i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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I miei genitori si sono sposati nei primi anni '60. In quel periodo era molto di moda adottare dei bambini africani o indiani e, visto che erano già piuttosto benestanti, lo fecero anche loro. Quindi poco meno di due anni dopo il loro matrimonio, dal Bangladesh arrivò Jonah, un bel bambino di un anno. Poi, dopo un altro anno, lo stesso giorno arrivammo io (Lucia) e Matteo.
Siamo sempre stati molto affiatati, noi tre. A parte le ore di scuola, che ovviamente frequentavamo classi diverse, stavamo sempre insieme. Dormivamo anche nella stessa camera, fino a che io compii dodici anni.
Mamma e papà ritennero poco decoroso che una ragazza dividesse la stessa camera con dei maschi, quindi svuotarono un locale che usavano come tinello e divenne la mia camera. Ma loro mi mancavano sempre la notte. Mi sentivo sola e molte volte sgattaiolavo fuori dalla mia stanza per andare a dormire con Matteo o Giovanni (come lo avevano ribattezzato).

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Giovanni

Giovanni aveva organizzato una festa con alcuni suoi amici per festeggiare la fine della scuola. Stava proprio riuscendo bene. C'erano anche amici miei e di Matteo.
Ad un certo punto mi accorsi che erano finite le bibite, perciò scesi in cantina a prendere qualche bottiglia ancora.
Appena oltrepassata la soglia, ancora prima di accendere la luce, mi sentii afferrare ed un corpo massiccio mi premette contro la parete.
— Finalmente sei arrivata… Ti stavo aspettando da un sacco di tempo…
Le sue mani mi accarezzavano ovunque e quando cercai di parlare per dirgli che non ero chi stava aspettando, un bacio mi tappò la bocca. La sua lingua si infilò tra le mie labbra, cercandomi. Cercai ancora di fermarlo senza metterci tanto impegno perché mi sentivo già accaldata dalle sue carezze, ma alla fine cedetti alle sue mani esigenti e mi lasciai andare.
Mi disse che mi amava, che mi desiderava ogni giorno di più, che era una tortura stare seduto accanto a me ogni giorno, senza poter mai toccarmi.
Ad un certo punto le sue mani si infilarono sotto la mia ampia gonnellina. Si fermò un attimo, quasi ci ripensasse, ma poi sentii un corpo duro appoggiarsi sopra le mie mutandine. Lo sentivo grosso e rigido.
La sua lingua, intanto, stava lasciando una lunga scia di saliva dalla bocca al collo, per poi scendere più in basso, verso il seno. Sentivo il suo corpo inarcarsi, con la parte bassa che si appoggiava prepotentemente contro la mia, ed il busto piegarsi per cercare i capezzoli che le sue mani avevano messo a nudo. La lingua ne trovò uno. Se lo mise avidamente in bocca e prese a succhiarlo e a morderlo delicatamente.
Ero sempre più eccitata… ed anche lui.
Quando si fu staccato dai capezzoli, mi prese in braccio e si sedette su delle casse poggiate a terra.
Il suo pene si appoggiava sul mio clito.
— Ah… Martina… ti amo… — disse ancora la voce.
— Non… — ma la sua bocca mi interruppe di nuovo.
Le sue mani si infilarono di nuovo sotto la gonna, spostandomi di lato gli slip. Le sue dita si intrufolarono dentro di me.
— Oh, sì… come sei bagnata… dimmi che mi vuoi… che vuoi farlo con me… dimmelo…
A quel punto avevo già riconosciuto la sua voce. Era Giovanni, mio fratello. Ora, se avessi parlato, si sarebbe fermato imbarazzato, ma io non volevo questo. Perciò, senza parlare, mi alzai leggermente, in modo che il suo pene potesse penetrarmi. Lo afferrai, lo puntai nella giusta posizione e mi lasciai andare.
Regalai la mia verginità al mio inconsapevole fratello.
Subito le sue mani mi afferrarono il sedere, aiutandomi nel movimento.
— Oh… amore mio… grazie… — disse quando si rese conto di ciò che avevo fatto.
Sentivo la mia pancia piena di lui. Era già piuttosto grosso.
Dopo un po', Giovanni si alzò in piedi, appoggiandomi al muro. Io incrociai le gambe dietro la sua schiena, aggrappandomi alle sue spalle.
Il suo movimento dentro e fuori si fece più rapido e poco dopo il suo sperma mi allagò ogni piega della mia vagina, facendomi venire.
Restammo lì, fermi, con la mia schiena appoggiata al muro ed i nostri respiri pesanti. Ogni tanto mi dava dei teneri bacetti sulle labbra semichiuse.
Giovanni si tolse da me solo quando i nostri respiri tornarono normali. Mi aiutò a ritrovare l'equilibrio perché ero ancora frastornata dalla piega degli eventi.
— Esco per primo. Tu resta qui per un po' — mi disse prima di uscire.
Ancora non si era reso conto di chi fossi.
— Ok — risposi con voce roca e lui uscì.
Mi sedetti di nuovo sulla cassa, stringendo le gambe il più possibile per impedire al suo sperma di uscire e sporcare dappertutto.
Rimasi lì ancora qualche minuto, poi afferrai qualche bottiglia a caso e tornai alla festa.
Manco a dirlo, la prima persona che incontrai fu Giovanni.
Quando mi vide, con le bottiglie in mano, ci mancò poco che crollasse a terra svenuto. Ci mise poco a capire che aveva fatto sesso con me e non con Martina.
Io gli sorrisi e gli feci l'occhiolino.
Mi sorrise di rimando, si avvicinò e mi diede un bacio sulla guancia.
— Grazie — mi ripeté ancora. — Spero di essere stato all'altezza delle tue aspettative — mi sussurrò all'orecchio.
— Eccome…! Sei stato magnifico!
E lo pensavo sul serio. Certo non era il massimo del romanticismo farlo in cantina, ma avevo proprio goduto la sua lingua, le sue mani, e soprattutto il suo cazzo.
— Spero che capiti ancora, Giovanni — gli dissi con un sorriso ebete sulle labbra.

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Matteo

Quella stessa notte avevo dormito con Matteo. Come al solito mi sentivo sola e quando ero stata sicura che i nostri genitori dormivano mi trasferii nella sua camera.
Stavo ancora sonnecchiando, godendomi l'abbraccio di mio fratello, ed eravamo entrambi svegli. Quello che avevo fatto il giorno prima continuava a ronzarmi per la testa.
— Matteo? — lo chiamai.
— Che c'è… — rispose.
Non risposi subito, ma mi alzai dal letto per mettermi di fronte a lui. Avevo addosso solo una semplice canottierina. Faceva troppo caldo per mettersi un pigiama.
— Allora? — socchiudendo un occhio.
Ero già sicura di quello che volevo fare, ma non sapevo come dirlo a lui. Era girato sul fianco e mi guardava.
— Dimmi, che c'è… — chiese curioso.
A quel punto mi decisi. Mi tolsi la canottiera e gli slip e mi infilai di nuovo nel letto di fianco a lui.
Matteo capì immediatamente che ero lì per scopare. Non ci voleva certo un genio…
Ci guardammo negli occhi e lui mi chiese — Sei sicura di quello che vuoi? Io non mi tiro certo indietro… Sta a te decidere se lo vuoi per davvero.
Non gli risposi, ma gli misi le mani dietro la nuca e lo baciai. Il bacio all'inizio fu piuttosto timido, quasi innocente, ma subito dopo eravamo lì che ci baciavamo furiosamente.
Matteo si schiacciò sul mio fianco e mi accorsi che i suoi boxer si stavano gonfiando per l'erezione che montava impetuosa.
La sua bocca lasciò la mia per spostarsi verso il basso.
Il lenzuolo che ci copriva iniziò a dargli fastidio e lo spinse via, buttandolo quasi tutto sul pavimento. Riuscì anche a togliersi i boxer. Il suo pene era già tutto eretto.
Matteo mi baciava ovunque ci fosse qualcosa da baciare. Insistette soprattutto sul mio seno. Leccò e succhiò avidamente i capezzoli, fino a farmi quasi male, mentre io strinsi forte tra le dita il lenzuolo di sotto. Ansimavo di brutto.
Poi scese ancora più in basso. Per stare più comodo si girò mettendo la testa tra le mie gambe e facemmo uno splendido 69. Io gli presi in bocca il suo pene mentre lui mi leccava la fichetta. Venne una prima volta, inondandomi la bocca. Non lo avevo mai fatto prima, ma ingoiai ugualmente il suo sperma. Era salato, dal gusto piuttosto acidulo.
Anche io venni quasi subito, regalandogli i miei sughetti.
— Davvero dolce, sorellina… — mi disse quando ebbe finito di berli.
Lui era ancora duro, perciò si girò di nuovo verso la mia bocca e mi baciò. I nostri gusti si mischiarono, aumentando il desiderio.
La bramosia ci prese di nuovo e questa volta lui mi infilò dentro il suo cazzo. Si muoveva rapido, poi si fermava, usciva completamente e poi me lo rimetteva dentro dando dei forti colpi. Mi faceva male ma mi eccitava da morire.
Ad un certo punto Giovanni si svegliò e rimase ad osservarci, smanettandosi.
Quando Matteo fu sul punto di venire ancora gli chiesi di farlo dentro. Serrai le gambe sulla sua schiena e lui mi inondò di sperma, molto più rispetto a Giovanni perché quando si tolse molto del suo seme uscì da me e sporcò il lenzuolo.
— Ora tocca a me… — disse Giovanni.
Matteo si spostò e Giovanni prese il suo posto dentro la mia vagina. Era già duro da un pezzo e prese a scoparmi furiosamente. Niente a che vedere con quello che era successo il giorno prima.
Giovanni pompava con gusto e lo sperma di Matteo veniva spinto ancora più all'interno del mio corpo. Poco dopo sentii che anche Giovanni era venuto.
— Wow… che magnifica scopata sorellina… È bello svegliarsi così! Dovremmo farlo tutti i giorni.
Infatti è quello che successe. Per tutta l'estate, quando i nostri genitori erano fuori (visto che lavoravano entrambi), non perdemmo un occasione per passare del tempo a scopare.
Visto che casa nostra era piuttosto isolata e con un bel giardino con una siepe molto alta, durante il giorno stavamo sempre senza vestiti. Io, Matteo e Giovanni passavamo tutto il giorno a scopare, riuscivamo a farlo anche dieci volte.

Però non avevamo tenuto conto di una cosa: eravamo tutti e tre giovani e stupidi. Rimasi incinta e ad aprile partorii due gemelli. Una bella bambina dalla pelle ambrata ed un maschietto dai capelli biondi.
Non ti dico il casino coi nostri genitori…