i racconti di Milu
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Io non ho per nulla intenzione né volontà di passare un altro sabato sera da solo in casa e per di più davanti al televisore. Là di fuori piove, poi si sa che in TV non c’è mai nulla d’appassionante né d’interessante, in tal modo non faccio altro che prendere la mia rubrica telefonica, scrutare qualche numero di telefono e sentire qualche amico disponibile per trascorrere la nottata assieme, chissà, magari con un po’ di fortuna in compagnia di qualche amica, sfogliando sennonché il taccuino trovo il numero di Ernesto un mio amico d’infanzia, poiché so che lui non mi deluderà né mi scontenterà come sempre:

“Ciao canaglia, come te la passi? Questa sera hai degl’impegni? Per caso lavori o hai occupazioni particolari?”.

“Non credo” - mi riferisce lui in modo flemmatico e pacato.

“Bene, allora potremmo vederci, magari tra una mezz’ora? Senti un po’, hai qualche amica da presentarmi?”.

“Vedrai, puoi contarci, ho una lieta sorpresa che ti sorprenderà”.

Con il suo modo di fare pacifico e sicuro, Ernesto mi dà una risposta che mi lascia sbalordito. Sono le dieci di sera, salgo in macchina e m’avvio verso casa sua, lui certamente m’aspetterà e infatti è così:

“Vieni, sali in macchina”.

“Ciao amico mio, come va?”.

Lui m’accoglie ininterrottamente così, con una pacca sulla spalla e quell’immancabile sigaretta in bocca, con quel sorriso innato che sa diffonderti spandendo garanzia, promessa e sicurezza.

“Allora, dove mi porterai stasera?”.

“Me lo dovresti dire tu amico”.

“Va bene, gira a destra e vai sempre dritto, vedrai che ti condurrò in un localino niente male”.

Giungiamo sul posto, entriamo in un locale, diciamo una discoteca di dimensioni modeste, giacché la festa sembra già cominciata da un po’ di tempo:

“Tu qui conosci già qualcuno?” - gli manifesto io, sicuro che almeno una dozzina di persone qui dentro assieme al capo del locale compreso lo conoscano.

“Sì, stanne certo” - mi riferisce lui in modo inoperoso, ma volenteroso al tempo stesso.

Il modo in cui dice di sì lascia amichevolmente e benevolmente intendere che questa sera nulla sarà lasciato al caso, cosicché m’afferra dalla camicia e mi porta dritto da due belle ragazze sedute a un tavolino ovviamente da sole, le quali a detta di Ernesto ci starebbero sorridendo da un po’ di tempo:

“Ciao belle, io mi chiamo Ernesto, lui è Nicolas”.

Io sono palesemente impacciato, non tanto perché sono timido, ma perché mi sento uno stupido, però noto con piacere che le due ragazze non sembrano contrariate né disturbate dalla nostra presenza e mentre il mio amico le intrattiene con discorsi sulla serata in corso, io scruto la mano di una delle due nostre partner che da sotto il tavolo si dirige verso la mia patta sorridendomi. Accidenti rimugino io, ci conosciamo da meno di un’ora e queste qui già pensano a quel momento molto bene abbiamo fatto novanta. Io volgo lo sguardo verso Ernesto, che sta ancora dibattendo con l’altra ragazza e gli faccio capire che probabilmente è giunto il momento di lasciare il locale, lui come sempre mi capisce al volo e invita le due donne a unirsi con noi, dal momento che non sembrano rifiutare:

“Siete molto simpatici” - esclama Augusta, quella che insomma prima nel locale mi lanciava sguardi attizzanti e istiganti.

“Grazie molte” - rispondo io, tra l’espressione seria e leggermente sconvolta.

Finalmente entriamo in macchina e ci dirigiamo verso la casa di Ernesto che ci avverte d’aver già preparato qualcosina, visto che non ne sbaglia mai una. Arriviamo a casa sua, lui possiede una bella dimora, forse un po’ troppo per un ragazzo di venticinque anni che vive da solo, ma questo gli viene passato e lui s’accontenta. Il padrone di casa c’invita per un drink, le ragazze non rifiutano, ma io ho già bevuto troppe schifezze alcoliche nella discoteca e non ho voglia di continuare, frattanto ambedue restano meravigliate a loro detta dall’armonia e dalla gradevolezza dell’appartamento:

“Venite, che nel frattempo vi faccio vedere la mansarda e la cameretta”.

Io già m’immagino o cerco di farlo su ciò che sarebbe venuto dopo, perché finito il giro turistico della casa Ernesto e le due amiche si buttano sul divano forse abbastanza sommerse dall’alcool, Augusta s’avvicina al mio orecchio e gli dà un morso quasi per prendermi in giro dell’accaduto:

“Perché non andiamo di là nella cameretta, saremmo di certo più comodi” - esclama lei.

“Dovresti chiedere al padrone di casa, se lui ci dà il permesso via libera” - ribatto accalorato io.

“Ce lo darà, non dubitare, fidati”.

Il capo mi comunica via sgombra con uno sguardo già certo, perché sa che nemmeno lui resterà a bocca asciutta, io afferro frattanto la mia roba e mi dirigo verso la cameretta, Augusta mi segue tenendomi per mano, che serata che m’aspetta bisbiglio frattanto dentro di me carico e infervorato più che mai. Ci sediamo sul letto e subito lei avvicina le mani alla mia camicia, me la sbottona con calma lanciandomi sguardi affettuosi, io la bacio, lei ci sta e ci assaporiamo entrambi il gusto delle nostre tenere labbra, poiché è una sensazione indefinibile, inenarrabile, ci terrei a dire unica. Nessun’ossessione, ma solamente un’ebollizione che aumenta espandendosi ed elevandosi per ogni attimo che passa.

Adesso lei si toglie l’ultimo residuo di stoffa sul suo corpo, getta via il reggiseno assieme alle mutandine, di seguito io mi tolgo i pantaloni, lei mi sfila lentamente i boxer accarezzandomi i capezzoli con l’altra mano. Rapidamente ci ritroviamo quindi distesi in lungo, io sono sopra di lei, giacché è il momento dell’impulso, una passione che fermenta dentro me attimo per attimo e quel desiderio che diviene realtà. In seguito facciamo l’amore, pensando forse d’essere gli unici a compierlo in tal modo, assaporando i lati amari e dolci e i suoi gemiti che seguono i ritmi della mia penetrazione.

In quest’istante posso sentirmi come un leone che domina la sua preda soggiogandola, come un re che esaudisce al suo volere accontentando la propria regina, mentre le sue gambe si stringono attorno alle mie, il piacere pulsa in me, un attimo d’ardente sentimento incontenibile e incontrollabile ci porta in conclusione verso uno sfrenato e smodato orgasmo, gemendo e strepitando senza ritegno tutta la nostra carica sessuale accumulata.

Al presente ci sentiamo affaticati e sfibrati per quella poderosa battaglia dei sensi appena conclusa, proseguiamo sennonché sfiorandoci ulteriormente con i baci e con le carezze, nel contempo ci rivestiamo lentamente cercando di godere gustandoci appieno ancora l’emozione, la passione e la trepidazione che nelle nostre labbra è profondamente racchiusa, nell’attimo conclusivo di ciò che è stato, ovvero di quell’inconsueto, inatteso e per di più raro e sorprendente sabato sera.

{Idraulico anno 1999}