i racconti di Milu
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Era giunta l’ora del pasto, come per abitudine io non avevo intenzione né voglia di cucinare, pertanto mi limitai ad aprire una scatola di tonno che divorai tra l’altro senza neppure travasarne il contenuto nel piatto, accompagnandolo con dei pezzi di pane caldo appena sfornato e bevendo da una bottiglia di vino bianco presa dal frigorifero. Io gettai le immondizie nella pattumiera e passai la spugna sul tavolo per lasciare un ordine almeno apparente, giacché con tutte le visite che ricevevo avrei dovuto tenere la casa in modo decente e moderatamente presentabile. M’accesi una sigaretta senz’aspettare che la macchinetta brontolasse per avvisarmi che il caffè era pronto, eppure il suo richiamo infatti mi colse durante il tempo in cui guardavo il televisore che avevo acceso, ma senza che l’audio fosse attivato.

Dopo sprofondai comodamente sulla poltrona sorseggiando lentamente quella bevanda bollente con la testa gremita d’immagini recenti e con il corpo ancora eccitato e fremente per le fugaci apparizioni di Serena. In quell’occasione mi svegliai di soprassalto, in quanto era trascorsa più di un’ora per il fatto che mi ero addormentato seduto con la testa reclinata sul petto. Era il campanello dell’ingresso che aveva risuonato, riportandomi così allo stato vigile, gradualmente m’alzai e spalancai la porta, poiché aspettavo che Serena mantenesse la sua promessa e fui ancora una volta sorpreso nel vedere una faccia nuova con un’espressione meravigliata dipinta sul volto. Si trattava invero dell’altra ragazza che viveva con Micky, dato che mi chiese scusa per il disturbo, a tal punto io l’invitai per entrare:

“Grazie, però non mi sembra il caso, almeno non in queste condizioni” - indicando con la mano e con lo sguardo il mio abbigliamento.

A un tratto mi resi conto che non mi ero ancora rivestito e dallo stretto accappatoio si poteva vedere perfettamente ciò che di solito si nasconde agli sguardi:

“Scusa, mi sono addormentato sulla poltrona e non mi ricordavo d’essere nudo” - dissi visibilmente imbarazzato, tentando di chiudere quel minuscolo indumento.

“Sono venuta per chiederti un favore. Micky m’ha detto che vi siete conosciuti e quindi sei ormai della compagnia. Avrei bisogno che tu facessi un salto da noi, perché è caduta una tenda della sala e ho urgenza di qualcuno che la regga, mentre io salgo sulla scala. Al momento in casa non c’è nessuno, neppure Ettore che generalmente rientra presto, però non è ancora qui. Potresti? Naturalmente se non ti disturba”.

“Certo, vengo subito. Davvero non vuoi entrare? Intanto io salgo di sopra per vestirmi, sarò pronto in cinque minuti”.

“No, vado per preparare la scala. Vieni appena puoi, t’aspetto” - e s’allontanò.

Come di consueto io non avevo chiesto il nome, eppure il suo viso era adorabile, dal momento che profumava di pulito, una piccola coda di cavallo raccoglieva i capelli neri, le labbra sottili e gli occhi un po’ chiari. Lei era d’una corporatura regolare e quasi non si percepiva la presenza dei seni, tra l’altro appena accennati sotto la camicia. Nel vederla allontanarsi notai le sue gambe lunghe dentro un paio di jeans scoloriti e gli scarponcini che sembravano aver camminato nelle paludi più fangose. Io corsi in camera e indossai sul corpo nudo un paio di pantaloni della tuta e la giacca che chiusi con la chiusura lampo, un paio di scarpe leggere e fui subito fuori. Bussai leggermente alla porta, che soltanto il giorno prima avevo aperto con determinazione, giacché venne ad aprire la ragazza che mi ringraziò per essere stato velocissimo. Andammo nella sala e davanti alla grande finestra che conoscevo dall’esterno si trovavano due scale, una di tre gradini e l’altra molto più alta:

“Io salgo sulla scala alta e tu salirai su quella piccola, così potrai passarmi l’asta di legno” - disse cominciando ad arrampicarsi Io guardavo il suo corpo sottile e mi divertivo a immaginare la sua pelle sotto la ruvida stoffa dei jeans:

“Ecco, ci sei? Ti sei incantato?” - rise la ragazza deridendomi.

Salii i tre gradini e le allungai il lungo bastone pesante, lei lo afferrò con entrambe le mani, però perse l’equilibrio rischiando di cadere:

“Grazie, hai i riflessi pronti” - mi disse, quando l’affanno per lo spavento si placò.

“Non è il tuo mestiere, lascia fare a me. Scendi che facciamo l’opposto” - le dissi.

Vedevo che nel gesto di scendere le gambe le tremavano, così la toccai leggermente facendola scivolare sul mio corpo. Quando il suo viso giunse all’altezza del mio si staccò, però non mi sfuggì all’esitazione d’un attimo:

“Sabrina” - mi disse, porgendomi la mano.

“Gilberto” – risposi io, portando la sua mano alle mie labbra con gesto galante e premuroso.

“Non smentisci la tua fama, eh?” - disse ritraendosi.

“Fama? Se sono appena arrivato. Che cosa ne sai tu della mia reputazione e della mia personale fama?”.

“Io so tutto, anzi, qua tutti sappiamo qualunque, perché questo è un condominio molto particolare. Un giorno fatti raccontare com’è nato e come mai siamo tutti amici, complici e sovente perfino amanti”.

Salii sulla scala, mentre Sabrina mi porgeva l’asta di legno in tal modo l’agganciai in un attimo.

“Adesso però dovrai tenerla alzata con un bastone, perché possa agganciarla anche dalla tua parte” - le dissi.

“Vado a prendere nel frattempo una scopa. Suppongo che la reggerai?”.

“Ci proverò, se cadrò però ricordati che le mie ultime volontà sono depositate dal notaio”.

“Stupido, non voglio averti sulla coscienza”.

“E dove vorresti avermi? Su qualcos’altro?”.

“Smettila, sono fidanzata”.

“Va bene, scusa, io scherzavo”.

Lei ritornò in un attimo con la scopa, si mise all’altra estremità dell’asta, io mi liberai per poterla raggiungere e spostando la scala salii vicino a lei, avendo cura di sfiorarla con tutto il mio corpo con la scusa di prendere in mano il bastone che stava reggendo. Io la vidi che era evidentemente imbarazzata e pensai che lei non fosse proprio la femmina d’approcci, per il fatto che avrei dovuto lasciarla stare. In un attimo l’asta di legno fu fissata e scesi questa volta senza toccarla:

“Sei un mago anche in questo” - disse Sabrina.

“Addirittura?”.

“Sì, nientemeno”.

“Hai ancora bisogno di me?” - le chiesi quando le scale furono riposte.

“No, grazie davvero. Ti sono debitrice” - dandomi un bacio sulla guancia.

Io la guardai negli occhi, era manifestamente incuriosita, dal momento che provava un evidente desiderio di conoscermi meglio, però le convenzioni e gli schemi in quella circostanza glielo impedivano, perché quelli che pensavo fossero i suoi tabù, più tardi m’accorsi che la mia diagnosi non poteva essere più sbagliata. Nel tempo in cui stavo per varcare la porta entrò Ettore, lui rimase un attimo fermo nel vedermi uscire, poi il suo viso s’illuminò porgendomi la mano:

“Ciao, io sono Ettore” - mi disse con un sorriso candido.

“Io sono Gilberto”.

“Lo so, hai lasciato il segno” - disse strizzandomi l’occhio.

“Anche tu. Che cosa avete pensato? Io sono un’anima candida” - scherzai.

“Forse l’anima, però il corpo sembra che sia di color rosso fuoco” - disse ridendo, entrando frattanto nell’appartamento delle ragazze.

“E tu? Non avrai già assaggiato il frutto proibito, eh?” - rivolto verso Sabrina mentre la baciava sulla bocca.

“Lo sai, che non lo farei mai senza di te” - rispose la ragazza guardandolo con gli occhi dolcissimi.

Io ritornai nel mio appartamento, per il fatto che l’ultima frase di Sabrina m’aveva lasciato interdetto e senza parole, dal momento che lasciava estensione e spazio a una doppia interpretazione di quell’espressione fulminea. Voleva precisare che non avrebbe fatto del sesso senza di lui, oppure che con lui avrebbe potuto fare del sesso con me? Io mi tenni il dubbio mentre mi rivestivo per uscire fuori. In giardino incontrai quasi tutti, dato che era l’ora del rientro a casa terminata la giornata di lavoro e Serena fu la prima.

“Ciao bell’uomo” - mi gridò da lontano.

“Ciao, donna di fuoco” - le risposi io.

“Vai a spasso?” - mi chiese quando mi fu vicina.

“Sì, quattro passi per ossigenare i polmoni, altrimenti invecchiano”.

“Con tutta la ginnastica che fai, hai ancora bisogno d’ossigenarti?” - e scoppiò a ridere lasciandomi proseguire.

“Ci vediamo più tardi?” - le chiesi.

“Non lo so, forse, perché adesso devo sbrigare delle faccende. Se riesco a liberarmi per cena mangeremo qualcosa insieme”.

“Da te, oppure da me?” - domandai.

“Si vedrà, sempre che tu sia libero” - rispose.

“Per chi m’hai preso?” - dissi con voce infastidita.

“Per quello che sei, il nuovo gallo del pollaio” - e se ne andò ridendo.

Poco dopo incontrai il convivente di Ettore, mi elargì un ampio sorriso e disse due parole di cortesia, mentre nell’oltrepassarlo pensai alla stranezza della situazione. Era chiaro e lampante che vivesse con Ettore e che la loro amicizia era al livello d’una coppia di fidanzati. Allora come si conciliava che Ettore era a sua volta fidanzato con Sabrina? E lei, come poteva permettere e tollerare questo stato delle cose? Al cancello, come la prima volta incontrai Michela, questa volta era già entrata e m’attese per farmi passare:

“Ciao Gilberto, come stai? Sei ancora arrabbiato con me?” - disse con un bellissimo sorriso pungolandomi.

“Non lo sono mai stato, Michela. Io ho soltanto scherzato al tuo gioco. Tu dici che ho sbagliato?”.

“Sei un buon giocatore e non solo, tuttavia m’hai lasciato molto turbata” - disse, mentre con il dorso della mano m’accarezzava una guancia.

“Spero positivamente” - le risposi, afferrandole la mano e baciandola leggermente.

“Molto positivamente, sì certo”.

Lei scattò in avanti per appoggiare le sue labbra alle mie e nel contatto con la sua bocca sentii un fremito in tutto il corpo. Dischiuse le labbra e lasciò uscire una linguetta civettuola che mi leccò appena i bordi della bocca, poi si staccò e proseguì la sua strada. Io camminai per più di un’ora, entrai in paese e ne uscii dall’altro lato, proseguii per un viottolo di campagna tra gli alberi. Arrivato a una radura vidi alcune macchine ferme, in quanto erano certamente coppiette in cerca di silenzio e di tranquillità, in tal modo feci il giro più largo per evitare di disturbarli, poi tornato a casa vidi un biglietto adesivo attaccato sulla porta dove c’era scritto:

“Vieni stasera a cena da noi?”.

L’annotazione era scritta con una grafia molto giovanile ed era firmata da Sabrina, io mi voltai verso la finestra della casa delle ragazze però non vidi nessuno. Entrai e cominciai a riporre gli acquisti che avevo fatto in paese, il giusto e stretto necessario per una degna sopravvivenza: noccioline, patatine fritte, olive, una bottiglia di Gin, una bottiglia di Martini, il pane, il latte e qualche formaggio. Non m’accorsi però che qualcuno era entrato e che attualmente si trovava dietro di me:

“Serena, accidenti, sei silenziosa come un gatto” - dissi rivolto alla ragazza scalza e scapigliata che si trovava alle mie spalle.

“Avrei potuto persino ucciderti” - mi disse lei con la voce flebile e rauca.

“Sai che divertimento” - le risposi io con noncuranza.

“Mi stai sfuggendo” - replico rapidamente lei lanciandomi un tono di rimprovero.

“Su, non dire così, sono stato invitato a cena da Sabrina e poi non so neppure chi ci sarà”.

“Sabrina ed Ettore, nessun altro, perché Michela e andata dai suoi genitori con Paola. Io malgrado ciò non sono stata invitata”.

“Se questo è il tuo timore t’invito io se vuoi” - azzardai per l’occasione.

“Non credo che sia la cosa giusta, penso che tu debba andare da solo, poi se vorrai potrai venire a dormire da me”.

“Certo che lo voglio, anzi, se vuoi possiamo cominciare a dormire un po’ pure già d’adesso” - accennai con la voce tentennante.

Io la strinsi tra le braccia, lei resistette un poco, poi incollò le sue labbra alle mie baciandomi con una foga e una passione che non avevo mai sperimentato prima d’allora:

“Hai voglia mia bella maialina” - le dissi, quando riuscii a liberarmi dalla sua lingua impertinente e irrispettosa.

“Da morire, però non adesso. Stasera voglio farti impazzire” - replicò lei mettendosi in bocca un’oliva tentando d’andarsene.

Io la fermai per un ultimo bacio e lei mi restituì l’oliva giocando con la mia bocca, poiché sentivo che non aveva voglia d’uscire e a tal punto l’afferrai tra le braccia, l’appoggiai collocandola sul tavolo della cucina continuando a baciarla. Le mie mani cominciarono a slacciare la sua ampia camicia e piano accarezzai i suoi seni, dato che i capezzoli erano già durissimi:

“Dimmi una cosa, tu vai in giro così con una camicia e basta?” - le chiesi, quando m’accorsi che con la camicia le avevo già tolto ogni indumento.

“Venivo da te, stupido” - rispose baciandomi di nuovo.

Le mie mani scivolarono lungo il suo corpo, mentre le gambe s’aprivano per consentirmi di toccarla in profondità, poi scivolò ancora un poco in avanti premendo sul mio cazzo ancora ingabbiato dai pantaloni. Passò le mani tra i miei capelli, poi con una leggera pressione spinse la mia testa in basso, verso il pube e capii che desiderava un bacio profondo. Sentivo il suo profumo meraviglioso via via che m’avvicinavo al suo bocciolo. Lei si stese sul tavolo lasciando le gambe divaricate, io raggiunto il suo foltissimo e morbido pelo cominciai a leccare piano toccando appena le grandi labbra, poi le piccole e infine con un guizzo scivolai sul clitoride bagnato e pronto per regalarle una scossa di piacere. Con le mani le tenevo le gambe bene aperte e cercai una posizione comoda per continuare la mia opera d’eccitazione, m’inginocchiai davanti a lei guardando quella pelosissima meravigliosa creatura disponibile e spalancata. In questo modo continuai a leccarla con maggiore intensità, dal momento che la sentivo gemere dal piacere, captavo il suo fluido uscire bagnandomi il mento, anche la mia eccitazione adesso era fortissima, poiché non vedevo l’ora che esplodesse in un orgasmo per entrare in lei e godere nel suo ventre, sennonché fummo soltanto interrotti dal suono istantaneo del campanello dell’ingresso:

“Cazzo” - sbottò Serena dalla sua posizione spalancata.

“Aspetta che vedo chi è, tu non muoverti, torno subito”.

Io nel frattempo misi una mano nei pantaloni, per dare un assetto decente alla mio cazzo che premeva sulla patta.

“Scusa se ti disturbo” - disse Ettore, entrando senza neppure essere invitato.

“Figurati, scusami, ma sono un momento impegnato”.

“Lo so, ciao Serena” - disse rivolto alla cugina.

“Ciao rompiballe” - rispose Serena con un’aria buffa e scherzosa.

“Dai, che sarà mai, che cosa vuoi che succeda se te lo porto via un momento” - continuò Ettore.

“Dimmi, allora” - chiesi al ragazzo.

Io lo guardavo con uno sguardo nuovo, poiché era indubbiamente un ragazzo bellissimo, con tutto ciò un pochino effeminato nell’aspetto, con il viso perfettamente liscio e quel bel sorriso da cornice:

“Volevamo sapere se verrai”.

“Certo, grazie, molto volentieri. Devo portare qualcosa?” - risposi.

“Soltanto te stesso, perché sei tutto quello di cui abbiamo bisogno”. Serena ci raggiunse in sala, intanto le lanciai uno sguardo interrogativo e lei rispose:

“Il tavolo della cucina è scomodo” - raggiungendo la porta d’ingresso.

“Aspetta” - le chiesi, con lo sguardo più coinvolgente e intrigante che riuscissi a fare.

“Ci vedremo più tardi, t’aspetterò” - uscendo dopo aver dato un buffetto sulla guancia di Ettore.

“Trattatemelo bene questo ragazzo” - disse, mentre apriva la porta della sua casa.

“Sai che siamo dolcissimi con i nostri ospiti” - rispose Ettore mentre cominciava a scendere per le scale.

Mancava ancora un’ora per l’ora della cena, così rimasi da solo in casa con una spaventosa tentazione e una repressa voglia ingorda di sesso. Corsi al piano di sopra, mi spogliai e cominciai a lavarmi molto accuratamente. Un leggero soffio del mio profumo, un bidè molto accurato, un controllo alle unghie delle mani e dei piedi, in quanto avrei dormito con Serena, se di dormire si poteva trattare. Ero indeciso su che cosa indossare per la cena, a tal punto scelsi un paio di pantaloni beige e una sahariana, degli slip neri e un paio di sandali. M’accorsi che la barba era cresciuta passando il rasoio elettrico sui punti più ruvidi. Erano le sette e trenta in punto e suonai il campanello, però nessun rumore proveniva dall’interno. Attesi qualche istante e suonai nuovamente mentre alle mie spalle s’aprì la porta dell’appartamento di Ettore dove sbucarono i due ragazzi:

“Eccoci, eravamo andati per sistemare la casa di Ettore” - disse Sabrina, aprendo la porta della sua casa. Lei accese la luce e m’apparve una bellissima tavola imbandita, una bella tovaglia a fiori, con i piatti e i bicchieri di cristallo, roba da festa di gala.

“Che meraviglia, aspettate qualche diplomatico?”.

“Aspettiamo te, sei tu il nostro pregevole ospite, dato che vogliamo che ti senta trattato nel migliore dei modi”.

“Benvenuto nella nostra casa Gilberto” - disse Sabrina, con un leggero inchino.

“In questa maniera mi mettete in imbarazzo” - risposi scherzando.

“No, adesso puoi metterti comodo, perché ogni tuo desiderio sarà da noi esaudito e se potremo c’inoltreremo oltre qualunque tua aspirazione”.

La serata si prospettava molto interessante e in tal modo decisi di lasciarmi andare, Sabrina da dietro le mie spalle m’avvolse in un abbraccio invitandomi di voltarmi, poiché senza lasciare la presa iniziò a baciarmi sulla fronte, sugli occhi e sul naso. Poi digradò sulla bocca e percorse le mie labbra con la lingua. Io avvertivo la presenza di Ettore e capivo che questo era un loro gioco, dato che mi tornarono in mente le parole di Sabrina all’uscita nel pomeriggio. Ecco, questo era pressappoco il significato:

“Non dovrai stupirti di nulla, lasciati andare se vuoi. Se qualcosa ti sembrerà strano, o se hai dei tabù che ti limitano cerca di superarli, perché questa è la serata del piacere. Ogni genere di piacere, perché se lo vorrai renderemo questa giornata indimenticabile. Siediti a tavola, noi saremo pronti in un attimo” - ripeté Ettore con voce soave sparendo in un’altra stanza. Pochi istanti dopo sentii una musica jazz molto calda e m’accomodai a tavola:

“Da solo, ma dai? Voi non mangiate?” - gridai verso di loro, però non ottenni alcuna risposta.

Passarono alcuni minuti e Sabrina comparve. Lei era vestita con un bellissimo abito cinese di seta e i capelli erano raccolti sulla testa, portava un vassoio di legno dove erano adagiati alcuni gamberoni scottati alla griglia. Sulla tavola non c’erano posate, ma solamente alcune ciotole con le salse colorate, un solo piatto con tre bicchieri al mio posto. Sabrina s’avvicinò a me afferrando con due dita un gamberone, lo intinse leggermente in una salsa colorata e lo portò alla mia bocca. Lo strofinò leggermente sulle labbra, io lo addentai, poi si ritrasse leggermente facendo cenno di no, di non farlo:

“Mordilo con le labbra” - mi disse, facendo il gesto d’infilarlo nella sua bocca.

Dopo proseguì con il secondo gamberone, che però intinse in un’altra ciotola. Era piccante, però molto saporita, io percepivo lo sguardo di Ettore, anche se non distinguevo la presenza fisica, indubbiamente doveva godersi lo spettacolo dalla porta socchiusa della cucina. Sabrina si preparò per prendere il terzo gamberone, ma le cadde per terra, io tentai invano di raccoglierlo, però lei mi fermò. Si chinò voltandomi le spalle e scese lentamente giù fino a terra, lasciando che il vestito di seta s’alzasse per scoprire le sue gambe inguainate con le calze a rete. Aveva un reggicalze nero e un minuscolo tanga che lasciava scoperto un sederino tondo e bellissimo, s’alzò voltandosi leggermente per guardare la mia espressione e rimesso il gamberone sul vassoio tornò in cucina lentamente, poco dopo entrò Ettore lasciandomi con la bocca aperta.

Lui aveva una camicia di seta blu molto aderente e un paio di pantaloni di pelle nera che lo fasciavano molto stretto. Le sue forme erano in evidenza, il suo petto liscio e leggermente muscoloso si lasciava intravedere dall’allacciatura sbottonata. Portava una zuppiera con una strana minestra di colore bianco, calda e profumata, sennonché tuffò un cucchiaio d’argento nel liquido e lo portò alla mia bocca. Io sorseggiai lentamente, mentre con l’altra mano m’accarezzava i capelli. Era una meravigliosa minestra di panna e di pesce, leggermente piccante. Temevo fosse troppo calda, ma la temperatura era perfetta per sorbirlo. Non sapevo dove mettere le mani e cominciai a toccare le sue gambe, tuttavia Ettore mi fece cenno di fermarmi, con il corpo sfiorò la mia schiena e sentii la sua protuberanza diventare più consistente.

Era effettivamente la prima volta che sentivo il contatto con un maschio e la faccenda mi creava un delicato e sottile piacere, perché nel porgermi il quarto cucchiaio Ettore finse di rovesciare un po’ di liquido sul mio viso, lasciandolo colare sulla camicia, infine s’affrettò a posare la zuppiera e con mani esperte mi slacciò la camicia e la gettò sul divano poco lontano. Poi s’avvicinò con modi di fare artificioso e il viso fu vicinissimo al mio. Io avvertivo per l’occasione un piacere dolcissimo al passaggio di quella lingua che non si fermava, scendeva piano sul collo, poi sulle spalle e da ultimo si fermava sul capezzolo leccandolo lentamente. Un uomo, cazzo era un maschio, mentre io provavo un piacere febbrile, intenso e magnifico.

Sabrina nel frattempo lo raggiunse, perché aveva cambiato l’abito. Adesso indossava una lunga tunica bianca che le arrivava ai piedi e uno spacco laterale che le arrivava dall’anca fino a terra. Portava un vassoio con una colorata insalata di pollo, poiché era tagliata in pezzi piccolissimi e profumava di spezie. Ettore accompagnò la sua compagna a capo tavola, poi la prese in braccio e la distese facendo spazio tra tutte le cose che c’erano appoggiate. Con una mossa lenta, ma sapiente, alzò la tunica che copriva Sabrina lasciando il suo corpo nudo davanti ai miei occhi, poi prese dal piatto di portata un po’ di pollo e lo adagiò sul ventre di Sabrina. Senza dire nulla m’invitò per mangiare direttamente con la bocca, mentre lui faceva altrettanto, io sentivo la pelle della ragazza che scottava al contatto con le mie labbra rabbrividire e poi rilassarsi. Io mangiavo lentamente aiutandomi con la lingua, i pezzetti di pollo e le verdure erano buonissimi e Sabrina con gli occhi chiusi era il miglior piatto su cui avessi mai appoggiato il cibo. Quando non rimase più neppure un pezzetto di carne, Ettore sparì per un attimo in cucina e tornò con una brocca di vetro trasparente. Conteneva un vino di un color rosso brillante e guardandomi fisso negli occhi cominciò a versarne sul corpo nudo di Sabrina, mentre io con la lingua cercavo di berne come potevo. Il vino s’insinuava in ogni piega, io lo seguivo con la lingua e con le labbra, Sabrina si schiuse e lasciò che il vino le bagnasse il pube perfettamente rasato facendo in modo che s’insinuasse in quella fessura. Io continuai a leccare e a seguire quel rivolo rosso, finché sentii il contatto con il suo piccolo sesso. Il clitoride era nascosto tra le grandi pieghe e lo toccai appena con la punta della lingua provocandole un grido di piacere, Ettore dall’altra parte faceva altrettanto, finché le nostre lingue s’incontrarono tra le gambe di Sabrina e si toccarono.

Quando anche l’ultima goccia di vino fu bevuta, Sabrina s’alzò e si diresse in cucina ormai senza abiti. Ettore s’era sfilato la camicia, ma aveva ancora i pantaloni che comprimevano il suo basso ventre. Era evidente la sua eccitazione, perché potevo riconoscere la forma del suo grosso fallo e la forma perfetta del suo fondo schiena:

“Adesso mangiamo noi” - sentenziò Sabrina, entrando con una terrina colma di crema.

Ettore s’avvicinò e guardandomi negli occhi senza mai staccare lo sguardo cominciò a slacciare i miei pantaloni, il suo lieve sorriso m’intrigava, le sue mani percorrevano i miei fianchi alla ricerca degli slip d’abbassare. Sentii le sue unghie graffiarmi leggermente, mentre afferrato l’elastico con entrambe le mani abbassava l’ultimo riparo alla mia totale nudità. Ancora una volta il mio pensiero era confuso, divertito ed eccitato, perché era un uomo quello che mi stava spogliando, erano sue le mani che mi davano piacere, dato che io non provavo nessun imbarazzo. Quando l’estensione delle sue braccia arrivò al massimo, Ettore avvicinò il suo viso al mio e sfiorò le mie labbra con un bacio, in seguito scese adagio lungo il petto baciandomelo piano, mentre le mani completavano il loro lavoro. Io ero nudo in mezzo alla sala, con un uomo che mi baciava il petto, scemava sul ventre e le sue mani risalivano accarezzando le mie gambe.

Sabrina seduta lassù sul bracciolo della poltrona ci guardava con un’aria rapita, mentre con una mano s’accarezzava libidinosamente l’interno delle cosce. Ettore s’alzò, mi prese in braccio senz’apparente sforzo distendendomi sulla tavola, dove poco prima era stata Sabrina, collocò le mie braccia penzoloni fuori dal tavolo, successivamente versò il contenuto della terrina sul mio petto, sul ventre, sul pube e infine sul mio cazzo semi eretto, infine chiamò Sabrina accanto a sé e cominciarono a leccare la crema dal mio corpo. Io sentivo le loro lingue magnifiche toccare ogni punto della mia pelle e provavo una sensazione indescrivibile e inspiegabile, perché man mano che esaurivano la crema scendevano sempre più in basso, proprio lì io pregustavo il piacere di sentire le loro bocche sul mio cazzo. Ambedue leccavano, succhiavano e poi si baciavano avidamente, quasi per rubare l’uno dall’altro il sapore del mio corpo. Venivano a baciarsi proprio davanti al mio viso, uno da una parte, l’altro dall’altra, mentre si fissavano appuntamento vicino alla mia bocca. Le loro lingue giocavano, io avvertivo il loro carezzevole alito e il sapore dolciastro della crema misto al profumo delle loro bocche.

A ogni bacio una lingua cercava la mia, non capivo chi fosse, se lei oppure lui. Le loro mani intanto spalmavano la crema sul resto del mio corpo, scendevano sempre più e infine giunsero al pube. Lei fu svelta a leccare la mia grossa asta, mentre lui si soffermava sui testicoli che erano gonfi e durissimi. Dopo lui risalì con prepotenza e tolse lo scettro dalla bocca di Sabrina per impossessarsene e farmi la più dolce carezza che una lingua avesse mai saputo fare. Io ero al settimo cielo. Tutto il corpo partecipava a quel magnifico piacere e non riuscivo a immaginare a quali altre dolci torture quei due miti dell’amore m’avrebbero sottoposto. Sabrina lasciò per un attimo la postazione venendo a baciarmi con passione, mentre sentivo le labbra di Ettore sul mio glande, la bocca di Sabrina sulla mia bocca, in seguito la ragazza mi sussurrò di voltarmi, io subito ubbidii. Presto sentii che nuova crema era scivolata lungo la schiena scendendo nel solco del mio sedere, ambedue ripresero a leccare e quando giunsero in prossimità del mio buchino, divaricarono le mie gambe e cominciarono a risalire con un effetto speculare. Il mio piacere era ormai giunto alle stelle, giacché le loro lingue s’alternavano nel leccare, io ero ormai alla soglia dello sfinimento, Ettore prese un altro cucchiaio di crema e lo lasciò colare sulla mia schiena, poi s’avvicinò con il suo corpo al tavolo all’altezza della mia mano e premette con forza.

Dall’altra parte, invero, Sabrina aveva fatto lo stesso gesto e attualmente una mia mano accarezzava il sesso durissimo attraverso i pantaloni di Ettore, mentre l’altra s’insinuava tra le pieghe del caldo nido di Sabrina. Io cercai una chiusura lampo che mi consentisse di sfilare i pantaloni di Ettore, ma non la trovai. In compenso Sabrina si era aperta e lasciava che le mie dita giocassero con il suo clitoride, ricompensandole con il suo caldo liquido. A un cenno di Sabrina, ambedue i miei amanti si ritirarono, lasciandomi solo e nudo sul tavolo. All’improvviso sentivo freddo e mi chiesi che cosa quei due scalmanati stessero preparando per il mio immediato futuro, poiché non si fecero attendere. Ettore entrò con una spugna e Sabrina con un catino pieno d’acqua calda profumata alle essenze di rosa. Passarono tutto il mio corpo e dopo averlo ben lavato m’asciugarono con un morbido asciugamano di spugna, s’allontanarono nuovamente e subito dopo ricomparvero con una boccetta di cristallo che conteneva un liquido azzurro. Ettore versò l’olio profumato sul mio petto e le quattro mani cominciarono a spalmarlo e massaggiarlo in ogni punto.

Era un massaggio dolcissimo, le loro mani morbide mi davano delle scosse di piacere intenso. Terminato il massaggio riposero la boccetta e Sabrina salì sul tavolo appoggiandosi su d’una seggiola, si distese sopra di me per lungo, mentre Ettore mi trascinava lentamente verso il lato esterno in modo da far penzolare le gambe dalla sponda. Sentivo il corpo di Sabrina sul mio e la morbidezza della sua pelle mi faceva delirare, il suo morbido sedere era all’altezza del mio sesso e lei scivolava piano fino al limite del tavolo. Ettore intanto si era spogliato, giacché lo aveva fatto davanti ai miei occhi, perché aveva fatto scivolare la cerniera laterale dei suoi pantaloni e adesso si trovava completamente nudo con la sua grossa spada all’altezza del mio viso. Rimase qualche istante in quella posizione fingendo d’occuparsi della testa di Sabrina, eppure io sapevo che voleva farmi conoscere più da vicino lo strumento del piacere, dopo si portò in fondo al tavolo e con le mani aprì le gambe di Sabrina. Io sentivo il suo sedere aprirsi all’altezza del mio pube e godevo del suo contatto, per il fatto che da un gemito liberatorio, giacché capii che Ettore era entrato all’interno di Sabrina. Io percepivo il suo corpo tra le mie gambe, mentre il mio sesso scivolava tra i loro corpi uniti. Li sentivo amarsi, li veneravo per la loro meravigliosa e stupefacente capacità di coinvolgermi senza alcun pudore nei loro giochi. Ettore entrava e usciva con molta lentezza mentre io captavo i suoi colpi nel sussulto del corpo di Sabrina, con le mani accarezzavo i seni della ragazza e scivolavo verso il ventre, fin dove le braccia mi consentivano. I miei amanti godevano di tutto, la loro pelle al pari della mia, era un enorme centro del piacere. Quando sentii che il mio corpo, schiacciato dal peso sul duro del legno cominciava a dolermi, mi sollevai sui gomiti per vedere lo spettacolo di quel gioco d’amore e poco dopo Ettore si ritrasse:

“Andiamo sul letto Gilberto, perché così staremo più comodi” - mi sussurrò Sabrina, dopo essersi voltata su di me infilandomi subito dopo la lingua in un orecchio.

Io la baciai lungamente, mentre sentivo i suoi seni appuntiti premere contro il mio petto. Il mio sesso, ormai enorme, visto che era imprigionato tra le sue gambe chiuse, dopo ci alzammo e tenendoci per mano entrammo nella stanza da letto matrimoniale, dove ci attendeva un letto con delle lenzuola nere lucide di seta. Per primo si distese Ettore, perché adesso potevo vederlo nella sua totale nudità. Era davvero molto bello e m’invitava a raggiungerlo, Sabrina si scusò ed entrò in bagno, io mi distesi accanto a Ettore, dal momento che non provavo né imbarazzo né vergogna. Le sue mani iniziarono ad accarezzare subito il mio corpo impossessandosi subito del mio sesso. Io feci altrettanto e percepii per la prima volta il contatto con il cazzo d’un uomo. Era sfizioso, morbido e pulsante, lo accarezzavo lentamente facendo scivolare la mano per tutta la sua lunghezza, poi soffermandomi sul glande che era ancora più liscio. Lui volse il viso verso il mio e iniziò a baciarmi, dapprima un bacio lento pieno di sottintesi con la lingua che cercava la mia, in seguito scivolando nella mia bocca. Lentamente si mise sopra di me, la mia mano si trovava in una posizione scomoda per continuare ad accarezzarlo, tuttavia non si preoccupava, io sentivo il suo corpo sul mio e il sedere scendeva dal mio ventre verso il pube.

Sabrina entrò che eravamo ancora abbracciati e continuavamo a baciarci, salì sul lettone e mise la sua testa tra le nostre gambe, baciando prima il mio, dopo il suo cazzo. Quella breve pausa m’aveva dato la possibilità di resistere ancora al violento orgasmo, che ormai da troppo tempo si stava preparando. Io sentivo la bocca di Sabrina esplorare il mio cazzo in tutta la sua lunghezza, scaldarlo con le sue morbide labbra, poi allontanarsene per raggiungere quello di Ettore che l’attendeva. Noi non smettevamo di baciarci e la questione mi pareva assolutamente bellissima, deliziosa e naturale, poi Sabrina s’alzò, acciuffò un liquido incolore, venne verso di noi, ma Ettore la fermò:

“No amore, ancora no” - le disse, prendendo la boccetta. Si spostò su d’un fianco e mi guardò, in quanto aveva una luce incredibile negli occhi:

“Sei fantastico Gilberto” - mi disse Ettore, baciandomi ancora una volta.

“M’avete stregato” - risposi lasciandomi andare.

Lentamente scivolò lungo il mio fianco, poi si distese al contrario accanto a me. La sua bocca era adesso sul mio cazzo e il suo era a un centimetro dalle mie labbra. Lui non fece nulla per costringermi, rimase fermo, mentre succhiava il mio cazzo con la passione d’un grande e rinomato amante. Io avvicinai le labbra al grande bastone e cominciai a leccare la sua punta. Temevo che il suo sapore mi disgustasse, tuttavia non provai alcun problema, cominciai a succhiare quel grosso arnese, mentre Sabrina s’avvicinava al mio viso e m’incitava con lo sguardo. La sua lingua m’insegnava i posti più sensibili e inesplorati, la sua bocca succhiava quando io smettevo, gemeva e godeva alzando e abbassando il ventre. Io sentivo il mio cazzo durissimo nella sua bocca e temevo d’esplodere in un istante. Ci fermammo quando l’eccitazione raggiunta era ormai al massimo. Sabrina in piedi davanti al letto mi fece cenno d’alzarmi, lasciando Ettore sdraiato, poi prese la boccetta dalle mani del suo uomo e fece cadere qualche goccia di un liquido denso sul buchino del sedere di Ettore:

“Entra in lui Gilberto, ti sta aspettando” - mi disse Sabrina prendendomi per mano.

Io mi sdraiai lussuriosamente accanto al mio nuovo amante, lui si mise in posizione laterale, presi in mano il mio cazzo e lo avvicinai al cospetto di Ettore. Sabrina con le mani m’aiutava, allargando le gambe di Ettore e prendendomi tra le sue mani spingeva affinché entrassi. Sentii che la sua porticina cedeva e in un istante fui dentro di lui. Era la mia prima esperienza, eppure sentivo di muovermi senz’alcun problema, con un immenso piacere che risaliva il mio corpo. Sabrina si distese accanto a Ettore e lui s’allontanò per un attimo da me. Lei fu sotto, lui le aprì le gambe entrando subito dentro di lei, poi con una mano raggiunse il mio cazzo portandolo nuovamente nel suo piccolo orifizio. Lui s’agitava, lei mugolava, io dentro di lui godevo da sragionare, la situazione era assurda, bizzarra, frizzante, inspiegabile e pazzesca, la mia posizione era un po’ scomoda, però era l’unica possibile, rannicchiato contro di lui per non pesare sulla piccola Sabrina anche con il mio corpo:

“Dai, che bello, sì, così, lasciati andare Gilberto” - enunciò Ettore tra i sospiri.

“Non preoccuparti, io non resterò incinta e poi potremo giocare tutta la notte”.

Cavalcai in un’estasi di radicale piacere, mentre Sabrina gridava d’un totale godimento. Con le mani accarezzavo il cazzo di Ettore, ma sentivo la mancanza della sua bocca da baciare. Quando infine sentii che l’ondata era ormai incontenibile, mi lasciai andare all’orgasmo più lungo che avessi mai provato nella mia vita. Ettore godeva e mugolava, Sabrina esplodeva in un lungo orgasmo che la lasciava senza fiato, io mi fermai scivolando accanto a Sabrina che giaceva ancora sotto i colpi di Ettore:

“Fermati, fermati amore, non ne posso più” - disse la ragazza svigorita con un filo di voce.

“Gilberto, ti prego, aiutalo tu” - mi chiese baciandomi.

In quel momento il mio corpo poteva esser sazio, eppure sentivo ancora una voglia tremenda, perché non avevo mai provato una penetrazione, però non attesi neppure un secondo:

“Vieni da me Ettore, voglio che tu sia il mio primo uomo” - gli dissi.

Sabrina aveva preso la boccetta e stava ungendomi fino in profondità, le sue dita accarezzavano il mio buchino e poi piano s’introducevano preparando la strada alla potente verga di Ettore:

“Non avere paura, devi soltanto rilassarti. Sarà bellissimo, te lo giuro, fidati” - mi tranquillizzò Sabrina.

“Sarò dolcissimo” - le fece eco Ettore, mentre si spostava alle mie spalle.

Le dita di Sabrina lasciarono il mio corpo e sentii che Ettore appoggiava il glande al mio buchino. Respirai profondamente e sentii che quel contatto mi donava un grande piacere, Ettore spinse lentamente e sentii che stavo per accoglierlo, mi rilassai e lasciai che i miei muscoli restassero inerti. Quando ormai il corpo era totalmente rilassato, Ettore entrò in me con una tale dolcezza che provai unicamente un fortissimo piacere. Lui avanzava lentamente e si ritraeva, poi di nuovo lo sentivo dentro di me che s’intrufolava. La sua carne mi provocava una nuova sensazione insperata e magnifica, giacché il mio cazzo si era nuovamente eretto e al presente era diventato duro pronto per un’altra cavalcata.

Sabrina se ne accorse e venne per baciarlo. Lo accarezzava, lo succhiava, sentivo l’arnese di Ettore che entrava e usciva da me mentre Sabrina gli chiedeva in modo sottinteso qualcosa con lo sguardo. Capii di che cosa si trattasse, quando Ettore uscì dal mio corpo per permettere a Sabrina di distendersi sul letto sotto di me e d’accogliermi nel suo caldo rifugio, mentre sentivo il mio cazzo scivolare dentro Sabrina. Ettore entrava nuovamente in me e imprimeva ai nostri corpi un ritmo crescente, io m’accorsi che il mio nuovo amante era arrivato al massimo del piacere dai sussulti del suo corpo, dai gemiti e dai fremiti che lo pervadevano tutto. Sabrina gridò nuovamente di piacere al culmine del suo orgasmo ed Ettore esplose dentro di me, regalandomi un godimento che mi lasciò esanime, mentre anch’io lanciavo il mio seme a caldi fiotti sborrando sul ventre e sulla fica di Sabrina.

Alla fine restammo ad ascoltare i nostri respiri affannosi e convulsi, tutti e tre vicini nel grande letto, con i nostri corpi ancora nudi e frementi che si toccavano, ancora eccitati, ma appagati e gratificati.

“E adesso va’ da Serena se ne hai la forza” - m’intimo Ettore scoppiando a ridere.

{Idraulico anno 1999}