i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Erano le diciassette e trenta d’un venerdì pomeriggio quando entrai nel supermercato poco distante dal mio appartamento, perché dovevo acquistare una bottiglia di Sambuca e qualcosa da sgranocchiare per gli ospiti. Da qualche tempo Stefania, una collega di lavoro, desiderava infatti farmi visita, poiché era curiosa d’esaminare la casa nella quale attualmente vivevo, tenuto conto che lei e il marito sarebbero arrivati verso le ventuno per prendere un caffè e per scambiare ben volentieri qualche malignità stando in compagnia.

Stefania lavorava nel mio stesso ufficio, la sua scrivania era proprio di fronte alla mia ed entrambi ci occupavamo della commercializzazione, ossia procuravamo clienti per la grossa multinazionale d’elettronica nella quale lavoravamo. Lei era un’avvenente ragazza con una carica erotica così esuberante e prorompente, che avrebbe eccitato e infiammato persino uno scomparso. Stefania era poco più bassa di me, possedeva però dei lunghi e lisci capelli scuri che armoniosi le ricadevano sulle spalle, sennonché per lavarli anziché utilizzare il comune detergente lei adoperava un balsamo per capelli, giacché donava loro una particolare e sorprendente lucentezza assieme a un’esotica e piacevole profumazione.

I suoi grandi occhi verdi e limpidi brillavano come delle stelle ben incastonati in quel volto dai lineamenti armoniosi e gentili, a modo di smeraldi, mentre il sottile naso terminante all’insù le attribuiva un’aria da ragazzina, in combinazione alla piccola bocca sempre priva di rossetto dotata di labbra sottili, giacché noi colleghi la nominavamo la donna con il viso da bambina. Il corpo ben proporzionato di Stefania era quotidianamente oggetto e scottante tema di discussione per i maschietti dell’ufficio commerciale, perché chiunque di noi uomini avrebbe fatto volentieri un giro su quelle invitanti e sinuose curve, che la ragazza sapeva abilmente e astutamente valorizzare al fine d’attirare costantemente l’altrui attenzione su di sé.

Confesso e riconosco senz’indecenza né sconcezza alcuna, che anch’io mi sarei scopato Stefania ben volentieri, azzarderei affermare una botta e niente di più, giusto per togliermi il capriccio e il lussurioso sfizio di possedere carnalmente quella femmina che occupa il mio stesso ufficio. La signora Mara, così si faceva lei abitualmente denominare, dalle persone con le quali non avvertiva confidenza né dimestichezza, era pertanto coniugata con un artista, un rinomato pittore di fama regionale conosciuto per i suoi quadri astratti. Io ero andato a una sua mostra qualche anno addietro, presso la pinacoteca della “Villa Reale” di Monza: un vero orrore vi confesso senza timore alcuno. Come si può definire arte una serie di tele monocromatiche imbrattate di rosso e di bianco sparpagliate qua e là senza logica alcuna? Comunque il mio parere poco conta, poiché di pittura non me ne intendo granché. Dopo aver acquistato il necessario rincasai, feci una doccia, riordinai in fretta e furia il mio appartamento, dopodiché cenai in compagnia d’un compact disc di musica con delle merendine, in quanto alle venti e trenta avevo già sparecchiato e persino lavato le stoviglie. Riempii la caffettiera con il caffè collocandola sul fornello nell’attesa che Stefania e Rodolfo, Rudi per gli amici sopraggiungessero. Preparai il tavolo del soggiorno con numerose bottiglie di superalcolici, fra le quali la Sambuca tanto apprezzata da Stefania e poco dopo le ventuno il citofono rintoccò:

“Ciao Stefania, sali, quarto piano, la scala di sinistra” - salutandola.

Finalmente arrivarono: era parecchio tempo che non vedevo Rudi, sempre in giro per l’Italia nel creare e nell’esporre le proprie opere d’arte. Dopo aver fatto accomodare gli ospiti secondo quanto prescritto dal galateo, offrii loro un buon caffè corretto con la Sambuca; Stefania accettò la mia proposta, mentre il marito preferì degustare la Sambuca a parte. Stefania era vestita in modo sgargiante e vistoso con un abito da sera color rosso fuoco, in altre parole un modello nello stile di Jessica Rabbit, provvisto di un vertiginoso spacco che metteva in risalto la sua intera gamba destra, dall’attaccatura della coscia sino in fondo alla caviglia, davvero un vero spettacolo. Il mio sguardo si posò immancabilmente dapprima sull’ampia e provocante scollatura, in seguito sulla coscia priva di vestito, notando con stupore che Stefania indossava sapientemente delle velatissime calze autoreggenti del colore della sua stessa carnagione. Calzava delle scarpe con i tacchi a spillo della stessa identica tonalità dell’abito, però la particolarità di quelle calzature era la gradazione delle suole: anch’esse erano di color rosso fuoco, dal momento che non avevo mai visto nulla del genere. Se Stefania non fosse stata accompagnata dal marito io le sarei di certo saltato immediatamente addosso, perché ero eccitato ed elettrizzato come non mai, ma al tempo stesso incapace e inerme in quel preciso ambiente come un cappone.

Versai all’interno del bicchiere di Stefania una bella dose di Sambuca poiché era stata lei a chiedermelo, dato che quella ragazza mi stava letteralmente facendo farneticare non soltanto per l’abbigliamento che indossava, ma anche per la sensualità che l’intero suo corpo emanava: in verità era in special modo la sua originale “erre moscia” a eccitarmi, l’unica vera responsabile favoreggiatrice dell’erezione del mio sventurato cazzo. Cercai di conversare un po’ con Rudi domandandogli come stesse andando il mercato dell’arte, facendo finta d’essere interessato alle sue numerose opere:

“Lo sai come creo i miei capolavori?” - mi chiese all’improvviso, notando la mia preferenza per l’argomento.

“No, a dire il vero non saprei” - risposi io con grande incertezza.

“La tela è l’oggetto sulla quale depongo la mia essenza, il mio “Io” più profondo, capisci?” - mi disse, intanto che era impegnato a sorseggiare un amaro.

“Veramente no, onestamente non ti seguo” - risposi io. Rudi s’alzò dalla sedia e avvicinandosi mi svelò:

“Tu hai visto i miei quadri, vero? Ricordi quelle pennellate di rosso con quegli aloni biancastri sugli sfondi scuri?” - mi spiegò con lo sguardo demente, a tratti quasi nevrotico.

“Il colore rosso io lo estraggo dalle mie stesse arterie, mentre le macchie biancastre sono dovute all’essiccazione del mio seme” - proseguì il folle artista. Io guardai Stefania con una faccia piuttosto impressionata e sbigottita riflettendo sull’argomento.

“Rudi è completamente pazzo. Questo è un maniaco, un depravato di primo livello” - rimuginavo frattanto dentro di me dopo aver udito le sue insolite paturnie.

Io rimasi scombussolato e sconcertato nel vedere frattanto la signora Mara ammiccarmi, sfregandosi convulsamente sul canapè:

“Stefania, dimmi, ti senti forse poco bene?” - le domandai con apprensione e con timore.

“No, ho solamente voglia di fare l’amore con te. Forse sarà stata la Sambuca” - mi rispose lei, mentre incominciava a slacciarsi il vestito.

Rudi sembrava perfettamente a proprio agio e anziché adirarsi per via del comportamento anomalo e inusuale della propria signora, m’invitò ad approfittare della donna:

“Hai sentito che cos’ha detto Stefania? Dai, coraggio, per scopare la camera è là in fondo”.

Io non ero certo, non credevo alle mie orecchie, perché era come se entrambi gli ospiti m’avessero letto con dovizia nel pensiero, in quanto Stefania m’afferrò per mano conducendomi in camera:

“Vedrai che ti farò godere” - mi sussurrò lei con malizia all’orecchio, leccandomi il lobo.

Io ero eccitatissimo, il vestito, il profumo, la ricercatezza della “erre” di Stefania erano tutti ingredienti che opportunamente miscelati, contribuirono ad accendere irrimediabilmente in me la miccia della pulsione sessuale. Ci sedemmo sul letto: io incominciai a baciarle il collo sfiorandolo appena con la lingua, smaniosa e vogliosa per quell’avventura Stefania m’afferrò la mano invitandomi ad adagiarla sul suo prosperoso seno, dato che entrambi i capezzoli erano rigonfi da fare quasi impressione tanto era acceso il suo prorompente desiderio. Adagio la denudai senza fretta dimenticandomi ben presto di Rudi, le sfilai l’abito con dolcezza, poi la baciai con passione, dal momento che le labbra di Stefania erano ancora impregnate del piacevole gusto della Sambuca diffuso per la sua intera cavità orale. Lei, nel frattempo mi slacciò i calzoni liberandomi il cazzo già gonfio di lussuria per quella forzata costrizione degl’indumenti, poi incominciò a masturbarlo con misura e con parsimonia, massaggiandolo con calma. Il mio attributo continuò a lievitare fra le accorte mani della collega, mentre la mia lingua si contorceva nervosamente sui capezzoli della donna.

Stefania mi spogliò completamente, io rimasi nudo sul mio letto a divertirmi con i suoi seni. Anche lei era svestita: indossava unicamente le calze autoreggenti e le provocanti scarpette rosse, sicché m’inginocchiai sul letto mantenendo il busto eretto e invitai Stefania afferrandola pigramente per i capelli ad avvicinare la bocca al mio guerriero, la ragazza intuì prontamente incominciando a leccarmi dapprima l’intero scroto. Io chiusi gli occhi tanto era il piacere provocato dalla sua lingua e quando li riaprii osservai con amore la collega mentre si stava prendendo cura del mio cazzo. Percepii distintamente il tocco vellutato ma deciso della sua carne, impegnata a sfiorare il glande e fu allora che incominciai a impartire al mio bacino il movimento tipico dell’amplesso: Stefania rimase immobile con la testa lasciando che il mio cazzo le violentasse l’intera bocca, che meraviglia. La donna era interessata a portare a termine la fellatio, quando vidi Rudi varcare la soglia della stanza da letto completamente svestito e con stupore l’osservai avanzare in silenzio:

“Che intenzioni hai, artista del pennello?” - gli domandai io con ironia, poiché temevo seriamente per la sorte del mio sfintere.

Lui sorrise senza tuttavia rispondere alla mia domanda, si sedette sulla sedia collocata nell’angolo vicino alla finestra incominciando a masturbarsi proprio sotto i nostri occhi, mentre Stefania smise per un istante di stimolarmi oralmente l’intimità:

“Non curarti di lui, come vedi gli piace semplicemente guardarmi mentre faccio l’amore. Lui si eccita così” - mi rincuorò astutamente la collega.

Io tirai un profondo sospiro di sollievo, dopodiché riaffondai nuovamente il cazzo nella bocca di Stefania, in quanto la donna primeggiava in maniera straordinaria nell’arte orale, cosicché approfittai della sua bravura per trarne il massimo godimento. Quando avvertii i sintomi dell’eiaculazione allontanai gentilmente il volto di Stefania, per il fatto che non volevo danneggiarle il trucco decorandole l’intero viso con la mia intima e densa essenza. L’invitai a sdraiarsi supina divaricandole ampiamente le cosce, per meglio affondare la bocca nei meandri di quella rosea intimità, traboccante d’inquietudine e di lussuria. Leccai l’intera fica di Stefania con sentimento, procurandole un piacere immenso e indescrivibile, feci scivolare la mia lingua, inizialmente sul clitoride, in seguito sulle piccole labbra per farla poi scomparire fra le profondità del suo ventre. Mi voltai un istante per osservare Rudi, perché nella posizione in cui mi trovavo non potevo mai sapere, d’altra parte: “Se la vita è una tempesta, pigliarlo in culo è un lampo” - afferma e ribadisce un antico detto popolare. L’artista continuava inamovibile a masturbarsi senz’emettere lamento alcuno, intanto che osservava attentamente con gli occhi socchiusi sia la consorte che il sottoscritto, procedendo lento con la mano come se volesse ritardare trattenendo ulteriormente l’orgasmo al fine di prolungare il piacere. Io proseguii nel mio adorato cunnilingus, fino a quando la mia lingua percepii lo stato d’eccitazione nel quale la donna riversava:

“E’ giunto il momento di scopare” - le dissi io in preda all’incontenibile eccitazione.

“Sì, molto bene, fottimi come non mai” - urlò Stefania smaniosa e vogliosa d’essere penetrata.

Chissà che cosa pensarono in quel frangente i vicini di casa, perché io e Stefania urlavamo, gemevamo e sospiravamo a gran voce, proprio come due assatanati in calore scambiandoci di tanto in tanto qualche insulto, per incrementare il nostro stato d’eccitazione. Unii nel frattempo le gambe della donna a modo di candela sospingendole appena in direzione del suo corpo, impugnandole entrambe le caviglie e in quella posizione la penetrai profondamente. Il mio cazzo scivolò fra quei carnosi e inumiditi petali della sua fica provando un piacere sublime. Incominciai a scoparla cercando di mantenere costante il ritmo: i suoi piedi nascosti dalle rosse calzature erano in prossimità del mio volto, dato che diedi furtive leccate sia alle caviglie sia alle sue scarpe, gesto che Stefania sembrava gradire molto, dopo qualche minuto la donna divaricò le gambe avvicinando il più possibile le cosce all’addome:

“Dai, sì così, sbattimi in questa posizione, perché così mi fai sragionare” - m’ordinò lei invasata più che mai.

Io non persi tempo e accontentai Stefania in un battibaleno introducendo il cazzo nella profondità di quell’insaziabile e vorace spaccatura di carne, rincominciando nuovamente a spingere come un forsennato, così nel tempo in cui scopavamo Stefania appoggiò le mani sui miei capezzoli stimolandoli fra il pollice e l’indice, io incalzai sennonché il ritmo dell’amplesso poiché volevo inondarle la fica di sperma. Osservai di sfuggita il signore sempre occupato a masturbarsi in silenzio, dato che il mio sguardo tornò nuovamente sul corpo di Stefania, in quanto era piacevole scrutare le sue tette danzare come dei gelatinosi budini appena staccati dai rispettivi stampi, sotto l’incalzare delle stoccate impartite dal mio cazzo, io stavo per sborrare quando la donna mi comandò bruscamente di smettere:

“Dai Rudi, su vieni, unisciti a noi” - gli disse Stefania, poiché conosceva i gusti sessuali anomali e bizzarri del marito.

Stefania si piegò a quattro zampe sul materasso volgendomi il fondo schiena e imboccando l’attributo del signore nella posizione della pecorina, soddisfò entrambi acquietando e rasserenando in tal modo così i nostri bollenti spiriti. Io le invasi il deretano sodomizzandola con un inaudito impeto, mentre il cazzo sgattaiolò con fermezza fra le tiepide viscere della collega, procurandomi un indescrivibile senso di radicale appagamento, Stefania accontentò oralmente Rudi il quale le ripeteva in continuazione:

“Tu sei la mia tela, adesso imprimerò marchiando finalmente su di te la mia arte”.

A un tratto, l’artista estrasse il proprio pennello dalla bocca della moglie, Rudi riprese a masturbarsi con vigore in prossimità del volto di Stefania. L’uomo mise una mano dietro la nuca della consorte quando avvertì prossima l’eiaculazione: un primo irruento schizzo le imbrattò i capelli, mentre le polluzioni successive si depositarono sul volto colando adagio verso quell’assetata bocca:

“Ora sei il mio capolavoro, la mia opera d’arte preferita” - sbraitò Rudi con ammirazione ed entusiasmo terminando la sua opera.

Pochi istanti dopo anch’io imbrattai quella che per Rudi era una vera e propria tela umana, per il fatto che estrassi il cazzo dal retto di Stefania donandole il mio tiepido seme sulla schiena e sulle natiche, poiché la donna non aveva ancora raggiunto l’orgasmo la sdraiai nuovamente supina per praticarle un cunnilingus con i fiocchi: Stefania ululò dal piacere, quando assaporai il fluido rilasciato dal suo roseo bocciolo, ripulendolo accuratamente dalla mielosa secrezione:

“Ecco sì, questa sì che è un’opera d’arte” - continuò a ripetere soddisfatto avendo dipinto a dovere la propria signora.

Dopo esserci accuratamente ricomposti e ripuliti, offrii ai miei ospiti il bicchiere della staffa, preparai nuovamente il caffè accompagnato ancora una volta da un giro di Sambuca. Tutti e tre eravamo contenti d’aver trascorso assieme il dopocena e poco prima che i miei ospiti si congedassero mi rivolsi a Rudi con un tono scherzoso:

“Ascolta, se ti capiterà d’ora in avanti fra le mani qualche altra tela, vieni pure a casa mia per dipingerla” - gli dissi sorridendo.

Che scopata magnifica e spettacolare che vissi, perché non potrò giammai dimenticare la serata trascorsa con Stefania, assieme a quell’eccentrico, folle e squilibrato personaggio di suo marito.

{Idraulico anno 1999}