i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Il tempo nuvoloso e l’abbassamento inatteso della temperatura avevano fatto in simbiosi in modo che cominciasse a nevicare, per il fatto che al momento la situazione stava peggiorando. Giovanni imprecava abbondantemente, inveendo rabbiosamente verso sé stesso per aver deciso di transitare attraverso quel passo alpino di montagna impervio e peraltro malagevole. Mancava poco più d’un chilometro per raggiungere la cima, malgrado ciò la visibilità era pressoché nulla e la neve cominciava a far scivolare le quattro ruote motrici della sua autovettura. Lui era fiducioso, ottimista e tranquillo a bordo della sua macchina e per questo motivo pur sentendo le previsioni sfavorevoli era partito ugualmente, così nel momento in cui pensava quest’aspetto si rese ben presto conto che qualche altro scellerato conducente aveva brillantemente rischiato osando come lui: un’altra automobile era infatti ferma al fianco della strada e il suo primo pensiero fu quello di lanciare istintivamente un insulto:

“Questo qua è un ottuso e lento a capire, in caso contrario ha veramente dei seri e profondi problemi”.

Lui s’apprestava per sorpassare quell’autovettura e in quell’istante vide i suoi sfavillanti occhi, sì, perché anche Floriana per l’occasione aveva deciso di percorrere quel passo montano pur rendendosi conto dell’insidia e del rischio ricorrente, però azzardandosi in quell’impresa, per il fatto che aveva un’urgenza d’ultimare alla svelta un contratto rilevante di lavoro per la sua futura carriera. Lei era partita da Arezzo nel tardo pomeriggio e per guadagnare ragionevolmente tempo aveva avuto l’insensata idea d’accorciare la strada salendo su per quel varco a tratti innevato, tuttavia al presente si trovava ferma con l’automobile in panne, in compagnia tra l’altro d’un freddo intenso e pungente che la stava seriosamente attanagliando. Floriana era terrorizzata, si sentiva disperata, il cellulare era diventato repentinamente inservibile per l’assenza d’un adeguato segnale sotto quella tormenta di neve. Quando vide i fari d’una macchina avvicinarsi tentò d’aprire la portiera e con grande costernazione s’accorse rapidamente che la neve aveva bloccato tutto, allora pregò con tutto il cuore che il conducente dell’auto avvicinandosi guardasse verso la sua direzione. Giovanni vide il terrore stampato in quegli occhi così belli e si fermò lestamente: fare il buon samaritano non faceva in effetti parte del suo carattere, eppure in quell’istante sentiva che era la cosa retta da compiere, percorse i pochi metri rendendosi subito conto che il tempo peggiorava e che bisognava agire in fretta:

“Posso aiutarla?”. La domanda in quel frangente poteva apparire superflua e vana, lo fece solamente per farle sentire una voce incoraggiante e rassicurante.

“La prego, sono bloccata e sto morendo dal freddo, mi aiuti, non funziona più niente in questa maledetta macchina, non c’è linea neppure per il telefono”.

Giovanni spalò in fretta la neve liberando velocemente la portiera, perché le mani indurite dal freddo cominciavano maledettamente a produrre bruciore, tirò forte la maniglia e riuscì a liberare la portiera. Lei scese e scivolando sull’asfalto innevato s’appoggiò a lui, fu un attimo, quel gesto disperato per non cadere e nello stesso tempo un brivido violento per quel contatto inatteso. A quel punto lei si disprezzò spaventosamente per essersi vestita con quel tailleur blu scuro e soprattutto per avere le scarpe con i tacchi. Floriana era vestita per affrontare un colloquio di lavoro, non per fare la turista sulla neve, poi maliziosamente pensò che cosa avrebbe pensato quell’uomo di lei e indecentemente cercò di ricordare quello che aveva indossato di sotto. Giovanni l’agguantò al volo mentre stava scivolando per terra, fece un movimento rapido e senza volerlo le afferrò oltre a ciò maldestramente i seni, in quel momento quello che contava era non farla cadere. Giovanni squadrò la ragazza e s’accorse di quanto fosse adorabile e seducente vestita in quella maniera, poi gli venne in mente il tocco dei seni e apprezzò quello che aveva appena esaminato:

“Faccia presto, venga dentro la mia autovettura, oppure moriamo entrambi assiderati”.

Giovanni le diede una mano e aspettò di sentire il calore nel contatto della sua. Floriana lo guardò: appariva sui cinquant’anni d’età con un fisico scarno, gli occhi intensi, la voce piena, perfino gutturale e sensuale, il freddo pungente adesso era sparito, lei si sentiva palpitante e nuda sotto il suo sguardo, in tal modo allungò la mano e si lasciò portare. Lui la stava deliziosamente svestendo con gli occhi, valutando che cosa compiere e che cosa annunciare, perché quella ragazza apparentemente sui trent’anni d’età possedeva qualcosa d’indefinito e di gradevolmente sensuale, in quanto i suoi occhi lo avevano colpito sin dal primo momento, poiché là dentro ci si poteva piacevolmente perdere, si poteva fatalmente scomparire. La portò nella sua macchina e anche in quel momento sotto quella tormenta di neve mantenne la sua galanteria, giacché gli era sempre piaciuto eseguire dei gesti eleganti e raffinati, come aprire lo sportello a una donna, così si ritrovò a compierlo anche in quel momento. Floriana era rimasta compiaciuta e graziosamente stupita in un momento così inedito, come quell’uomo l’aveva accompagnata e accudita, giacché l’aveva riparata dal vento mischiato alla neve e incredibilmente era andato dalla parte del passeggero per aprirle la porta in maniera inattesa, meditando dentro sé stessa come potessero ancora esistere degli uomini galanti del genere, sennonché entrò nell’autovettura per cercare il calore e aspettò la compagnia dell’uomo. Giovanni chiuse la portiera e accese la macchina per scaldare l’abitacolo:

“Credo sia meglio aspettare la fine della tormenta, adesso è troppo rischioso muoversi in queste condizioni, fra circa due chilometri là avanti c’è una piccola ma accogliente locanda appena finiti i tornanti”.

Lei guardò oltre i vetri appannati, si rese rapidamente conto che aveva ragione, sentì che non era in pericolo e si rilassò cercando di scaldarsi, per il fatto che era tutta bagnata e infreddolita dal tempo passato in macchina. Giovanni era bagnato, il tempo trascorso fuori nel rimuovere la neve e quello passato per rientrare nell’autovettura era stato sufficiente a inzupparlo, però la sua preoccupazione era principalmente per il benessere della ragazza:

“Mi chiamo Giovanni. Venga qua che la riscaldo un poco, guardandola attentamente mi sembra un pulcino malconcio e impaurito”.

“Grazie per il suo benedetto e propizio aiuto, io sono Floriana. Le dirò che mi sento una stupida per questa iellata e sfortunata situazione. In verità sono stata una sprovveduta, se non fosse arrivato lei non saprei come avrei potuto risolvere la questione”.

“Credo che considerata la situazione, possiamo anche darci liberamente del tu” - precisò Giovanni, cominciando a rincuorarla facendole un lieve massaggio sulle spalle.

Lui aveva notato che i capezzoli spingevano sotto la camicia bagnata, il bianco candore della stoffa aveva messo in netto in risalto le areole, allora cercò di distrarsi per non passare da ludico libidinoso né per metterla in imbarazzo con il suo sguardo puntato sui seni. Floriana s’accorse dello sguardo smorzato di Giovanni che cadeva sui suoi seni e invece di sconcertarsi pensò che cosa aveva indosso, perché quando gli venne in mente che non aveva niente di sotto se non la sua pelle, capì che cosa potesse intravedere lui, percepiva i seni duri e i capezzoli tesi, in quanto era una reazione che normalmente aveva nell’eccitazione e si ritrovò nel chiudere gli occhi, poi dietro il tocco sapiente di quelle dita emise un sospiro di piacere. Giovanni la vide chiudere gli occhi, si stava eccitando sempre di più, fu contento che lei non vedesse, poi sentì quel sospiro di piacere, guardò il viso e si rese conto che Floriana era deliziata dal suo tocco, acciuffato adeguatamente il coraggio fece sì che il massaggio diventasse più vasto, cosicché lasciò che le mani scendessero dalle spalle e sfiorassero intenzionalmente i seni. Floriana comprese che se non avesse fermato quelle mani, sarebbe stata dura terminare quel riscaldamento, perché sapeva che non si doveva commettere, malgrado ciò quella dissoluta e lasciva situazione era diventata incontrollabile, assieme ai fluidi che adagio avevano cominciato a bagnare i suoi slip. Tantissime volte, invero, Floriana aveva viziosamente congetturato nei suoi momenti più intimi di fare lussuriosamente sesso con uno sconosciuto, però una cosa era supporlo, un’altra era realizzarla davvero, eppure dentro di sé sentiva che non doveva in nessun caso bloccarlo, ragion per cui smise d’irrigidirsi e spostò il suo bacino verso Giovanni affinché potesse muoversi agevolmente.

Giovanni era concentrato sul suo viso, aspettava un suo segnale, una sua protesta, poiché avrebbe istantaneamente chiesto scusa pregandola di perdonarlo, le avrebbe riferito che era troppo allettante e desiderabile, se in quel momento si fosse lasciato andare. Quando adocchiò che lei accettava benevolmente le sue mani, anzi le cercava, si sentì al settimo cielo: le storie mille volte sentite da amici di scopate casuali, furtive e improvvise, in luoghi più difformi e più disparati, che accadono solamente nelle favole questa volta stavano succedendo proprio a lui. Giovanni in quel frangente cominciò ad aumentare la pressione sui seni, slacciò i bottoni della camicia bagnata, mentre quelle deliziose tette si rivelavano evidenziando tutto il loro naturale vigore, la pelle abbronzata era liscia e vellutata, il tempo di stringere quei seni prosperosi che Floriana emise un gemito ancor più intenso, lui guardò la gonna leggermente alzata sperando che lei avesse le calze autoreggenti.

Floriana si stava gustando quel massaggio fuori dall’ordinario, sentiva l’esperienza in quelle mani e il piacere che cresceva, quando sentì che la gonna era alzata pensò alle calze autoreggenti che aveva indossato, ugualmente al perizoma e sperò che lui continuasse. Giovanni spostò la mano sulla gonna, arrivò all’orlo e piano la lo tirò su, arrivato alla fine delle calze autoreggenti ebbe un battito in meno, per il fatto che il suo sogno si stava avverando. Floriana era vestita come piaceva a lui, guardò per un attimo nello specchio retrovisore per avere la certezza d’essere sveglio, strinse un attimo la carne calda sopra le calze assaporando il calore e continuò. Floriana sentì il sedile scendere e capì, Giovanni spostò il sedile e passò dall’altra parte a fianco della ragazza, le mani salirono ancora e trovarono là le sue ricche secrezioni, spostò di lato la piccola stoffa e accarezzò con tenerezza il pube rialzato, dolcemente entrò in lei per saggiarne le pareti e sentirne le reazioni, poi prese la sua mano e la portò sui suoi calzoni all’altezza del suo cazzo teso e duro. Floriana era al presente in estasi, quello che le stava succedendo era e si mostrava attualmente in tutta la sua grandiosità e in tutta la sua insperata magnificenza, contro tutte le sue astrazioni, i suoi concetti e i suoi ricercati principi morali nei quali era cresciuta, però in quel momento lei non voleva che lui smettesse, al diavolo i moralismi, i perbenismi e le inconsistenti e insulse rigidezze, si ripeteva in cuor suo perché lo voleva tutto dentro.

Quando lui le afferrò la mano seppe che cosa doveva fare, tirò giù la cerniera e andò a cercare il suo cazzo sperando di trovare del buono, giacché subito si rese conto che quello che aveva agguantato in mano pur non essendo enorme era d’ottima qualità, cominciò in tal modo a seguirne la lunghezza e rabbrividendo si deliziò beandosi di quello che tra pochi istanti avrebbe avuto tra le sue cosce. Giovanni spinse le due dita dentro di lei nello stesso momento che lei stringeva il suo sesso e la guardò. Lei come se percepisse aprì gli occhi, lesse il suo desiderio e istintivamente s’alzò, lui capì e si porto più su fino alla fine del sedile vicino alle sue labbra. Lei lo voleva, desiderava quell’uomo più d’ogni altra cosa, perché in quel piccolo e insolito ambiente sotto i fiocchi di neve si sentiva femmina coma da tanto tempo non le capitava d’essere, al diavolo i problemi di lavoro, quel malvagio del suo ex fidanzato, al diavolo tutto e tutti. Floriana bramava il cazzo di quell’uomo dentro la sua bocca e voleva sentirlo gemere tremando in conclusione sotto le sue labbra, sotto i tocchi avveduti e preparati della sua lingua. Lei sapeva d’essere competente e valida nell’eseguire l’arte del sesso orale, in quanto era sempre stato un suo individuale vanto, l’era sempre piaciuto farlo e farselo altrettanto fare, in tal modo appoggiò le labbra sul quel glande nervoso, assaporò la piccola goccia sul prepuzio e cominciò a farlo entrare.

Giovanni stava frattanto delirando per il godimento che sperimentava, perché Floriana era veramente ferrata, perché sapeva dove toccare abilmente, come toccare, come stringere e come fermarsi in tempo per poi ripartire, collocò così le mani sui suoi capelli e seguì con languore il suo saliscendi. Lui non avrebbe voluto sborrare in quella maniera, per lo meno non così in fretta, tuttavia lasciò che la natura facesse il suo dovere esplodendo nella bocca di Floriana tutto il suo appassionato e abbondante piacere. Floriana sentì le vene pulsare forte, sennonché capì e attese, Giovanni urlò, strinse i suoi capelli spingendo tutto il suo cazzo dentro quella carnosa e famelica bocca, spinse il suo piacere allo spasimo, poi stremato da quella violenta reazione gustò le sue ultime azioni. Floriana si sentì riempire celermente da quel fiotto caldo e vischioso, conosceva già il suo odore acre, sapeva quanto gli uomini amassero quel momento e succhiandolo forte lo fece andare per scaldare la sua gola. Giovanni voleva ricambiare adeguatamente il piacere provato verso quella ragazza e voleva prenderla, farle sentire il suo desiderio, la voleva in tutti i modi, però si rendeva conto che pur essendo in una piccola utilitaria il posto angusto lo limitava, stava per dirle se voleva spostarsi in un posto più elegante e confortevole, guardò i suoi occhi e capì.

Lei voleva la lingua di quell’uomo, voleva sentirla sul suo monte di Venere, sulle sue labbra polpose, dentro le pareti, sempre più dentro, aprì le cosce e indecentemente prendendogli la testa lo spinse dentro di sé. Giovanni adorava leccare la fica delle donne, gli piaceva farlo insieme, eppure in quel momento voleva che lei godesse e urlasse come aveva fatto lui, dopo le mise le mani sul sedere per restare stretto a lei il più possibile e cominciò a farle sentire quanta esperienza aveva. Floriana era in estasi, da molto tempo nessuno stava dentro di lei in quel modo, le sembrava di conoscerlo da sempre e che lui fosse sempre stato dentro di lei, in tale maniera mise le gambe attorno a quella testa famelica e cominciò a singhiozzare dal piacere. Giovanni era sicuro di sé, in quell’arte era veramente bravo ed esperto, sapeva abilmente quando era il momento di proseguire e quando era il momento d’interrompere, ma soprattutto sapeva dove andare a cercare: giunto sul clitoride diventato duro e paonazzo, cominciò a succhiarlo con decisione facendola farneticare.

Floriana urlò, rimanendo sfibrata e visibilmente squassata da un orgasmo pazzesco e travolgente, difficile da gestire, in quanto tremava come una foglia al vento, poi venne la quiete, aprì lentamente gli occhi, vide la luce e capì che la neve aveva smesso di cadere.

{Idraulico anno 1999}