i racconti di Milu
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Fa caldo, molto caldo. Il mio corpo è sudato: il sudore mi appiccica le palle, sul mio buco di culo sembrano esserci tonnellate di lubrificante e sputo, tanto è il sudore che gronda lungo me.
Mentre sono al riparo di un gazebo, mi viene alla mente il pensiero che, una bella scopata, magari un'orgia selvaggia sotto il sole, non sarebbe male. Intanto sento il mio randello carnoso indurirsi come cemento e sbattere contro il bordo del tavolino.
È da molto che non chiavo e che non mi faccio chiavare.
Sono venuto a conoscenza che, in questa amena e incontaminata località di mare, la gente viene apposta per farsi chiavate storiche che serviranno poi da standard per le loro chiavate future.
E quindi, con un'erezione potente, e una gran voglia sesso, mi avventuro su una spiaggia a prima vista deserta, con il sole a picco, intento anche io a cercare la mia chiavata futuristica.
Cammino, cammino molto, sorseggiando acqua per evitare la disidratazione, anche se, la mia libidine stellare, mi fa desiderare che, invece dell'acqua, nella bottiglia vi siano bollenti umori vaginali e caldo sperma.
Mi avventuro tra le dune, mi sdraio, stanco, e mi sbottono il costume, con l'intenzione di tirarmi una sega esagerata per calmare i miei istinti animali.
Non sapevo che la mia chiavata futuristica e desiderata, era li in agguato, a fregna molla e a cazzo duro, ad aspettare.
Una bella topa, mora, occhi neri come la morte, e un culo da standing ovation, mi appare davanti, e mentre cerco di capire cosa stia succedendo, la viziosa si china ed inizia un pompino degno di venti premi oscar.
O regina, dea del sesso! Ti muovi sinuosa sopra la mia asta eretta, lubrificando la cappella con quella lingua fradicia e ruvida al punto giusto.
Su e giù, su e giù. Mi guarda negli occhi mentre bagna la mia cappellona gonfia e poi si immerge a gola profonda sulla mia verga, giù fino alle palle, rimanendo in apnea per molto tempo. Poi si ritira su e sospira vogliosa.
Mi sdraio e lei piazza i suoi buchi contro la mia bocca, mentre continua il suo pompino furioso.
La mia lingua scorre come una biscia, entrando e uscendo dalla figa unta e spanata e dal culo visibilmente già aperto.
Lecco e godo, godo e lecco, mentre i suoi umori impastano il mio viso e inondano di piacere la mia gola. Sembriamo due animali infoiati che non scopano da trent'anni e continuiamo così per molto, molto tempo.
Improvvisamente si alza e si impala la figa sul mio cazzo svettante, in uno smorza-candela degno di una pornostar. Mentre la maiala gode, io le sondo il culo con le dita, e la sculaccio a dovere. Le vibrazioni delle sue chiappe strimpellate mi fa infoiare come un animale, tanto che sto per alzarmi, ribaltarla e sfondarla come si merita.
Ma prima che io possa alzarmi, un buco di culo mi si piazza sulla bocca, e con mia sorpresa, è il culo di un uomo.
Non mi scandalizzo: infilo la mia lingua dentro quello sfintere buio come una caverna, lucidandolo a dovere come un tergicristallo farebbe con un parabrezza. Sento il cervello in tilt: la libidine sale, la cavalla monta, il maiale grugnisce di piacere.
Mi metto supino sulla sabbia e affondo la bocca nella figa di lei, mentre lui, dopo aver dato un paio di sputacchiate al mio buco, mi sguilla dentro, viscido come un serpente. Godo, godo tanto, urlo, e lei, infida porcellina, mi spinge la sua figa, al sapore del mio cazzo, sulla mia faccia, quasi a soffocarmi.
Sento il sapore della mia verga, dei suoi umori, e i miei gemiti di piacere rimbombano nella sua vagina.
Il gioco ora cambia: lui si sdraia, lei si impala con la figa sul suo uccello cinguettante di piacere, ed io le affondo la mia verga calda e tozza dentro il deretano. Ce la chiaviamo insieme, a ritmo costante con coordinazione perfetta, su e giù, su e giù e mentre la stiamo suonando, i suoi gemiti, raggiungono acuti che non hanno niente da invidiare a quelli di una cantante lirica.
Continuiamo fino a che, lui, esce e, con grande sorpresa, spara la sua crema sulla mia faccia.
Non mi scompongo: ingoio con piacere.
Dopo lo svuotamento di palle, il porco si mette seduto a godersi me mentre cavalco quella valchiria infuocata. Lei geme, geme ancora mentre si masturba.
Di scatto si alza, e vedo la sua broda colare copiosa dalle labbra della sua vagina: io e il porco, come due assetati nel deserto, ci dirigiamo infoiati verso quella cascata umori.
Ci stendiamo tutti e tre, svuotati, rotti, sventrati, appagati, felici.
I due ad un tratto si alzano, mi guardano:" Che fai? Vieni anche tu?"
Lei con le sue minuscole dita d'acciaio, mi prende per mano, e allunga la sua come a mostrarmi che, laggiù, tra le dune sabbiose, c'è qualcosa.
Un ammasso contorto di corpi sudati, fradici, arrapati si stende davanti ai miei occhi.
Scopammo, tutti con tutti, tutti contro tutti, tutti per tutti, per ore, ed ore, ed ore.
Non so dopo quanto tornai a casa. Il mio cazzo, dopo numerose sborrate, era ancora duro come l'acciaio.
Sto per varcare la porta di casa, quando alle mie spalle, vedo la mora della spiaggia e il porco:" Che fai? Vieni anche tu?".
Mi svegliai di soprassalto nel mio letto, sudato, affannato, ma con una grande chiazza di sborra sulle mutande. Tra me e me dico :"Che chiavata!"