Episodio 1: Il forum
C’era una volta un forum. Di quelli che oggi sembrano reliquie archeologiche, con le firme sotto i post e le faccine che lampeggiano. Ci ero finito per caso, o forse per noia, quella domenica pomeriggio che non avevo voglia di fare nulla.
Il thread si chiamava “Coppie in cerca di emozioni”.
Ah, interessante. Vediamo che circo è.
Scorro i primi post. Foto di coppie sorridenti, descrizioni entusiaste, emoji a profusione. Poi leggo il loro.
“Siamo una coppia normale, con desideri che forse normali non sono. Cerchiamo qualcuno che sappia stuzzicare la mente prima del resto.”
Niente foto. Niente dettagli osceni. Solo parole. Mi fermo. C’è una differenza abissale tra chi urla e chi sussurra. E loro sussurravano.
“Beh, finalmente qualcuno che ha capito che il cervello è la zona erogena principale. Complimenti.”
Sardonico. Britannico. Mai troppo serio. Invio e dimentico.
Passano due giorni. Rispondo a un paio di altri post, per educazione. Poi la vita riprende il sopravvento. Dimentico.
Finché non ricevo una notifica. Una risposta. Da lei.
“Grazie. È raro trovare qualcuno che lo dica senza sembrare un professore di morale. Sei sempre così… distaccato?”
Interessante. Ha risposto. E ha usato la parola “distaccato” come se fosse un complimento. Forse lo era. Forse stava cercando di capire se c’era qualcosa sotto, o se ero solo un altro turista del voyeurismo.
“Diciamo che preferisco osservare prima di tuffarmi. L’acqua potrebbe essere fredda.”
La risposta arriva veloce.
“O potresti essere tu quello che ha paura di bagnarsi.”
Touché. La signora sa rispondere per le rime. Sorrido. C’è una sfida in quelle parole, ma è una sfida elegante, non un attacco. Mi piace.
“Paura è una parola forte. Diciamo prudenza. O forse solo la consapevolezza che certi tuffi, una volta fatti, non si possono disfare.”
Il thread continua. Altri intervengono, alcuni con la foga di chi vuole dimostrare, altri con la goffaggine di chi spera troppo. Io resto in disparte, ogni tanto una battuta, mai volgare, mai troppo diretto. E lei risponde sempre a me. Più che agli altri. Molto più che agli altri.
In uno dei post successivi, scrive:
“Mi piace come giri le parole. Sembra che tu stia dicendo una cosa ma ne pensi altre tre.”
È il vizio di chi legge troppo. E forse di chi parla troppo poco. Gliel’ho scritto così, semplice.
La sua risposta è stata: “Allora dovremmo rimediare alla seconda parte.”
Ecco. Il primo vero segnale. Non era una domanda. Era un invito velato, avvolto in parole che potevano significare tutto e niente.
Il marito? Silenzio. Assente. O forse presente ma invisibile, da qualche parte dietro lo schermo a leggere quello che sua moglie scriveva a uno sconosciuto. Non lo so. Non lo chiedo. Non è il mio ruolo. Non ancora.
“Forse. Ma le cose belle hanno i loro tempi. Come il vino. O come certa frutta che se la cogli acerba, ti lascia solo il gusto aspro in bocca.”
Volevo che capisse. Non ero lì per correre. Non ero lì per essere l’ennesimo che chiede subito, prende e scappa. Ero lì per il gioco. Per la lenta costruzione.
Lei ha risposto: “E chi ha detto che vogliamo cogliere? Potremmo solo… assaggiare.”
Brava. Molto brava. Sa stare al gioco. Capisce che non sto rifiutando, sto solo dettando il ritmo.
“L’assaggio è pericoloso. Spesso è quello che decide se vuoi il piatto intero.”
Ho premuto invio. E ho aspettato.
Perché sapevo, in qualche modo, che quella conversazione era solo l’inizio di qualcosa. Non sapevo cosa. Non sapevo dove. Ma sapevo che c’era qualcosa, lì, in quelle parole sospese tra il pubblico e il privato, tra ciò che si dice e ciò che si pensa.
E sapevo che lei lo sapeva altrettanto bene.
Se vuoi raccontarmi cosa hai pensato di questo episodio, puoi scrivermi a alepaolozzo@gmail.com.
Accetto commenti, suggerimenti e proposte. Se ti incuriosisce il gioco mentale di Alex, se hai una fantasia da raccontare o se vuoi immaginare una dinamica di coppia, puoi contattarmi.
Non prometto giudizi. Prometto attenzione.
Alex



Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie
Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..