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L’isola – 1

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Dall’oblò vedeva allontanarsi le luci della banchina del porto. Era già sera, l’aliscafo era partito con un’ora di ritardo; sarebbero arrivati all’isola intorno a mezzanotte.

 -Sei stato gentile con me, giovanotto.  – disse la donna seduta accanto a lui.

Lui l’aveva aiutata all’imbarco con le sue troppe borse e si erano ritrovati seduti accanto. Era piccola di statura, magra,  vestiva con sandali e bermude ed una canottiera che lasciava capire che non aveva reggiseno; seni piccoli, due punte che sollevavano un pò la canottiera, capelli cortissimi bianco argento e profumava di gelsomino. Poteva avere 55- 60 anni.

– Una bella signora ha diritto a certi riguardi.

– Ah, grazie del complimento. I ragazzi gentili sono rari di questi tempi. Viaggi  da solo?

– Si. Beh…sarei dovuto venire all’isola con una ragazza, ma abbiamo litigato ed io non ho voluto perdere la vacanza ed i soldi che avevo già mandato. Aveva trovato lei quel posto, un villaggio sull’isola.

– Andiamo nello stesso posto, allora. Brutta cosa litigare prima delle vacanze …perdonami la curiosità femminile, cosa è successo?

– Mi imbarazza un poco raccontarglielo …

– Sono una donna discreta, puoi confidarti; ed in fondo siamo due sconosciuti…

– Beh…ho scoperto che lei si faceva il suo Capoufficio per ragioni di carriera. Lei lo ha ammesso, ma voleva che io lo accettassi.

– E tu non hai accettato di condividerla.

– Certo che no.

– Sai che per una donna essere condivisa lusinga molto la sua vanità? Forse non hai idea di quanto sia comune una cosa del genere. Beh, un bel ragazzo come te non dovrà faticare molto per farsi amici al villaggio dell’isola. Cosa fai? Studi?

– Si, università, secondo anno di medicina.

– Già, e ti sei portato i libri appresso. Bravo.

– Veramente questo è un romanzo, una storia sull’antico Egitto, Norman Mayler.

– Ah, si. Bravo a scrivere, ma parla sempre di sesso, soprattutto di omosessualità. Tu che ne pensi?

– Sono arrivato solo a metà….

– Non dicevo del libro, dicevo della omosessualità.

– Non ho pratica di questa cosa.

– Credo che sia affascinate, la trasgressione, vivere interamente il proprio corpo. A proposito, io sono Renata.

– Giovanni, Ivo per  gli amici. Piacere di conoscerla.

– ..e non chiamarmi più “signora”, mi fa sentire vecchia. All’isola ci diamo tutti del tu.

A bordo spensero le luci ed accesero quella violetta per far riposare i viaggiatori. Il rullio ed il beccheggio dell’aliscafo provocavano sonnolenza.

Anche lei cercava di riposare, di dormire un poco,  e poggiò la testa sulla sua spalla. Non gli  dava fastidio, pensava che da parte sua accettarlo fosse cortesia. Poi cominciò a sentire il capezzolo della donna che toccava il  suo braccio. Non fu per caso, si accorse  che spingeva il petto avanti per strofinare il capezzolo contro il suo braccio. Era un gioco sottile di seduzione nel buio della nave, ma lo eccitava.  Pensò che la donna era anziana, forse sola, e poteva avere certe piccole tentazioni, qualche desiderio di tenerezza. La lasciò fare e lei lo faceva sempre più intensamente. Gli carezzava il braccio e spingeva i capezzoli a toccarglielo. A  lui dava uno strano piacere quel gioco, gli provocava erezione. Decise  di ricambiarla e con l’altra mano le sfiorò i capezzoli sotto la canottiera; rispose, la sentì tirare l’aria coi denti stretti. Gliene prese uno tra le dita,  lo faceva ruotare, lo tirava lievemente. Lei si girò di più verso di lui in modo che potesse farlo meglio ed anche all’altro capezzolo.

L’aliscafo incrociò quello di ritorno e le due navi si salutarono con la sirena che svegliò i i viaggiatori. Poi continuò la navigazione come prima ed anche lei tornò a fargli come prima. Si distese sulla poltrona e lui le torceva e tirava i capezzoli sentendola agitarsi per il piacere.

– Fermati -gli disse  qui non possiamo fare di più

Furono scossi dalla sonnolenza del viaggio  dalla sirena che annunciava al porto l’ arrivo dell’aliscafo; accesero le luci bianche.

 La aiutò a sbarcare,  presero insieme l’unico triciclo disponibile, che  faceva da taxi, per andare al villaggio. Lo spazio nel triciclo era poco e le borse troppe. Lei gli mise  un braccio intorno alla spalla, con  suo corpo a contatto con quello del ragazzo.  Quando lui le prese di nuovo in mano  uno dei capezzoli,  lei reagì con un sussulto di libidine.

– Stringilo.Non si provoca così una signora anziana  se poi non sei disposto ad andare fino in fondo. Me la pagherai, giovanotto, faremo i conti al villaggio.

Dopo la reception, la accompagnò fino al suo bungalow con le sue borse. Lei, prima di aprire la porta, gli prese il viso fra le mani e lo baciò sulle labbra.

– Sei stato molto caro con me, ma hai un debito e devi pagarmelo.

 

Si svegliò presto, sistemò le sue cose nei mobili, fece un passaggio sotto la doccia ed uscì per recarsi al bar a fare colazione. Uscendo dal viottolo del suo bungalow, vide due ragazze: era belle, indossavano pantaloncini e camice aperte che facevano vedere i loro seni.

Andò in spiaggia, a cercare l’ombrellone che gli avevano assegnato …e cominciò a capire che posto era quel villaggio. Vide due uomini distesi su un asciugamani che si baciavano in bocca; più avanti un gruppo di donne, anziane, coi seni grossi e penduli, e giovani, coi seni turgidi ed eretti, e tutte coi seni scoperti. Vide una donna distesa sulla sdraio, aveva seni nudi ed una mano infilata nello slip: la muoveva continuamente, ritmicamente, come si stesse masturbando sul clito. Poi vide Renata che  prendeva il sole su un lettino; anche lei aveva il petto scoperto, ma i suoi seni erano solo  due grossi capezzoli puntuti che si sollevavano dal petto.. Gli fece cenno di avvicinarsi e di abbassarsi e gli diede un bacio sulle labbra.

– Dormito bene? – gli chiese

– Veramente  ero inquieto. Sai, quando si comincia una cosa davvero bella e la si lascia a metà.

– Sei una canaglia, ma sei dolcissimo. Ti insegnerò io come si completano certe cose.

Stavano parlando ed, accanto a loro, lui vide  una coppia in piedi: erano belli, soprattutto lei. Lui le teneva una mano infilata nello slip e lei reagiva come se lui la stesse penetrando con le dita.

– Ma lo fanno in pubblico? – chiese a Renata.

– E che male c’è? Qui nessuno si scandalizza, neppure il marito che è seduto lì vicino. Vedi, Ivo, qui ci conosciamo tutti, ci veniamo apposta. Ognuno vive quello che vuole vivere, anche marito e moglie si comportano in maniera indipendente, lo fanno con altri. Molti uomini trovano l’occasione per fare omosessualità, magari davanti o insieme alla moglie. Adesso capisci perché la tua ragazza ha scelto questo posto? E se l’hanno accettata è perché era già stata qui. Voleva che tu capissi come lei voleva vivere i rapporti di sesso. Aspetta, chiedo alla mia amica Marta.

La chiamò. Marta era una donna un po’ alta e grossa, grandi seni che le pendevano, bei coscioni che definivano un bel culo, capelli a caschetto,  viso simpatico .

– Marta , questo giovanotto si chiama Ivo ed è stato il mio compagno di viaggio.

– Sempre fortunata tu. Accidenti che bel ragazzo. Contenta di conoscerti, Ivo.

– Marta, ricordi una ragazza, una certa Flora, che è stata qui l’anno scorso?

         – Si, si; venne con un uomo anziano, ma lei era una…. “ combattente”. Si faceva fare a troia.

– Come sarebbe? – chiese lui abbastanza incazzato.

– Beh – spiegò Marta –  ti mettono a pecora e tutti gli uomini presenti fanno il giro, dieci colpi ciascuno e si continua finchè……..

– Capisci ora? – disse Renata – Io non la condanno, deve essere una cosa bellissima farselo fare….adesso é meglio che fai un bagno e ti raffreddi.

(continua)

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