i racconti di Milu
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Indice
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Note:
A EVA
Note dell'autore:
A te che non ho mai posseduto!
Mi è dispiaciuto! Immensamente, lo confesso. Ancora di più se penso che avrei potuto essere io nella tua posizione. Non so come mi sarei comportato. Propendo per credere che avrei negato con forza, con disperazione, fino all'inverosimile. Ma non avrei mai accettato che lei stracciasse la mia contorta, devo ammettere, personalità. Hai ragione a sentirti umiliato per avere visto accartocciarsi il tuo ruolo di uomo, di sposo, non so se di padre, nel seno della tua famiglia. Provo il tormento che devi vivere nel non poter più accedere liberamente, o segretamente, alle tue "cosine" (capi di abbigliamento) che ti rendevano così squisitamente femminile.

Quante volte ho sognato di poter accarezzare i tuoi glutei sodi, le tue cosce fasciate dagli autoreggenti neri, la tua pelle depilata, priva di ogni segno di mascolinità. Quante volte le mie mani si sono attardate sui capezzoli che stringevo, immaginando che fossero i tuoi sotto quel reggiseno così audace che mi mostravi. Quante volte ho afferrato il tuo capo costringendoti a un tenero bacio, che attendeva di liquefarsi nella tua bocca, trasformandosi in un french-kiss prolungato, infinito che mi inducesse a chiederti la prova estrema del tuo amore. Quante volte mi sono risvegliato da quel magnifico sogno con un senso di insoddisfazione profonda, mentre agitavo il mio turgido strumento di piacere. Avrei voluto condividerlo con te quel godimento in un 69 che sarebbe stato travolgente se ne avessimo avuto l'occasione. Invece, così, davanti al mio caffé ti osservo, mentre mi guardi di sottecchi nel fondo della tazza.

Il tuo sguardo è dolce, ammaliante, ammiccante, propiziatorio di un nostro incontro. Quante volte ho tentato di indurti a quell'incontro che hai sempre evitato che si realizzasse. Sono stato troppo discreto, è vero! Me lo rimprovero. Avrei dovuto dirti subito il sentimento che le tue provocazioni agitavano nel mio animo. Ora mi dici che vorresti incontrarmi. Per la prima volta, quando i buoi sono fuggiti. Vorresti incontrare un insospettabile "amico", come ci definisci, per sorbire un caffé e potere svelare l'un l'altro le nostre fattezze. Sì, potrei farlo e non so se lo farò. Ma quale esito potrà avere questo nostro incontro? Potrei sentirmi soddisfatto di avere gustato la tua presenza, "anodina", senza colore, senza poterti dimostrare l'"affetto" che provo per te? Senza poterti sfiorare se non con una stretta di mano? Che sarà indubbiamente calda, oserei dire anche "appassionata", ma che una stretta di mano rimane pur sempre e soltanto.

E poi, non sarebbe vero! Avremmo conosciuto solo i rispettivi gusci, senza poter gustare il mallo che essi contengono. Il succo fruttuoso del nostro essere, il dolce liquore che ci scorre nelle vene, il fuoco delle nostre accese fantasie, il turbine che ci travolge. Sarebbe uno striminzito approccio che ci renderebbe più irrequieti, più insoddisfatti, più irritabili, più violenti verso noi stessi. E non lo vorrei mai!

Giro il cucchiaino nella tazza, ti osservo ancora una volta nel fondo nero, tra la schiuma che si addensa. Vorrei berti, avvertire la corposità della miscela sulle mie papille gustative, tenerti in bocca contro il palato per un tempo infinito!

"Può aggiungere un filo di panna?" "Subito Signore."
Com'è dolce la panna che provo! Che desiderio infinito! Chiudo gli occhi, mentre avverto qualcosa al cavallo dei pantaloni che si estende e preme sula patta. Un sorso di caffè non zuccherato, amaro, prima che la panna affondi nella scura profondità del gorgo che il cucchiaino le apre. La gusto finché non resta che un piccolo pennacchio, mentre il mio generoso amico, nei pantaloni, ha versato ogni goccia del suo "lacrima-christi". Sorbisco il caffè rimasto nella tazza.

Poi mi alzo . Mi dirigo al bagno per rinfrancare il mio "compagno", mentre la tua mmagine resta incollata agli occhi della mia mente.
Note finali:
Scrivimi se mi leggi!