i racconti di Milu
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Indice
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Con l’adolescenza sono cresciuto, purtroppo non solo in altezza, ma anche in larghezza. Nonostante una vita abbastanza sportiva, il mio regime alimentare non proprio corretto mi ha portato a sfiorare il quintale (x 1.77 di altezza). Dei correttivi con la dieta e il consiglio di iniziare palestra, soprattutto quando l’inverno mi impedisce di dedicarmi a corse o ciclismo all’aria aperta, sono il nuovo dettato. Due miei cari amici, Filippo e Francesco, si alternano tra loro per venire in palestra insieme a me e cercare di supportarmi e non lasciarmi solo in questo periodo delicato.

Negli spogliatoi cominciamo a parlare della scuola e dei nostri problemi.
- Matte! Grazie per matematica!! Sette e mezzo!!!
- Sei stato bravo!
- Merito tuo che mi hai aiutato a capire le disequazioni!
- Ricordatelo, noi cominciamo la Divina Commedia, mi sto cagando sotto!
- Non è difficile, ricordati quando abbiamo studiato quei due canti alle medie! E’ interessante
Siamo stati in classe insieme, elementari e medie. Lui è bravo nelle materie umanistiche, io in matematica, lui liceo classico e io scientifico. Studiamo spesso assieme, per colmare uno le lacune dell’altro. Ma nella mia testa ora passa altro.
- Sabato ci vieni al compleanno di Giacomo?
- Dove la fa’ la festa? Comunque non sapevo nulla.
- Mi ha detto lui di invitarti, andiamo nella nuova discoteca di Bologna. Prima cena in centro.
- Mi fa’ piacere. L’ho visto l’altro giorno. Ha fatto un gran cambiamento
Io intendo che Giacomo è diventato un bel pezzo di gnocco, Francesco non capisce. O almeno, finge di non aver capito. Da una parte sto rodendo, i miei amici diventano più belli diventando grandi, io invece ingrasso, dall'altra inizio ad essere sempre più attratto dai miei coetanei. Mentre parliamo di Giacomo però sto guardando Francesco. Si sta spogliando davanti ai miei occhi, Il suo cazzo è bello grande, un corpo perfetto. Cerco di non farglielo notare, ma non sono così convinto di riuscirci così bene.
Gli dico che ho dimenticato i ricambi a casa, quindi non farò la doccia. Preferisco passare per uno che non si lava, piuttosto che lui veda il mio cazzo diventato duro come il marmo alla vista del suo bel corpo.
La sera mi masturbo per la prima volta pensando a lui, a leccare i suoi piedi, a essere dominato e posseduto dal suo corpo perfetto.

Ero appena maggiorenne. Annunci on line. C’è un escort brasiliano che ospita a Bologna per qualche giorno. Si fa’ chiamare Ricardo. Moro, culo bello, ma abbastanza importante, belle gambe e bei piedi. Ha 21 anni. Il problema è il viso. E’ il sosia di Francesco!!!!
Gli scrivo, cerco di trattare sul prezzo, gli faccio capire che non sono uno di quei vecchi bavosi che paga un ragazzo giovane perché non riuscirebbero a ottenere attenzioni da lui in altro modo. I 100 euro iniziali diventano 60, quando mi vede di persona 40.
Ricardo mi mette sul letto, mi lascia in slip, lui si muove sul letto. La sua voce effeminata e il suo italiano storpiato dalla sua limitata conoscenza della lingua sono sexy, ma sono il suo viso e il suo corpo che mi eccitano, facendomi pensare di essere posseduto dal mio migliore amico. Si siede sul mio viso, facendomi leccare il culo, mette prima un piede, poi l’altro sulla mia bocca, fa’ degli sputacchi sul mio viso e in bocca, che per me sono come dei baci. Mi mette il c4zzo in bocca, succhio, quando capisco che sta per venire mi allontano. Vorrei ingoiare, ma realizzo che non è Francesco, lui si è scopato e fatto scopare da mezzo mondo e ho paura che possa avere delle malattie sessuali. Indietreggio troppo tardi, viene sui miei occhi. Subito non realizzo, poi mi spavento, terrorizzato di aver potuto prendere qualcosa di brutto. Ricordo la paura e l’attesa spasmodica fino al momento in cui ho ricevuto gli esiti del test. Tutto negativo, a parte una mononucleosi, probabilmente dovuta dai suoi sputi.
Un mese di paure, qualche giorno dopo mi prometto di non dedicare più seghe a Francesco. Sto smettendo di vederlo come un amico fraterno, mi sono ridotto al punto di pagare un ragazzo che gli somiglia per sognare di scoparmelo.

Avevamo 20 anni. Capodanno, esattamente un anno fa’. Francesco aveva poca voglia di ubriacarsi, io mi ero sbronzato male per Santo Stefano in discoteca e non ci tenevo a fare il bis. Gli altri della compagnia, nell’appartamento di montagna che abbiamo affittato sono stramazzati a terra, sui divani-letti o nei sacchi a pelo. Un trilocale per 4 persone, noi siamo in 14. Alle sei del mattino andiamo nel bar più vicino a fare colazione. Sarà che ho comunque bevuto qualcosa e un po’ di coraggio ce l’ho, sarà che non ce la faccio a tenermi questo segreto, o almeno di tenermelo con lui, inizio a parlare
- Francesco, sono gay. – dico a bassa voce, in modo che lui senta, ma non il barista e gli altri pochi avventori presenti –
Stava per bere il primo sorso di cappuccino, non lo ha sputato, ha avuto una reazione serena, sembrava quasi che lo sapesse.
- Dimmi, sono il tuo tipo?
Ecco. A questa sua domanda, mi imbarazzo più io.
- Sei molto molto bello, lo sai.
- Quante me ne hai dedicate? Eh ? – dice ridendo.
- Non ce la faccio a dedicartene. Mi sembra strano vederti in questo modo.
- Ma lo hai fatto in passato?
Arrossisco come un peperone, lui già ride prima che dica di sì.
Il sorriso di Francesco mi ha sempre rassicurato. Lui sapeva già prima che dicessi qualcosa. E’ due mosse avanti a me. Sapeva della mia omosessualità, della mia attrazione per lui, della mia attrazione per Giacomo, dell’indole dominante di Giacomo che ben si sarebbe conciliata con la mia attrazione per lui.
E’ merito di Francesco se Giacomo è diventato mio padrone. E’ colpa di Francesco se Giacomo non è più mio padrone. Francesco ha un video in cui io lecco i piedi, spompino e mi faccio umiliare da Giacomo. Mi tiene in pugno. Se disubbidisco il video verrà condiviso. E ora appartengo a lui.
La persona bella, onesta e solare si è trasformata in uno stronzo senza cuore. Sono il suo passatempo. Sono la sua puttana.

Ed è proprio così che mi sveglio, per terra, sul freddo pavimento del bagno dell’appartamento di Firenze. Questi tre momenti della mia vita, situazioni reali che stanotte ho rivisto nei miei sogni, ma la realtà di oggi è un incubo. Ho la parrucca e sono travestito da donna. Ho un rossetto scuro sul viso, due segni scuri e puzzolenti sulle guance.
Francesco è andato via da poco, dopo una notte in cui mi ha umiliato allo sfinimento. Ero il suo migliore amico, ora non so più che cosa sono.
Mi guardo allo specchio, con il rossetto scrivo “puttana” e comincio a piangere a dirotto. Accendo la radio, c’è una canzone dei Linkin Park, l’anno scorso per il mio ventesimo compleanno andai a vederli a un concerto proprio con Francesco, all’interno del brano si sente dire “leave the posion from off my skin”, togli il veleno dalla mia pelle. Sembra il mio stato d’animo in quel momento. Comincio a lavarmi la faccia, mi tolgo i vestiti. Vorrei bruciarli. Faccio la doccia.
Appena esco dalla doccia sento girarsi le chiavi. Sono terrorizzato al pensiero che Francesco sia rientrato, ma la voce è di Giacomo, in questo periodo è stato poco a Firenze, ma si vede che oggi deve dare un esame.
Faccio in tempo solo a pulire lo specchio.
Viene ad abbracciarmi, sono in accappatoio. Ho tolto il rossetto dalle mie guance, ma non le occhiaie e il dolore che provo. Il veleno sulla mia pelle c’è ancora, e come se c’è ancora. Comincio a piangere a dirotto davanti a lui.
- Cosa succede Matte?
E’ una domanda a cui non posso rispondere. Se gli dico di Francesco è la fine. Francesco ci metterà un secondo a capire che mi sono confidato con Giacomo e ancora meno a sputtanarci col video. Lui è due mosse avanti a me. E alla sua domanda seguono solo altre lacrime amare.