i racconti di Milu
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Davanti a quello spettacolo raccapricciante, fu colto dal panico: “Ma cosa ha? Accidenti cosa gli è successo! Perché è in questo stato? Non posso crederci…”. “Si tranquillizzi, vedrà, le basterà entrare nella camera e…”, il primario fu interrotto: “Io lì dentro? Ma se avete detto che aggredisce tutti!”. “Con lei sarà diverso, abbia fiducia. E’ suo figlio”, lo rassicurò il medico. Clint però non sembrava affatto tranquillizzarsi, con sconcerto ed afflizione guardava dalle telecamere il padre nudo, ringhiante e rabbioso, abbattersi con furore contro le pareti di quella piccola stanza. Si muoveva spesso su quattro zampe, era irriconoscibile, abbrunato e sporco, sudato forse e deturpato da orripilanti manifestazioni di cancrene ed escrescenze. Emanava miasmi intollerabili, gli avevano detto i medici, ed aveva già aggredito un’infermiera. Il ragazzo s’angosciò: “Cosa sta dicendo, dottore, io non riesco a capirci più nulla. Perché poi ha voluto solo me qui, mamma e mia sorella devono sapere…”. “Lei è l’unica persona adatta a sapere. Si calmi e capirà tutto. Ora entri nella camera di isolamento e stia sereno, subito l’atteggiamento del paziente infetto cambierà. Glielo assicuro”, si spiegò il primario. “E se morde anche me?”. “Riconoscerà il suo odore e starà meglio… progressivamente… lei però non opponga resistenza, non sfugga, non lo respinga. Accondiscenda a tutto… a tutto. Noi seguiremo cosa accadrà dalla telecamera e parleremo con lei attraverso l’impianto microfoni”.

Clint accettò, scosso, turbato, coi nervi a pezzi e fu introdotto nella camera di degenza del paziente in isolamento.

Il puzzo lo travolse. L’area era stomachevole, si coprì il naso con le mani e si contorse disgustato. Suo padre voltò il capo istintivamente pronto ad aggredire, lui si irretì contro la porta. L’uomo però si fermò. Fissò Clint, corrugò ripetutamente le narici. Lo riconobbe. La voce del primario sorse meccanizzata nella camera: “L’ha riconosciuta. Sta andando tutto bene. Sia forte e faccia come le abbiamo detto, mi raccomando. Acconsenta a tutto. Non lo respinga”. Clint guardò in direzione delle telecamere nell’angolo alto a sinistra poi fissò ancora suo padre, così sozzo e turpe, avanzare a gattoni, emettendo uno strano suono diaframmatico, e raggiungerlo. Si sforzò di non badare alla puzza, di non concentrare lo sguardo sulle sue nudità né sulla lorda cancrena che mostrava in più punti del corpo: “Papà mi riconosci?”. Non ebbe risposta, ma il paziente iniziò a strusciarsi col viso sulle sue cosce. “Papà sono Clint… che ti è successo?”. Il padre sollevò il viso senza dare risposta, ma il suo volto aveva già abbandonato i tratti idrofobi. Si strusciò ancora sulle gambe del figlio e quando Clint ebbe il coraggio di staccarsi dalla porta, gli girò attorno a carponi poi tornò a strusciarsi. “Sta andando tutto bene…”, si sentì dal microfono. Clint provò a parlare al padre apparendo finalmente un po’ disteso e pacato: “Come ti senti? Il dottore dice che il contatto con un familiare è curativo. Vedrai che starai be... oauuhh???”. Si bloccò subito, totalmente raggelato: il padre gli aveva sciolto d’un tratto la lingua sulla patta dei jeans.

“Accondiscenda a tutto… sta andando bene”, comunicò ancora il microfono e nuove e più lascive leccate si seguirono. “Ma…che fai? Dot…tore che sta facen…do!”, sgranò la voce Clint. “Non deve fare altro che accettare tutto”, fu la risposta che ricevette ed il padre iniziò a spogliarlo. Deglutì sconvolto, arretrò. “Non si opponga”, l’ammonì ancora il primario. Clint restò basito e contratto. Unto, sudicio e maleodorante, ma non più travolto dall’ira incontrollata, suo padre si appropriò così del suo pene ed iniziò a succhiarlo. Il ragazzo sudò freddo. Il padre glielo tenne in bocca per un po’ e quando se ne liberò gli apparve ben eretto e tinto di saliva nerastra. Clint lo guardò scioccato provando forse a capire. “Stazione eretta riacquisita”, sentenziò la voce al microfono commentando lo sforzo con cui il paziente ritornava ora ad una postura su due piedi. Il ragazzo si ritrovò quindi faccia a faccia col padre che per un attimo sembrò sorridergli, ma ancora con quel tratto di animalità bruta spogliò il figlio anche della camicia e lo baciò. “Papàaa…”, lamentò Clint beccandosi l’ennesimo richiamo del primario: “Non si opponga… come può vedere sta guarendo. Le escrescenze alla schiena si stanno ritraendo”.

Si baciarono ancora, la lingua dell’uomo sgusciò serpentina nella bocca di Clint che se ne stava immobile come un pezzo di marmo. Il paziente emise dei suoni simili a parole, ma completamente indistinguibili, poi continuò a baciarlo, lascivo, corrotto, folle. Pronunciò ancora qualcosa di incomprensibile, Clint tentò di capire: “Che dici? Papà ti senti.. meglio?”. L’uomo lo baciò con foga e più a lungo, subissandolo di saliva poi con una voce disarmonica proruppe un invito spudorato: “Fottimi”.

Suo figlio strabuzzò gli occhi e tornò con la schiena contro la porta: “Dottore! Mi aiuti!”. “E’ questa la cura Clint, vuole far guarire suo padre o no?”. L’uomo gli diede le spalle oscillando col bacino in modo che il culo saggiasse il cazzo del figlio, provando oscenamente a conficcarselo dentro e lagnandosi di non riuscirci. Voltò lo sguardo, teneva gli occhi fissi contro quelli di Clint, erano torvi, perversi, vivi solo d’una fiamma nera, ed alla fine ottenne ciò che voleva. Non fu per pietà filiale, no, semplicemente Clint non riuscì più a contenersi e trapassò il padre. Quel culo era così appetibile...

Il ragazzo aveva sopportato troppo, gli agguantò i fianchi e con irruenza prese a martellargli il cazzo dentro. Perse ogni freno, ogni controllo, gli razziò il culo, fu più ingordo del malato e lo costrinse a gemere in maniera assordante. Non ascoltò il medico che gli dava istruzioni, era totalmente preso dall’immoralità impetuosa di quell’amplesso. Il padre si dimenò, latrò spasimi e desiderio, turbinò nel suo delirio, fu sbaragliato dal piacere. Clint non si rese conto che quel corpo infetto era tornato completamente normale. Entrambi soggiogati da un movimento compulsivo ed irrefrenabile, scoppiarono.

Quando la porta si aprì, ansimavano spossati ma riuscirono a coprirsi come meglio poterono. “Signori, - principiò il primario - abbiamo avuto conferma che l’unico rimedio possibile per i nostri pazienti è il rapporto sessuale con il più stretto familiare. Succede pure con gli altri pazienti. Solo il contatto con lo sperma d’un consanguineo può assicurare un totale stato di armonia psicofisica ai portatori di proteina O-sex”. “Cosa vuol dire?”, balbettò un disorientato Clint. “Circa cinque anni fa, ho aderito al programma sperimentale di questa agenzia”, rispose suo padre, completamente guarito nell'aspetto, raccogliendo un fazzolettino dalla mano del primario per pulirsi tra le chiappe, poi la parola tornò al dottore: “Un programma avanguardistico e segreto denominato Progetto Sexual Orientation e finalizzato a creare una nuova proteina, appunto la proteina O-sex, che sarebbe stata in grado di garantire un completo riorientamento sessuale. Conducemmo questi esperimenti top secret riscontrando anche dei successi iniziali, ma qualcosa è andato storto e le persone utilizzate come cavie si sono trasformate in creature ninfomani, perennemente divorate da compulsione sessuale”. “E senza alcun riorientamento”, aggiunse il padre afferrando un altro fazzolettino. “Te l’ho sempre detto che è una cazzata sta storia del riorientamento. Sei gay, accettalo! Tanto mamma lo sa!”, l’accusò il figlio ma fu gelato dal primario: “Bhe ora non è solo gay, è un gay ninfomane con sindrome mutante e l’unica cura per non cadere nello stato in cui l’ha trovato è il suo sperma, una giornaliera iniezione di sperma per via anale. Nessun altro può far nulla almeno fino a quando non avremmo trovato una cura. Ma siamo già all’opera… appena abbiamo capito che i malati tornano in sé dopo unioni incestuose è, infatti, nato il Progetto Sexual Orientation .2 col nuovo scopo di integrare i risultati della prima sperimentazione con gli effetti dell’eiaculazione di consanguinei”. Clint non sapeva che dire mentre il padre se la rise: “E nel frattempo siamo ricchi… ci hanno assegnato un rimborso miliardario”. Restò muto, pensieroso, titubante: “Quindi esattamente cosa dovrei fare?”. Gli rispose il primario già congedandosi: “Semplice, deve avere rapporti sessuali con suo padre tre volte al giorno, si aiuti con apposite pillole”.

Il padre invece, ancora tutto nudo con le chiappe che perdevano sborra, palesò un pensiero diverso: “Clint, mi sa che hai ragione, il riorientamento è tutto una cazzata. La cura col Progetto Sexual Orientation .2 non la faccio, l’importante è che mi scopi tre volte al giorno”.