i racconti di Milu
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Serata di fine gennaio: faceva freddo, non c’era niente da fare in giro quindi io e la mia compagnia decidemmo di rintanarci al caldo a casa di Marco e Giulia che convivevano da un anno.
Io ed Andrea, il mio ragazzo, arrivammo per primi seguiti da Erica e Franco, arrivati insieme ad Anna e Luigi.
Non avevamo programmato niente in particolare per quella sera, quindi ci sedemmo nell’ampio salotto ed iniziammo a chiacchierare tranquillamente. Marco aveva aperto qualche birra.
Il tempo passava piacevolmente e, ad un certo punto, Giulia mi chiese: «Devo andare in bagno, mi accompagni?».
Io la seguii in bagno, lei si abbassò i jeans strettissimi e si sedette sulla tazza.
«Ti ricordi quanto ci siamo divertiti a Capodanno?», in quell’occasione, un po’ alticci, avevamo giocato a strip poker e poi al gioco della bottiglia, il tutto si era trasformato in un’eccitante orgia scambista.
«Certo! È stata la serata più eccitante della mia vita!», risposi entusiasta, ripensando al bel cazzone di Franco.
«Beh, Anna e Luigi non c’erano. Cosa ne dici di farli provare anche a loro?»
«Ma Anna è così timida, non parteciperà mai», dissi intanto che Giulia si alzava, poi mi fece l’occhiolino e mi disse: «Lascia fare a me».
Quando tornammo la situazione in salotto non era cambiata di molto. Giulia esordì: «Giochiamo a obbligo o verità!», la sua non era proprio una domanda.
Io dissi entusiasta: «Certo! Sarà divertente!».
Ci sedemmo intorno al tavolo, ognuno col suo partner a fianco, poi Giulia chiese per prima: «Adrea, obbligo o verità?».
«Obbligo», rispose lui.
«Twerka!», rispose pronta Giulia.
Il mio ragazzo si alzò ed iniziò a scuotere il culo in modo molto ridicolo, scatenando le risate di tutti.
«Erica obbligo o verità?».
«Verità!», Andrea ci pensò un po’ e poi chiese: «Hai mai baciato una ragazza?».
«Si, la tua!», rispose divertita Erica.
Anna, seduta a fianco a me, arrossì lievemente.
Erica fece a me la domanda ed io risposi obbligo.
«Facci vedere le tette!».
Mi portai una mano davanti alla bocca, simulando imbarazzo, poi dissi: «Un obbligo è un obbligo!», mi tolsi il golf, poi mi alzai la maglietta e spostai il reggiseno, facendo vedere le mie belle tette sode, poi mi ricoprii. Anna aveva spalancato la bocca, ma non sapeva cosa dire, mentre Luigi me le aveva guardate spudoratamente.
Era il momento giusto: «Anna, obbligo o verità?».
Titubò poi rispose: «Verità»
«Con quante persone hai fatto sesso?»
Avvampò, poi rispose: «Cinque».
«Senti senti la timidina!», la prese in giro Giulia.
«Franco, obbligo o verità?», chiese Anna, ignorando l’amica.
«Verità!», rispose il ragazzo.
«Hai mai fatto una cosa a tre?», chiese dopo averci pensato su.
«Beh… anche più di tre», disse guardando quelli che erano presenti a Capodanno.
Giulia, interpellata da Franco scelse obbligo: «Facci vedere se ce l’hai rasata!»
«Ragazzi, non pensate che questo sia un po’ troppo?», obbiettò imbarazzata Anna, ma Giulia ormai si era alzata in piedi ed abbassata tutto, si risedette e alzò le gambe allargate, facendo vedere a tutti la sua vagina completamente depilata, si toccò anche.
Abbassò le gambe, ma non si tirò su i pantaloni, poi chiese: «Luigi, obbligo o verità?».
Lui aveva capito dove volevano arrivare, quindi rispose: «Obbligo!»
«Lecca i capezzoli di Anna!», la ragazza arrossì violentemente, ma Luigi disse: «Un obbligo è un obbligo!».
Anna aveva un vestito di lana accollato, quindi, con suo immenso imbarazzo, dovette tirarlo su, mostrando le sue belle gambe fasciate in un paio di collant neri, Luigi le infilò le mani sotto il reggiseno e tirò fuori le sue tette grandi e morbide, portava la quarta, poi iniziò a baciarle con foga i capezzoli che si inturgidirono subito.
«Valentina, obbligo o verità?», mi chiese Luigi quando smise a malincuore di leccare le tette alla sua ragazza.
«Obbligo», risposi, mi stavo bagnando e volevo che mi facesse fare qualcosa di eccitante.
«Fai una sega ad Andrea!», il mio ragazzo si alzò, si sbottonò prontamente i jeans e fece guizzare fuori il suo pene semi eretto. Io lo presi in mano ed iniziai a segarlo lentamente, in poco tempo si indurì completamente. Anna lo guardava con molto interesse.
Senza mollare la presa sul cazzo del mio ragazzo chiesi a Marco: «Obbligo o verità», ovviamente rispose obbligo e il gli dissi: «Leccala a Giulia!».
La ragazza si tolse le scarpe col tacco, poi si sfilò completamente i jeans e il tanga nero, rimanendo solo con la maglia di lana ricamata. Marco la fece sedere sul tavolo e poi iniziò a leccarla. Subito iniziò a gemere forte.
Marco dopo qualche minuto alzò la testa e fece la domanda ad Anna; ormai era caduta nella nostra trappola e si era eccitata, quindi disse: «Obbligo».
«Succhialo al tuo ragazzo», disse tornando subito a leccare Giulia.
Luigi si tolse direttamente i pantaloni e i boxer e Anna si inginocchiò davanti a lui, prendendo fra le labbra carnose il cazzo durissimo del suo ragazzo.
Dopo un po’ Anna disse a Franco: «Obbligo?», lui confermò e lei disse: «Leccala a Erica».
La ragazza si tolse i collant e la culotte, poi si sedette con le gambe allargate su una poltrona, Franco le si mise davanti ed iniziò a leccarla avidamente.
Ormai tutti avevamo perso interesse per il gioco, eravamo concentrati su quello che stavamo facendo con i nostri partner: io avevo preso in bocca il cazzo di Andrea e lo stavo lavorando lentamente, assaporando il suo gusto che conoscevo molto bene, leccandogli la cappella gonfia, prendendolo tutto fino alle palle che massaggiavo con la mano.
Franco intanto aveva iniziato a scopare Erica sulla poltrona: io, senza smettere di succhiarlo ad Andrea, vedevo il sedere del ragazzo andare avanti ed indietro fra le gambe allargate e sollevate di lei. Lui era chinato, probabilmente a baciarle le tette, morbide ed abbondanti, mentre lei gemeva senza trattenersi. I loro vestiti erano un mucchio disordinato sul pavimento.
Mi tolsi le decolté nere con il tacco 12, Andrea mi sfilò i pantaloni, poi mi fece sedere sul tavolo, a fianco a Giulia, mi scostò di lato il perizoma ed iniziò a penetrarmi con vigore: il suo cazzo umido della mia saliva scivolò senza fatica nella mia figa bagnatissima.
Sapeva come muoversi e mi faceva godere tantissimo; intanto anche Marco iniziò a scopare con la sua ragazza.
Dopo qualche minuto Giulia mi guardò negli occhi, il suo bel viso lievemente arrossato era reso ancora più attraente dal piacere che stava provando, e mi disse: «Hai baciato Erica, ma me mai!».
Io come risposta le infilai la lingua in bocca, lei non si tirò indietro, anzi, ricambiò il bacio con ancora una passione ancora più intensa.
Dall’intensità del bacio che aumentò di colpo, capii che arrivammo contemporaneamente all’orgasmo.
Anna era in piedi messa a novanta vicino a noi e aveva i collant e le mutandine tirati giù fino al ginocchio, dietro di lei Luigi la stava sbattendo forte. La ragazza era rossa i viso e quasi urlava di piacere, mentre lui aveva le mani sul suo bel culo abbondante e chiaro.
Quando io e Giulia ci staccammo assaporai il profumo di molte persone che fanno sesso e i gemiti di piacere maschili e femminili, un mix molto simile a quello che avevo sentito a Capodanno, e dissi alla mia amica: «Ce l’abbiamo fatta! È come a Capodanno!».
«Te l’avevo detto di lasciare fare a me!», mi rispose, abbandonandosi poi ad una altro orgasmo.
Anche io ero già venuta molte volte, quando Franco esclamò: «Facciamo vedere ad Anna e Luigi come si finisce in bellezza!», noi tre ragazze capimmo subito, e ci inginocchiammo in mezzo alla stanza, anche Anna fece lo stesso.
Eravamo tutte scalze tranne Anna, che aveva ancora i collant abbassati e i tacchi, io e Giulia eravamo senza jeans, ma con ancora la maglia, mentre Erica era completamente nuda, Anna non aveva più il vestito, ma portava ancora il reggiseno blu.
Gli uomini si misere davanti a noi ed iniziarono a segarsi: Luigi venne per primo, la sua abbondante sborra fu inghiottita quasi tutta dalla sua ragazza, poi venne Marco, esageratamente, come a Capodanno, ma Giulia non sembrò stupita nel sentirsi ricoprire il viso di sperma denso. Infine Franco e Andrea vennero quasi contemporaneamente, il primo sulle tette di Erica, mentre il mio ragazzo sul mio viso.
Giulia, che si era pulita almeno gli occhi, chiese ad Anna, inginocchiata a fianco a lei: «Allora ti è piaciuto lasciarti andare?».
La ragazza le leccò la sborra dalla guancia e rispose: «Si! Dovremmo farlo più spesso!».
Note finali:
Per commenti, critiche, suggerimenti e richieste antom93@libero.it