i racconti di Milu
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Maria João aveva già guadagnato abbastanza per quella sera, per questo motivo invero non aveva voglia di nessun altro cliente. Lei si era già lavata e struccata, si era infilata le mutande di cotone bianco al posto del perizoma di colore rossonero con una camicia da notte rosa stampata con dei fiori. Non aveva altri appuntamenti né voleva riceverne dei nuovi, tuttavia s’affacciò alla finestra quando si sentì chiamare per nome, guardò giù e un sorriso le allargò le labbra quando intravide Joaquim:

“Sei arrivato tardi, spiacente ma ho già chiuso le gambe” - anche se per lui le avrebbe riaperte più che volentieri, perché lui pagava bene, era bello, per il fatto che a letto la faceva godere come pochi.

“Maria João, io non sono venuto qui per scopare”. Non subito almeno, finché Maria João non avesse lenito fra le sue tette il disgusto che gli avvelenava lo stomaco.

“E’ soltanto che quest’oggi non ho voglia di dormire da solo, ma ti pagherò in ugual modo”.

Maria João scese per le scale e gli aprì la porta. Peccato che non fosse venuto per scopare, lei l’avrebbe fatto volentieri, ma una volta che lui fosse stato nel suo letto era ancora da vedere come sarebbe andata realmente a finire.

“Hai perso l’incontro?”.

“No, al contrario, l’ho vinto”.

“Da come sei messo si direbbe senza dubbio che le hai prese, poi hai tutti i vestiti sporchi e strappati. Che cosa diavolo hai combinato stasera dopo la lotta?”.

Lei lo invitò a entrare in casa esaminando accuratamente le sue condizioni con sollecitudine. Joaquim era solo di due o tre anni più giovane di lei, ma con tutto ciò le ispirava un senso di tenerezza quasi materno:

“Ho fatto a pugni con un amico. Che cosa dovevo dire con un tizio che voleva incularmi a tutti i costi”.

“Che deliziosi amici che hai se ti conciano in tal modo. Guarda qui, sei tutto un livido. Ti fa molto male?” - mentre lei gli sfiorò il viso contuso.

“Un po’, ma lui comunque è conciato peggio. Perché non sei venuta a vedermi lottare stasera?”.

Il tono di Joaquim era amaro, contrariato e deluso così come il sapore che aveva in bocca, giacché era quasi un’accusa, un’autentica denigrazione, perché sapeva che se lei fosse stata presente non sarebbe potuto succedere quello che era avvenuto; se lui avesse avuto una donna accanto a sé non avrebbe potuto farsi donna lui stesso e baciare un uomo, masturbarlo fino all’orgasmo e averne uno lui, soltanto nel sentire un grosso cazzo duro cercare di forzargli il culo. Aveva ancora la stoffa degli slip e dei jeans umidi di sperma, dato che non vedeva l’ora di levarseli per cancellare in modo definitivo con una doccia la prova di quanto lo aveva eccitato quello che Luis aveva cercato di fargli.

“Sarei venuta volentieri, ma avevo un cliente che mi voleva per tutta la serata, cena e dopo cena compresa. Non potevo rifiutare, sai anche tu com’è e come va a finire in questi casi” - rispose lei.

Sapeva anche lui com’era, perché battersi nei combattimenti clandestini del Corner Bar non era molto diverso da prostituirsi. Là dentro si pattuiva una cifra, dopo quello che il suo corpo avrebbe dovuto fare e subire per guadagnarsela, stava in conclusione a lui farselo piacere oppure no per uscirne fuori alla meno peggio. Come Maria João vendeva il suo corpo per appagare ed esaudire gl’istinti degli altri, nel frattempo appagava il suo e che fosse violenza anziché sesso non cambiava di molto le cose. Era soltanto più pericoloso, in quanto lo faceva sentire ancora più vivo. Lui seguì Maria João in camera sua, si spogliò e riuscì a farsi una doccia prima che lei s’incollasse addosso con quel fare vistoso da gatta in calore che invariabilmente glielo faceva drizzare, visto che era ovviamente quello che lei ambiva mettendosi dopo cavalcioni del suo cazzo godendone a più non posso. Per certi versi non avrebbe saputo dire perché pagava Maria João, poiché era stata lei ad adescarlo abilmente dopo che aveva vinto il suo primo combattimento clandestino sul ring del Corner Bar. Lei in quella circostanza gli aveva agguantato la testa, gliel’aveva infilata nella scollatura e lui si era perso inevitabilmente su quei due grossi meloni sodi, che sembravano voler scappare dal reggiseno a balconcino evidenziandoli ancora più sporgenti. Lui li aveva succhiati con la bocca e con le dita, l’erezione era nettamente visibile nei pantaloni, finché lei non gli aveva sussurrato in modo ansimante:

“Scopami, dai su infilamelo, perché non resisto più”.

Lei lo aveva accortamente condotto nel bagno degli uomini, si era appoggiata a un lavandino e si era alzata la gonna, là di sotto non portava niente e la sua fica pelosissima e bagnatissima era in mostra tutta per lui. Joaquim aveva sentito il cazzo tendersi spasmodicamente nell’urgenza d’entrarle dentro, perché l’aveva sbattuta con dei colpi feroci strappandole un urlo a ogni spinta, del tutto incurante della fila d’uomini che entrava in bagno per liberarsi e poi si fermava per guardare lo spettacolo. Dopo che avevano finito di scopare come degli animali in calore lui ci era rimasto un po’ male mentre lei asciugandosi la fica gli aveva rudemente annunciato:

“Sono cento dollari. Di solito ne chiedo di più, ma tu mi sei piaciuto e ti faccio lo sconto”.

Ovviamente lui non voleva mettersi a discutere con una puttana brasiliana per cento dollari, quando ne aveva appena vinti almeno venti volte tanto, in ogni caso era stata una gran bella scopata. Il fatto che lei ne avesse goduto quanto lui non cambiava la regola che le puttane vanno pagate. Anche lui ci aveva provato gusto come non mai a fare a pezzi il suo avversario a suon di pugni, e non per questo si meritava di meno i soldi che aveva vinto. Da quella volta tutti i fine settimana dopo la lotta, Maria João se lo portava a casa e lo scopava fino a sfinirlo lasciandogli pacificamente passare la notte nel suo letto, di mattina lo svegliava con un pompino e mentre lui si rivestiva gli chiedeva i soldi. Più lo scopava e più gli chiedeva come se fosse stato lui a decidere e a pretendere, eppure a lui non importava pagare, perché gli piaceva il modo in cui Maria João riusciva a farlo sentire, vale a dire un uomo a disposizione d’una donna, un corpo fatto per soddisfarne un altro, poco più che un cazzo duro per gratificare ampiamente le sue voglie. Gli piaceva anche se fosse stata lei a prendere l’iniziativa, esattamente come gli piaceva che la prendesse Luis, malgrado ciò doveva smetterla di pensare a Luis, visto che era venuto da Maria João per dimenticarsi di lui.

Dopo la doccia si era infilato nudo sotto le lenzuola accanto a Maria João e aveva nascosto la faccia fra le sue tette, cercando di cancellare in mezzo a tutto quel morbido il ricordo della consistenza diversa, più dura e più soda del corpo di Luis che ancora gli riempiva le mani. Non era facile, per quanto la femminilità di Maria João lo avvolgesse di carne liscia e profumata e lui ci sprofondasse beatamente come in un guanciale, tenendo gli occhi chiusi, la bocca nell’incavo fra i seni e l’odore dolce e tenue di pelle di donna nelle narici, Joaquim non riusciva ad abbandonarsi totalmente alle sensazioni voluttuose che il suo corpo gli prometteva. Luis gl’impregnava i sensi come un veleno e Joaquim non vedeva che lui dietro le palpebre chiuse: il suo viso, il suo corpo e il suo sesso, il suo sesso soprattutto sporgente dalla patta aperta dei calzoni, quasi minaccioso e così grosso da far sentire lui meno uomo. Nelle orecchie aveva ancora la sua voce che lo istigava a lasciarsi andare e nelle narici il puzzo d’alcool del suo fiato e il miscuglio irresistibile del profumo che aveva addosso, dell’odore naturale della sua pelle e del suo sudore, così diverso dalla fragranza di Maria João, però così simile al proprio da farlo impazzire. Per quanto le sue mani accarezzassero mollemente le natiche polpose e soffici di Maria João, in un gesto che aveva sempre provocato la reazione istintiva del suo cazzo, era evidente che stavolta non era quello che desideravano, giacché rimpiangevano la sensazione insolita e diversa della pelle ispida di Luis e del suo torace robusto e muscoloso coperto di folti peli biondi che ora avrebbe voluto percorrere in lungo e in largo con la lingua assetata del corpo d’uomo come il suo.

Per la prima volta la sua virilità restava inerte fra le braccia di Maria João, come disorientata dal contrasto fra quello che aveva a disposizione adesso e quello che un’ora prima aveva appena assaggiato senza saziarsene. La sua stessa indifferenza verso di lei lo riempiva d’angoscia, dal momento che si vergognava di sé stesso per il fremito caldo che invece gli ribolliva nel cazzo ogni volta che Luis gli tornava in mente. E poiché l’erezione di Luis gli ingannava il cervello in sostanza senza sosta, presto quei fremiti ripetuti gl’irrigidirono la mazza in una tensione che il corpo di Maria João non poteva alleviare. Voleva Luis e voleva un cazzo, anche se poteva ammetterlo solamente con la faccia sprofondata fra i seni di Maria João. Il suo membro iniziò a strofinarsi in modo automatico sui fianchi nudi di lei ma senza cercarla davvero, soltanto per il piacere fisico della sua pelle calda e setosa contro il glande. In realtà, sentiva ancora il cazzo di Luis premergli con prepotenza fra le natiche e spingere senza complimenti sulla fessura, perché il desiderio di prenderlo dentro ora gli sembrava così netto, giacché teneva le mani sul culo di Maria João per riuscire a tenerle lontano dal proprio. Ignara, lei sentiva solo la lusinga della sua erezione contro la coscia. Si mosse contro di lui, con un mugolio d’incoraggiamento. Aveva la sua faccia schiacciata sui seni e anelava la sua bocca sulla carne sensibile dei capezzoli, tuttavia lei era una professionista, visto che i suoi desideri venivano dopo quelli del cliente.

Tutto quello che Joaquim voleva quella notte era il conforto materno di due grosse mammelle tra cui nascondersi, sia pure a malincuore, lei non avrebbe insistito, perché si sarebbe accontentata del piacere di starsene fra le sue braccia. Non che fosse facile, perché Joaquim l’aveva attratta fin dalla prima volta che l’aveva visto fare a pugni sul ring del Corner Bar, tenuto conto gli era venuto a piacere sempre di più dopo ogni fine settimana passato con lui. A letto lui era un animale fatto per il sesso e fuori dal letto aveva un modo di fare un po’ impacciato e scontroso, visto che gli sembrava irresistibile quanto il broncio d’un ragazzino. E adesso con la sua erezione addosso, lasciarlo spingere a vuoto le sembrava uno spreco. Scese sennonché per cercargli il cazzo con la mano e lui la lasciò fare ma senza incoraggiarla, lei si mosse contro di lui aprendo le gambe e offrendogli il bacino, lui mugugnò che non gli andava e per la prima volta in vita sua si tirò indietro davanti a una fica che gli s’offriva nuda e aperta. Insolitamente la sua asta perse qualcosa del suo vigore e s’ammorbidì tra le sue dita che cercavano di guidarla fra le sue cosce:

“Maria João, per favore non stasera” - mormorò lui al colmo dell’imbarazzo. La sua erezione in quel frangente era tutta per Luis sebbene quel contrasto lo spiazzasse sgradevolmente:

“Maria João sono davvero a pezzi, sento male dappertutto”.

“La piccola Maria João ha un rimedio per tutto. Tu mettiti giù comodo, perché al resto ci penserò io”.

Lei s’accoccolò fra le sue gambe aperte. Poteva rinunciare al piacere per sé, ma non a quello di dar piacere a lui.

“No, Maria João, dai smettila, non ne ho voglia”.

Lei approfittò del cedimento della sua erezione per ingoiarglielo tutto in un boccone. Luis boccheggiò di piacere. La sua bocca cominciò a masticargli il cazzo fra la lingua e il palato e quello le crebbe prodigiosamente in gola, finché dovette accontentarsi di succhiarne solamente la punta gonfia e liscia:

“Maria João su fermati, non ho voglia d’un pompino” - disse lui sempre più debolmente, perché il piacere gli saliva a ondate nei lombi e diventava sempre più difficile resistere a quel risucchio smanioso e vorace.

Il problema, in realtà, non era certo la sensazione deliziosa d’alloggiare il cazzo nell’antro caldo e morbido della bocca di Maria João, il reale grattacapo era che per quanto lei ci sapesse fare lui non riusciva a non pensare che fosse Luis a farlo godere in quel modo, perché a quel pensiero ricorrente il cazzo gli diventava più duro e il piacere diventava più intenso, lui chiudeva gli occhi, s’abbandonava sul letto e rivedeva Luis intento a prendersi amorevolmente cura del suo uccello. Per quanto Maria João fosse bella e sensuale, era la bocca sottile di Luis e le sue guance ruvide di barba che Joaquim immaginava intorno al suo cazzo adesso, dato che non avrebbe voluto ripensare a lui. Lui era nel letto di Maria João per dimenticare tutto quello che era successo con Luis e per sentirsi di nuovo uomo, ma il suo corpo non gli dava scelta. Non era lei che il suo cazzo voleva adesso, ma le mani e la bocca di Luis addosso e il suo cazzo dentro. L’uccello gli pulsò di desiderio nella bocca di Maria João alla sola idea, perché se invece di prenderlo a pugni l’avesse lasciato fare l’avrebbe sverginato, violato, aperto e infilzato sul suo grosso spiedo come un capretto. Ancora quella scossa d’eccitazione dalla testa alla base del cazzo sopraggiunse:

“Maria João smettila, per favore”.

A dire il vero, non era lei che vedeva china sul suo membro, ma Luis che lo spompinava con una bramosia che di rado aveva trovato in una donna. Risentiva la sua lingua stuzzicarlo energicamente sopra e sotto l’orlo del glande rigonfio di piacere girare tutto attorno avvolgendolo come un serpente, picchiettargli di colpetti avidi il frenulo e raccogliere dalla sua piccola fessura tutto il fluido che stillava:

“Oh, Maria João, su fermati”.

Lei rispose soltanto con un lungo mugolio la cui dolce vibrazione lo fece fremere e lui rinunciò a dissuaderla. Al diavolo, per quella notte aveva già resistito abbastanza, giacché adesso aveva bisogno di godere di nuovo pensando a Luis, altrimenti non sarebbe mai riuscito a toglierselo dalla testa. Le mani gli si posarono d’istinto sulla testa di Maria João e iniziarono a imprimerle il ritmo giusto per portarlo all’orgasmo, il respiro gli si ruppe in piccoli gemiti e mugolii cui Maria João rispondeva con i suoi senza staccare le labbra dal cazzo, a tal punto rapidamente Joaquim non fu più in grado di censurare niente di quello che la sua fantasia sovreccitata partoriva accoppiandosi con i suoi desideri più segreti. Il cazzo di Luis diventò il protagonista incontrastato dei suoi pensieri, visto che rivedeva ogni dettaglio come se lo avesse ancora sotto gli occhi: la forma e le dimensioni, le vene e le nervature dell’asta e il modo in cui la sua cappella superba non era già completamente esposta come la sua, ma il prepuzio ne avvolgeva l’orlo inferiore finché la sua mano non aveva tirato la pelle verso il basso rivelandola in tutta la sua grossezza. La risentiva scivolare nel pugno e bagnargli abbondantemente il palmo di fluido che adesso avrebbe dato per raccogliere con la lingua, però presto si trovò a pensare di fare a Luis quello che Maria João stava facendo a lui. Quella fantasia fece subito salire la sua eccitazione alle stelle, in quanto si sforzò di dominare l’impulso d’accelerare il ritmo e venire per avere il tempo di assaporarla fino in fondo e passare al resto:

“Maria João, fallo durare più a lungo” - disse agguantandola per i capelli e allontanandole la bocca.

Lei ubbidì e cambiò il modo e il ritmo di stimolarlo in modo da mantenere il suo piacere costante senza farlo arrivare al culmine, Joaquim gliene fu immensamente grato. Il film nella sua mente non era ancora finito, perché sentiva che venire ora gli avrebbe lasciato il bisogno di masturbarsi poco dopo pensando al seguito. Il seguito era che Luis tornava da lui e glielo ficcava dentro prima che lui riuscisse a dire no. Lo schiacciava contro il muro in un vicolo di Buzius a Rio de Janeiro, gli abbassava i jeans a forza e lo inculava senza complimenti lì per strada, insultandolo di brutto per come lo aveva trattato qualche ora prima:

“Maria João, dai mettimi un dito nel culo” - disse Joaquim, quando gli sembrò di non poter più resistere senza il cazzo di Luis.

China sul suo cazzo lei riuscì a mascherare la sua sorpresa, ma in cuor suo restò del tutto spiazzata: quello era un tipo di richiesta che i suoi clienti abituali non le facevano mai, perché nessun fusto brasiliano avrebbe mai corso il rischio di passare per frocio. Un po’ insicura fece come se il dito avesse dovuto infilarlo nel suo, lo bagnò bene di saliva e del succo della sua fica, poi lo appoggiò al buchetto di Joaquim e lo spinse dentro il minimo indispensabile. Joaquim fremeva, il dito di Maria João era piccolo e timido, in quanto non poteva in nessun modo recitare la parte del cazzo di Luis come lui avrebbe desiderato. Andava appena oltre lo sfintere, non spingeva e non scavava, restava lì senza energia, quando lui avrebbe avuto bisogno di sentirsene riempire. Lei fu tentata di metterne due o tre e affondargliele dentro con tutta la sua forza, tuttavia non ebbe il coraggio, perciò si limitò a cercare di sentirlo più che poteva con i movimenti del bacino, mentre intanto aveva iniziato a spingere velocemente il cazzo nella sua bocca. Le appoggiò le mani sulla testa per tenerla in posizione, poi lasciò che la sua fantasia lo riportasse nel vicolo a subire i colpi d’un Luis arrapato e furioso che lo fotteva e lo sculacciava simultaneamente:

“Oh, sì così, succhia Maria João, dai succhia”.

Lui sborrò con un rantolo strozzato afferrando convulsamente i capelli di Maria João per costringerla a lasciargli il cazzo e innaffiarle la faccia di sperma. Subito dopo, mentre ancora il sesso gli pulsava caldo di piacere annullando ogni altro pensiero, baciò la bocca di Maria João gocciolante del suo seme e glielo leccò via dalle guance a occhi chiusi, dopo s’allungò di fianco a lei abbracciandola da dietro, mentre con il cazzo stanco appiccicato al cotone della sua camicia da notte e il naso seppellito nei suoi capelli lucidi e profumati, cercava di tenere a bada la vergogna che gli montava dentro come la nausea:

“Maria João, non dovrei dirtelo e non te lo dirò mai, però intanto che me lo succhiavi ho pensato a un uomo e adesso ho paura. Perché mi vengono in mente tutte quelle cose? Cose fra uomini e grossi cazzi e tutto il resto? Tutto il loro corpo così uguale al mio e più è uguale più mi piace. Io vorrei buttarmi con la bocca sulla loro pelle e leccare il sapore del loro sudore. Com’è prendere un cazzo in bocca Maria João? Dimmi? Lo fai solo per i soldi che chiedi in cambio, o ti piace davvero l’odore e il sapore del cazzo e della sborrata? A me arrapa più di qualsiasi profumo Maria João, lo so e l’ho sempre saputo da come mi piace leccarmi via lo sperma dalle dita. Ti piace anche nel culo Maria João? Com’è quando ti sbattiamo le budella, godi davvero come ci vuoi far credere per i soldi che spendiamo? Dimmi, la senti realmente la mia sborrata quando t’inonda il culo? Dio Maria João, solamente per una notte vorrei essere al tuo posto, vorrei essere te, per sapere cosa si prova a soddisfare un uomo e poi scegliere, però ho troppa paura, così domani dimenticherò Luis e dimenticherò tutto quello che ho fatto stanotte, tornerò a essere un uomo da cima a fondo e ti scoperò per bene Maria João”.

Maria João stava finendo di truccarsi davanti allo specchio del bagno, così faceva tutte le mattine per uscire anche solamente per fare due compere, Maria João si vestiva, si pettinava e si truccava come se dovesse recarsi a un appuntamento amoroso. Essere bella e seducente, per lei era una necessità interiore oltre che un lavoro, in quanto non avrebbe mai sopportato che qualcuno la vedesse trasandata. Nel momento in cui Joaquim sonnecchiava ancora nel suo letto, lei si era sfilata la camicia da notte di tela e gli slip di cotone bianco per mettere un intimo di pizzo, una gonna nera a balze che le arrivava appena sopra il ginocchio e una maglietta rossa aderente. Le scarpe le aveva scelte sempre rosse con il tacco alto, dato che non le interessava essere elegante, quello che in effetti voleva era che gli uomini si girassero per guardarla, che la desiderassero, che guardassero le sue natiche ondeggiare al ritmo dei suoi passi e sognassero d’afferrarle, d’aprirle e d’infilarci il cazzo in mezzo, per il resto potevano pensare di lei quello che più aggradava loro. In quell’occasione Maria João stava mettendo il mascara, gli occhi spalancati e la bocca socchiusa, il busto proteso verso lo specchio e il sedere all’infuori quando sentì le mani di lui accarezzarle le gambe dal basso. Guardò giù e lo vide accosciato ai suoi piedi nudo come un verme e bello come un angelo, la bocca s’aprì in un sorriso:

“Joaquim, ti sei già svegliato? Stavo giusto uscendo a prenderti qualcosa per colazione. C’è qualcosa che vuoi in particolare?”. Adorava farlo sentire coccolato e viziato, anche se poi gli chiedeva i soldi:

“Quello che voglio per colazione ce l’ho già qua, non c’è bisogno che tu esca. Continua tranquillamente a truccarti”.

Iniziò a baciarle una gamba risalendo dal polpaccio alla coscia, le alzò la gonna per arrivare con la bocca fin su dove la coscia si congiunge al sedere mordicchiandole delicatamente la carne soda e soffice delle natiche, lei ebbe un piccolo brivido e rise:

“Se continui così mi farai solletico” - disse dimenando i fianchi.

Joaquim lasciò ricadere l’orlo della gonna in modo che la sua faccia ci stesse nascosta sotto poi scostò le mutandine di pizzo di Maria João e infilò il naso tra la fica e il culo. L’odore di femmina gli piaceva ancora, il cazzo si era risvegliato mentre spiava Maria João che si preparava per uscire; non sapeva neppure lui perché, ma osservare una donna farsi bella gli faceva sempre quell’effetto e adesso che era accucciato fra le sue gambe con le labbra a pochi centimetri dalle labbra della sua fica, un’erezione di marmo sporgeva rigida e vogliosa dal suo ventre piatto, sennonché allungò la lingua sulla pelle sensibile alla fine della fica e leccò come un cagnolino. Maria João mandò un mugolio e allargò un po’ le gambe, le labbra lì sotto si schiusero come a invitare la lingua di Joaquim a entrare, lui infilò la lingua nella fessura che s’apriva di sotto cercando il suo sapore insieme a quello dolce e acidulo di donna, lei diede un sobbalzo e gli disse in tono di finto rimprovero:

“Smettila Joaquim, così non riesco a truccarmi bene. Mi fai sbavare il mascara”.

Lui si posizionò più comodo in ginocchio fra le sue gambe e buttò indietro la testa in modo che la sua bocca aderisse perfettamente alla sua fica, fece andare la lingua avanti e indietro dal clitoride al perineo, così Maria João iniziò a vibrare e ad accompagnare i suoi gesti con i movimenti del bacino. Guardandosi allo specchio estrasse dalla profonda scollatura del top entrambi i seni e cominciò a toccarseli ambedue, lei mugolava forte e i suoi gemiti non facevano che accrescere il desiderio di Joaquim d’alzarsi, di farla piegare sul lavandino e scoparla da dietro riempiendosi intanto le mani dei suoi seni. Inizialmente voleva farla venire così, con la bocca, pertanto s’accontentò di lisciarsi l’erezione pulsante con la mano e stringere nel pugno sia le palle tese sia la cappella gonfia di sangue bollente. Sentiva il suo sapore più intenso man mano che il suo succo gli colava in bocca, mentre la sua carne diventava più scivolosa e liscia, insieme più gonfia e consistente man mano che il piacere le montava fra le gambe. Le infilò la lingua all’interno della fica più che riuscì, così Maria João gliela cavalcò come un cazzo incitandolo a fotterla più forte.

Le cosce le tremavano per l’eccitazione, ora s’aggrappava con una mano al bordo del lavabo per reggersi, mentre con l’altra continuava a palparsi il seno e passare da un capezzolo all’altro. Gemeva piano ma continuamente, dato che sussurrava a Joaquim di farla godere con una voce densa di desiderio che lo mandava dritto in paradiso. Avrebbe continuato a leccarla per ore anche soltanto per ascoltare il suo piacere, perché i suoi gemiti e le sue preghiere guarivano come un balsamo miracoloso la sua virilità ancora ferita, ma l’eccitazione che gl’induriva il sesso era sempre più difficile da controllare, perché il suo cazzo aveva bisogno d’uno sfogo più gratificante delle carezze volutamente incostanti della sua mano. A quel punto si concentrò sul suo piacere con l’impazienza di dedicarsi al proprio, cosicché le succhiò il clitoride fino a che Maria João non si sentì venir meno dal piacere e raggiunse l’orgasmo ripetendo il suo nome come un mantra. Poi, dopo che la sua lingua ebbe accompagnato gli ultimi spasmi di piacere della sua fica e raccolto le ultime gocce del suo succo, s’alzò in piedi in tempo per sorreggerla nel suo abbandono, la sollevò tra le braccia e cercò di baciarla mentre lei rideva e si schermiva:

“Smettila, non mi piace il sapore della fica. Sono puttana, ma non lesbica”.

In quel momento la portò in cucina e l’adagiò sul tavolo, le sfilò la maglietta e il reggiseno di pizzo. Per quanto fosse appena venuta non vedeva l’ora che lui infilasse la sua grossa verga nella sua fica ancora pulsante del piacere di prima e la scopasse fino a ottenere un altro orgasmo. Joaquim non la fece certo aspettare per molto: il suo cazzo anelava la stessa soddisfazione, così appena lei aprì le gambe s’infilò dentro con un colpo deciso. Joaquim quasi vacillò per quella sensazione, la testa gli scattò indietro e la bocca gli si schiuse in un gemito. Afferrò il busto di Maria João con entrambe le mani e la tenne ferma mentre si spingeva dentro di lei con affondi lenti e misurati, centellinando il piacere per farlo durare. Si chinò per baciarla, però stavolta Maria João non serrò le labbra e ricambiò il suo bacio mungendo la sua lingua come la sua fica gli mungeva il cazzo a ogni colpo. Joaquim la baciava e la scopava pieno d’una gratitudine che lei non poteva sapere, ubriaco delle sensazioni che il suo corpo di donna gli dava. Gli sembrava di farlo con lei come se fosse di nuovo la prima volta, e di rado, il gusto di fottere era stato così intenso. Soltanto la sensazione dell’umido calore del suo interno gli mandava fremiti di godimento lungo la spina dorsale, poi stringeva i glutei e scivolava in avanti senza fretta, ma fino alla base del cazzo, in quanto il piacere percorreva inesorabile il sesso dalla punta alle palle, ogni centimetro che affondava era un centimetro in più di piacere che provava fino a quella fitta pulsante che segnava il fine corsa.

Di tanto in tanto spezzava volutamente il ritmo e aspettava che l’ondata di sperma che sembrava montargli nei testicoli tesi pronta a tracimare, si riassestasse dentro di lui abbastanza da permettergli di continuare ancora qualche minuto per regalare a Maria João altri affondi che la sospingessero verso il culmine. Quella volta più che mai la sua virilità aveva bisogno del suo piacere come conferma, e nello stesso tempo il suo istinto più animale premeva per godere, godere lui e godere subito, perché la tensione che gli si era accumulata dentro era come nitroglicerina pronta a esplodere alla minima scossa:

“Maria João” - mormorò ansimando sopra di lei, quasi a volerle chiedere il permesso di lasciarsi andare. Lei spinse avidamente il bacino verso di lui.

“Scopami Joaquim, sì, scopami più forte che puoi”.

Joaquim sentì i fianchi di Maria João imprimere il ritmo che voleva al proprio sesso e s’abbandonò a quello. Accelerò i movimenti sentendo come se la sua fica diventasse più elastica e bollente a ogni spinta e che l’avvolgesse più stretto a ogni contrazione. Non passò molto tempo, giacché l’ondata di sperma tornò a spingere inesorabilmente per riversarsi dentro di lei, lui se ne lasciò trascinare senza più opporsi. Le martellò il sesso senza freni affondando in lei nel vortice dell’orgasmo, Maria João andò giù con lui e boccheggiando sentì il piacere sommergerla nel momento in cui lui anche cedette alla prima ondata. Joaquim sentì le sue grida più acute sovrastare i propri gemiti rochi e spinse con tutto sé stesso dentro di lei l’ultima serie di colpi lasciandole in corpo fino all’ultima goccia di sperma, poi lo tirò fuori e si chinò su di lei svuotato di tutto e colmo di debito e di riconoscenza, cercando la forza di riprenderla in braccio e portarla sul letto per abbracciarla come voleva. Grazie Maria João avrebbe voluto dirle, anche se prima d’andarsene avrebbe lasciato sul tavolo duecento dollari.

Tu non sai quanto ne avevo bisogno. Grazie per avermi fatto sentire di nuovo uomo.

{Idraulico anno 1999}