i racconti di Milu
racconti erotici per adulti

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L’inizio
Questa è una delle avventure di Lorenzo brillante reporter/fotografo che tra i suoi tanti difetti, se difetto fosse, è il piacere di fare sesso.
E’ un fascinoso fotografo diventato importante/conosciuto per i numerosi reportage fatti nei paesi dove la guerra e guerriglia era ed è presente
Non è bello come comunemente si intende ,ma è fascinoso con i suoi profondi occhi scuri ,la barba incolta ed i lunghi capelli neri.
La sua alta figura emana un ‘aurea selvaggia che ti cattura.
Delle sue caratteristiche ha fatto un’arma letale. Le femmine che si avvicinano a lui non hanno scampo ed inoltre ha la capacità del ragno :sapeva coltivare, non aveva fretta, quando una femmina entrava nei suoi obiettivi riusciva ad essere paziente e come un ragno tesseva la tela sino a farla diventare una trappola per la sventurata
Raggiunti i quarant’anni e con loro la fama ed il successo economico si gestiva la vita come meglio credeva alternando i suoi viaggi in paesi inospitali con un’attività di fotografo di moda per i migliori stilisti italiani. Ha un bellissimo studio fotografico in via Montenapoleone a Milano.
Nel suo studio circolavano le modelle più belle e fotografi facenti parte del suo staff.
Quasi tutti i giorni si presentavano aspiranti fotografi speranzosi di poter “lavorare” con lui.
Lui esercitava una attenta selezione del candidato /a verificando i requisiti professionali ed i lavori già svolti e solo dopo in più colloqui personali approfondiva la conoscenza accertandosi delle motivazioni ,desideri, voglia di fare del candidato.
Come detto i candidati erano numerosi e la scelta non era semplice ,certo anche l’aspetto fisico era un elemento di selezione.
Martina era entrata in contatto con lui per soddisfare un desiderio di lunga data. Viveva in un paese su una collina toscana. Fare la fotografa era stato da sempre il suo grande sogno . Fin dalle scuole medie ,dalla sua prima semplice macchina fotografica aveva avuto questa passione che diventata quasi un ossessione.
Non lasciava mai a casa la sua piccola macchina fotografica; che andasse a scuola o in giro con gli amici era con lei a portata di mano. Ogni occasione era buona per uno scatto e passava più tempo a sviluppare foto che a giocare nei prati .La sua passione era continuata negli anni anche durante le scuole superiori Aveva frequentato una scuola professionale poiché era l’unica presente nel paese ed i genitori furono contrari ad un suo trasferimento nella vicina, per loro pericolosa, città.
Era gente di campagna, con i piedi e la mente ben radicati alla realtà. Pochi fronzoli e tanta sostanza e questa passione di Marina era da loro vissuta come un gioco che sarebbe terminato con la maggiore età. Ma così non fu ; Martina continuava a fotografare ed a dedicare il su tempo agli scatti tanto da meritarsi dagli amici il soprannome: la fotografa.
Anche se giovane veniva invitata a matrimoni e comunioni dove faceva degli splendidi, da tutti riconosciuti, servizi fotografici.
Era una ragazza carina senza frulli per la testa e piaceva ai ragazzi . Il fortunato fu Giacomo che divenne il suo primo ed unica amore . La famiglia di lui possedeva una piccola fiorente azienda che produce ceramiche di elevato lusso e Giacomo ci lavorava sin da ragazzo, Era ,per il paese, un bel partito. Forse anche questa tranquillità, in linea con l’essere di Martina favorì il matrimonio e comunque e si sa come vanno le cose in questi paesi fuori dal caos cittadino ; ci si innamora e ci si sposa presto. A vent’anni era sposata , a ventuno ebbe il primo figlio ed a ventitré il secondo. Il matrimonio non interruppe la sua passione ,anzi con il passar del tempo le sue capacità ed anche i mezzi a disposizione crebbero ; non aveva più la sua vecchia macchinetta ,ma una professionale Nikon. Aveva fatto della sua passione il suo lavoro ed anche se, causa gli impegni di moglie e mamma, lavorava su un territorio limitato era ben conosciuta anche lontano dal paesello.
Negli anni era cresciuta in tutti i sensi ,non era più la carina ragazzina ;era diventata una donna che con la semplicità attraeva e veniva da tutti amata.
Portava i capelli, biondo cenere , a caschetto che incorniciavano un viso sempre giovane gentile e birichino nel contempo. Aveva gli occhi brillavano di luce propria ,in particolare quando lavorava o parlava di foto. Il suo fisico esile e normale non ti faceva girare per strada , ma bastava parlarle per essere conquistati dal suo candore e semplicità.
Era dolce con bambini ed adulti e la sua pazienza e disponibilità infinita. Era una felice e tranquilla donna e mamma.
Fu un amico che viveva da anni a Milano che ben conosceva le sue capacità ad influire sul suo futuro.
Portò , con il suo consenso , un set di foto allo studio di Lorenzo . Ciò non aveva un fine definito ed infatti quando dopo un mese non ebbe notizie in merito dal fotografo la cosa andò in dimenticatoio. Tanta fu la sua sorpresa quando tre mesi dopo lo chiamò una collaboratrice di Lorenzo per dirgli che lo stesso aveva visto le foto e voleva conoscere chi le avesse fatte poichè erano particolarmente belle e voleva ,se si fossero trovati d’accordo, offrirgli un lavoro .
Non vi racconto cosa avvenne al paesello di Martina. Tra Martina e Giacomo ed il successivo coinvolgimento di tutti i suoceri e parenti vari
La faccenda aveva sollecitato una parte nascosta di Martina che a quasi trenta anni aveva l’opportunità di veder riconosciuta la sua passione e capacità Nel contempo ciò cozzava con il suo ruolo di mogli e mamma.
Fu combattuta e dilaniata sul fare e si confrontò con Giacomo ed amici.
Giacomo non voleva deluderla, ma nel suo intimo non voleva che la moglie si allontanasse da lui; per non parlare dei genitori e parenti ;solo gli amici la spingevano ad andare a provare.
Raggiusero un compromesso: sarebbe andata, ma solo se il lavoro offerto si fosse svolto per periodi limitati, al massimo una settimana.
Fissò l’appuntamento con Lorenzo e quel giorno di prima mattina Giacomo l’accompagnò alla stazione di Firenze dove prese il treno per Milano.
Si era vestita in modo semplice; un vestito a fiori che le arrivava poco sotto le ginocchia, ballerine ai piedi e come ornamento una collana di bigiotteria e d uno swatch al polso regalo di Giacomo.
Unico gioiello la vera d’oro al dito.
Non si rendeva conto, la sua semplicità attirava gli sguardi di molti.
A Milano ebbe l’impatto con la frenesia della metropoli: le auto, i rumori, la frenesia della gente, le vetrine…, Tutto la sommerse all’inizio spaventandola e poi pian piano eccitandola per questa nuova realtà.
Quando Lorenzo l’ha vista la prima volta ne fu colpito in tutti i sensi. I lavori li aveva già visti e la persona le piacque. “Sentiva” che avrebbe avuto successo. Non ebbero difficoltà a raggiungere un accordo professionale che soddisfaceva le esigenze di ambedue.
Si lasciarono contenti e Martina tornò a casa felice. Sarebbe tornata a Milano il mese successivo, un servizio la “aspettava”.
Quando Martina andò Lorenzo ripensò all’incontro ed a lei.
Questa mi piace, mi piace davvero. Fa foto splendide ed anche lei….me la scoperò come le altre.
Riteneva sarebbe stata una passeggiata portarla nel suo letto, scoprì che non sarebbe stato per nulla semplice, anzi quasi impossibile
Ripensava al suo entusiasmo ,alla sua semplicità ed alla sua interiore bellezza.
Pensava : non è una top model ,ha un bel culetto anche se appena accennato ;il seno appare piccolo ,a fatica sarà una seconda, ma mi piace.
La notizia dell’avvenuto accordo non fece felice Giacomo che però non disse nulla, anzi manifestò il suo piacere per la felicità della moglie.
IL mese successivo Martina andò a Milano per il suo primo servizio. Fu un successo. Il clienti furono entusiasti del suo lavoro e di lei. Lorenzo ci aveva visto giusto.
In breve l’esile ragazza conquistò tutti. Lei non cambiò con il successo .Continuò a vestirsi come in campagna, a casa. Vestiti semplici, gioiosi. Non si truccava mai. Sorrideva ed aveva una paola buona per tutti.
Lorenzo scoprì che la gentile ragazza aborriva alcolici, anche il vino, e le serate di divertimento. Alla sera completata la giornata lavorativa tornava a casa o meglio in pensione ,e puntuale si ripresentava la mattina ali lavoro. Non dava spazio per il suo corteggiamento e ciò complicava i suoi piani , ma aumentava i suoi desideri su lei.
Divenne il suo “ragno”
Dopo la prima settimana Martina tornò a casa e raccontò dei suoi lavori. Tutti percepirono la sua felicità e Giacomo non ebbe il coraggio di dirle che mancava tanto la sua presenza a lui ed ai figli tanto da farla rinunciare al suo lavoro
Da quel momento una settimana al mese era a Milano; ma il successo ti cattura, sei sempre più richiesta e gli impegni crescono e non puoi ,non sai, dire di no . Le settimane divennero due e poi anche se non successive tre.
Al rientro a casa percepisci che non tutto va per la quale; l’insofferenza di Giacomo ,seppur contenuta, a tratti trapelava e tra i due vi erano momenti di “tacita” incomprensione.
Nessuno diceva qualcosa, ma non era più come prima. Parlavano e ridevano meno e non erano più la serena ,tranquilla coppia che tutto condivideva. Ciascuno ,spesso, chiuso nei suoi pensieri. Martina capiva quale fosse il disagio di Giacomo ma non voleva rinunciare a al sogno di una vita ,Si diceva ancora un po’, due o tre anni, poi sarò soddisfatta e tornerò “completamente” alla mia casa, ma adesso no. Non è giusto. Ed ogni volta era la stesa trama: due/tre giorni in famiglia e poi il triste ansioso distacco. Quando era sul treno che la portava a Milano sentiva un peso sul cuore che si affievoliva sino a sparire quando si immergeva completamente nel lavoro dimenticando tutto il resto.
E Lorenzo?
Lorenzo accompagnava questo suo stato. Era diventato il suo riferimento professionale ed il suo consigliori .
Durante il giorni erano sopraffatti dalle attività e come un maestro la guidava consigliandola anche se aveva compreso che lasciandole un po’ in autonomia le permetteva di esprimersi meglio e con grandi risultati; poi nei momenti di pausa, quando vedeva dipingersi sul suo volto quel dispiacere certamente dovuto al distacco dalla famiglia la distraeva facendola ridere e proponendole sempre qualcosa di nuovo. Pian piano riuscì a penetrare nella sua corazza .
Martina dentro era rimasta una ragazza pura e semplice non si rendeva conto degli sguardi “attenti “ degli uomini e la presenza vicina di un uomo più vecchio le dava quella serenità che prima le trasmetteva la famiglia.
Opportunatamente” guidata” da Lorenzo iniziò a parlagli del suo paese ,dei suoi amici, della sua famiglia e della sua vita. Da lì il passo fu breve…si avvolse sempre più nella sua tele di ragno.
Lorenzo riuscì a farla parlare delle sue tristezze e del difficile, diventato , rapporto con i marito. Diventò una normalità che a a fine del quotidiano impegno lavorativo trascorressero del tempo insieme presso un bar per parlare della trascorsa giornata lavorativo e degli impegni del giorno successivo.
Martina si sentiva privilegiata del tempo che Lorenzo, il “maestro” le dedicava e non pensava suoi possibili secondi fini. Pian piano quell’uomo la affascinò e senza rendersene conto entrò nella “rete”.
La sua vicinanza fisica che un tempo l’avrebbe spaventata ora non le dava alcun fastidio e se in un momento di festeggiamenti per un successo di lavoro o in momenti di sua evidente tristezza l’abbracciava stringendola affettuosamente carezzandole i capelli lei non si opponeva, anzi in quei momenti recuperava la sua serenità.
Nel contatto si sentiva “coperta” ,protetta.
Passò altro tempo ed in casa che le cose non miglioravano. Giacomo adesso esprima il suo malcontento . Voleva tornasse definitivamente a casa facendola sentire in colpa anche per i figli “abbandonati”.
Di riflesso aumentò il bisogno di Martina di qualcuno su cui “appoggiarsi”. Adesso era Martina che si avvicinava a Lorenzo alla ricerca di affetto e calore.
Una sera a fine lavoro, nello studio, ebbe una spiacevole telefonata con il marito e si allontanò stravolta. Lorenzo la raggiunse in un piccolo studio dove si era rifugiata . Seduta su una poltrona aveva il viso nascosto tra le mani . Stava piangendo in silenzio . Lorenzo la fece alzare e la strinse tra le braccia guardando le lacrime che le solcavano il viso.
Lei aveva il viso poggiato sul petto di lui e ed al contatto “ritrovò” un po’ del “calore” perduto. Lorenzo le sollevò il viso con una mano verso il suo facendo si che le sue labbra si appoggiassero alle sue trasformano l’appoggio in un bacio. Martina trasalì al contatto, ma non ebbe la forza di sottrarsi, In quel momento aveva bisogno di amore di tanto amore.
La lingua di Lorenzo entrò nella sua bocca. Le mani di lui le strinsero il corpo ed i loro calori si unirono.
Quello di Lorenzo era purea eccitazione; il suo era quello di una donna bisognosa di affetto che “gettava” calore per reazione.
Sentiva le sue mani sulla schiena; sentiva il suo caldo, forte, corpo. Una mano di lui scese sul sedere carezzandolo e spingendolo dolcemente in avanti ad appoggiarsi sul pube di lui.
Lorenzo era eccitato e Martina avrebbe dovuto ben “sentirlo”, ma era un momento particolare dove la sua realtà fuggiva.
Lui era un esperto nella seduzione femminile ed aveva compreso che era arrivato il suo momento.
Non doveva farlo scappare. Trascorso quel momento non avrebbe mai avuto un'altra possibilità. Martina avrebbe compreso cosa sarebbe successo e per evitare sarebbe tornata a casa. L’avrebbe persa per sempre.
Se fosse riuscito a …facendo leva su quanto avvenuto sarebbe stata sua sino a quando avesse voluto .
Senza lasciare la sua bocca la fece pian piano spostare fino ad appoggiarsi da dietro allo schienale della poltrona dove prima era seduta.
La mano che le carezzava il sedere diventò più impertinente . Scivolo al fianco sollevò lateralmente il vestito e si si insinuò sotto spostandosi verso il pube riprendendola a carezzare sulla pelle viva. Sentiva il suo corpo “scottare” e ridiscese superando l’elastico delle mutandine . Toccò il morbido pelo che ricopriva il pube ed evitando ripensamenti di Martina si insinuò tra le gambe raggiungendo la vagina.
Un mugolato o di Martina, soffocato dalla bocca di lui ,che con il corpo la teneva bloccata contro la poltrona fu l’ultima resistenza. Un dito si appoggiò all’ingresso della vagina e pian piano si scavò un passaggio per penetrare più a fondo. Conquistato l’ingresso anche le altre dita contribuirono e la sua vagina fu di Lorenzo. La masturbava mentre continuavano a slinguare. Le tittillò la clitoride. Gli umori di lei invadevano la vagina facendola bagnata e ricettiva. Lui continuò sino ad inerirle due dita che entravano in lei per quanto possibile. Il movimento divenne quelle di un coito con le dita. Voleva portarla un punto di non ritorno.
Dopo un po’, Lorenzo lasciò momentaneamente cadere la mano che la teneva stretta a sè ed in un attimo slaccio la cintura tirando giù la cerniera dei pantaloni. I pantaloni “si allargarono” e dagli slip fece uscire il pene già rigido che schiacciato dall’elastico degli slip puntava verso l’alto.
Staccò la bocca dalla sua . Martina aveva gli occhi chiusi . Stava vivendo in un'altra dimensione, forse non si era neanche resa conta che la lingua i lui non era più nella sua bocca. A gambe leggermente divaricate poggiata alla poltrona subiva , nel piacere, la sua “scopata”.
La sua vagina era aperta ,pronta ,e lui sapeva.
Senza forzarla, nella sua incoscienza, la fece girare ,in un unico gesto le sollevò il vestito sulla schiena e la fece piegare.
Martina in quei momento era una bambola quasi inerte.
Lui non rischiò di perdere l’attimo fuggente abbassandole le mutandine al pavimento e facendole alzare almeno un gamba per spostarle. Semplicemente ne scostò un lato a parte.
Martina non ebbe il tempo di reagire. In un attimo il glande di lui stava occupando la passera lasciata libera e preparata dalle ditta . La penetrò con un'unica spinta a fondo.
E quello di Martina fu un noooo che si perse nel vuoto quando lui cominciò una intensa, profonda, vera scopata.
Sentiva il suo pene penetrarla forte ed il calore si propagava per tutto il corpo sino al cervello.
La scopava con costanza stando attendo a non portarla all’orgasmo . Voleva tenerla a lungo in quella situazione di limbo e senza fretta e con molta calma si preparò al meglio. Mentre l’uccello era in lei si tolse la camicia; fece cadere gli slip ed i pantaloni a terra calciandoli lontano, Poi le sollevò il vestito sulla testa lasciandola dapprima solo con il reggiseno che poi le slacciò e tolse.
Prima di toglierle le mutandine giocò da dietro con i suoi piccoli capezzoli e con le tette . Le “torturo” eccitandola sempre più
Poi velocemente si staccò da lei; le fece togliere le mutandine e la penetrò nuovamente.
Nudi ,anche lui si godette la scopata.
La penetrava. Le carezzava la schiena, le spalle, le tette. Le diceva: sei bellissima . Le baciava il collo.
Poi tenendole le tettine in mano le disse: gira la testa . Voglio la tua lingua . E in questa difficile posizione le lingue, anche per poco, si toccarono. Non era libidine, era creare possesso.
Il pene era in lei quando lui con una mano libera prese la macchina fotografica che un buon fotografo non lascia mai; era vicina a lui e con una sola mano scatto” silenziose multiple foto di lei, da dietro ,del suo culo e del pene che la penetrava
La depose poi al suo fianco e intensificò le sue spinte di pene sino a quando la sentì “persa”. Uscì da lei lasciandola vuota e perplessa.
La fece girare guardandola notò con piacere il ciuffo di pelli sulla vagina dello stesso colore dei capelli .Gli piaceva glielo avrebbe lasciato così. Poi con la mano la spinse verso il basso, verso il pene che puntava alto. Non sapeva se Martina avesse mai preso in bocca il pene di qualcuno. Sapeva che Giacomo era stata il suo unico uomo, ma non sapeva se gli avesse mai fatto un pompino ,ma ciò non lo interessava
Martina si ritrovò il pene di lui che spingevano contro le labbra bocca e lui che gli diceva : prendilo in bocca.
Apri la bocca ed il pene entrò. Lui lo muoveva avanti ed indietro dentro la bocca e le diceva: stringi, stringilo tra le labbra . Succhialo. Poi soddisfatto lo tolse e glielo appoggiò al viso e :leccalo, leccalo e succhia
Intanto riprese la macchina fotografica ed immortalò con tanti scatti il pene nella bocca di lei ,il suo viso e le piccole tette.
Lei se ne accorse e protestò: non farle: ma lui imperterrito continuò a scattarle
La lingua di Martina prima leccò e poi la bocca succhiò e lui la guidava coon le mani sulla sua testolina facendola abbassare sino a farsi leccare anche le palle, . Brava anche lì, dal basso verso l’alto e guardami . Guardami mentre lo fai ed i suoi dolci occhioni guardavano quelli di lui mentre gli leccava i testicoli
Poi Lorenzo posò la macchina fotografica e dolcemente le sollevò il viso e le disse : grazie ,
La sollevò e le diede un profondo bacio , poi la fece ancora girare e piegare .
Rimirava quel piccolo ,ma ben disegnato culetto e l’oscura rosetta centrale pensando che a breve sarebbe entrato
La vagina di Martina era ancora calda e ricettiva ed il suo pene entrò riconquistando la posizione.
La scopava con costanza mentre pensava al seguito.
La fece piegare un po’ di più estrasse il pene e lo poggiò sull’ano che da tanto lo attraeva
Diede una leggera spinta per saggiarne la resistenza quando lei disse: cosa fai?
E lui ,ti preparo….
No, non l’ho mai fatto.
L’ho immaginavo ,sarò il primo e diede un’altra leggera spinta provocandole un grido di dolore.
No, per favore no
Lui sapeva bene che in quella circostanza e posizione era quasi impossibile avere un rapporto anale, ma stava preparando la possibilità e diede un’altra spinta provocandole un altro grido di dolore.
No, ahi, basta’
Se mi fermo più tardi lo faremo senza farti male ,sei d’accordo lei si va bene dopo, ma adesso no.
Va bene, dopo. Hai promesso.
Lo rimise nella vagina e riprese a scoparla
Le chiedeva: ti piace ? E vedendo il suo si.. continuava a scoparla, Sapeva come portarla ad un primo veloce orgasmo.
Un dito andò a stuzzicarle l’ano.
Lei subito: hai detto no adesso.
Tranquilla non faccio nulla di male e utilizzando come lubrificante gli umori della vagina riuscì ad inserire la falange del dito.
Come sei stretta. Non ti muovere. Lasciò il dito fermo per un po’ poi piano spinse superando l’anello anale. Un dito l’aveva inculata per la prima volta.
Riprese a scoparla in vagina tenendo dapprima il dito fermo poi ad ogni spinta del pene ad entrare prese a fare lo stesso movimento con il dito. Avanti ed indietro. Sapeva per esperienza l’effetto. Ora il condotto anale era aperto a sufficienza perché il dito scorresse agevolmente avanti ed indietro dandole nuove piacevoli sensazioni
Bastarono due minuti e la doppia sollecitazione nel corpo portarono Martina al suo primo orgasmo Lorenzo. Il suo corpo tremò rivelando il raggiunto orgasmo e con un gemito di piacere si rilassò contro lo schienale
Ma Lorenzo non aveva terminato ed adesso non c’era più motivo per fermarsi.
Adesso poteva passare alla fase unica della seduzione. Farle provare qualcosa che una come lei, era sicuro non avesse mai provato.
La fece rialzare e girare . Disse tocca a me e le indicò l’uccello. Lei comprese ed anche se a malincuore si stava chinando quando lui le disse dopo meravigliandola la prese tra le braccia. Il pene schiacciato tra i loro corpi. Le bocche si unirono e lui cominciò a giocare con la lingua. Gliela metteva in bocca giocando con la sua. Faceva uscire quella di lei e le lingue si toccavano all’aperto. Le prese una mano. Ad arte e con coscienza le prese la sinistra quella che portava la vera. E la portò a cingergli il pene.
Questo lo sai fare vero?
Immagino che almeno le seghe a tuo marito prima di sposarvi le facevi ?
Vero?
Lei annui.
Dillo.
Si.
Ecco brava guardalo come lo stringi.
Era voluta.
Bello vero? Guarda come risalta l’anello sul cazzo. E’ una cosa che voi donne non vedete mai.
Lei abbassò lo sguardo pensando a cosa stava facendo
Lui le disse: muovi la mano e riprese a baciarla con ingordigia mentre la mano di lei andava su e giù.
Soddisfatto della piega presa del rapporto e sentendola nelle sue mani le fece interrompere il piacevole movimento
La fece nuovamente ruotare di spalle con il busto quasi completamente dritto. Le fece divaricare le gambe .
Flesse le ginocchia ed introdusse il pene nell’ancora umida vagina. Spingeva verso entrando in vagina sin dove poteva e aiutandosi con le mani sui fianchi di lei sollevava il magro corpo facendola ricadere dall’alto sul pene che era tutto dentro.
Fin dal primo movimento Martina emise un ahi misto di dolore e piacere. Il tocco alla cervice la deliziava e nel contempo le dava dolore inizialmente.
Poi fu tutto piacere.
E non riuscì a nasconderlo Si ,si , oh, mi fa male, male
E lui :si puttanella godi , ti farò diventare un animaletto del sesso
Hai mai goduto così con tuo marito. Ed al suo silenzio inflisse colpi più violenti . rispondi.
Sino a che lei stravolta lei: no, no, mai.
Dillo che è meglio con me . dillo
E lei: si ,si e come una marionetta ballava sul suo uccello.
Lorenzo si fermò sottraendole l’uccello . La fece piegare per vedere la situazione. Le labbra della vagina erano rosse, ma bagnate di piacere.
Le disse sei propria una troietta . Meriti una punizione per aver tradito tuo marito,. Era un assurdo.
E senza pietà tenendola con una mano inchiodata allo schienale con l’altro la sculacciò con violenza, Una decina di schiaffi ben dati, non molti ma sufficienti a farle diventare le chiappe rosse vermiglio. Lei quasi singhiozzava quando lui la rialzò nella precedente posizione riprendendola a penetrare come prima con gli stessi movimenti .
Il dolore della sculacciata passò in un amen e Martina riprese a godere come prima , più di prima. Le natiche arrossate emettevano calore..
Per quanto possibile Lorenzo aumentò la velocità e la spinta della penetrazione. Adesso anche Martina lo aiutava nei movimenti sollevandosi sulle punte dei piedi ricadendo andando a ben sentire il glande contro la cervice.
Lei era al culmine del piacere ed anche lui era prossimo all’orgasmo, ma doveva venire dopo di lei. Era importante ai suoi fini. Doveva dipendere sessualmente da lui.
Le disse a bassa voce in un orecchio: sei la mia troia. Ci divertiremo insieme . Ti insegnerò tante cose.. Diventerai una puttana da letto altro che la fedele mogliettina. Vedrai.
E’ inutile he scuoti la testa sei già su quella strada. Lo senti?
E diede una paurosa spinta in vagina e lei:ahh , ma era piacere e non dolore.
Lorenzo sentiva l’uccello rigido come non mai ed i testicoli duri gli facevano male ogni volta che toccava i bordi della vagina. Doveva venire ed in fretta. Doveva svuotarli perché il dolore stava diventando insopportabile
Le disse: toccati, ti piacerà d i più.. Lei non capiva. Le disse: toccati, masturbati. Ma non vi era il bisogno . Lei stava già godendo .
Dimmi quando vieni.
Non fece quasi in tempo a finire la domanda che lei disse: vengo ,no, vengo. E lui potè lasciarsi andare
Non le chiese se fosse protetta o fertile .
Lui senti e per quanto possibile forse anche lei sentì l’ingrossarsi del suo pene e mentre lei esprimeva con un ooooh il suo raggiunto orgasmo lui schizzava in lei milioni di spermatozoi.
Finito l’amplesso lei rimase sconvolta appoggiata alla poltrona mentre lui, esaurito l’orgasmo, muoveva il suo pene lentamente avanti ed indietro nella vagina sino a che l’organo completamente mollo cadde al suo esterno.
Allora ripresa la macchina fotografica e decine di velocissimi scatti ripresero la vagina dilatata, lo sperma che scivolava al suo esterno ed il mollo responsabile pene. Poi la fece sollevare e girare piegare dicendole :puliscilo con la bocca.
Senza fiatare e riflettere glielo prese in bocca e lo pulì di quanto di lei e di lui depositato.
.Soddisfatto la fece rialzare e la prese tra lra le braccia e con dolcezza le baciava il collo ed il viso.
Per la prima volta, da nudi ,si stringevano e si abbracciavano.
Martina riprese conoscenza rendendosi conto di quanto fosse successo e disse: cosa ho fatto?
Era sconvolta.
Lui stringendola :nulla abbiamo fatto quello che era giusto fare.
Mi sei venuto dentro. Non dovevi, non prendo nulla.
E con tuo marito come fai? Usi il preservativo o volete un altro figlio?
No ,non vogliamo un altro figlio, mio o marito non usa il preservativo, ma sta molto attento.
Ah non preoccuparti a casa ho una scatola di pillole del giorno dopo all’estero le pui avere senza prioblelmi. Non è come in Italia.
Ma mica puoi sempre prendere la pillola del giorno dopo. Vorrà dire che useremo il preservativo e per sicurezza me lo metterai tu.
Ma io non l’ho mai fatto.
Ti farò vedere come si mette. E’ facile.