i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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Il lampeggiare della pellicola nella sala buia del cinema illuminò imprevedibilmente in maniera istantanea il volto di Matilde per il tempo in cui s’avvicinava pigramente all’orecchio di Matteo, per il fatto che lei gli sussurrava alcune parole, lui però non riusciva ad afferrarne né a comprenderne del tutto il significato:

“Che cos’hai detto?” - le sollecitò in quell’istante Matteo sottovoce non cogliendo il concetto, preoccupato e timoroso di non deconcentrare né d’infastidire gli altri spettatori, che peraltro talmente esigui si erano saggiamente distribuiti per la verità in file molto distanti dalla loro, sennonché lei in quell’occasione genericamente seccata ed essendo stata distratta dalla visione del film in conclusione sbottò:

“Il mio vicino di posto spinge urtandomi di continuo con la gamba” - ripeté allora Matilde con la voce appena mossa da un tremito, eppure Matteo attribuì senz’altro alla sensazione d’insofferenza e d’intolleranza del momento, per il semplice fatto che lei doveva provare nel sentirsi infastidita per quell’inconsueta vicenda.

Matteo in quel preciso istante distolse lo sguardo dallo schermo estraniandosi, allontanandosi del tutto e piegandosi leggermente in avanti osservando accuratamente chi era attualmente seduto alla destra della moglie. La scarsa luminosità gli consentì d’intravedere se non altro il profilo d’un uomo che sembrava essere di mezza età, che a sua volta aveva al fianco una figura femminile. In realtà però, lui non li aveva ben esaminati nemmeno quando le luci della sala si erano accese per l’intervallo, dal momento che aveva avuto soltanto un leggero fastidio trasformatosi ben presto in un incomodo, nel considerare il comportamento della coppia che entrata al cinema si era seduta accanto a loro con la sala pressoché spopolata. Pensò allora a quello che avrebbe dovuto mettere in atto, dopo quanto le aveva detto Matilde, perché esclusa l’opportunità della scenata melodrammatica, non era proprio il caso d’insistere per una tale insignificante infrazione, visto che avrebbe potuto suggerire a sua moglie di spostarsi di qualche posto, oppure se per caso lo sconosciuto avesse insistito nel perdurare con quello stupido accostamento, di dare un preciso colpetto con la punta della scarpa nello stinco di quell’estemporaneo e insperato importunatore.

Nel frattempo, che considerava vagliando opportunamente queste possibilità, Matteo annotò mentalmente che Matilde dopo avergli parlato non sembrava invero aver provveduto con il rimedio più efficace e meno imbarazzante, in altre parole di voler cortesemente allontanare un po’ la sua gamba, bensì, gli venne il dubbio che per parlargli all’orecchio lei avesse spostato come di riflesso le gambe seppur di pochi centimetri verso quell’occasionale seccatore. Un movimento certamente involontario, però che aveva poi confermato dal momento che si era risistemata nella poltroncina, effettuando dei leggeri aggiustamenti per appoggiare il capo sulla sua spalla. A seguito di queste considerazioni Matteo provò una leggera vertigine, cosicché fu allora che sentì la propria voce uscire quasi incontrollata e istintiva per poi suggerirle:

“Dai su, non è niente, lascia pure che faccia”.

Detto ciò vi fu nella frammentaria e sconnessa conversazione una lunga pausa di silenzio, interrotta infine da un sussurro stizzito di Matilde che sollevando il capo dalla spalla, a sua volta gli chiese fissandolo abbastanza strabiliata e indispettita manifestandogli:

“Che cosa dici? Vorrei vedere te come reagiresti al mio posto”.

La domanda di Matilde spezzò l’approssimazione e l’incertezza che si era insinuata nella mente di Matteo da quando era iniziato il loro dialogo bisbigliato, perché lui ritornò alla realtà e recuperando la razionalità ben cosciente che Matilde aveva colto, ravvisando l’ambiguità e l’evasività di quanto le aveva detto precisò sennonché con tono confortante e rassicurante la rincuorò:

“Non potrà farti nulla d’indecente né di sconveniente, perché da questa parte ci sono io, inoltre se osservi bene ha la sua donna seduta accanto”.

A seguito di quest’affermazione in un certo qual senso protettiva, Matilde convinta dalla spiegazione appoggiava al presente di nuovo il capo alla sua spalla, sentendosi tranquillizzata si distendeva più comodamente nella poltroncina, tuttavia le gambe di quell’ignoto spettatore s’avvicinarono nuovamente. Dopo queste considerazioni Matteo si chiese con la mente turbata che cosa potessero indicare i movimenti della moglie, di sicuro che non aveva pigliato con assennatezza il suo equivoco invito, infatti, se era vero, che per ravvivare la monotonia e la stanchezza degli oltre vent’anni di matrimonio, da un po’ di tempo lui aveva introdotto ad arte nelle loro conversazioni per esplorare e per sondare la disponibilità della moglie, alcuni interrogativi sulle possibili piacevolezze d’esperienze provocatorie, era altrettanto certo che in queste scorribande verbali lui aveva sovente incontrato il netto e irremovibile rifiuto di Matilde, anche a un qualsiasi preliminare di comportamento fuori dalle norme e dalle regole. Lui aveva pertanto confinato i suoi irrealizzabili desideri negl’innocenti territori della fantasia da dove attingeva, per cercare di procurarsi qualche brivido durante gli abitudinari amplessi coniugali del sabato, altrimenti quando s’abbandonava a inconfessabili e sconce immaginazioni nell’ormai sempre più frequente ricerca del piacere solitario.

La stessa fantasia che comprese, adesso rischiava lucidamente d’alterargli totalmente la percezione dell’innocente realtà che stava vivendo: se Matilde si muoveva e si sistemava tranquillamente nella sua poltroncina, doveva aver capito che il contatto dello sconosciuto era stato involontario o che comunque quest’individuo oramai dissuaso aveva rimesso le gambe al loro posto. Confortato o deluso? Da queste deduzioni e attualmente anche dalla serena immobilità della moglie Matteo con un sospiro intrecciò le sue dita con quelle di Matilde e come spesso faceva posò le mani così unite sul proprio grembo, concentrandosi nuovamente nella visione del film. Dopo un poco però la sua attenzione fu ancora distratta da alcuni movimenti della mano di Matilde, che da rilassata e immobile qual era aveva iniziato a premere contro il suo sesso, dapprima quasi impercettibilmente, in seguito in modo sempre più avvertibile. Dubitò di aver bene interpretato il toccamento quando la mano di Matilde si fermò per qualche minuto.

Ogni possibilità d’equivoco svanì, allorché avvertì che riprendeva il movimento tracciando sopra i pantaloni con il pollice e l’indice che aveva liberato dall’intreccio delle mani, il profilo del sesso che nel frattempo aveva preso consistenza e forma. Abbassando appena lo sguardo, senza però muovere il capo sempre fisso in avanti, intravide il ginocchio della gamba sinistra di Matilde scoperto dall’apertura della gonna a forma di portafoglio. Infatti, risistemandosi ancora una volta nella poltroncina per accarezzarlo meglio, si era ora appoggiata completamente alla sua gamba. Decise allora di comunicarle tacitamente la propria soddisfazione per l’inatteso e piacevole massaggio e spostando sul ginocchio di Matilde la mano rimasta oramai abbandonata, iniziò a sua volta ad accarezzarlo con un leggero movimento rotatorio. Mentre procedeva con questa carezza, Matteo si predispose tuttavia con rassegnazione, al momento in cui lei avrebbe infranto il dolce languore e le sensuali sensazioni che stava provando, quando avrebbe certamente interrotto il massaggio, che nel frattempo era divenuto più energico, perché avrebbe ricomposto la gonna che nel frattempo il movimento della mano aveva ulteriormente sollevato. S’accorse però, con piacevole sorpresa, che il temuto istante tardava ad arrivare e ne dedusse che i toccamenti e le reciproche carezze dovevano avere determinato in Matilde uno stato di fantasiosa eccitazione, difficile da reprimere. Attualmente inorgoglito e ringalluzzito s’avventurò con la mano aperta su per la coscia velata dalla calza autoreggente fermandosi nell’attesa d’una reazione. I minuti, almeno così sembravano nella sua mente oramai turbata passavano, dato che Matilde non mostrava segni di fastidio. Incoraggiato, Matteo risalì allora con la mano fin dove la calza terminava e s’iniziava a percepire il calore della pelle scoperta premendo con i polpastrelli come per trasmetterle un segno di tacita intesa e di completa riconoscenza.

Lui aveva messo in preventivo che quell’ulteriore audacia, avrebbe anche potuto causare l’interruzione del gioco per una negativa reazione della moglie, aveva però sperato nella sua immobilità che avrebbe significato consenso o quanto meno la non contrarietà a quell’iniziativa. Fu invece sorpreso, sentendo che Matilde stava ancora una volta muovendo la gamba accarezzata verso di lui, venendo così a scoprire d’averla smascherata, fino al punto in cui era posata la mano e con le cosce oramai languidamente allargate. Riflettendo su quest’ultima considerazione, alquanto eccitato, Matteo si convinse che il movimento di Matilde del quale ora avvertiva sulla spalla il respiro alterato, era anche un invito nel proseguire e quindi dopo aver aspettato un poco per non rischiare d’apparire impulsivo risalì la gamba con la mano sudata fin sulla pelle nuda e lì si fermò. Dopo iniziò a stimolare con le unghie la pelle liscia della parte interna della coscia, sia perché questa variazione gli dava un’ulteriore eccitazione sia perché s’accorse che Matilde senza dubbio a causa del turbamento provocato dall’infallibile toccamento in quella zona tanto sensibile, apriva ancor più le gambe. Ne era la netta conferma, il fatto che la coscia di Matilde premeva in modo molto energico contro la sua e che il lembo della gonna scivolando con il movimento della gamba, la lasciava oramai completamente scoperta. Matteo deglutì la poca saliva che gli restava e riprendendo la marcia d’avvicinamento posò la mano sull’inguine di Matilde, dove il contatto con la pelle liscia come la seta avrebbe senza dubbio determinato un’ulteriore sensazione d’estasi. Indugiò ancora una volta, in tempo però, per accorgersi di un’altra leggera spinta della gamba di Matilde verso l’esterno.

Quest’ultima pausa doveva servire nelle intenzioni di Matteo per rendere poi inarrestabile l’assalto finale al sesso di Matilde che immaginava già abbondantemente predisposto, in tal modo per rendere questo momento ancor più eccitante, iniziò con il pollice e con l’indice a incidere il tenero velluto dell’epidermide e con il mignolo a solleticare la prima peluria, che aveva distintamente avvertito col bordo della mano. L’eccitazione non gli consentiva di valutare da quanto tempo aveva iniziato quest’ultimo conturbante massaggio, poiché a un certo punto si rese conto che ogni ulteriore indugio al toccamento del sesso sarebbe stata un’intollerabile tortura. Riuscì in ogni caso a chiedersi se una volta concluso il voluttuoso viaggio della mano, doveva procedere anche a qualche carezza sopra gli slip, o se poteva godere immediatamente del contatto diretto con il sesso della moglie, dopo avere provveduto a sollevare le mutandine insinuando la punta di un dito sotto il tenue elastico. Questo dubbio si dissolse ben presto, allorché mossa la mano per il gran finale avvertì che evidentemente l’ultimo velo era già stato scostato dalle dita di Matilde, che ora indugiavano appoggiate sul sesso scoperto. Matteo, che fino ad allora era sempre stato con lo sguardo fisso in avanti, per pregustare anche nei minimi particolari le sensazioni prodotte dal progressivo avanzare della mano, si stupì per quest’audacia della moglie e si voltò per capire come avesse trovato il modo di toccarsi senza farsi notare.

Sbigottito vide però che quella non era la mano di Matilde, bensì del vicino che aveva fatto sull’altra gamba lo stesso percorso che lui aveva compiuto sulla gamba sinistra, precedendolo però sul traguardo finale. Al presente assai frastornato e visibilmente sgomento, Matteo aguzzò ancor più la vista nel buio della sala e vide che una mano di Matilde era stretta sul sesso dello sconosciuto. In un improvviso bagliore della pellicola s’accorse che anche la compagna di quel tale guardava tutta la scena come una complice eccitata e indulgentemente compiaciuta. Lui sconvolto per quanto stava accadendo, però sempre con la mano posata insieme all’altra sul sesso di Matilde, si volse del tutto e incrociò lo sguardo carico di lussuria della moglie, che sollevata la testa dalla sua spalla lo squadrava con un’aria di sfida che lasciava trasparire chiaramente una sottintesa domanda:

“Che cosa vuoi adesso? Non era forse questo ciò che volevi da me?”. Dopo con gli occhi socchiusi e mordendosi il labbro inferiore per controllare i mugolii che comunque le uscivano soffocati, Matilde aveva abbandonato il capo sulla spalliera della poltroncina.

Con un gesto deciso aveva poi spalancato i due lembi della gonna a portafoglio e sollevando leggermente i fianchi si era sfilata le mutandine, in seguito spostando in avanti fino al limite del sedile il bianco ventre denudato, con le gambe completamente allargate s’offriva quasi supina alle mani che l’avevano esplorata. Come un automa Matteo affondò il dito indice nelle carni umide della moglie e avvertì che contemporaneamente entravano altre due dita non sue, che muovendosi prima lentamente e in seguito più veloci iniziavano distintamente il movimento inequivocabile della masturbazione. Di riflesso, anche il dito di Matteo si mosse per contribuire al godimento della moglie, quelle carezze delle dita intrecciate si protrassero per qualche interminabile istante, alternandosi sia nel profondo del sesso di Matilde sia nel solleticare il suo centro rigonfio del piacere. Matteo fu distolto dallo stato di trance in cui si trovava quando s’accorse dal tipico sussultare del bacino e dal ritmo più intenso dei sospiri, per il fatto che per Matilde era sopravvenuto il momento affrancante e liberatorio dell’orgasmo.

I suoi movimenti divennero incontrollati e le ritmiche contrazioni del sesso della moglie si trasmisero come una scossa elettrica alla mano di Matteo, poi dalla mano al braccio e da questo alla testa, percuotendogli le tempie in modo doloroso, ritraendosi inebetito, incredulo e stordito di quanto era successo. Dopo poco, con gli occhi velati, da quelle che non riusciva a comprendere se fossero lacrime o gocce di sudore, intravide Matilde che terminato l’affanno e lo spasimo dell’orgasmo dopo essersi velocemente ricomposta s’alzava intimandogli seccamente:

“Dai, su muoviti. Andiamocene prima che s’accendano le luci, Matteo fa’ presto”.

{Idraulico anno 1999}