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Regina di Picche – Atto II

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Atto II – Il sapore della passione

Maggio stava per volgere al termine e l’idea avuta da Fabio di uscire a fare due passi quel tardo pomeriggio era stata azzeccata, per via del caldo estivo che stava sopraggiungendo.

Valeria era rilassata, anche se nelle giornate precedenti aveva continuato a pensare a quello che era successo. La consapevolezza di essere desiderata da altri uomini, unita alla fantasia non più tanto latente di concedersi intimamente ad un maschio diverso, virile, magari proprio a quel Fahali così lontano dall’eleganza raffinata di Fabio, la stava rendendo più attenta nel vestire e nel presentarsi, quando usciva di casa.

Anche in quell’occasione si era resa a suo modo desiderabile, ben truccata ma non appariscente, dopo essersi concessa una crema tonificante in viso per cancellare la stanchezza della giornata appena trascorsa.

La maglietta bianca con gli strass che tanto le piaceva, abbinata ad una gonna a portafoglio blu scuro chiusa sul davanti da una fila di bottoncini argentati, stonava forse un po’ solo con le scarpe basse, ma erano comode, si era detta, e adatte per una passeggiata tranquilla.

I giardini pubblici della città sono da sempre un luogo dove le persone amano trascorrere le ore a cavallo del tramonto, camminando nel verde e gustando qualcosa di fresco, magari in una delle gelaterie stagionali più quotate del momento.

Fabio aveva parcheggiato l’automobile nello spazio di fronte all’accesso principale del parco e, insieme alla moglie, aveva varcato la soglia di quel luogo già abbastanza popolato di coppiette, famigliole con bambini al seguito e podisti amatori intenti a sgambettare.

Il tipico parco cittadino.

Erano giunti al centro di quel polmone verde, vicino alla gelateria aperta, che con la sua pianta circolare e i tavolini intorno sembrava un vecchio carillon, animato dai numerosi astanti presenti.

“Cazzo il cellulare!”.

“Fabio non dirmi che lo hai dimenticato di nuovo”.

“Sì cavolo, proprio sul cruscotto, torniamo a prenderlo dai!”

“Ma tornaci tu! Uffa dobbiamo sempre correre per qualcosa! No, io mi siedo su questa panchina e ti aspetto qua!”

“Ok, ok… ci manca solo che mi rompano il vetro della portiera per prenderlo. Corro e torno in un minuto Tesoro”.

Fabio sparì veloce tra i viottoli del parco.

C’era un buon profumo di piante nell’aria e Valeria aveva reclinato il capo come per annusare il cielo.

Solo lo schiamazzo di due cani l’aveva riportata alla realtà; erano al guinzaglio dei loro padroni, anzi, delle loro padrone, visto che due ragazze in tenuta da jogging stavano scambiandosi qualche parola, oscillando per gli strattoni che i due quadrupedi trasmettevano alle corde, mentre si inseguivano ed annusavano.

Un episodio inatteso: uno dei due cani, probabilmente una femmina, si acquattò d’improvviso, mentre l’altro si posizionò dietro di lei ed inizio a montarla, tra le risatine delle fondiste.

“In fondo sono come noi umani, non trova?”

Valeria ebbe un sobbalzo, spaventata.

“Mi perdoni, non volevo metterle paura! Ma trovo davvero che sia curioso come quegli animali graziosi ci somiglino”.

“Prego?”, Valeria era visibilmente impreparata a quello scambio.

“Sì, si inseguono e giocano tra loro senza essersi mai visti prima… i maschietti sentono quando le femmine bramano l’accoppiamento e si uniscono nella carne per poi magari non vedersi mai più, come molti di noi umani del resto”.

Era un uomo sulla cinquantina, capelli brizzolati, ben curato e vestito sportivamente, con una camicia chiara sbottonata sul petto, ancora tonico nonostante l’età.

“Ma, che dice? Non… non capisco” Valeria quasi balbettava.

“Solo considerazioni di un uomo disincantato nei riguardi dell’amore, non ci badi bella signora. Piuttosto, come mai qui da sola a testimoniare l’oscenità di quei cagnetti?”

“Io… io… beh io, sto aspettando ecco… ho un appuntamento con alcune amiche!”

Valeria pensò tra sé e sé in quell’istante: “Amiche? Ma quali amiche? Fabio sta per tornare, perché ho detto amiche?”.

“Beh, non la voglio importunare oltre allora, certo sarà ansiosa di incontrare le sue amiche”, l’uomo ironizzò continuando: “Tuttavia, per quanto mi riguarda, trascorrerò la mia serata presso quel bar a pochi passi da qui, osservando la varia fauna di questo parco insieme ad un buon bicchiere di vino. Se la sua compagnia le risultasse noiosa, mi troverà là. Sappia però che, se vorrà raggiungermi, io non le risparmierò un corteggiamento rapido e spietato, proprio come i due cagnetti che ci hanno preceduto; il mio fine sarà il medesimo, naturalmente con rispettoso riguardo a lei e al decoro pubblico!”.

Sorrise divertito e s’incamminò per il vialetto, verso la gelateria nel verde, lasciando Valeria letteralmente a bocca aperta. Con quel modo di parlare, quella sicurezza da Don Giovanni navigato, divertì Valeria, che non trovava la forza di essere scandalizzata quanto invece non poteva negare di averne subito un certo fascino.

“Che fai ora, adeschi i vecchietti?”

“Fabio! Ma cos’è un nuovo sport quello di spaventarmi alle spalle?”

“Chi era quel tizio?” Fabio aveva raggiunto la panchina in verità da qualche minuto, ma quella figura che parlava a Valeria, seduta sola, lo aveva turbato ed aveva volutamente aspettato qualche istante nascosto dietro ad una quercia, emozionato e vagamente geloso.

“Ma niente, uno che passava e che ha visto bene di attaccar bottone!”.

“Ahhh interessante, e tu?”

“Io che?”

“Ti sei lasciata abbottonare?”

“Ma che fai il geloso? Dai Fabio, due parole non si negano a nessuno, almeno per cortesia”.

“Una cortesia impegnativa, visto che sei rossa in viso”.

“Ma… ma che dici?” Di nuovo quel balbettio.

“Dai, racconta” e si sedette vicino a lei.

“Era un tizio davvero strano, non più giovane, ma giovanile, ben curato. Parlava molto bene, dev’essere uno che ci sa fare”.

“Andiamo bene! Ti sei già innamorata?”

“Sciocchino! Io sono innamorata solo di te. Poi mi hai chiesto tu di parlarti di quello”.

“Si è accorto anche lui quanto sei desiderabile. Io sono davvero fortunato. Poi da qualche tempo credo te ne sia resa conto anche tu di quanto sei bella e quanto piaci, vero?”.

“Fabio anche tu?”

“Cosa?”

“Non so, quel tizio farneticava di desiderabilità, consapevolezza, boh… che avete tutti?”

“Valeria, voleva portarti a letto, con qualche giro di parole!”

“Beh, neanche poi tante!”

“Che significa?”

“Che me l’ha proprio detto! Lui sarà al baretto per la serata e se lo raggiungo ci proverà di brutto”.

Fabio aveva il cuore in gola.

“Davvero? E tu? Ci andrai?”

“Fabio ma che cosa stai dicendo? Ti sembro una di quelle? Non vorrai mica fare il pervertito anche qui, come l’altra sera in quel posto di maniaci dove mi hai portato?”. Mentre parlava, la sua mente correva a Fahali.

“Scusa Amore, mi ero solo lasciato un po’ trascinare dal racconto”.

“Ma uffa, non sei geloso di me? Devo pensar male? Davvero vuoi che ti faccia le corna? È da un po’ che questa cosa salta fuori nei nostri discorsi”.

“Hey, hey quante domande! Io ti amo, lo sai, e ti trovo desiderabilissima. Ma quando ci sono situazioni dove qualcun altro ti trova altrettanto desiderabile io, non so, mi sento fortunato e più li vedo smaniare, più ti trovo eccitante. È come se attraverso di loro io amplificassi l’attrazione che provo per te”.

Erano parole fuori posto, ma sincere. Valeria abbracciò il marito e rimase un istante in silenzio, incollata a lui.

Fabio proseguì: “In fondo te l’ho detto anche l’altra sera, al Villaggio. Per me è un gioco, una specie di danza a due, molto eccitante. Tu sei la mia preda che diventa cacciatrice!”

“Ma sentilo un po’, il mio maritino maialino!”

“Dimmi la verità, sei una donna bellissima, davvero non provi neanche un minimo di compiacimento quando qualcuno ti riserva un complimento, un apprezzamento? Non dico tu voglia concederti, però un po’ di piacere…”

“Ma sì, che vuol dire? Certo che mi sento lusingata, però quando non è fatto con volgarità, quel tizio di prima ad esempio è stato diretto ma quasi intrigante”.

“Allora perché non giochiamo?”. Fabio aveva calato l’asso.

“Cioè?”

“Vai a prendere qualcosa da bere con lui per vedere come ci prova! Così ti togli la curiosità di conoscere un Don Giovanni d’altri tempi!”.

“Fabio! Non scherzare dai”.

“Non scherzo, davvero, solo un drink, io sarò nei paraggi pronto ad intervenire se le cose precipiteranno!”

Sì, come nei bagni del Villaggio, pensò Valeria.

“E ti farebbe eccitare? Intendo dire, notte di fuoco tra noi dopo?”

“Ehm, credo proprio di sì”.

“Ma tu ci sarai vero? Sarai lì a guardare ok?”

Il demone dentro Valeria si era destato, e la conduceva ora in cerca di approvazione.

“Certo”.

“Ma guarda te, per te faccio anche la puttana ora!”

Fabio non si aspettava quella frase, tanto meno che Valeria si alzasse e si dirigesse così decisa verso il suo inaspettato appuntamento erotico, lisciandosi la gonna sui fianchi.

“È un vino molto secco, le piace?”

“Sì, molto buono”.

“È rosso, come la passione, non trova? Lei ha mai provato la passione, quella vera?”

“Cosa intende per passione vera?”

“Intendo la voglia irrefrenabile di vivere situazioni nuove, di concedersi al di fuori dei cliché del moderno vivere sociale. Mescolare il proprio essere carnale a quello di un altro, per il solo piacere di farlo, per esserne annientata dal piacere. Questa è la passione come la intendo io”.

“Beh, non saprei”.

“Secondo me no! Non ancora”.

“E sarà lei ad introdurmi a questa… passione?” diceva la donna accarezzando maliziosamente la bottiglia del vino.

“È senz’altro il mio fine ultimo, come le ho detto. Del resto ne era già consapevole, lei ha lasciato le sue amiche ed è arrivata fino a qui. Come vede avevo ragione io”.

“Ammetto di essere curiosa, ma credo si dovrà impegnare molto, non sono una donna facile sa?”.

Valeria aveva iniziato a prenderci gusto.

“Certo che lo so. Non è un’avventuriera di professione lei, glielo si legge in volto. E so anche che non è avvezza a questo mio libertinismo. Lei è una donna straordinaria che solo ora inizia a comprendere quale potenziale attrattivo può esercitare sugli uomini”.

“Dice? E quale potenziale eserciterei?” Valeria ostentava una sicurezza che in realtà non possedeva; le tremava lo stomaco anche se osservare quell’uomo che la fissava negli occhi senza incertezze la faceva fremere.

“Lei, lei potrebbe ottenere tutto da un uomo, non solo il suo amore ma una appagante passione condivisa, ma prima dovrà imparare a dare tutto, e in fondo è proprio ciò che desidera fare. Non sarebbe qui altrimenti, a disquisire della sua sessualità più intima con uno sconosciuto”.

“Ma io non le sto proprio dicendo nulla della mia sessualità!”

“Crede? Il sesso non si comunica solo con le parole. Prenda le sue gambe accavallate, da quando si è seduta, si sono piano piano dischiuse, mentre si passava nervosamente la mano tra i capelli, scoprendo il collo. Sa che è un messaggio squisitamente erotico? Gliel’ho detto. Siamo animali”.

“E da questo lei immagina che farò sesso con lei. Interessante conclusione”.

“Non ho detto questo. Ho detto che lei è pronta a fare sesso, non necessariamente con me. Come quel Cocker poco fa, io ho solo intuito che il suo ventre desidera essere invaso. Lei cerca quella passione, la vuole dentro, e nello stesso tempo la vuole liberare”.

“Ma se neppure so come si chiama lei”

“Chiamami Rossano, rosso proprio come il colore della passione. Non attardiamoci nell’avanzare della nostra intimità conservando il lei. Tu per me sarai Sofia, dal momento che non mi riveleresti certo il tuo vero nome se te lo chiedessi”.

“Fa tutto lei… scusa… fai tutto tu, io non ho ancora parlato”. Stava già facendo il suo gioco.

“Ti ripeto, Sofia, non ne hai bisogno; tuttavia sii sincera e rispondi a questa mia domanda. Da quanto tempo stai fantasticando sull’essere posseduta da uno sconosciuto?”

“Ma andiamo… io…  va bene, è imbarazzante ma hai ragione. Con mio marito ci scherzo su da qualche tempo, ma io lo amo”.

“Non è questione di amore, neppure di tradimento, è un richiamo della tua natura più intima di donna!”

“Vuoi dire che le donne sognano di tradire per natura? Non è così, io non so che mi succede, forse sono davvero come quella cagnetta”.

“O forse hai solo capito che meriti una vita piena, che il tuo corpo rivela un lato di te che hai nascosto fino ad ora e che adesso vuoi rivelare, in primis a te stessa, magari cercando la comprensione di tuo marito”.

“Beh, devo ammettere che se per portare a letto una donna occorre prima comprenderla, tu hai molti numeri”.

“Visto? Non avevo torto allora. Ti sfugge però un altro aspetto, la sincerità. Non solo ti ho capita, ma sono stato onesto e sincero con te. Voglio possederti perché sei bella e desiderabile, te l’ho detto da subito. Senza giri di parole”.

“Perché? Perché all’improvviso mi sento osservata in modo diverso mentre cammino per strada? Perché mi sento desiderata in modo sconcio dagli uomini quando parlo con loro, e ora anche tu, perché questo incontro?”

“Perché ti piace e non sai o non vuoi perdonartelo! Perché ti sei accorta che ti eccita essere guardata, desiderata a quel modo. Ti entusiasma pensare di scatenare pensieri scabrosi nei tuoi interlocutori, proprio in questo momento della tua vita, nella quale senti di essere in grado di accondiscendere a quelle voglie. Ma ti senti anche in colpa, perché non è la tua educazione, non ti è stato detto che la natura umana è mutevole e temi che il cambiamento ti snaturi e comprometta il tuo matrimonio. Non è forse vero? Parlami di come ti senti proprio ora!”

“Mi sento strana, lo ammetto, è vero. E mi eccita parlare di queste cose”.

“Lo so. Ti aiuterò a capire e a capirti, se me lo concederai. Facciamo un gioco, ti va?”

“Credevo lo stessimo già facendo!” a Valeria sfuggì un risolino.

“Immagina per un istante di essere sola. Sei completamente nuda in un letto d’albergo. Lontano dal tuo mondo di tutti i giorni, dalla tua vita per bene, da tuo marito. Raccontami le tue sensazioni!” Il tono era imperativo, Valeria deglutì.

“Va bene. Ho… ho il fiato corto. Mi sento percorsa dai brividi. Il letto della mia stanza è molto grande e posso distendermi completamente, con le braccia oltre la testa”.

“Bene. E ora dimmi, chi stai aspettando? Sta per arrivare tuo marito?”.

“Credo di no, ma io lo amo immensamente!”

“Il tuo spirito lo ama. Ma la tua femmina dentro lo vorrebbe tradire nella carne, non trovi?”

“No, non so se lo farei mai”

Rossano sorrise sicuro: “Torniamo all’albergo delle nostre fantasie, tra qualche momento arriverà il tuo amante che, come hai detto tu, non è tuo marito. Descrivimi come percepisci il tuo corpo”.

“Mi attorciglio, sento la ruvidezza della coperta sotto di me e apro sempre più braccia e gambe, come per occupare tutto quello spazio”.

“Allora non accostarle più quelle gambe meravigliose, dischiudile per davvero! Il tavolino celerà il tuo ardire allo sguardo dei passanti”.

Valeria stava ubbidendo meccanicamente.

“Brava, Sofia, così. Ora dimmi, ti masturbi ogni tanto?

“S…sì”.

“Di nascosto vero? Non è da brava ragazza”.

“Sì”.

“Però vedi che trasgredisci già a modo tuo? Descrivimi come ti stai masturbando ora su quel letto”.

“Mi sfioro il seno, ho i capezzoli sensibilissimi, poi scendo lentamente lungo il fianco con il palmo di una mano, fino a raccogliere il mio pube come a volerlo coprire. Ho i brividi ma sento come un calore. Mi piace”.

“Continua”.

“La mia femminilità pulsa, ma è delicata come un fiore. La massaggio, la accarezzo. Sento il clitoride spuntare dalle pieghe del mio varco. Mi fermo, lo premo gentilmente, come se volessi farlo rientrare. Ma rimane lì esposto e mi dà piacere”.

“Vai avanti, ma ora immagina che sia io ad essere appena entrato in stanza e ti stia osservando da dietro uno spigolo”.

“Ti ho sentito, lo scroccare della serratura ti ha tradito. Ma non mi fermo, anzi, inizio a muovere la mano, un dito si fa largo in me. Sei solo una fantasia e lascio che tu mi osservi”.

“Io però mi sono spogliato e sono completamente nudo di fronte a te. Tu mi vedi. Che fai ora?”

“Il mio ventre si è aperto, io sono aperta. Ti guardo e socchiudo la bocca. So quello che stai per fare. Ma non so se lo voglio”.

“Chiedilo al tuo corpo! Vuoi smettere ora? Sei bagnata, intendo dire, qui adesso?”

“Credo di essere umida, sì”.

“Secondo te quindi cosa significa?”.

“Che questo gioco mi ha eccitata per davvero e forse dovrei smettere!”

“Se ti dicessi che mi sono avvicinato a te, salendo sul letto? Il mio fallo è eretto”.

“Sento il tuo odore… l’odore di uomo che si mischia al mio, più acre, di donna”.

“E mi vuoi?”

“No, non voglio te, voglio un maschio più in generale, che mi faccia sentire femmina per essere più femmina con chi voglio io”.

“Già, che ti dia passione, per insegnarti a darla a tua volta. Sto avvicinandomi a te e adesso accompagno con la mia mano il tuo massaggio intimo”.

“La tua mano è forte, la sento calda, la sostituisco alla mia, ora sei tu ad esplorarmi dentro”.

“E ti basta? Il mio pene ora sfiora l’interno delle tue cosce”

“Sì, ho brividi di piacere lungo la schiena”

“E?”

“E penso che sia ora di smetterla con questo gioco, sono sposata io!”

Valeria si ritrasse e serrò le gambe, come tornata di colpo alla realtà da una trance ipnotica.

“Andiamo, non crederai davvero di poterti difendere così? Tuo marito lo hai già tradito se è per questo, non fartene una colpa. Ti ho appena preso e tu lo sai. Ti ho scopato nella testa, recesso femminile molto più difficile da possedere rispetto al foro umido che nascondi tra le gambe”.

Era vero.

“Ora mia bellissima amica voglio che tu me lo chieda”.

“Chieda cosa?”

“Reclama il mio sesso. Chiedi di essere presa, lì su un letto straniero da un uomo che hai appena conosciuto ma che ti sta facendo bagnare d’umori, chiedimelo”.

“Senti”

“Avanti chiedilo”.

Valeria stava respirando a fatica ed era rossa in volto.

“Avanti chiedilo!”, ripeté brusco l’uomo.

“Va bene… Ti chiedo… ti chiedo di prendermi!”

Si era arresa. Ma era come liberata da un fardello.

Valeria era sempre più sconvolta e si guardava intorno alla ricerca di Fabio, che dal canto suo si stava godendo la scena da dietro una siepe, poco lontano.

Rossano sorrise, in un’espressione di vittoria: “Sofia cara, non turbarti così. Stai solo imparando a conoscerti. Non comprenderai te stessa fino a che non esplorerai quella parte di te che ti vuole selvaggia, che vuole donarsi e farsi dono. Tuo marito, il tuo lavoro, il tuo mondo sono cose che già conosci, ma come muteresti nelle braccia di un maschio che ti guida alla passione? Questo vuoi sapere di te, per sentirti completa”.

“Basta così, il gioco è durato anche troppo.” Valeria si alzò dalla sedia e fece per andarsene.

“Sai che ho ragione, non girarci intorno”

“Ok, forse hai ragione ma…”. Rossano la afferrò per un polso.

“Casa mia è a cinque minuti a piedi da qui. Avrei potuto insistere per portarti nel mio letto e scoparti come ti ho promesso, sai che alla fine avresti ceduto, me lo hai appena chiesto tu di prenderti. Invece ti darò questo biglietto, con il mio numero. Forse presto mi chiamerai”.

Estrasse dalla tasca dei pantaloni un foglietto scritto con premeditazione e glielo mise nella mano, che poi richiuse delicatamente.

Per Valeria fu troppo, scappò via senza pensare. Era nuovamente furiosa. Soprattutto con Fabio, che un’altra volta non era intervenuto per salvarla da se stessa.

“Scusa Valeria, ieri non volevo insistere, non volevo proprio metterti in quella situazione”.

Ancora una volta era stato Fabio a rompere gli indugi, ancora davanti alla colazione, dopo una serata nervosa passata ad evitarsi.

“Amore scusami tu. Sai, ho riflettuto molto”. Aveva risposto lei al marito, disorientandolo.

“No Vale, senti…”

“No, adesso ascolta tu. Andremo di nuovo in quel club, ok? Ma questa volta faremo a modo mio, o non se ne fa nulla!”

Fabio era basito. Si aspettava di aver innescato una potenziale lite e invece non poteva credere alle parole concilianti di Valeria, in uno stato d’animo che stava oscillando tra ansia ed eccitazione.

La donna continuò: “Ieri ho capito che siamo giunti ad un punto del nostro rapporto dove dobbiamo entrambi capire chi siamo e cosa rappresentiamo l’uno per l’altra. Non posso negare, Fabio, che quando ci capitano episodi un po’ più piccanti del solito facciamo un sesso migliore. Io ti sento davvero più vicino, non solo fisicamente, lo hai detto anche tu”.

Era sincera Valeria, che proseguì dinnanzi ad un marito silenzioso: “Qualche tempo fa mi piaceva provocare per stuzzicarti un po’, ma ora quel gusto per la trasgressione che ti sta ossessionando inizio a provarlo anch’io; ieri l’ho capito chiaramente quando hai insistito perché parlassi a quel tizio al parco. E io l’ho fatto perché tu lo volevi, e io volevo che tu lo volessi, difatti non sei intervenuto se non quando sono tornata io da te. Domani prenderò un giorno di vacanza dal lavoro, andrò a farmi bella”.

“Vale tu sei già bella!”

“No Fabio, sarò bella in modo diverso. Non solamente per te. La Valeria che entrerà questa volta al “Villaggio” sarà davvero un’altra donna, forse più simile a quella che vorresti nelle tue fantasie, o forse nelle mie che non so ancora di avere. Andrò dall’estetista e dal parrucchiere poi passerò da un paio di negozi dove comprerò degli abiti adatti alla serata”.

“Non capisco!”.

“Domani sera mi farò trovare pronta per le 19.30, così se non ci sarà traffico in autostrada saremo in quell’inferno prima delle dieci e mezza”

Fabio alla parola inferno socchiuse gli occhi, pensando invece che il termine “paradiso” fosse più appropriato.

“Appena saremo arrivati, però, io entrerò da sola”.

“Ma, Vale!”

“Niente ma, o così o niente! Entrerò da sola e tu rimarrai in auto per almeno mezz’ora, poi potrai entrare anche tu”.

“Ma, perché?”.

“Perché a te piace immaginarmi con qualcun altro Fabio, non negarlo più, e a forza di ossessionarmi anch’io ho iniziato a fantasticare di come sarebbe essere toccata da mani diverse, baciata da labbra sconosciute o ricevere piacere da qualcun altro, mentre tu mi osservi”.

Fabio lo sapeva già, lo aveva capito. Dalla prima visita al “Villaggio” sua moglie era cambiata e aveva messo in discussione tutti i suoi preconcetti borghesi. Sapeva che con quelle parole stava offrendogli la sua sessualità di moglie in un modo nuovo, varcando un confine che li avrebbe allontanati oppure legati per sempre. Anche lui doveva saperlo. Anche lui doveva conoscere il proprio lato oscuro e fin dove Valeria lo avrebbe potuto spingere.

“Se entrassimo insieme saremmo percepiti come una coppia, e tu potresti dissuadere chi mi volesse avvicinare. Il messaggio dovrà essere chiaro invece: sarò lì per essere presa senza ostacoli. Quando entrerai da solo, io sarò nel locale da più tempo e mi sarò fatta vedere in giro disinibita e accessibile. Domani sarò talmente in tiro che per le undici di sera avrò addosso almeno due o tre pervertiti, magari i vecchi soci abituali che non si faranno certo scappare la figa nuova”.

“E poi?”.

“Poi alla fine mi troverai, nel buio, mentre un altro che non sei tu mi starà toccando le tette o mi starà baciando in bocca, oppure sarò io quella più attiva, e magari mi sorprenderai a succhiare l’uccello di qualcuno”.

“Scusa?!?”, Fabio era sempre più sconcertato dal linguaggio crudo di Valeria, al quale non era proprio abituato.

“Sì Fabio, domani sera dovrai vedermi come non mi hai mai visto prima. Dovrai capire anche tu cosa ho dentro e cosa sono disposta a fare; ma vorrei limitarmi solo a qualche preliminare o a sesso orale al massimo, lavoro mio o loro”.

“Valeria! Non capisco cosa stai dicendo, non so che dire”.

“Stai zitto allora. Ti sto dicendo che non mi farò scopare, se ti fa star più tranquillo. Almeno non mentre tu sarai in auto”.

“Cosa?”

“Hai capito bene. Domani sera ho deciso che indosserò un abito provocante, ma questa volta terrò le mutandine. Sarò a disposizione di chi mi vorrà sedurre, non rifiuterò chi mi vorrà adescare, ma mi guarderò intorno spesso per vedere se sarai arrivato. Quando ti vedrò, tu non dovrai reagire e ti dovrai limitare ad osservare, perché mi concederò ancora più esplicitamente per eccitarti, ma ti assicuro che nessuno arriverà a bersaglio!”.

“Che intendi?”

“Ancora… Non mi farò penetrare Fabio! Potranno fare tutto con me ma non chiavarmi. Ti è più chiaro così? E tu… ripeto, tu non dovrai intervenire per nessun motivo, questo è il patto!”.

“Sarà dura!” Fabio a stento stava nascondendo un’erezione.

“Anche per me credo, non sono una puttana, ma dobbiamo capire fin dove vogliamo arrivare insieme. Dopo un po’ comunque, con una scusa qualunque, mi allontanerò e verrò da te”.

“E faremo l’amore!”, era elettrizzato.

“No Fabio, non so quanto sarai ancora di buon umore domani sera. Le fantasie sono una cosa, la realtà un’altra. Comunque, verrò da te e ci apparteremo insieme al buio, questo è vero, ma solamente perché dovrai decidere cosa rispondermi!”

“Cosa mi chiederai?”

“Beh, tanto vale che tu lo sappia ora: ti chiederò di togliermi l’intimo. È una specie di segnale tra noi due. Un codice tutto nostro. Se non lo farai, il gioco sarà finito lì e sapremo fino a che punto arrivano le nostre perversioni, senza farci troppo male, torneremo a casa e immagino faremo l’amore”.

“E se invece te le abbasserò?”

“Allora le terrai tu, per il resto della serata. Questo vorrà dire che sei disposto ad offrire tua moglie per davvero e io ti asseconderò fino in fondo!”

Fabio deglutì.

“Se mi sfilerai l’intimo rimarrò totalmente accessibile, nuda ma non per te. Mi allontanerò di nuovo e questa volta qualcun altro mi avrà completamente, mentre tu dovrai rimanere a guardare senza che ne io ne te potremo decidere di fermarci”.

“Spiegati meglio”.

“Significa che non tornerò indietro. Sarò puttana fino in fondo senza pensarci, come fanno le troiette in quel locale del cazzo! Perché tu lo vuoi e se domani mi toglierai le mutande, dopo che avrai visto il fuoco che hai acceso in me, credo che lo vorrò anch’io”.

Valeria era quasi seccata, sapeva che Fabio faceva tutte quelle domande per costringerla a dichiarare intenti che non credeva lei fosse poi in grado di realizzare.

Ma era decisa e lo avrebbe fatto davvero: se lui l’avesse ceduta lei già sapeva che si sarebbe concessa senza più limiti.

Doveva capire quanto Fabio volesse condividerla ma soprattutto doveva stabilire quanto lei volesse essere posseduta da qualcuno che non fosse suo marito. Però cercava il consenso del suo uomo, lasciando la decisione al di fuori di lei. Sapeva che tutto questo forse non era giusto, ma quello che le aveva detto Rossano, a proposito della passione, per lei aveva ora un preciso significato.

“Va bene Valeria, ammetto che il gioco mi intriga, non ti avrei mai iscritta e portata al “Villaggio” quella sera se non fosse così”, Fabio era divenuto d’un tratto più riflessivo. “Ma non starai esagerando? Tutta questa storia nasce da quel tipo che ha provato a rimorchiarti ieri con qualche parola forbita e un po’ di programmazione neuro linguistica vero? Devi pensarci bene. Davvero vuoi realizzare questo piano?”

“Il tizio di ieri non c’entra nulla, o almeno c’entra poco. Comunque ho deciso che non voglio più vivere nel dubbio che tu goda nel fantasticare di essere cornuto e io indugi ad immaginare di renderti tale. Voglio capire cosa siamo diventati e fin dove possiamo spingerci, prima e anche dopo”.

“Va bene. Farò come vuoi tu, compresa la mezz’ora ad aspettare da solo, ma interverrò se sarai in pericolo. Avrai con te il cellulare e se da là dentro mi farai uno squillo ti porterò via subito… poi quella cosa delle mutande, io di certo non ti concedo a nessuno”.

“Vedremo. Vedremo. Siamo d’accordo allora, adesso dammi un bacio!”

Valeria aveva un sapore nuovo, Fabio la trovava più invitante.

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