i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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L'appuntamento è in uno di quei cinema che sono aperti al pubblico anche di mattina.

Quando voi arrivate, la sala è ancora accesa e abbastanza piena di gente: la cosa non costituisce un grosso problema, almeno per ora.

Tu, Marco, mi individui nel fondo della sala e, mentre spengono le luci, vieni verso la mia poltrona facendo capitare lei accanto a me.

Siamo seduti, quindi con lei al centro, tra noi due: tu a sinistra e io a destra di Francesca.

Sulla nostra fila e in quelle dietro non c’è ancora nessuno. Le poltrone sono dislocate in modo che la parte inferiore del corpo, una volta seduti rimane in una consistente e opportuna penombra.

Lascio scorrere un po’ il film.

Aspetto che lei, Francesca, abbassi le naturali difese che scattano sempre in queste situazioni di vicinanza forzata con sconosciuti, e quando ritengo che sia giunto il momento, provo a farle piedino.

In un primo momento di imbarazzo lei, che non capisce se il contatto è casuale o meno, discosta di poco il suo piede dal mio.

Io, per non lasciarle dubbi e confermarle che il contatto non è casuale, torno a pressare leggermente il mio piede sinistro contro il suo destro.

Francesca, dopo una prima esitazione, valutando una tua possibile reazione di gelosia, decide che sei il suo uomo e devi necessariamente essere messo al corrente di quanto sta subendo e ti sussurra: “Marco, c’è quest’uomo qui a fianco che mi sta facendo piedino”

Tu, che già sai e che ti aspetti una sua reazione, la tranquillizzi: “Ma no, ti pare… sarà un contatto casuale”

“Sarà come dici tu ma a me pare proprio che ci stia provando”

“E tu lascialo fare….”

“Cosa?”

“Vediamo dove vuole arrivare”

Lei, non convinta, si avvicina di più a te e ritrae di nuovo il suo piede, quel tanto che basta per staccarsi dal mio.

Non aspetto molto.

Torno di nuovo a fare pressione verso il suo piede.

“Guarda che ci risiamo”

Ti protendi discretamente in avanti guardando verso di me, per farle intendere che non sei indifferente al suo imbarazzo e la conforti: “Ma, no. Sta guardando il film… stai tranquilla.
“Devo stare tranquilla, dici..?”

Lei volge il viso verso di te, che non sai interpretare il suo sguardo enigmatico.

Non è interrogativo e nemmeno supplichevole di aiuto.

Intuisci che forse sta maturando l’idea di lasciar fare per davvero quello sconosciuto, nel momento in cui solleva impercettibilmente il sopracciglio. E le ribadisci sottovoce: “Ma, si. dai… E poi cosa potrebbe mai fare? Con me presente e con tutta questa gente qui davanti..?!”

Lei si stringe attorno al tuo braccio. E al mio nuovo assalto di piede, forse per ripicca non si scansa più.

In quel momento tu mi vedi fare leva sulla punta del mio piede e avvicinare il mio ginocchio al suo.

Lei ha un sussulto e tu la rassicuri portando la tua mano sulla sua gamba a te più vicina.

Il tuo palmo le stringe dolcemente la coscia.

Eh, si.

Vuoi rassicurarla ma intanto sei già eccitato. Sapendo che io gusterò il calore del suo corpo, come se da li riuscissi a percepire tutta l’emozione contrastante che lei sta sicuramente vivendo. La voglia di prestarsi al gioco, abbandonandosi all’ovvia natura femminile e la paura delle conseguenze che deriverebbero da un malinteso madornale.

Tutto sommato, quella situazione così inedita, insolita e dai risvolti tanto contrastanti sta eccitando anche lei.

E non poco, a giudicare da come si sente bagnata. Con la scusa di aggiustarsi il soprabito sulle spalle, Francesca getta un’ occhiata nella mia direzione.

Una rapida occhiata è sufficiente ad una donna per valutare situazioni anche più complesse...

Mi sembra di sentirla pensare a voce alta: “Avrà poco più di quaranta anni. Che sfrontato! Non mi conosce nemmeno e come può illudersi che io stia al suo gioco? E poi, non lo vede che sono in compagnia del mio uomo? E Marco non è certo trasparente! A proposito di Marco… La sua reazione è stata piuttosto tiepida quando gli ho detto che questo tizio mi stava importunando… vuoi vedere che..!? No, non credo… Insomma, non lo penso capace di…”

Sta cercando di mettere ordine nei suoi pensieri, quando le cade la borsetta verso il lato che la divide da te.

Piegandosi verso terra, nel raccoglierla, non può evitare di far aderire con maggior forza la sua gamba alla mia.

Ne approfitto per sancire definitivamente che il contatto tra le nostre cosce è da me determinato con netta volontà.

Lei nel risollevarsi si avvede che nel frattempo due altri uomini si sono seduti proprio dietro di noi.

Si tratta dei miei amici. Ci copriranno le spalle, come d’accordo, impedendo ad altri di avvicinarsi inopportunamente ed eventualmente intervenire con discrezione per allontanare invadenti presenze.

Questi nuovi arrivati la riportano ad uno stato di prudenza dal quale si stava lentamente allontanando.

Lo deduco dal fatto che sistema la sua borsetta a protezione delle gambe.

La minigonna che prima mostrava le belle cosce ora è tutt’uno con la borsetta, a baluardo della mia curiosità.

Allontano la mia gamba, ma solo per pochi secondi. Il tempo sufficiente per farla sperare che la cosa sia conclusa lì. Ma non è così…
Riavvicino la gamba, dopo aver messo la mia mano in mezzo, tra la sua coscia e la mia. Naturalmente, col palmo rovesciato verso di lei.

Mmmh! Che delizia il contatto col nylon della calza! Ancor più delizioso è il calore della carne che vi filtra attraverso.

Prendo a massaggiarla con piccolissimi movimenti.

La sento prendere un respiro. Non vuole perdere il controllo…

Tu, come per un segnale convenuto, le cingi le spalle col braccio, scostandole i capelli e scoprendole il collo.

E’ il via per i miei amici.

Gianluca porta i polpastrelli dell’indice e del medio della mano destra sulla delicata pelle che sta immediatamente sotto il collo, in un impercettibile massaggio che (avverto attraverso le calze) le fa venire la pelle d’oca.

Domenico, da sinistra, invece, attraverso lo spazio che c’è tra le due vostre due poltrone, insinua la mano sopra il bracciolo e si porta in prossimità dell’ascella. Vuole arrivare ad impossessarsi del seno sinistro.

Le stringi per un attimo la spalla e lei capisce che qualcosa di imprevedibile (per lei!) sta accadendo.


Lei non reagisce… E pensa che tu E tu… si tu! Tu devi esserne certamente al corrente, vista la tua consenziente reazione.

Non ha tempo di decidere se deve o meno lasciarsi andare.

E’ confusa ma anche eccitata.

Mille volte aveva sognato di vivere una simile situazione. Ma mai aveva sperato che un simile sogno si potesse concretizzare davvero.

Non sa come deve reagire e non ne ha la forza.

Si sente svuotata.

E’ totalmente impossibilitata a reagire.

So che durerà poco la sua temporanea incoscienza, per cui devo approfittare, prima che si scuota e prenda lei a condurre il gioco.

In un secondo, la mia mano conquista centimetri di pelle, fino ad insinuarsi sotto la minigonna, in direzione delle mutandine.

Le labbra di Gianluca si sostituiscono ai polpastrelli, nel massaggio sul collo

Il braccio di Domenico ha espugnato il reggiseno dopo essersi infilato sotto la camicetta e si sta godendo quella pelle morbida calda e delicatissima.

E tu… Tu sei lì inerte e complice: per un istante vedi tutto al rallentatore.

Ti rendi conto di essere colui che sta vivendo il sogno più emozionante.

Fermi quell’immagine confusa, piena di mani, dita, tessuti, camicette, mutandine, cosce, lingue.

La stoppi come volessi memorizzarla e farne chissà quale uso.

Ti immagini già nei giorni successivi ad ucciderti di pippe al solo ricordo di quello che stai vivendo.

Non fai in tempo a realizzare questi pensieri, perché nel momento che segue, incroci lo sguardo di Francesca perso tra il terrore e il piacere.

E’ allora che lei capisce! In quel momento, con quel dialogo di sguardi, intuisce che può, anzi deve lasciarsi andare.
Lei non reagisce…
Ha compreso che tu sapevi.

Sapevi tutto. E’ stata una tua sorpresa. Le sorridi. Sta per rispondere al tuo sorriso, ma non ci riesce.

Socchiude le labbra; chiude gli occhi e manda indietro la testa emettendo emette un sordo mugolio. Proprio nello stesso istante in cui ho infilato le mie dita sotto le mutandine e mi sono appropriato della sua prugna odorosa.

Le prendi la mano e la poggi sopra il tuo sesso.

Lei ormai non ha dubbi: sei tu l’artefice.

Il gioco prosegue; sta prendendo un percorso che non conosce ma che immagina perché desiderato mille volte intraprenderlo.

Il percorso dell’abbandono: abbandonarsi alle mani, alle labbra, alle fantasie di uno, due, tre sconosciuti.

Uomini senza un volto, una storia, che godono del suo corpo.

Senza preavviso, senza preparazione.

Uomini che non sono il suo Marco.

Sente le tempie che le esplodono per l’eccitazione.

Inizia a respirare forte.

E tu la baci sulla bocca, per non far sentire altrove, il suo ansimare.

Io prendo la sua mano destra e la infilo nella mia patta che nel frattempo avevo aperto.
“Ti amo” le dici, mentre il tuo braccio che prima le cingeva la spalla, ora la induce ad abbassare la testa verso il mio pube.

Non se lo fa ripetere.

Ormai è soggiogata dai sensi.

Si inchina verso il mio sesso.

Lo tira fuori dagli slip e poi dai pantaloni.

Lo annusa con le narici sempre più ampie.

Vuole godere anche di quel profumo inedito; l’ afrore di un cazzo che non è quello del suo uomo.

A te sembra che lo stia adorando.

Stai maturando la convinzione che si, hai fatto bene a fare questo dono alla tua femmina.

Intanto Gianluca da destra e Domenico da sinistra, da porci ben addestrati, quali li ho svezzati, da dietro la poltrona hanno messo una mano sotto il sedile e le stanno sollevando la minigonna, lasciando scoperte le cosce e le candide mutandine.

Per agevolarle il bocchino che sta per principiare, sfilo le mie dita dalla sua fica.

Le porto vicino al tuo viso, in prossimità del naso.
Voglio che tu, Marco, le annusi.

Voglio che tu abbia la tua dose di profumo di trasgressione: le dita di un altro che hanno profanato la fregna umida della tua donna e che ti vengono offerte come impregnato e odoroso dono.

Inspiri lentamente quel magico effluvio.

Lecchi i suoi umori direttamente dalle mie dita.

Ti gira la testa dall’eccitazione.

Ti stai masturbando.

Ti porgi in avanti per gustare meglio il momento in cui Francesca, si sta facendo scivolare il mio cazzo in bocca, lentamente. Molto lentamente, lasciandoti intuire che per lei è un’operazione di un gusto estremo.

Domenico, intanto, che il più piccolo di noi tre, di età ma anche di statura, si è portato nella nostra fila di poltrone e ti chiede di farlo passare.

Cammina carponi per non dare troppo nell’occhio.

Scavalca la tua postazione e arriva ad inginocchiarsi davanti a lei; le allarga delicatamente le gambe e affonda il viso nel sesso della tua troia.

Ma c’è un impedimento: le mutandine.

Domenico le afferra con i denti e le strappa via con ardore e destrezza.

Questo fa mugolare di piacere Francesca, che sussulta e inizia a grondare ciprigna sulla poltrona del cinema.

Dopo un po’ che la sta leccando, Domenico viene invitato da Francesca ad alzarsi.

Capisco che è arrivato il momento in cui lei vuole prendere le redini in mano.

Domenico si alza in piedi, le sussurra qualcosa all’orecchio e si slaccia i pantaloni. Tira fuori il suo grosso membro.

Francesca non trattiene un moto di sorpresa e tu capisci in quel momento perché Domenico, seppur di statura piccola faccia parte del nostro gruppo: è come quelle statuine di satiri ritrovate a Pompei: bassino ma con un cazzo da cavallo, in larghezza e lunghezza.
Si porta vicino a Francesca, che si è ulteriormente distesa sulla poltrona protendendo il bacino verso il mio amico che le si fa sopra e pian piano le infila il cazzo dentro.

La testa poggiata sullo schienale.

Lo sguardo verso di te.

Riceve un bacio da Gianluca che è ancora alle sue spalle e le sta tenendo le tette. Un bacio che parte delicatamente e poi diventa sempre più voluttuoso man mano che Domenico aumenta il ritmo.

Pochi colpi e Domenico scarica tutta la sua sborra bollente dentro la fica aperta.

Poi si fa da parte sedendosi oltre la tua postazione.

Il mio cazzo che non resiste più alla voglia di infilare la tua Francesca è diritto in piedi.

“Ne vuoi ancora?” le chiedo.

Lei non se lo fa ripetere.

Si alza, traslando verso di me, e sempre di spalle si impala sul mio cazzo con un colpo solo.

Anche Gianluca, dietro di noi, all’ultima fila, si è alzato in piedi.

Ha il cazzo in mano.

Lui è alto e può permettersi di stare in quella posizione facendo capitare il membro all’altezza della bocca di Francesca, che si volta e se lo fa scomparire in gola.

Mi sta cavalcando con consapevole foga, la tua bella zoccola.

Ancora pochi colpi.

Aspetto di vedere le sue labbra stringersi attorno al cazzo di Gianluca nel tentativo di non farne uscire nemmeno una goccia mentre le spruzza in gola i fiotti caldi del suo liquido seminale.

Ora. È il mio turno. Le sto irrorandole le ovaie, mischiando il mio seme a quello di Domenico. Un orgasmo che mi sembra senza fine.

Esauriti i miei ultimi sussulti, lei si solleva e riprende la sua postazione nella poltrona.

Tu prima la baci sulla bocca per raccogliere il sapore di Gianluca, poi ti inginocchi davanti alla sua fica ancora aperta e prendi leccarle tutto quel che cola, mentre ti spari l’ennesima sega…

Intanto io e miei amici ci prepariamo ad andarcene.

Dopo tre minuti la luce in sala si riaccende.

E’ finito il primo tempo.

Noi siamo spariti.

Tu sei seduto accanto a Francesca.

Lei ha indossato il soprabito sopra a… non so più cosa sia riuscita a rimettersi indosso.

Aspettate l’inizio del secondo tempo per recuperare un’ apparente normalità.

Sembra che non sia accaduto nulla.

Gli spettatori si alzano per andare a fumare o a prendere qualcosa al bar.

Voi, no.

Non è il caso.
Già, non è il caso.
Almeno fin quando il rossore della vostra eccitazione sarà passato...
Note finali:
gradisco molto i vostri commenti in privato: Lorenzonottola@live.it
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