i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

| Sexy Video Chat | Gay Cam | Messenger - NEW |

[ - ] Stampante
Indice
- Text Size +
Una qualsiasi mattina dei primi di settembre ricevo un whatsapp da un numero straniero che non avevo in rubrica: “ciao sono a Roma, sei libero questa mattina per un caffè D.?” Dopo un’iniziale smarrimento immagino sia lei, tornata all’improvviso, dopo mesi che non ci sentiamo. Vive a Singapore è una vecchia amica, anzi un vecchio amore rimasto nel cuore… “Ciao che piacere, certo quando vuoi, fammi sapere come sei messa”. “Sono a Roma in incognito, non lo sa nessuno, devo fare alcune cose e ho preso una camera in un albergo invece di andare a casa. Alle 11 ci vediamo al HB in via …, ti aspetto”.
Riesco a spostare gli appuntamenti e mi presento all’appuntamento, è sempre una gioia vederla. L’Albergo è una struttura da poco restaurata con un grande giardino e una piscina bellissima, quasi in centro, alle pendici del Gianicolo. Entro, cerco la reception e chiedo “la signora D.. per favore, mi sta aspettando”, telefonata in camere, qualche scambio di parole, “Salga pure, la stanza 35 al terzo piano”.
Prendo l’ascensore con il cuore e lo stomaco in subbuglio, è un po’ che non la vedo, ormai siamo vecchi amici, ma nonostante questo c’è una carica di strano erotismo in lei che ogni volta che la incontro mi fa stare sempre agitato. Arrivo davanti la porta della camera, busso e dopo qualche secondo me la ritrovo davanti con il suo sorriso più bello. “Ciao, vieni entra guarda che bella camera”. In effetti è una bellissima stanza, molto moderna con dei bellissimi quadri antichi. Subito iniziamo a chiacchierare, raccontandoci i mesi trascorsi, il bello e il brutto, insomma un vero incontro tra vecchi amici. Inevitabilmente il discorso cade sugli amori, un disastro per entrambi, lei ormai completamente dedicata allo Yoga, single suo malgrado, io un legame stabile ma con poche emozioni. Intanto eravamo, senza accorcergene, sdraiati sul grande letto sotto un enorme riproduzione del quadro “Giuditta e Oloferne” a chiacchierare proprio come vecchi amici. Certo, qualche discorso “intrigante” ogni tanto usciva ma era un’atmosfera serena, molto rilassata. “Ti posso fare una confidenza? sono due anni che non scopo… ”. “Veramente?”, risposi allibito. “Si, è proprio cosi, ma non posso lamentarmi, ho un mio amico, molto fedele, che porto sempre con me, vuoi conoscerlo?”. Per un attimo, conoscendo il tipo, mi aspettavo che uscisse dall’armadio un giovane virgulto, tipo toy boy, lei è veramente imprevedibile….
Si alza, cerca nella valigia, e tira fuori un fallo di gomma, molto naturale, bello, di una misura non troppo grossa ma pieno di vene in rilievo, adatte a donare quel particolare piacere che può donare un membro naturale e pulsante. Torna sul letto, si sdraia vicino a me, ancora un pò strordito per la strana rivelazione. Ma come ho detto, ormai siamo vecchi amici, e tra amici quando ci si confida non bisogna stupirsi più di tanto. Le chiacchiere continuavano, lei con naturalezza aveva tra le mani quel fallo come se fosse un oggetto qualsiasi. Certo, dentro di me, la voglia di farle una domanda c’era, ma non osavo…
Parlavamo, parlavamo, ma gli occhi ogni tanto cadevano su quelle mani e su quel fallo. Bello, era bello, neanche troppo grosso, non avrei sfigurato al confronto. Qualche vena in più si, ma potevo reggere al confronto. “Senti, scusa, ma devo proprio chiederti una cosa”, “Dai, dimmi, ma non sono disposta a ricevere ramanzine o moralismi”, “Ma no, figurati, vorrei solo sapere come lo usi, non l’ho mai visto usare dal vivo”. “Se è per questo, non ce problema, ti posso far vedere, basta che stai zitto e non parli”.
Lei aveva un vestito lungo, con le spalline tipo canotta, di un tessuto lucido, forse seta. Eravamo appoggiati alla testiera del letto su due grandi cuscini. Le gambe tirate su, leggermente divaricate, insomma come si sta a letto quando si legge un buon libro. Non aveva il reggiseno, questo lo vedevo, i sui capezzoli cominciavano ad inturgidirsi, evidentemente si stava scaldando all’idea. Fece salire il lungo vestito sopra le ginocchia, un pò sopra le ginocchia, allargando le gambe in modo naturale. Fece scendere il fallo proprio li, dove io ancora non potevo vedere perchè nascosto dal vestito. Mi alzai leggermente per osservare meglio, le mutandine erano già bagnate, era evidente. Il tocco di quel fallo faceva il suo effetto. Lei con un sorriso molto smaliziato, tirò ancora più su il vestito, con l’altra mano si tolse le mutandine bianche bagnate. Ormai vedevo bene, avevo tutta la scena d’avanti, ero davanti a lei, alle sue gambe aperte, al suo fiore aperto, umido, anzi, molto bagnato. La protagonista non era più lei, il soggetto era il suo profumatissimo fiore, sempre uguale, lo riconoscevo anche se erano anni che non lo vedevo. Mi sembrava uguale, lo ricordavo cosi, ben rasato in basso, una leggera e curata peluria in alto, vicino al suo punto debole, quel punto che nei ricordi era il colpevole di urla trattenute, unghie che entravano nella mia carne, fremiti che la lasciavano stremata. Insomma, era la stessa, non era passato un anno.
Il fallo, nel frattempo, si faceva strada nella sua carne, nell’apertura più recondita, andando ad allargare le sue scure grandi labbra. Io sempre immobile, rispettoso del ruolo di vecchio amico, qualche goccia di sudore scendeva dalla mia fronte, il mio lui ormai completamente sveglio ma inutile. La voglia di sentire il suo sapore, il pensiero di sostituirmi al suo fallo c’era, ero troppo vicino e il suo profumo era veramente troppo forte. Ma il gioco era per lei, un gioco solitario, con un vecchio amico che studiava ogni mossa. In effetti, ogni mossa era per me una novità, non avevo mai visto dal vivo e non avevo mai sentito il profumo dell’amore solitario di una donna. Intanto, lei completamente assorbita dal suo gioco, stava per raggiugere il culmine, iniziava a fremere, quel fallo che entrava e usciva dal suo fiore doveva essere proprio appagante. La sua mano libera cercò la mia, la strinse inarcando la schiena, era il suo momento, il piacere stava arrivando, forte, coinvolgente, la fronte lucida, gli occhi chiusi, le nostre mani strette. Venne così, liberandosi senza pudore. Abbassando le gambe, con la mano ormai libera mi fece stendere vicino a lei, e una volta vicini, sussurrò con poca forza, a mezza bocca, “ti voglio bene, grazie, è stato bello farlo con te”.
Note finali:
Per suggerimenti, critiche, domande o complimenti puoi contattarmi alla mail ranggi@tiscali.it