i racconti di Milu
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Un’altra giornata di lavoro si stava per concludere: nel mio negozio di scarpe femminili quel pomeriggio erano arrivate un bel po’ di clienti.
Stavo mettendo in ordine le scatole delle innumerevoli scarpe che si era provata una signora sulla sessantina dai gusti molto difficili, andatasene senza acquistare niente tra l’altro, quando il campanello della porta trillò ed entrò una ragazza sui venticinque anni, molto avvenente, vestita con una gonnellina abbastanza corta di jeans che lasciava scoperte delle gambe atletiche, un top a quadretti bianchi e dei sandali anch’essi bianchi col tacco 10, notati per deformazione professionale, che incorniciavano un bel paio di piedini numero 37 con le unghie smaltate di rosa.
«Buona sera. Siete ancora aperti?», mi chiese cordialmente.
«Certo! Cerca qualcosa in particolare?», le chiesi, una cliente è sempre una cliente.
«No, in realtà volevo guardarmi un po’ intorno, se non le dispiace».
“Ecco, un'altra che mi farà perdere del tempo. All’ora di chiusura, per di più!”, pensai tra me, «Si figuri, faccia pure con comodo», le risposi da bravo negoziante.
Iniziò a girare con calma tra gli scaffali prendendo in mano molte scarpe di vari generi, ma senza provarne nessuno.
Io continuavo a sistemare le scatole poi, quando ebbi finito, mi misi dietro alla cassa ed iniziai a fare il bilancio della giornata.
Ad un certo punto la ragazza prese un sandalo bianco con tacco 12 e cinturino sottile alla caviglia, molto simile a quello che indossava, ma decisamente più sexy.
Si sedette sulla poltroncina, si tolse le sue scarpe e si provò quelle che aveva preso.
«Come mi stanno?», mi chiese.
Io mi avvicinai e le dissi: «Molto bene. Le prende per qualche occasione in particolare?».
«Beh, in realtà dovrei andarci ad un colloquio di lavoro, per diventare segretaria».
«Non le sembra che siano un po’ troppo provocanti? Ha già idea di come si vestirà?».
«In effetti forse sì. Comunque andrò vestita con un tailleur nero, penso», mi rispose togliendosi le scarpe, rimanendo scalza.
«Bene, allora le consiglio queste», andai con sicurezza a prendere una scatola, «un modello Chanel tacco 10. Nere in vernice, aperte sul davanti, con tacco e fascia d’orati».
La ragazza ne prese una in mano e la guardò attentamente.
«Mi piacciono le provo. Mi dia il 37».
«È quello che ha in mano», le dissi con un sorriso.
Si sedette e si mise le scarpe che le avevo portato, si alzò e fece qualche passo andando a guardare allo specchio come le calzavano. «Bellissime! Sono anche comode. Ha proprio occhio lei!», mi disse entusiasta. Mi sedetti sulla poltroncina di fronte a quella dove era seduta lei prima e sentii il click della serratura automatica che si chiudeva: avevo messo un timer alle 20.00, per poter rimanere all’interno del negozio anche dopo l’ora di chiusura senza essere disturbato.
«Devo dire che esaltano le sue belle gambe», i complimenti aiutavano le donne ad acquistare, ma in questo caso era proprio vero.
«Grazie! Lei è molto gentile. Scusi se la faccio stare fino a tardi», mi disse un po’ dispiaciuta.
«Non si preoccupi. L’importante è che abbia scelto la scarpa adatta».
Si sedette di nuovo sulla poltroncina e si slacciò il cinturino della scarpa sinistra e se la tolse, poi tentò di slacciare anche l’altro, ma mi chiese gentilmente: «Mi scusi, non riesco a slacciarlo, mi può aiutare?», alzò la gamba, io le presi il piede e sganciai con un po’ di fatica il cinturino.
«Era incastrato, ma niente di che», le dissi, poi le tolsi la scarpa. Avevo il suo piede in mano e davanti agli occhi: era molto bello, con le dita non troppo corte, ma neanche troppo lunghe, molto ben bilanciate, la pianta molto arcuata, la caviglia sottile sfociava in un collo veramente sexy, con qualche vena chiara che lo definiva, in più li teneva molto curati, le unghie erano tagliate alla perfezione e smaltate con precisione, erano molto lisci e morbidi, emanavano un profumo delicato, ma buonissimo, come se li avesse lavati da poco.
«Ti piace, eh?», mi chiese distogliendomi dalle mie fantasticherie.
«Mi scusi… ehm… è che sono stanco… sa la giornata è stata lunga…», tentai di scusarmi, molto imbarazzato. I piedi femminili erano una mia passione che avevo la fortuna di aver trasformato in un lavoro, ma una cosa del genere non mi era mai capitata.
«Non mi dispiace, anzi…», mi disse con un tono di voce più basso, suadente, avvicinando il piede alla mia bocca.
Ero un po’ confuso, non sapevo dove voleva arrivare quella ragazza, ma mi fu chiaro quando mi sfiorò le labbra con l’alluce le labbra ed invitandomi: «Non ti va di baciarlo?».
Io allora gli diedi un bacio, poi aprii le labbra ed iniziai a succhiare dolcemente le dita, partendo dall’alluce fino ad arrivare al mignolo. La ragazza mi lasciava fare, guardandomi con eccitazione crescente.
Non era la prima volta che leccavo i piedi di una donna, ma questi mi stavano eccitando particolarmente. Iniziai a leccare la pianta, licia e morbida, strappando un lieve gemito di piacere alla ragazza. Le feci l’occhiolino e lei mi rispose con un sorriso eccitato. Aveva posato il piede sinistro sul rigonfiamento molto evidente dei miei jeans e lo stava massaggiando: «Sento che non piace solo a me!».
Io ero senza parole con il cuore che mi batteva all’impazzata e il pene che non vedeva l’ora di uscire.
La ragazza tolse il piede dalla mia bocca e mi aprì i pantaloni, accarezzò l’asta pulsante attraverso i boxer e poi, finalmente, la liberò: guizzò fuori come una molla.
Lei lo prese con la mano ed iniziò a muoversi su e giù lentamente, poi lo prese fra le labbra. Questa volta fui io a lasciarmi sfuggire un gemito. Si muoveva con calma, quasi assaporando il mio pene. Lo stava insalivando abbondantemente. Ad un certo punto smise, lo guardò ed annuì soddisfatta, poi mi tolse completamente i jeans e i boxer, si risedette sul divanetto di fronte quello dove ero seduto io e mise quei bellissimi piedi attorno al mio pene durissimo. Si muoveva con sicurezza: i piedi andavano su e giù scivolando sul pene ben lubrificato.
«Non è la prima volta che lo fai, vero?», chiesi maliziosamente.
Lei come risposta mi diede un leggero schiaffo sui testicoli con il piede e disse, fingendosi offesa: «Certe cose non si chiedono ad una signora».
Aveva le gambe allargate ed io avevo una bella vista sulle sue mutandine nere, sulle quali, dopo poco, arrivò la sua mano che iniziò a massaggiare la sua vagina sicuramente molto bagnata.
Il contatto con i suoi piedi era fantastico: mise le dita sul mio glande e lo massaggiò, facendomi provare un piacere inaspettato, poi si appoggiò il pene sul collo di un piede, mentre con l’altro lo accarezzava lungo tutta la lunghezza, un momento mi masturbava con le piante stretto intorno all’asta e il momento dopo solo con le dita. Ero in estasi e non trattenevo i gemiti di piacere, era il miglior footjob che mi fosse mai stato fatto mentre lei continuava a masturbarsi sopra le mutandine.
Non ero molto lontano dall’orgasmo e quando lei se ne accorse esclamò: «Vienimi sui piedi!», mi alzai, lei mise i piedi vicini davanti al mio pene ed io con pochi movimenti della mano glieli coprii abbondantemente di sperma caldo, rimanendo ansimante.
La ragazza, senza pulirsi i piedi, li infilò nelle scarpe che gli avevo proposto e mi disse: «Quanto le devo?», io le risposi stralunato: «Niente, sono un omaggio».
«Arrivederci, allora. Buona serata». Poi uscì dal negozio come se niente fosse, lasciandomi li, ancora con il pene, ormai floscio, in mano.
Non l’ho più rivista, ma si era dimenticata, penso volutamente, le scarpe che indossava quando era entrata nel negozio, io le tengo come ricordo di quell’eccitante incontro.
Note finali:
Per commenti, critiche, suggerimenti e richieste antom93@libero.it