i racconti di Milu
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Indice
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Note dell'autore:
Non aspettatevi granché di sesso nel primo capitolo.
Ok, se va fatto, facciamolo bene.

Il mio nome é Alexander Mirror.
O almeno, quello é il nome del giovane di venticinque anni che voi incontrate, che vi parla. Il ragazzo nullafacente che sembra un perfetto buono a nulla.
Certo. Nessuna professione, una misera abitazione in un loft, cittadino della Grande Mela, quasi più un verme a ben guardare, un parassita che cerca di ritagliarsi una patetica nicchia all'ombra delle grandi luci di una civiltà che appare sempre più chiusa e decadente.

Tutto questo ero, e in una certa misura, sono ancora.
Poi le cose sono cambiate. Enormemente.
Cosa fu a cambiarle? Un annuncio. Cercavano soggetti disposti a sottoporsi a esperimenti rischiosi. Roba non esattamente autorizzata dal codice etico e morale della medicina moderna.
Comunque, io accettai.
Avete presente Deadpool? Il mercenario che non sta mai zitto e rompe inutilmente la quarta parete ogni due righe? Ecco. Lui é divenuto così perché gli era stato iniettato qualcosa. Qualcosa appartenente a un'altro grande eroe mutante.
Io? Oh, a me é stata iniettata la stessa cosa.
E dopo cinque giorni in cui ho pensato che morire sarebbe stata un'ottima alternativa all'agonia che era divenuta il mio presente, sono diventato così.
"Così come?" direte voi. Così.
Un tizio normale, capelli corvini scamagliati, occhi color nocciola, corporatura nella media.
Fattore rigenerante tipo 2 e artigli ossei.
Sì. Praticamente sono una copia malriuscita di quel canadese tappo.
Prima che partano i meme da parte vostra, no. Non sono come lui, non ho il problema che ha lui con la rabbia e non intendo andare in giro a dire di essere il migliore a fare quello che faccio (che non é granché).
Fattore rigenerante di tipo 2, questo vuol dire che guarisco. Ma ci vuole tempo. Almeno la metà di quello di cui necessita un normale essere umano.
Gli artigli ossei invece sono solo due per mano, emergenti in corrispondenda del medio e dell'anulare.
Ecco, un buon motivo per non sposarmi.
Ora che ho descritto molto bene il mio campionario di abilità, vi chiederete quale cattivo io metta sotto.
Forse penserete che la storia s'intreccerà con personaggi come Wolverine, Punisher o gente di quel calibro, vero?
Beh, temo che rimarrete delusi.

Essenzialmente io sono uno scansafatiche, non lo nego. Ho sempre e solo avuto due passioni: le arti marziali e il sesso. Banale, direte voi.
Purtroppo i corsi di arti marziali costano e, a meno che sguainare gli artigli ogni due secondi non invogli le ragazze a saltarmi addosso, neppure le donne sono gratis. Intendiamoci, neanche quelle che non si fanno pagare lo sono davvero. Ci sono costi.
E i costi vanno coperti in qualche modo.
Eccomi qua. Sicario a tempo perso, ladro, fancazzista ed eventualmente lettore di vari generi di letteratura.
Non sono un fan delle pistole ma ho imparato a servirmene, tuttavia i miei strumenti ideali rimangono le lame. Quelle che posso stringere in mano e quelle che mi escono dalla mano. Da qui, il mio nome.
Blade.

Ovviamente i furtarelli sono per i poveri sprovvisti di poteri tosti. Io però non sono come loro.
Che é il motivo per cui la notte, mentre tutti dormono, qualche riccone si sveglia e scopre che metà della sua roba é sparita. Ultimamente però i sistemi di sicurezza mi fregano, quindi sono passato a colpi di altro tipo.
Assassinii, minacce, cose così. Vi avevo detto che ho lavorato anche con Punisher? No? Bene: non sarebbe vero in ogni caso. Mai visto il tizio col teschio.
Però, purtroppo ho visto altre spiacevoli personalità.
Magneto ad esempio, quando tentò di reclutarmi.
Incredibile quanto male qualcuno possa prendere un "no.". Per farla breve, mi ha conficcato un paio di ferri in corpo. Sono guarito ma mi é costato qualche mese di attesa e riposo. Una pizza.
Io, non gli ho fatto praticamente nulla.
Un altro che ho incrociato é stato Peter Parker alias l'Uomo Ragno.
Dio, ho sempre odiato quel tizio. È stato un piacere riuscire a tagliargli le ragnatele e costringerlo a concentrarsi sulla sua sopravvivenza.
Peccato che, pur avendo potuto godere di una vittoria morale, sono finito con lo spappolarmi una gamba sul marciapiede dopo qualche piano in caduta libera.
Ma mi é andata bene.
Ma l'incontro più importante é stato un'altro. Tempo fa.

Ero stato assoldato da qualche servizio segreto. Lo S.H.I.E.L.D., mi pare, per mettere sotto questi tizi.
Gente di un qualche culto che voleva fare esperimenti strani. Alcuni di loro erano pure mutanti.
Risultato? Dovetti giocare d'astuzia. Ne eliminai la maggior parte ad artigliate e fu lì che apparve lei.
Flux.
Dio, in quel momento non fu solo l'esito dello scontro a mutare. Anche tra i miei pantaloni mutò qualcosa.
Qualcosa di grosso.
Peccato che la gentil donzella dalla pelle scura (quasi blu, a doverla dire tutta) e dall'impressionante abilità marziale non la pensasse come me.
La ragazza mi trapssò un polmone, spezzò due costole, ruppe un braccio e spaccò tre denti. Io in compenso le feci probabilmente il solletico visto che ogni mio colpo la attraversava.
Perché? Perché quella maledetta aveva la capacità di divenire liquida. Cambiava concretamente stato.
Prenderla a pugni era inutile. Difendersi era inutile.
Quando quelli dello S.H.I.E.L.D. arrivarono, ore dopo, io ero ancora steso a terra e l'unica cosa in buona salute era il mio pene. Tutto il resto del mio essere, orgoglio incluso, aveva preso tante di quelle sberle da farmi sentire come se mi fosse passata sopra un'armata di corazzati.
Flux, e i superstiti del culto, se n'erano andati. Fuggiti via, per riprendere da qualche parte.
Il mio contatto nello S.H.I.E.L.D., Lisa Huntington, mi gratificò di 20'000 dollari e di un bel vaffanculo quando le chiesi se era libera per cena. Accettai la cosa e tornai a casa.
Con quei soldi pagai quasi tutti i miei debiti. Salvo uno: quello appena aperto con Flux.
Quella puttana mi aveva sconfitto e umiliato e chiunque altro avrebbe semplicemente voluto ucciderla nel peggior modo immaginabile o dimenticarsi della sua esistenza. Io no.
Io la volevo ritrovare. La volevo conciare per le feste e volevo sentirle gridare pietà, come io non avevo potuto fare a causa del trauma alle corde vocali che mi aveva procurato.


Flux era divenuta un'ossessione.
In poco tempo smisi di dedicarmi ai furtarelli, prediligendo la ricerca di buone fonti informative che mi permettessero di mappare la zona operativa di quella puttana allo stato liquido.
Spesi una fortuna per permettermi un arsenale degno di tale nome. Pistola mitragliatrice Ingram, silenziata.
Katana, Tanto ed esplosivi. Molti.
Ma soprattutto, cercai qualcosa che mi permettesse di strapparle il vantaggio che aveva. Richiese qualche mese ma trovai qualcosa. Un particolare siero.
Sparato da una pistola inucolatrice non più grande della mia mano, avrebbe inibito i suoi poteri per qualche ora. Andava bene.

Ero pronto. Ma nel frattempo avevo continuato a dedicarmi alle mie passioni, o almeno ci avevo provato. L'ultima ragazza che mi ero fatto risaliva a quasi una settimana fa e alla mia età il sesso era ancora qualcosa di rilevante.
La tipa, occhi neri capelli biondo tinto misto a castano, aveva saputo vedere le mie potenzialità. O forse era stato l'aver sborsato quasi cinquanta maledetti dollari per i drink... Beh, comunque, pochi minuti dopo eravamo a casa sua e ci stavamo dando dentro.
Ora, non ricordo se fu colpa mia, che mi scatenai, o sua che non mi avvertì quando mi graffiò la schiena ma un mio artiglio le graffiò leggermente la pelle.
Lei lo vide e cacciò un urlo tremendo.
-Sei un mutante!-, esclamò.
-Beh, sì.-, dissi. Lei aveva messo un po' di distanza tra me e sé stessa ed ora eravamo in due punti opposti del letto, lei rannicchiata contro sé stessa, io seduto. Calmo. Esattamente come lei non sembrava proprio.
-Dovevi dirmelo! Cosa sarebbe successo se quell'affare mi avesse infilzato?-, chiese.
-Ok, numero uno: non hai detto che t'importava. Numero due: non sarebbe accaduto!-, esclamai.
-Cazzate! Hai perso il controllo! Lo so come succede: perdete il controllo e uccidete, ecco cosa fanno quelli come te!-, esclamò lei. Capì che il divertimento era finito. Sospirai. Non per la notte inaspettatamente in bianco ma per l'idiozia della gente.
-È il maledetto 2000. Mi sembra sia molto facile per quelli come voi continuare coi pregiudizi! Ma guardati attorno! Quanti mutanti uccidono? Quanti? Se avessi voluto potevo sbrindellare te e metà degli idioti presenti a quel discobar del cazzo!-, esclamai.
Ero incazzato. Espirai. Due volte. Alla quinta ero già più calmo ma sapevo come sarebbe finita.
Calò il silenzio. Puro e semplice. Mi rivestii lentamente.
-Vattene. Ora.-, sibilò lei.

Non era la prima volta che assistevo a episodi del genere. I mutanti erano malvisti sin dalle prime apparizioni documentate negli anni '40-'50.
Sapevo che Wolverine e un'altro tizio, Sabretooth avevano servito nell'esercito, così come anche il Cap e altri. Non tutti però erano eroi. Per esempio, c'era Magneto, che sicuramente non era uno stinco di santo. Oppure anche altri. In ogni caso, ormai il mondo era così.

Da quell'episodio era passato un po'. Ma quella bambinetta isterica indottrinata da gente anche più alienata e paranoica di lei non mi sfiorava più di tanto.
Perché stanotte sarei uscito, mi dicevo, e avrei preso Flux.
Note finali:
Commenti e critiche a
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Spero vi piaccia