: Chiara aveva le piante più arcuate, ma Sabrina aveva le dita più affusolate e tutt’due le avevano ben proporzionate e in perfetto ordine di grandezza. A occhio la mia sorellastra aveva un 37, mentre Chiara un 36.
«Allora?», mi incalzò Sabrina, vedendo la mia titubanza.
«Beh… diciamo che tu hai dato meglio lo smalto, mentre Chiara le ha limate più accuratamente», improvvisai, «Quindi direi che la sfida è finita pari merito».
«Come fa a decidere se ha tutto il sangue i mezzo alle gambe?», ridacchiò Chiara.
In effetti, senza accorgermene avevo avuto un erezione, nonostante non avessi una passione particolare per i piedi femminili; indossavo una tuta che quindi lasciava poco all’immaginazione.
Sabrina appoggiò un suo piede sul mio pene ed esclamò: «Non avrei mai pensato che il mio fratellone ce l’avesse così grosso!».
«Fammi sentire», disse Chiara appoggiando a sua volta un piede, «Niente male!».
Iniziarono a strusciarsi su di me con le loro estremità, facendomelo diventare sempre più duro, poi, ad un certo punto, ormai preso dall’eccitazione, mi abbassai la tuta e le mutande facendo uscire il pene.
«Wow!», esclamarono le due ragazze, in effetti sono ben dotato, 19 centimetri con un bel diametro.
Sabrina mise subito i suoi piedi sull’asta, mentre Chiara si dovette accontentare dei testicoli, per il momento.
Le due ragazze iniziarono ad alternarsi, su pene e testicoli, anche incrociandosi: mentre una mi massaggiava sotto al glande con le dita di un piede, con l’altro mi accarezzava i testicoli, intanto che la sua amica mi masturbava l’asta con entrambe le sue estremità, cambiarono tantissime combinazioni. Non avrei mai pensato che dei piedi mi avrebbero fatto godere così tanto.
«Qui c’è bisogno di una lubrificata!», esclamò Chiara. Abbassò i piedi e si tolse il top bianco, lasciando nudi i suoi bellissimi seni, avvicinò le labbra al mio pene e iniziò a baciarne dolcemente la punta, poi lo prese poco per volta tutto in bocca, insalivandolo per bene.
Intanto, mentre seguiva con i piedi il ritmo di Chiara, Sabrina si tolse la canottiera, mostrando il suo seno un po’ più piccolo ma altrettanto sodo di quello della sua amica.
Ora i piedi di Sabrina scivolavano meglio sul mio pene, questo insieme alla lingua e alle labbra di Chiara, mi faceva godere moltissimo.
Dopo qualche minuto, le due ragazze mi fecero sedere sul letto e si misero sedute una alla mia destra e l’altra alla mia sinistra, misero di nuovo i loro piedi morbidi sul mio pene e ricominciarono a masturbarmi con un turbinio di combinazioni: prima avevo i piedi di Sabrina sull’asta e quelli della sua amica sui testicoli, poi viceversa, uno di Chiara e uno di Sabrina sul pene e gli altri due sullo scroto, una volta Chiara mi massaggiò addirittura il perineo.
«Sembra che gli piaccia!», disse ridendo Sabrina rivolta alla sua amica.
«Avresti dovuto saperlo che questo maiale ha una passione per i piedi, è il tuo fratellastro», rispose Chiara con finto tono di accusa; Sabrina le fece una linguaccia e poi disse: «Adesso tocca a me dare una lubrificata!».
Io ero in estasi e sentivo le due ragazze parlare come in un sogno, non riuscivo a dir niente, quindi mi godetti il momento, rimanendo con gli occhi chiusi.
Sabrina si girò e prese in bocca il mio pene: era meno delicata di Sara, ma non meno brava, lo prese subito tutto, toccando con le labbra le belle dita della sua amica, poi con movimenti abbastanza veloci iniziò ad andare su e giù, mentre Sara la seguiva con i piedi.
Grazie a questo cambio di ritmo, io in poco tempo sentii che non sarei durato ancora molto, ma anche Sabrina se ne accorse ed disse: «Mi sembra giusto che te la prendi tu la sua sborra! Mi sa che io ne farò la scorta da adesso!».
«Grazie dell’onore, Sabri! Fammi spazio», le rispose facendole l’occhiolino.
Si scambiarono: Sabrina tornò a masturbarmi con i suoi bei piedi, mentre Chiara riprese in bocca il mio pene vicino all’orgasmo. Dopo pochissimo, infatti, venni abbondantemente, tanto che la ragazza non riuscì a contenere tutto il mio sperma in bocca, colò lungo il pene fino ai piedi di Sabrina.
Quando ripresi fiato esclamai: «Si, confermo! È pari merito!».
Note finali:
Per commenti, critiche e suggerimenti antom93@libero.it