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La notte era nera e piena di stelle.
Chiara in veranda sfugge ai commensali con i quali ha deciso di festeggiare la fine dell’estate, in quella fresca serata di fine agosto.
Seduta in quella vecchia sedia in vimini ripensa alle sensazioni che l’hanno travolta negli ultimi giorni, dettate da quell’uomo – seppur in parte ormai conosciuto – pur sempre misterioso e strano, passionale ma sfuggente, cerebrale e intenso.
Si è assentata un istante dagli amici di sempre, da quella compagnia ormai consolidata nel tempo e negli affetti, da quella routine fatta di emozioni solide ma stasera scontate, quasi opprimenti.
Nell’animo vorrebbe fermare quella dinamica di eventi improvvisi, il cervello le dà corda e Chiara si convince a rientrare, scostando quel sentimento tanto assurdo che l’opprime, come fosse una piuma da poter allontanare con il vento del suo fermo coraggio, di quella capacità caratteriale invidiata da molti.
Come puoi essere così infantile nel sentire quelle farfalle impure volarti dentro, come un’adolescente in cerca di piaceri folli e impossibili?
L’orizzonte si cinge di nubi che a sprazzi lampeggiano libere, illuminate dal tepore di quelle stelle così luminose e lontane; e con quell’ultima domanda Chiara si alza per far ritorno alla festa, alla sua tranquilla routine, sorridente nella convinzione di aver ripreso in mano la situazione e di aver rimesso in ordine la sua vita, sicura di sapere come non concedere a quell’individuo appena conosciuto di spostare equilibri ormai consolidati.
Nel rientrare scorge in lontananza una luce avvicinarsi e stranita vede un piccolo oggetto avvicinarsi: Chiara non capisce nell’immediatezza che una piccola lanterna di carta bianca di riso avanzava in modo placido ma deciso, dimenandosi al vento come una vespa nervosa, fino a quando giunta in prossimità della sua figura non decide di prenderla in mano.
Nel cogliere quel piccolo oggetto la fiamma si spegne, accartocciando la carta ed adagiando gli averi che trasporta nei suoi palmi.
Incuriosita da quel peso leggero ma inaspettato Chiara strappa la carta, svelando il contenuto di quell’oggetto che pensava volato via da qualche parte, forse da un’altra festa scontata e fredda.
Un nodo la stringe dallo stomaco alla gola, quando la sua vista materializza quelle due polsiere con gancio in cuoio avvolte in una custodia di seta blu trasparente.
La sua bocca si apre in modo inaspettato e non voluto quando sente il cellulare suonare.
Occhi di cerbiatto impaurito leggono il messaggio che lui le ha inviato.
Indossale e scendi.
Non sono riusciti trent’anni di vita a procurarle tutto il terrore intriso in quelle tre scarne parole.
Chiara è sbalordita nel sentire il proprio sesso liberarsi di un lento liberatorio fiume di piacere.
Sa di non poterlo deludere, sa di non volerlo deludere, e nonostante quell’insieme timore e panico decide di indossare le polsiere e incamminarsi verso il suo destino, verso quell’uomo tanto misterioso e folle.
Cela con una maschera perfetta l’angoscia estrema che l’ha invasa, quando con una scusa balzana e assurda convince quegli amici di mille serate di dover scendere solo pochi minuti.
Nessuno trova nulla di strano in quella convincente recita.
Nessuno si accorge del cuoio ai polsi.
Lei esce da quel luogo sicuro quasi correndo, incerta sui prossimi attimi e sul futuro tutto, ingrata a quelle farfalle che quasi la fanno volare in strada, noncuranti di un cervello che la vorrebbe bloccare da quella fuga verso un’avventura ignota e oscura.
Lui trova prima quegli splendidi smeraldi, poi la sua figura gli si fa concreta e vera.
La vede bellissima in quel suo stato impaurito e timido, quando nel fermarsi di fronte al piazzale si scruta intorno, cercando quell’uomo che l’ha rapita senza toccarla, che l’ha annichilita senza obbligarla.
Lei vede uno scatto di fari in lontananza e si incammina, incapace di resistere a quella mente conquistatrice che le comanda un secondo messaggio la più temibile delle direttive: deve spogliarsi strada facendo ed arrivare nuda sul retro di quel furgone dove lui l’aspetta.
Il panico si fa largo in ogni sua fibra e Chiara non capisce come quell’assurda situazione, invece di farla ridestare e scappare per tornare ai suoi sicuri affetti, la ecciti terribilmente calamitandola a lui.
Sente un nuovo inizio quando toglie la camicetta.
Si bagna ancor di più quando prende coscienza delle polsiere alle braccia nell’abbassarsi i pantaloni.
Prova un’ebbra sensazione di piacere e panico, di liberazione e terrore, quando voltandosi a sincerarsi nessuno la veda decide di spogliarsi dell’intimo e proseguire nuda verso il suo padrone.
Come una schiva abbassa la tesa quando giunge sul retro del furgone, osserva senza prestare attenzione quelle portiere aperte ed il vano carico completamente vuoto.
Non lo nota quel gancio passante posto sopra la sua testa, all’estremità del tetto del cassone.
La sua volontà si spegne quando sente una mano cingerla da dietro, grande e forte mentre copre quel tatuaggio sacro impresso sulla sua spalla destra.
Lui non parla ma percepisce il suo respiro forte e caldo e lei si lascia condurre da quel gigante che con l’ombra la sovrasta, incapace di girarsi e guardarlo, impaurita ed eccitata nel percepire le sue intenzioni quando sente un gancio attaccarsi alla polsiera sinistra.
Chiara è un lago quando sente una catena tirare il gancio, alzando il braccio verso il cielo.
Il suo cervello impazzisce quando vede la mano del suo uomo passare la catena attraverso il gancio passante del van per esser unito al gancio della polsiera destra, che abilmente lui le aveva applicato senza che la sua trance le permettesse di notarlo.
Lui vede la sua musa con le braccia tirate dal gancio e le sposta i capelli per baciarle la nuca.
Lei impazzisce nel sentire quel contatto e non si trattiene in uno spasmo di piacere quando lo sente scendere, barba e lingua che seguendo la spina dorsale scendono al coccige e si addentrano nelle sue natiche.
Chiara quasi sviene quando sente le sue mani afferrarle le caviglie per aprirle le gambe.
Chiara pensa sia un sogno quando quella lingua si fa spazio nel suo ano, con un gesto improvviso e rude ma assai immaginato e aspettato.
Lei si inarca per agevolarlo mentre le sue mani ferme sulle caviglie le impediscono di esplodere in un urlo animalesco e forte, per anni sopito nei suoi pensieri più reconditi.
Chiara neanche si accorge di lui che rialzandosi prende un plug e lo inserisce nel suo retto, provocandole un calcolato dolore che subito lascia il passo ad una calorosa sensazione di riempimento.
Lui la riprende per le caviglie e sollevandole le gambe le poggia sulla base del cassone del van poi, nascosto a quelle gemme verdi che da sole potrebbero incendiarlo, la penetra da dietro senza fatica, quasi che quell’unione di sessi fosse un richiamo alla loro vera natura.
Lei è la sua donna e lui la prende in modo intenso e virile, in quella strana posizione ricolma di sacrificio e godimento.
I suoi umori gli imbrattano il ventre, gocciolando dai testicoli duri e colmi e quell’unione lo esalta nel suo essere uomo e padrone.
Lei riceve la sua carica animalesca e lo osanna dal profondo della sua estatica remissività.
Lei impazzisce nel sentire una mano afferrarle il sottomento e spingerle la testa all’indietro per essere baciata e leggermente morsicata sul collo, mentre l’altra sua mano avvinghiata ad un seno le impartisce una lezione di piacere al capezzolo duro e turgido.
Lei fatica a resistere nel sentire il sesso pieno di quell’intruso nodoso e forte, pulsante di piacere e voglioso di possederla.
Lei sente di arrivare quando percepisce il plug ritmarle godimento ad ogni affondo.
La mano sul collo le gira la testa e lui la bacia.
Le loro lingue si incontrano e lei lo vede.
I loro occhi si incontrano e lui la trova.
Lei lo vede per la prima volta e si sente spogliata di tutto.
I loro sessi si saziano a vicenda ed entrambi sentono di essere una cosa sola, mente corpo ed anima in quell’animalesco amplesso di fine estate.
Lei è ancora in estasi che lui decide di liberarla, sottoponendosi ad uno sforzo inumano per staccarsi da quella donna tanto desiderata e bella.
Chiara si ridesta a fatica quando sente il motore accendersi.
È stupita quando lo vede ripartire, allontanandosi senza un ultimo bacio, un ultimo sguardo, una sola parola.
Solo un fiore di pesco posato a terra le fa capire che non è stato un sogno.
Lui non è più là dov’era, ma lei è ovunque lui sia.

Per confronti e commenti: laran888@yahoo.com

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Autore Pubblicato il: 23 Maggio 2022Categorie: Erotici Racconti, Racconti di Dominazione, Sensazioni0 Commenti

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