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Venne verso di me; io stavo seduto su una poltrona, lui era un omaccione grosso e brutto in viso. Si aprì la patta, mise fuori un cazzo davvero grosso, sembrava un avambraccio, a pochi centimetri dalla mia bocca.
-Avanti, troia – disse – succhialo. Ti voglio venire in bocca e fartela ingoiare.
Cercai di alzarmi, volevo ribellarmi a quella volgarità ma lui mi colpì con un pugno nello stomaco.
– Avanti, troia, fai quello che devi fare e poi voglio vederti ingoiare.

Mi svegliai di soprassalto; quell’incubo mi aveva scosso i nervi. Andai in bagno a lavarmi il viso. Era la seconda volta che sognavo una cosa del genere.
Da ragazzo mi piaceva giocare con i miei compagni e mi piaceva masturbarli e loro mi cercavano per farselo fare.
La prima volta che andai con un uomo è stata quando una sera, tornando a casa, per fare prima passai per il parco. C’era un uomo fermo sotto un albero e mi chiamò.
– Vieni con me, ti faccio fare una cosa che ti piacerà moltissimo.
Non mi spiegai perché lo seguii nel buio tra gli alberi. Si fermò e mi fece poggiare ad un albero; si aprì la patta, prese la mia mano e mi fece toccare il suo cazzo.
– Avanti, muovi la mano, fammi venire.
Io lo avevo fatto solo ad un mio compagno di scuola ma quell’uomo aveva il potere di dominarmi. Cominciai a muovere la mano, poi misi saliva nella mano per farla scivolare e dopo poco lui mi venne nella mano.
– Bravo. Vieni domani sera e ti faccio fare una cosa ancora più bella. Quella notte non dormii, ero emozionato da quella esperienza e capivo che mi piaceva, anche se non volevo accettarla. La sera dopo era sabato e di solito il sabato mi vedevo al pub con gli amici. Quella sera andai via un po’prima, ero inquieto. Cercavo di non andare per il parco, ma alla fine ci andai. L’uomo era lì.
– Sei venuto? Bravo. Stasera ti piacerà di più.
Mi portò di nuovo tra il buio degli alberi, mise fuori il cazzo e mi disse di abbassarmi.
– Lo devi prendere in bocca – disse – avanti, prendilo e non fare storie.
Non lo avevo mai fatto, ma lui mi forzò, mi spinse sulla nuca con il cazzo sulle mie labbra ed infine aprii la bocca. Avevo capito come dovevo fare e lui mi incoraggio spingendomi dietro la testa perché il cazzo mi arrivasse in gola. Poi mi tenne fermo mentre mi veniva in bocca.
– Ah, bravo. Però aspetta qui. Te lo faccio fare anche ad un mio amico.
L’amico stava già vicino a lui, mise il cazzo fuori e lui mi spinse per prenderlo in bocca. Non ci volle molto perché venisse anche l’altro.
Da allora non passai più per il parco, ma quando ricordavo quella esperienza mi masturbavo. La settimana seguente mi masturbai tutti i giorni a pensarci. Mi sembrava di sentire ancora il sapore dei loro cazzi e mi eccitava pensare che mi avevano obbligato a farglielo.

Accadde il sabato successivo. Stavo andando al pub, camminavo sul marciapiede della strada che circonda il parco, c’era una macchina ferma. L’uomo che era dentro mi chiamò.
– Sei un bel ragazzo. Vuoi farmi un pompino? Ti faccio un bel regalo.
Salii in macchina, lui guidava per la strada che porta fuori città. MI accarezzava la coscia mentre guidava.
Si fermò dietro un casolare diroccato.
-Devi fare così. Prima lo succhi un poco, poi ci baciamo e poi lo fai. Voglio sentire anch’io il sapore del mio cazzo.
Al buio non vedevo il suo viso ma allungai la mano e presi il suo cazzo; era molto grosso e divenne duro mentre lo toccavo. MI abbassai e glielo presi in bocca; aveva una cappella molto grossa ma mi dava piacere tenerla in bocca. Poi lui mi prese e mi baciò in bocca e mi spinse ad abbassarmi di nuovo Mi piaceva farglielo ,ci mettevo piacere a succhiarglielo e lui mi disse di tenergli i testicoli in mano mentre glielo facevo. C volle un po’ perché venisse e sentii in bocca il su o sperma caldo. Lo sputai in un fazzoletto di carta e mi asciugai le labbra e lui volle baciarmi in bocca di nuovo.
Mi mise due banconote nel taschino del giubbino e mi chiese:
– Come ti chiami?
– Dino.
– Sei bello e mi piaci molto. Voglio vederti ancora.
Gli dettai il mio numero di telefonino e gli dissi:
– Mi è piaciuto fartelo. Ci vengo.
– Domani pomeriggio – disse – tanto è domenica. Vediamoci allo stesso posto alle 16. Andiamo a casa mia.

Mentre andavamo lui mi chiese:
– Tu lo prendi, vero? Lo prendi nel culetto?
-Non l’ho mai fatto.
– Bello così: oggi lo facciamo, ti svergino io.
– No. Se me lo fai mi fai diventare frocio al100%. A me le ragazze piacciono ancora.
– Tu però lo stai desiderando. Facciamolo e non ci pensare più, tanto poi puoi andare sempre con le ragazze.
Ero stato con una ragazza dopo aver fatto quei pompini, non avevo avuto nessun problema, solo più eccitazione. Forse lui aveva ragione. Mi spaventava un po’ sapendola grandezza del suo cazzo, ma lui aveva ragione ,volevo farmelo fare.
– Dimmi una cosa. Quando lo prendi in bocca tu hai erezione?
– Si, mi dà piacere, specialmente conte.
– Bravo. Vedrai, sarai duro anche mentre ti inculo e potrai venire insieme a me.
Abitava un villino di periferia. Appena entrammo mi baciò in bocca.
– Spogliati, voglio vedere tutto il tuo corpo. Lo facciamo nudi.
Quando mi tolsi gli slip, lui era già nudo, mi venne vicino e mentre mi baciava in bocca spinse la puta del dito nel mio ano. Continuò a baciarmi senza togliere il dito, anzi spingendolo più dentro.
-Ti piace ,vero? Voglio succhiarti i capezzoli, così ti senti più femmina.
– Piace anche a me, me li tiro sempre quando mi masturbo.
– E ti fai male?
– Si, ma mi piace molto.
Lui mi stava dietro, nudo; sentivo tutto il suo corpo che aderiva al mio e mi mise il suo cazzo duro in mezzo alle natiche, in lunghezza; nel mentre mi torceva e tirava i capezzoli.
– Ti piace vero?
– Si, gli dissi, ancora….
.Sei femmina adesso. Dillo che vuoi essere la mia femmina.
– Si, mi sento così.
– Vuoi che ti chiavi? Avanti dimmelo.
-Si, chiavami, voglio farlo.
Mi mise gel sull’ano e spinse il dito unto nel culo. Il gel dava una sensazione di fresco molto eccitante.
MI fece mettere in ginocchio sul letto e sentii il glande che premeva sull’ano.
-Ti fa male? – mi chiese
– Non importa, voglio che mi rompi e che godi nel mio corpo.
Diede una spinta violenta che mi fece gridare, sentivo la lacerazione dell’ano, il bruciore della ferita.
– Fa male-dissi –ma non fermarti, altrimenti non lo faccio più.
Invece si fermò, il glande era entrato e lui aspettava che il mio culo si arrendesse. Poi lo spinse dentro di forza e cominciò a chiavarmi come energia. Sentivo dolore all’ano, ma anche il desiderio di spingermi contro di lui. IL culo stretto lo fece venire presto, mi venne nel culo dando gli ultimi colpi violenti. Nonostante il dolore, io avevo il cazzo durissimo e quando lui uscì, mi masturbai e sentii piacere e dolore insieme, l’ano che faceva male come un taglio nelle contrazioni dell’orgasmo.

Mentre mi riaccompagnava in macchina , mi chiese:
-Pentito?
– No, fa male , ma non sono pentito. Te lo farei rifare anche adesso se tu me lo chiedessi.
– Tu ora sei mio, sei la mia femmina, vero?
– Mi hai sverginato mi fa male ma è stato bellissimo. Sono tuo, te lo faccio fare ogni volta che vuoi.
– Ti devo comprare mutandine e reggiseno da donna, così ti senti più femmina. E voglio vedere se al sex-shop hanno quelle mollette per i capezzoli; mi piace farti soffrire per me. Ti compro una parrucca e scarpe coi tacchi. Ti cambi prima di cominciare. Sei la mia amante e la mia troia.
– Faccio tutto quello che vuoi…sei il mio uomo.

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Autore Pubblicato il: 28 Settembre 2021Categorie: Racconti Gay1 Commento

Commenti per questo racconto

  1. Luganis 24 Settembre 2021 at 16:59

    Bel racconto. E una del le maniere come usualmente un hetero comí cía la exploraré la bisessualita…

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