i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Ho soppesato e stimato per bene il tuo pene beneamata, cara e preziosa padrona delle tue immaginazioni. Ho atteso quel delicato sapore acre, amaro e spiacevole dell’orgasmo sul mio palato, infine t’ho guardato, malgrado ciò non eri tu, perché era la maschera d’un animale sotto sforzo, un coinvolgente e intrigante cumulo di nervi, di muscoli e di sudore in questo caldo infernale. La tua densità m’ha invaso la gola, ciononostante non hai placato la mia sete, all’opposto, vederti così forte e indifeso nel sentire il tuo ultimo affanno m’ha in conclusione soffocato. Tu sei stupenda, sei fantastica m’hai detto, io muta ad ascoltarti ormai senza coscienza, senza l’avarizia né la meschinità del giocare, senza un minimo di pudore.

Io t’ho ordinato di chinarti e tu lo hai fatto, poi hai iniziato a leccarmi le dita dei piedi, hai slacciato le minuscole corde che mi stringevano le caviglie, hai fatto scivolare le mie scarpe lungo il collo del piede, il caldo umido della tua lingua, i tuoi baci, ma non t’ho chiesto niente. Tu sei il primo, perché ho dovuto sempre implorare questo gioco, ma tu no, perché tu sei stato come una doccia bollente, una lumaca, un essere paurosamente lento, giacché la mia pelle t’ha ricevuto senza contestare, inizialmente un piede dopo l’altro, nel tempo in cui io ero io distesa e spalancata.

Io voglio che tu raggiunga la notte m’hai nel mentre ordinato, io in quella circostanza non ho potuto fare altro che adempiere, allontanando il tocco dalle mie parti intime stillanti e mollarle dove tu desideravi, al di sopra della mia testa per bramare e sperare un buio assoluto, per lasciarmi svuotare da ogni pensiero, dolcemente attratta e conquistata dalle tue guance contro i miei polpacci. Tu m’hai bendato con una fascia di seta umida e fresca. Hai paura? No, per niente, t’ho detto io in maniera spavalda, nulla mi fa paura. Tu hai riso, non ricordo dove avevi le mani, però il morbido tepore delle cosce t’avvertiva, lo sdraio era al fresco, oasi d’ombra in quell’attico, eppure intorno a me i tetti e le costruzioni sembravano molli, ondeggianti nel seguire regolarmente il ritmo del mio respiro.

In verità non mi sono accorta d’un ragazzo che ci spiava dal condominio di fronte, forse tu m’hai detto qualcosa, ma ti giuro che non m’importava assolutamente niente. Aspettami, io ho chiuso gli occhi, giacché non volevo che la tua assenza rompesse il fiato alla magia, in tal modo ho portato una mano per accarezzarmi lentamente il seno, però spinta da una frenesia improvvisa sono scesa lungo il ventre fino a sfiorare le grandi labbra, poi mi sono morsa un labbro, no, non devi. In seguito t’ho sentito arrivare e ho riportato la mia mano umida nella posizione in cui stava quando te ne sei andato, successivamente m’hai succhiato le dita e te ne sei accorto. Devi stare ferma, scusa, il ghiaccio sul collo m’ha stravolto, dato che quei brividi violenti hanno percorso ogni mio nervo, intanto tu ridevi.

Di nuovo la tua lingua è tra i miei piedi, poi il freddo del ghiaccio nel risalire lentamente una gamba, sotto il ginocchio all’interno della coscia, poi compare il silenzio. Il ghiaccio sui capezzoli è lento nel scendere sul cuore, poi di nuovo sul seno, la tua lingua sul clitoride picchietta e dopo digrada per bere il mio intimo fluido, io ho inarcato il bacino per riceverti, però ti sei staccato, giacché ansimavo con i capezzoli duri e il sesso gonfio. Scopami ho sussurrato, scopami tutta, tu hai riso, bastardo m’hai lasciato nel più totale silenzio e te ne sei andato, maledetto ho urlato, mentre per farti rabbia ho iniziato a masturbarmi rabbiosamente urlando di piacere tutta la mia collera, in seguito tu m’hai afferrato le mani e le hai legate allo sdraio. Io sembravo una cagna dal ritmo del respiro, me l’hai detto, sei proprio una cagna in calore. Che cosa vuoi da me ho urlato iniziando a piangere, sconvolta e spaventata dall’assurda e incoerente voglia di fare l’amore con te. Tu hai girato lo sdraio con un movimento secco e m’hai slacciato la benda, ecco sei contenta? Davanti a me compare un bellissimo ragazzo nero completamente nudo, io l’ho guardato con voglia, poi d’istinto ho chiuso le gambe, le ho accavallate con malizia mentre lui si stava già masturbando. Lui mi sorrideva, aveva un viso simpatico che s’apriva sfoderando un sorriso splendido, il suo corpo era statuario, ma senza lo schifo dei muscoli gonfiati. Slegami, ho frattanto urlato.

Lui continuava a sorridere, tu eri seduto che fumavi una sigaretta con le gambe incrociate, come uno che si guarda una partita in televisione. M’hai disgustato, poiché il ragazzo se n’è accorto perché al sorriso ha sostituito una smorfia d’intesa e si è avvicinato, m’ha bendato nuovamente accarezzandomi la testa, mentre sentivo l’odore aspro, penetrante e pungente del suo sesso a pochi centimetri dal viso. Io ho avvicinato la mia bocca e l’ho percorso più volte da cima a fondo, mentre lui finalmente mi lasciava le mani libere. Io ho rimosso la benda, ho lasciato quel cazzo enorme e sono venuta da te in piedi ancora una volta sulle mie scarpe legate. Leccami, ho ordinato, intanto che il ragazzo si godeva la scena masturbandosi sullo sdraio, tu hai iniziato con le scarpe, poi sei passato nella fessura sottile tra la pelle e la suola, sei un bel ragazzo t’ho accennato, perché stai davvero bene in questa posizione.

La tua lingua scorreva sulla mia pelle ormai già alle cosce, ho fatto segno con il dito al nero d’avvicinarsi e gliel’ho preso in mano, t’ho chiesto se ti sarebbe piaciuto leccarlo, allora la tua lingua ha iniziato a percorrere anche i piedi del maschio, tu non m’hai neanche risposto, mentre io e lui ci scambiavamo baci infuocati e tu lì a gattoni abbronzato e bagnato di sudore. Mettiglielo dentro, ho sussurrato in bocca al ragazzo, sì così, spaccagli il culo, perché se lo merita, dato che è un bastardo, perché nel mentre ci stavi leccando tra le gambe mi sono bagnata due dita e te le ho passate dentro fino in fondo cercando di farti male. Io conoscevo però le tue abitudini, sono stata anche prepotente, mi sono messa dietro di te ad ammirare la scena d’un maschio che succhia il cazzo all’altro e ho spinto dentro le mie dita affusolate con forza. Prendilo ho gridato, mentre il ragazzo ha messo le sue mani enormi sui tuoi fianchi stretti, l’ha puntato contro il tuo pertugio, si è aiutato con la saliva e finalmente t’ho visto provare dolore, mentre io adagiata e distesa coordinavo dirigendo quell’insolito e splendido svago, sì, più forte, mettiglielo dentro tutto, così, bravo, incalzavo io euforica più che mai.

Io t’ho sentito strillare, però ho capito ben presto che era piacere, giacché anche l’altro ci stava provando gusto, dal momento che lo intuivo dalle contrazioni del viso, perché era vicino all’orgasmo per innaffiarti come una sgualdrina, no, perché quello lo volevo io, la tua sborrata finale era la mia affermazione suprema, la giusta ricompensa per me. Basta adesso, ho detto spingendo via il ragazzo, allora ho afferrato la tua testa per i capelli e l’ho portata tra le cosce, intanto con le mani stimolavo i capezzoli, mentre la tua lingua si divertiva ad avvicinarmi all’orgasmo per poi staccarsi. Adesso mi diverto io hai detto, infine ti sei messo in piedi, il ragazzo ancora ansimante cercava di cacciare indietro l’orgasmo e guardava da un’altra parte, poiché non voleva vedere una donna con le gambe aperte, con le tue mani che la percorrevano dappertutto.

Tu m’hai sbattuto sullo sdraio, sei stato violento, i miei orgasmi credo e suppongo che li abbiano sentiti anche i vicini da quanto ho strepitato, perché m’hai agguantato come nessuno e m’hai posseduto in ogni posizione, mentre io in ogni postura ho punteggiato i tuoi colpi con le mie grida di piacere. Sei contenta adesso? Io ho annuito stremata. Non ce la fai più? No, spaccale il culo. Io ho inspirato forte e un’onda di lussuria m’ha pervaso facendomi schizzare di colpo l’adrenalina alle stelle, per il fatto che è stato come farsi possedere da un gigante, un dolore enorme che presto ha lasciato il posto a un piacere altrettanto esteso e grande, adesso sborrami in bocca urlavo io, fintanto che all’improvviso qualcuno m’ha scrollato:

“Caterina, sono qua, mi senti Caterina”.

“Eh, sì, che cosa c’è? Che cos’è successo?”.

“Svegliati piccola, che cosa stai facendo?”.

Le lenzuola erano ridotte a un ammasso arruffato, confuso e irregolare, io sono nuda e sudata con un tuffo al cuore, Claudia è attualmente sopra di me, mentre i suoi capelli lunghi e il suo profumo diffondono lanciando grida ai miei sensi.

“Ehm, stavo sognando”. Nel frattempo lei mi guarda adocchiandomi ed esplorando là di sotto la fica, giacché ho le dita piene di secrezioni.

“Però, che spettacolo, direi proprio un bel sogno da quanto distinguo”.

Lei si sdraia di fianco con me, intanto m’accarezza la testa, io nel frattempo guardo il soffitto, poi non so bene se sto sognando ancora o che cosa, sennonché la sua bocca è già tra le mie gambe.

{Idraulico anno 1999}