i racconti di Milu
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Sam di liana
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Samantha.

Mi chiamo Jaque. Il mio nucleo familiare originario è composto da tre unità: mio padre, mia madre ed io. Mio padre è un uomo che per ragioni di lavoro è sempre in giro per il mondo. Questa è una cosa che mia madre non riesce a digerire. Lei ha bisogno che un uomo sia sempre presente nella sua vita. In particolare deve essere presente nel suo letto. Queste lunghe assenze del marito la portano a cercare in altri uomini l’affetto di cui ha bisogno. Mio padre sa che quando lui è assente la moglie lo sostituisce, nel letto, con aitanti ragazzi di giovane età. Tutti tra i 18 e venti anni. Lui non ne è ha mai fatto un problema. Io sono cresciuto in questo ambiente. Gli anni passano. Raggiungo i miei … anni e nonostante la mia giovanissima età sono diventato un ragazzo che suscita voglie in molte ragazze anche di età di molto superiore alla mia. Ci sono anche delle donne di età superiore ai trenta che darebbero chissà cosa per ospitarmi nel loro letto; tra queste spiccano in modo particolare le mie due zie (la sorella di mio padre e la sorella di mia madre). Due belle e prosperose gnocchettone. Entrambe sposate e senza figli. Ma nonostante i loro tentativi non riescono a suscitare i miei appetiti. Una sola donna è diventata fonte dei miei pensieri e questa è mia madre. Cercherò di descriverla sperando di riuscirci. Si chiama Samantha (per me è Sam). Ha 34 anni. E’ alta 175 cm., bionda, occhi verdi, una carnagione bianco latte. Un corpo da suscitare invidia nelle più belle star del mondo della celluloide. Le sue misure sono strabilianti: circonferenza seno: 107 cm., (il suo reggiseno è una 38 tripla D) giro vita 62 cm., fianchi 89 cm. Quando indossa le camice i bottoni sembrano volere saltare e lei le porta sempre sbottonate. Ciò non toglie che chi le sta di fianco riesce a vedere abbondanti porzioni delle sue fantastiche mammelle. Gonne o vestiti le fasciano il corpo evidenziandone le forme, insomma è una provocazione perenne. Lei lo sa e ne gode. È una donna intelligente e molto perspicace. Ha capito che lei è fonte dei miei immorali desideri. Sa che è nei miei pensieri non come madre ma come donna. Il suo atteggiamento nei miei confronti è quello di una tigre che gioca con il suo cucciolo. Poi un sera… sono le 23.00 quando faccio rientro. La casa è immersa nel buio. Le luci, tranne quelle del salone, sono spente. C’è silenzio. Mi avvio nella direzione della luce. Entro e mai visione fu più sconvolgente ed allo stesso tempo meravigliosamente bella. Mia madre, la donna dei miei sogni immorali, è seduta sul divano in una posizione che mi fa uscire gli occhi dalle orbite. È nuda; indossa solo un reggicalze nero a cui sono agganciate delle calze bianche ed ai piedi indossa scarpe di colore rosso lucido. Ma non è l’abbigliamento a sconcertami. È la posizione. Sta sul divano con le mani appoggiate alla spalliera e con la schiena rivolta verso di me. Ha le gambe allargate a 180°. Ai miei occhi mi si offrono la sua schiena ed il suo culo. La spaccata delle cosce mi permette di vedere il suo buco del culo e la sua vulva completamente depilata. Sono impietrito. Lei sa della mia presenza. Gira la testa e, con il sorriso sulle labbra e con gli occhi che le luccicano, mi chiede se quello che sto vedendo è di mio gradimento.
“Ti piace quello che stai vedendo? Sono di tuo gradimento? Non restare lì impalato come un palo. Avvicinati. Stasera siamo solo io e te e approfondiremo un discorso che non posso più rinviare. E tu dovrai essere con me sincero.”
Non riesco a trattenermi dal lanciarla una frecciata offensiva.
“Il tuo giocattolo di turno ha dato forfait? Cosa c’è da approfondire tra noi due?”
Lei mi guarda e sorride.
“Allora è vero. Sei geloso. Dio come sono contenta. Avevo perso ogni speranza. Tu mi ami. Vieni. Abbracciami.”
Reprimo l’istinto animalesco di saltarle addosso; mi giro ed esco dal salone; raggiungo lla mia camera e mi stendo sul letto; ho gli occhi puntati al soffitto e penso alla perduta opportunità di accoppiarmi con la donna dei miei sogni. Sto ancora fantasticando che non mi accorgo della presenza di mia madre ai lati del mio letto; è la sua voce a farmi sobbalzare. Il tono è fermo.
“Sei scappato. Perché? Ti ho chiesto di abbracciarmi. Nessuno mi ha mai trattata così come lo hai fatto tu ed io non lo accetto. Per punizione questa notte dormiremo nello stesso letto: il tuo. Fammi posto.”
Sono sconcertato e sbalordito. Cosa le è preso. Vuole entrare nel mio letto; sa quello che può accadere?
“Tu sei pazza. Sei una puttana. Ti è andata buca con uno dei tuoi occasionali amanti ed ora ti vuoi rifare torturandomi. Lo sai che ti amo e che desidero accoppiarmi con te. Non te l’ho mai detto perché sei mia madre. È da un bel po’ di anni che io non vedo più in te mia madre ma vedo la donna dei miei sogni.”
Lei senza nemmeno togliersi le scarpe, solleva il lenzuolo e si stende al mio fianco. Si rannicchia contro il mio torace e mi abbraccia. Una delle sue favolose tette preme contro il mio petto. Sento il duro capezzolo spingere come se volesse perforarmi.
“Lo so. L’ho sempre saputo. Fin dal primo giorno che mi accorsi del tuo insano desiderio cominciai a pensare a te come uno dei tanti miei giovani amanti. Ho sempre sperato in un tuo scatto di violenza. Ti ho provocato. Ma tu niente. Sembravi che non ti interessassi. Sapevo che non era vero. Mi sfuggivi. Tu mi volevi ma ti frenava il pensiero che io ero tua madre. È così?”
Come posso dirle che non è vero.
“Se ti dico che è vero mi permetterai di sostituire mio padre nel tuo letto? sempre, sia di giorno che di notte? Smetterai di concederti ad altri?”
“Vuoi essere il mio uomo? Vuoi che sia solo tua? Tanto mi ami? Quanto ho sperato che un giorno me lo avresti chiesto. Ebbene si, sarò solamente tua. Sarò la tua puttana notte e giorno. Ti pongo una sola condizione. Quando saremo insieme a fornicare non dovrai mai chiamarmi per nome. Dalle tue labbra voglio sentire sempre e solamente chiamarmi per quello che sono cioè la tua mamma.”
“Perché? Sarai la mia donna perché non posso chiamarti per nome? Sam è un bel nome.”
“Io sono tua madre e lo sarò sempre anche quando faremo sesso. Il nostro sarà un rapporto immorale non accettato dalle leggi di questo paese. Noi fornicheremo e ci accoppieremo ogniqualvolta lo desideriamo ma sempre fra le mura domestiche e mai nessuno dovrà sospettare che fra noi due c’è qualcosa che travalica il rapporto di madre figlio; io sarò la tua amante fra le mura di casa ed in ogni posto dove nessuno ci conosce. L’accoppiamento tra consanguinei, in particolare tra genitori e figli, per la morale comune non è ammesso. Eppoi sentirmi chiamare “mamma” quando il tuo sparviero ghermirà la mia passera rende il fatto molto più eccitante. Ora, per favore, smettiamo di parlare e pensiamo a cose concrete. Rinviamo ad altri momenti eventuali altre domande. Dai vienimi sopra e realizza il tuo sogno.”
Non mi sembra vero. Forse sto sognando. Mia madre, la donna dei miei perversi pensieri, mi chiede di stendermi su di lei e possederla.
“Girati. Non voglio che tu mi guardi.”
“Non dirmi che hai vergogna di fornicare con tua madre?”
“Un poco. Ma il motivo vero è che voglio possederti e solo prendendoti da dietro ti sentirò completamente mia.”
“Vuoi mettermelo nel culo? Vuoi sodomizzarmi? È questa la punizione che vuoi darmi per averti tenuto in disparte?”
“No, mamma. Anche se mettertelo nel culo è uno dei miei tanti desideri oggi voglio solo chiavarti e lo voglio fare standoti dietro. Sfondarti il culo sarà in un momento diverso. Dai girati.”
“Dio mio; ho svegliato un mostro. Come vuoi che mi metta?”
“A pancia sotto e con le cosce allargate al massimo.”
Si stacca dal mio corpo e si stende a pancia sotto ed allarga le cosce. Mi posiziono fra le sue cosce e mi stendo sulla sua schiena; con le braccia le circondo il torace e con le mani vado ad ancorarmi alle sue due boe. Con le dita le artiglio i capezzoli e glieli strizzo.
“Ahi! Mi hai fatto male. Non c’è bisogno di farmi male. Non scappo. Sono qui. Sto aspettando che tu decida di far entrare il tuo falcone nel mio nido. Dai, fa presto. Mettimelo dentro. Amami.”
Il mio falcone è pronto a spiccare il volo. Con brevi movimenti del bacino trovo la strada per guidare il mio sparviero fra la fenditura dietro la quale si trova il nido materno. Entro ed affondo fino alla radice nell’agognato ventre di mia madre.
“C’è ne voluto del tempo, ma finalmente sei mio. Guai a te se oggi sarà solo il soddisfacimento di un tuo sogno. Voglio che tu mi ami ”
Porto la mia bocca vicino al suo orecchio.
“Mamma, tu non sarai solamente la mia puttana. Oggi sei nel mio letto ma dopo verrò a stare nel tuo letto e sarai mia anche come moglie.”
Sam gira la testa e fissa i suoi occhi nei miei.
“Che intendi quando dici che ti sarò anche moglie?”
“Non potrò sposarti perché nessuno sposerebbe un figlio con la propria madre. Però saremo conviventi e possiamo fare tutto quello che una regolare coppia fa quando sono legati dal vincolo matrimoniale.”
“Oh! Non stai pensando di mettermi incinta? Noi bambini non possiamo farli. Siamo madre e figlio; non possiamo generare. Siamo consanguinei.”
Mi sto avventurando in un discorso pericoloso che può inficiare il mio avvenire nel letto di mia madre. Mi conviene troncare il discorso. La stringo forte contro il mio torace e comincio a stantuffarle il pistone nella pancia. Mia madre non è una cretina.
“È inutile che cerchi di distogliermi. Noi due dobbiamo parlare. Fare figli è un problema serio. Tu non puoi mettermi incinta. Nella mia vita c’è ancora tuo padre.”
“Sarà l’occasione per divorziare. Se ti sa gravida capirà che il figlio non è suo. Vi separerete e tu sarai solo mia. Non dovrò dividerti con lui.”
“Sappi che se tuo padre si accorgerà di noi due ci ammazzerà.”
“Mamma, papà se voleva ammazzarti lo avrebbe fatto già da tempo. È mancato solo che ti facessi scopare sotto i suoi occhi.”
“SI, hai ragione, ma quelli non sono figli suoi, tu lo sei. Credi che sapere che tu mi chiavi lo lasci indifferente? Io credo di no. La cosa lo farebbe uscire di testa e prevedere come finirebbe mi mette paura.”
Non le rispondo. Devo fare il possibile per distogliere la sua mente da quello che ci siamo appena detto. Do una spinta un po con più forza ed il glande urta contro il suo utero.
“Ahia! Fai piano altrimenti l’utero me lo spacchi ed il figlio non potrò più fartelo.”
“Allora lo vuoi anche tu? Che puttana che sei.”
“Certo che lo voglio. È da quando ho cominciato a fantasticare su noi due che ho sempre sognato di farmi mettere incinta da te. Ci pensi sarei madre di un bambino il cui padre saresti tu e sarei anche nonna perché il bambino che nascerebbe essendo figlio del mio primo figlio sarà anche mio nipote.”
“E a papà cosa diresti?”
“Quando sarà il momento ci penserò. Ora datti da fare che il mio ventre è ansioso di ospitare il frutto del nostro fornicare.”
Mi do da fare. Divento l’unico suo uomo. Anche mio padre viene tenuto lontano dal suo letto; dopo un anno loro due giungono al divorzio ed io prendo possesso a pieno titolo del posto che fu di mio padre nel letto matrimoniale. Le riempio la pancia; le farcisco l’utero con i miei spermatozoi. Mia madre è una mantide. Mi consuma. Ogni volta che ci accoppiamo mi incita a riempirle il ventre non solo con il mio cazzo ma anche e soprattutto della mia forza..
“Dai, cosa aspetti? Lo vuoi questo figlio? vuoi che io sia la madre di tuo figlio? allora pisciami nella pancia la tua forza. Allagami il ventre. Affoga il mio utero col tuo seme. Ara la mia terra. Fecondami.”
Lei non rinuncia ad essere madre e nonna. La fecondo non una ma due volte. Di figli ne nascono due: un maschio ed una femmina e sono entrambi sani. Oggi mia madre ha superato l’ètà necessaria a poter procreare. Il suo ciclo biologico si è esaurito. Con la scusa di mettere a tacere sospetti nati tra i conoscenti mi suggerisce di prendere moglie. Io non voglio lasciarla. Lei mi dice di non preoccuparmi; che non ha nessuna intenzione di lasciarmi fra le braccia di un’altra donna. Io sono il suo uomo e non mi lascerà andar via. Nonostante abbia preso moglie il mio rapporto con mia madre dura ancora oggi. Mia moglie sa di me e di mia madre e per lei non è un problema.