i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Tu comprendi e conosci in maniera spropositata la mia mania per il contegno e per la forma, così appena ho saputo d’un nuovo posto, dove ci si prendono cura del corpo e specialmente secondo metodi naturali, mi sono rapidamente recata lì. Il posto in verità è molto bello, giacché si trova in campagna presso una grande e vecchia casa circondata da un immenso giardino ben curato, che accoglie con molta delicatezza e con garbata discrezione gli ospiti che vi dimorano.

La prima cosa che mi ha impressionato in modo positivo balzandomi subito all’udito è stato il silenzio, dato che potevo sentire il rumore dei miei passi sul ghiaino lungo il vialetto. L’interno era come me lo immaginavo: le stanze in penombra, fresche, arredate con mobili vecchi, niente di più lontano da un istituto d’estetica, in seguito una signorina che parlava sussurrando m’ha accompagnato fino a una stanza che era rivolta sul retro; anche qui dei mobili in legno scuro, due grandi finestre affacciate su d’un giardino di ortensie in un ambiente e in un’atmosfera davvero rilassanti. La signorina m’ha invitato cortesemente di spogliarmi completamente consigliandomi di stendermi su d’un lettino:

“Si rilassi per qualche minuto, poi saremo subito da lei”.

Io mi sentivo molto a mio agio, in quel modo mi distesi a pancia in giù, chiusi gli occhi e mi lasciai andare alle mie fantasie, per il fatto che mi sentivo davvero rilassata, forse anche grazie a un bastoncino fumante all’aroma del sandalo che bruciava in un angolo. Dopo un certo tempo, sentii la porta aprirsi per poi richiudersi e immaginai che fosse la signorina di prima, perciò non aprii nemmeno gli occhi. Il lenzuolo con il quale mi ero coperta venne tolto e due mani esperte e preparate iniziarono a massaggiarmi in modo molto delicato ma efficace cominciando dalle mani, le braccia, le spalle, la schiena, poi i piedi, i polpacci, le cosce, l’interno delle cosce e al termine i glutei. Ero realmente in uno stato di beatitudine e di benessere, perciò non feci molto caso al fatto che mi venne infilato un cuscino sotto il basso ventre. In effetti, ebbi un pensiero veloce sul fatto che il mio sesso era così più in evidenza, sennonché non me ne preoccupai più di tanto.

Devo confessare che in qualche modo ero anche eccitata, però di un’eccitazione calma e distesa, non so come descriverla concretamente. Quelle mani così avvedute e competenti stavano risalendo le mie cosce, quando a un tratto con decisione e con dolcezza al tempo stesso, mi allargarono le natiche e le spinsero in su, poi nel medesimo istante sentii qualcosa di caldo, morbido e umido percorrere la fessura così aperta. In quel preciso istante ero paralizzata dalla sorpresa, impedita dalla vergogna, ma soprattutto neutralizzata dal piacere. Nella mia mente annebbiata e intorpidita s’affacciava il pensiero che avrei dovuto reagire disgustata, indignata e irritata, invece me ne stavo lì bloccata ad ascoltare quella lingua che s’infilava nel mio sesso così liberamente offerto, mi succhiava il clitoride, mi baciava e mi leccava, dal momento che non so in verità quanto sia durato.

Non avevo voglia di pensare a niente, poiché ero in uno stato di radicale bontà, d’assoluta e d’insolita delizia, come mai mi era capitato finora, tutta concentrata ad ascoltare il piacere che con vemenza m’attraversava. Poco per volta quel ritmo rallentò, poi smise del tutto, giacché fui coperta con attenzione, durante il tempo in cui una voce maschile mi disse di rilassarmi qualche minuto prima di rivestirmi.

Quando andai a pagare m’imbarazzai vergognandomi come una ladra, giacché pensavo che tutti sapessero che tipo d’inconsueto servizietto mi fosse stato proposto, dal momento che io che avevo accettato approvando il tutto senza battere ciglio, invece la cassiera mi curò trattandomi con la massima franchezza e naturale scioltezza, invitandomi a fissare il prossimo appuntamento.

Ti devo confessare e al tempo stesso riconoscere, che ci sono tornata più volte, perché ci sono state delle allettanti e interessanti variazioni sul tema, che forse un giorno ti racconterò.

Per adesso ti ringrazio e ti dico ciao, non pensare né rimuginare troppo male di me. Ti saluto, Annamaria.

{Idraulico anno 1999}