i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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La scrivania di solito è collocata lì in mezzo a una stanza, lussuosa o spartana non importa, in quanto s’abbina accompagnandola assieme a una poltrona di ruolo o addirittura d’una certa importanza. La mia, viceversa, è sistemata sopra a un tappeto di lana di colore bianconero, sorreggendo e sopportando al tempo stesso al di sopra uno smisurato disordine di carte e di disegni, lasciati lassù alla rinfusa al termine della giornata e ripresi ogni mattina con il monitor, la tastiera e il mouse occupando distintamente un angolo della giornata lavorativa.

La scrivania è indubbiamente, anzi con certezza, la candida, semplice e spontanea mensa sacra di fantasie, di visioni e di voglie comuni da escogitare, d’attuare e in ultimo da portare a compimento sia al di sopra quanto al di sotto. La mia, invero, ad ascoltarla attentamente racconta diligentemente e rivela un amore che toglie il respiro, una passione che nutre sfamando in modo consono e proporzionato l’anima, assieme al sudore che spegne gli incendi di giochi ancora da provare e da vivere appieno. Oggi voglio interrogarla, anzi, meglio ancora desidero intervistarla in maniera essenziale e lineare a modo mio.

Lei, infatti, mi racconta descrivendo liberamente di due corpi, rappresentando apertamente il corpo d’un uomo e d’una donna che si sono imprigionati incastrandosi qua sopra il suo piano di legno, fino a palpare sommità mai raggiunte, mai realizzate, con grandezze, intimità e profondità mai calcolate né immaginate.

Li ha radicalmente visti in verità sfiorarsi e baciarsi a lungo in piedi, davanti, accarezzarsi, toccarsi e dirsi mille volte ti amo, fondersi e scaldarsi ancora prima di spogliarsi, ha colto il loro respiro quando per un istante le loro labbra s’appoggiavano, per poi non sentirle più quando diventavano una bocca sola. Ha visto pure i vestiti che scivolavano sul pavimento e la biancheria lanciata su d’una sedia vicina nella penombra della sua lampada, mentre i loro corpi s’attorcigliavano sorretti dalle gambe tremanti di desiderio, mentre li guardava, aspettava e desiderava sentirli sopra di sé.

A ogni movimento si preparava ad accoglierli, ma loro due, quell’uomo e quella donna erano talmente assetati, avidi e smaniosi che sarebbero rimasti in quella posizione per ore, fino a quando avrebbero desiderato d’entrare l’uno dentro l’altra o l’altra dentro l’uno, mescolando, scompigliando e infine unendo tutti i loro arcani, ingordi e passionali desideri. Ancora indugiavano in baci e carezze, ancora lui le succhiava il seno tenendolo stretto tra le mani, ancora lei gli accarezzava il cazzo poiché sembrava che quasi lo adorasse riverendolo come un Dio, ancora e poi nuovamente.

Lei mi racconta persino d’un fremito quando quell’uomo ha appoggiato sopra la schiena della donna il suo nerboruto membro spostando tutti i fogli sparsi là di sopra, ha visto palesemente che l’impugnava tenendola per le caviglie, allargandole le gambe il più possibile mentre entrava dentro di lei con deliziosa virilità, nel tempo in cui lei ansimava godendo a ogni stimolo e a ogni schiaffo, accogliendo e seguendo un orgasmo senz’inizio né fine. Avvertiva distintamente sopra il piano l’umido della passione che lì al di sopra si stava consumando, perché se avesse avuto voce avrebbe di certo urlato sbraitando di piacere insieme a quell’uomo e a quella donna.

Eppure ancora oggi, lei in maniera totalmente indulgente, paziente e nondimeno battagliera e rassegnata li ha solamente coperti proteggendoli, celandoli e custodendoli in un abbraccio intenso, meticoloso e sicuro, quando appagati e carichi ambedue si sono distesi ai suoi piedi sopra il tappeto, ripetendosi a vicenda ancora mille volte ti amo.

{Idraulico anno 1999}