Le sere si susseguono con la stessa regolarità.
È un martedì sera quando le tre ragazze sono ancora una volta insieme sotto la doccia, l’acqua calda che scende dal soffione, il vapore che si condensa sulle piastrelle azzurre delle pareti. Claudia si sta sciacquando i capelli, la schiuma dello shampoo che le scorre lungo le spalle e sul seno piccolo e sodo. Simona è sotto il getto accanto, il viso sollevato verso l’acqua, gli occhi chiusi, le labbra leggermente aperte. Elisa è in piedi sotto il terzo soffione, il getto che le batte sulla nuca e le scorre lungo la colonna vertebrale.
«Ragazze,» dice Claudia, passandosi le mani tra i capelli per sciacquare via la schiuma, «ma lo avete notato anche voi o è solo una mia impressione?»
Simona apre un occhio, l’acqua che le gocciola dal mento. «Cosa?»
«Matteo. Ci mette di più a venire, adesso.»
Il getto della doccia riempie il silenzio per qualche secondo. Elisa si gira verso Claudia, i capelli bagnati incollati alle spalle, le ciocche più corte che aderiscono al collo e alla mascella.
«Ma certo, e te ne sei accorta solo ora?» conferma Elisa, spostando il peso da un piede all’altro. «Lunedì sera sono dovuta stare un bel po’ in ginocchio prima che…»
«Venti minuti!» la interrompe Simona, che ora ha aperto entrambi gli occhi. Si appoggia con la schiena contro la parete della doccia, l’acqua che le colpisce il petto e scende verso l’ombelico. «Ieri sera io ho guardato l’orologio prima di iniziare. Venti minuti buoni.»
Claudia annuisce, si sciacqua un’ultima volta e si sposta dal getto, passandosi le mani sul viso per togliere l’acqua. «Io ho iniziato a mettermi comoda. Le prime volte vabbé, ci voleva pochissimo. Ora invece… non ce la faccio più a stare in ginocchio sul pavimento tutto quel tempo, mi fanno male le ginocchia, ora mi siedo sulla panchina con lui in piedi davanti a me.»
«Sei una giocatrice, puoi sempre usare le ginocchiere» scherza con lei Elisa, facendola scoppiare in risate.
«Comunque è vero, ora dobbiamo prenderci tutto il tempo,» conclude Simona, e la sua voce ha una nota di soddisfazione che risuona contro le piastrelle umide. «Però a me non dispiace, posso godermelo a lungo, mi piace succhiarglielo.»
Elisa sorride e annuisce sotto il getto, l’acqua che le scorre sul viso e tra le labbra socchiuse. «Non mi scordo mai la prima volta, quando era successo per caso. Era venuto subito. Ora invece devo fermarmi a riprendere fiato non so quante volte.»
«E poi quando alla fine viene,» aggiunge Claudia, e la sua voce si abbassa di un tono, «è sempre tantissimo. Come se in tutto quel tempo accumulasse.»
Simona fa un suono a metà tra una risata e un sospiro. «E’ vero è vero! Ieri mi è venuto così tanto che non ho fatto in tempo ad inghiottire e mi sono sbrodolata tutta, sporcandomi la mia maglietta preferita…» Si interrompe, si morde il labbro inferiore. «Buona, è buona. Lo dico da quando abbiamo iniziato e lo ripeto: dolce, sembra miele.»
Le tre ragazze si scambiano occhiate cariche di complicità sotto il vapore della doccia. L’acqua continua a scrosciare. Elisa si appoggia con un fianco alla parete, incrocia le braccia sul petto bagnato, e guarda le amiche senza vederle veramente, con un’espressione assorta che Simona riconosce subito.
«Che c’è?» le chiede Simona.
«Niente,» dice Elisa. «Pensavo.»
«Appunto. Quando hai quella faccia mi preoccupo. Te ne esci sempre con qualche idea strampalata. E a che pensavi?»
Elisa si mordicchia il pollice, un’abitudine che le viene quando sta valutando qualcosa. L’acqua le gocciola dal gomito, cade sulle piastrelle con un ritmo irregolare. «Pensavo a Matteo. A quello che gli stiamo dando.»
Claudia si avvolge un asciugamano attorno al corpo ed esce dalla doccia. «Gli stiamo dando un sacco direi, visto che gli facciamo un sacco di pompini.»
«Appunto, pompini» dice Elisa. Si passa una mano tra i capelli bagnati, scostandoli dal viso. «Ma pensavo che lui non ha mai… cioè, lui non ha mai…»
Simona la guarda mentre l’acqua le scorre sulla schiena, e conclude la frase per lei. «Non ha mai scopato, vuoi dire».
«Sì,» conferma Elisa. «Non ha mai fatto l’amore. Nessuna gliel’ha mai… gli ha fatto questo regalo.»
Claudia inclina la testa, l’asciugamano che le scivola leggermente sulla spalla. «Elisa, mica vorrai..?»
Elisa non risponde subito. Si sciacqua via le ultime tracce di sapone dal corpo, si passa le mani sulle braccia, sull’addome, sulle cosce. Poi chiude l’acqua e prende il suo accappatoio. Si asciuga il viso, poi il collo, e quando scopre gli occhi guarda prima Claudia poi Simona con quella determinazione che le sue amiche conoscono da anni.
«Voglio farlo io,» dice. «Voglio essere la prima per lui.»
Il soffione della doccia di Simona gocciola ancora, l’acqua che cola dal bordo metallico in gocce pesanti che risuonano sul pavimento. Claudia stringe l’asciugamano attorno al corpo, le dita che si arricciano sul tessuto.
«Beh, Elisa…» inizia Claudia.
«Ma sei sicura? E Davide?» chiede Simona.
Elisa si avvolge l’asciugamano attorno al corpo, il tessuto che le aderisce alla vita e al seno.
«Davide non c’entra niente con tutto questo, e non deve entrarci» dice, e la sua voce ha un tono deciso e definitivo che chiude subito il discorso. «Piuttosto voi. A voi starebbe bene? Vi da fastidio? Non voglio rovinare la nostra amicizia.»
Claudia e Simona si scambiano un’occhiata. Simona chiude l’acqua, si asciuga in fretta, e si mette l’accappatoio. Tre bellissime ragazze nude in piedi nel locale docce, i corpi ancora bagnati, i capelli gocciolanti.
Claudia è la prima a parlare. «A me non devi chiedere nessun permesso. Sei maggiorenne e vaccinata. Se tu vuoi farlo con lui, e lui vuole farlo con te… è un fatto tra di voi.»
Elisa si volta verso Simona. «Fa’ pure.» Poi fa un sorriso «Dopo però voglio che mi racconti tutto. Voglio sapere come se l’è cavata il nostro Matteo.»
Elisa ricambia il sorriso.
«E quando te lo faresti?» chiede Claudia.
«Quando è il mio prossimo turno, pensavo» dice Elisa. «Giovedì Davide ha un impegno e non passerà a prendermi. Posso fare con tutta calma.»
Giovedì sera arriva con un cielo color piombo e un vento che fa tremare le finestre della palestra. Elisa finisce l’allenamento, si fa la doccia, si asciuga i capelli con il phon del borsone, si riveste. Indossa un paio di leggings neri che le aderiscono alle gambe, una felpa grigia oversize, le sue scarpe da ginnastica. Lega i capelli in una coda alta, si guarda un’ultima volta nello specchio dell’armadietto, e chiude lo sportello con un clic metallico.
Il telefono vibra nella tasca della borsa. Lo estrae, legge il messaggio di Davide: “Forse se mi aspetti un pò riesco a liberarmi. Vuoi che passo a prenderti?”. Elisa digita in fretta: “Tranquillo, ormai sono venuta con la mia macchina. E poi stasera sono un po’ stanca, non mi va di andare da nessuna parte. Ci sentiamo domani, ok?Buonanotte.” Infila il telefono in borsa e si siede sulla panchina, aspettando Matteo.
Elisa sente il rumore familiare del carrello. Il cigolio della ruota , il tonfo sordo del secchio che oscillando colpisce il metallo. La porta dello spogliatoio si apre e Matteo fa il suo ingresso, la spalla destra che spinge il legno, la mano sinistra che regge il manubrio del carrello. Il ciuffo castano gli cade sulla fronte come sempre, gli occhiali con la montatura sottile gli sono scivolati leggermente sul naso, e la tuta blu da lavoro è leggermente larga sulle sue spalle magre.
I suoi occhi trovano Elisa seduta sulla panchina e sorride.
«Ciao Elisa»
«Ciao,» risponde Elisa. Si alza dalla panchina, si avvicina a lui. I suoi passi risuonano sul pavimento di piastrelle, e Matteo fa un piccolo movimento indietro con il carrello, come se il suo corpo reagisca prima della sua mente. Si ferma a un passo da lui, cingendogli i fianchi con le sue mani.
«Matteo,» dice, e il suo tono è quello che usa quando vuole essere presa sul serio, calmo e diretto. «Stasera non ti faccio un pompino.»
Il sorriso di Matteo si spegne. Ma non per il mancato pompino. La bocca si apre, si chiude, si riapre. «Io… ti ho fatto qualcosa di…?»
«No,» Elisa scuote la testa, e gli sorride dolcemente mentre gli accarezza i capelli. «Non hai fatto niente di male. Il contrario, semmai.» Si appoggia con un fianco al carrello delle pulizie, le braccia incrociate sul petto. «Stasera volevo farti un regalo.»
«Un… regalo? Non mi fai già abbastanza regali?»
«Matteo,» dice Elisa, e la sua voce si addolcisce ancora di più, si abbassa di un tono. «Sono sicura che questo regalo.. nessuna te l’ha mai fatto.» Fa una pausa, lo guarda dritto negli occhi dietro le lenti sottili. «Ti va di fare l’amore? Per la prima volta? Con me?»
Il ronzio dei neon riempie il silenzio che segue. Le mani di Matteo lasciano il manubrio del carrello, ricadono lungo i fianchi, le dita che si aprono e si chiudono come se cercassero qualcosa da afferrare. Deglutisce, e Elisa vede il movimento del suo pomo d’Adamo che sale e scende nella gola magra.
«Tu…» inizia, e la voce gli si spezza. Si schiarisce la gola, si spinge gli occhiali sul naso con l’indice. «Davvero? Vorresti..?»
«Davvero,» conferma Elisa. Stavolta è lei che arrossisce. «A me andrebbe…»
«Sì,» dice Matteo, e la parola esce convinta. Poi la ripete, più forte: «Sì. Mi va. Mi va tantissimo.»
Elisa sorride. Un sorriso vero, non di cortesia, non di circostanza, uno di quelli che le solleva gli angoli della bocca e le fa socchiudere gli occhi. Allunga una mano e prende la sua. Le dita di Matteo sono fredde, leggermente ruvide, e tremano contro il suo palmo.
«Allora,» dice Elisa, e comincia a camminare all’indietro verso la panchina, tirandolo delicatamente per la mano. «Vieni qui.»
Lo guida verso la panchina al centro dello spogliatoio, quella lunga di legno chiaro che corre tra due file di armadietti metallici. Matteo la segue, i suoi passi che risuonano sul pavimento di piastrelle accanto a quelli più leggeri di lei. Quando arrivano alla panchina, Elisa si ferma e si volta verso di lui.
Comincia dalla felpa. L’afferra per l’orlo inferiore con entrambe le mani e la solleva sopra la testa in un movimento fluido. La lascia cadere sulla panchina. Sotto indossa un reggiseno sportivo nero, semplice, che le fascia il seno piccolo e sodo. Si sfila le scarpe da ginnastica con un calcio, poi i leggings, abbassandoli lungo i fianchi e le gambe. Li sfila dai piedi e li appoggia sulla panchina accanto alla felpa. Si slaccia il reggiseno sportivo, lo toglie, e lo lascia cadere. I suoi seni sono piccoli ma sodi, con i capezzoli tesi per il freddo dello spogliatoio. Si abbassa gli slip neri, li fa scivolare lungo le cosce, li sfila dai piedi. Resta nuda davanti a lui, la luce dei neon che le illumina la pelle chiara, i fianchi stretti, l’ombelico che si muove con il respiro.
Gli occhi di Matteo sono fissi su di lei, si riempiono affamati della vista del suo corpo. Le sue mani penzolano lungo i fianchi, le dita che si arricciano e si distendono in un ritmo irregolare. Il rossore sulle sue orecchie si è diffuso alle guance, al collo, fino al colletto della tuta blu.
«Sei stupenda.»
«Ora tocca a te» dice Elisa, e si avvicina. Le sue mani trovano la cerniera della tuta blu, quella lampo di metallo che corre dal petto alla vita. La abbassa lentamente, il suono dei denti di metallo che si separano uno per uno che risuona nello spogliatoio vuoto. Sotto la tuta, Matteo indossa una maglietta bianca di cotone e un paio di boxer grigi. Elisa gli sfila la tuta dalle spalle, la fa scivolare lungo le braccia magre, la lascia cadere sul pavimento. Poi solleva l’orlo della maglietta bianca e gliela tira sopra la testa, facendo attenzione a non fargli cadere gli occhiali. Il petto di Matteo è magro, le costole appena visibili sotto la pelle chiara, senza peli tranne una sottile linea scura che dall’ombelico scende sotto l’elastico dei boxer.
Elisa si inginocchia davanti a lui. Le sue ginocchia toccano il pavimento freddo di piastrelle. Infila le dita nell’elastico dei boxer grigi e lo tira verso il basso. Il pene di Matteo, ancora semi-flaccido, si libera dall’elastico. Elisa gli sfila i boxer dai piedi, poi gli toglie le scarpe da ginnastica bianche consumate, i calzini. Matteo è completamente nudo davanti a lei, la corporatura magra illuminata dai neon, il ciuffo castano che gli cade sulla fronte, gli occhi che la guardano dall’alto con un misto di timore e desiderio.
«Sdraiati» gli dice Elisa, indicando la panchina con un cenno del capo.
Matteo obbedisce. Si siede sulla panchina di legno, il legno freddo a contatto con la pelle nuda delle natiche, poi si stende sulla schiena. La panchina è lunga abbastanza per accogliere il suo corpo magro, i piedi che toccano quasi il bordo. Le sue mani si posano sul petto, le dita che si intrecciano, gli occhi che guardano il soffitto con i neon ronzanti.
Elisa si siede tra le sue gambe, e si china su di lui. Prende il suo pene in mano, lo sente ancora morbido e tiepido nel palmo. Lo accarezza lentamente, con movimenti delicati, sentendo sotto le dita la pelle che si tende e il sangue che comincia a fluire. Poi si china e lo prende in bocca.
Il sapore la eccita subito. Elisa lo succhia con calma, la lingua che gira attorno al glande, le labbra che scivolano lungo il fusto che si indurisce rapidamente tra le sue labbra. Lo sente crescere, farsi più rigido, più spesso, riempirle la bocca a poco a poco. Nel frattempo, si stimola il sesso con le dita, in modo da essere pronta ad accoglierlo dentro di sé. Matteo emette un suono soffocato, un gemito trattenuto che gli vibra nella gola, e le sue mani lasciano il petto per afferrare i bordi della panchina, le dita che stringono il legno chiaro.
Elisa continua a succhiarlo per qualche minuto, la bocca che si muove su e giù con un ritmo regolare, la lingua che traccia linee lungo la parte inferiore del pene ora completamente eretto. Quando lo sente duro come il legno della panchina sotto di lui, si stacca. Una sottile scia di saliva e pre-sperma collega le sue labbra alla punta del pene di Matteo prima di spezzarsi e ricaderle sul mento.
Elisa si rialza, si asciuga le labbra con il dorso della mano. Si mette in piedi davanti alla panchina, poi monta sopra Matteo, una gamba per lato. La panchina scricchiola sotto il loro peso combinato, il legno che flette leggermente. Elisa si posiziona sopra di lui, le ginocchia piegate che appoggiano sulla panchina ai lati dei fianchi magri di Matteo. La sua mano destra scende tra le sue gambe, afferra il pene di Matteo e lo guida verso la sua entrata. Quando la punta tocca le sue labbra, Elisa rabbrividisce.
«Ci siamo… Matteo…» mormora, e la sua voce è un sussurro roco. Si abbassa lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendo il pene di Matteo che la riempie, che si fa strada dentro di lei con una pressione costante e calda. «Ah… »
Un gemito le sfugge dalle labbra quando lo accoglie completamente dentro di sé. Il cazzo di Matteo è entrato fino alla base, e lei resta ferma un istante per abituarsi alla sensazione. Sotto di lei, Matteo ha chiuso gli occhi, le mani che hanno lasciato i bordi della panchina per posarsi sui suoi fianchi, le dita che afferrano i fianchi di Elisa, carezzandola con delicatezza.
«Sentirti dentro… è così eccitante…» dice Elisa, e comincia a muoversi. Si solleva leggermente, poi si riabbassa, il pene che scivola fuori e dentro con un ritmo lento e profondo. «Ah… mi piace… si… »
Matteo apre gli occhi, la guarda dal basso, e nei suoi occhi dietro le lenti sottili Elisa vede una sorta di meraviglia, come se non riuscisse a credere che quello che sta accadendo sia reale. Le sue mani scivolano dai fianchi di Elisa alla sua vita, la stringono leggermente, e i suoi fianchi cominciano a muoversi, goffamente all’inizio, poi con maggiore sicurezza, andandole incontro a ogni sua discesa.
Elisa ora accelera il ritmo. I suoi fianchi si sollevano e si abbassano con maggiore forza, il pene di Matteo che entra ed esce da lei con un suono umido e ritmico. Le sue mani si appoggiano sul petto magro di Matteo, le dita che si allargano sulle sue costole, sentendo il battito del suo cuore sotto il palmo. La panchina scricchiola sotto di loro, il legno che oscilla leggermente sulle sue gambe metalliche.
Vanno avanti qualche minuto, Matteo ansima, è in estasi ma non mostra ancora segni di cedimento. «Sei così resistente…» ansima Elisa, piacevolmente colpita dalla sua durata. Si muove più forte, i fianchi che sbattono contro quelli di lui, il suono della pelle che incontra la pelle che riempie lo spogliatoio. «Pensavo… che la prima volta saresti venuto subito… ah!»
Le sue parole si spezzano in un gemito più acuto. Il piacere le monta dentro come un’onda che si alza, partendo dal centro dove il pene di Matteo la tocca dentro, irradiandosi verso le cosce, l’addome, la punta delle dita. I suoi movimenti diventano più rapidi, più irregolari, i fianchi che oscillano in cerchi stretti mentre lo cavalca.
«Ah… ah! Matteo, ma lo sai… che mi stai facendo godere tantissimo?» Le sue unghie si conficcano leggermente nel petto di Matteo, lasciando piccole mezzelune bianche sulla sua pelle chiara. Il respiro le si fa corto, frammentato, il petto che si alza e si abbassa rapidamente, i capezzoli tesi che sfregano contro l’aria fresca dello spogliatoio.
L’ orgasmo la colpisce come un’onda. I suoi muscoli interni si stringono attorno al pene di Matteo, lo serrano in onde pulsanti, ed Elisa si ferma con un gemito lungo e basso, la testa rovesciata all’indietro, gli occhi chiusi, le labbra aperte. Il piacere la attraversa in ondate successive, ognuna più debole della precedente ma ancora abbastanza intensa da farle tremare le cosce.
Quando riapre gli occhi, guarda Matteo dall’alto verso il basso, e lui la sta guardando con quegli occhi spalancati dietro le lenti, le mani ancora sulla sua vita, le dita che la stringono come se avesse paura che lei possa svanire da un momento all’altro.
«Non sei ancora venuto…» dice Elisa, ma è più un’esclamazione, nella sua voce c’è stupore, ammirazione. Riprende a muoversi di nuovo, riprendendo il ritmo, i fianchi che ricominciano a sollevarsi e abbassarsi. «Bene. Voglio godermelo il più possibile.»
Ricomincia a cavalcarlo con maggiore lentezza, facendo roteare i fianchi in cerchi ampi, sentendo il pene di Matteo che la esplora in punti diversi a ogni angolazione. Il ritmo è diverso da prima, più deliberato, più profondo. Ogni volta che si abbassa, lo prende fino alla base e resta ferma per un istante, contraendo i muscoli interni attorno a lui, prima di rialzarsi.
Sotto di lei, Matteo respira in modo irregolare, il petto che si alza e si abbassa rapidamente, le labbra socchiuse. I suoi fianchi continuano ad andarle incontro, con una spinta verso l’alto ogni volta che lei scende, e il suono dei loro corpi che si incontrano risuona nello spogliatoio vuoto insieme al ronzio costante dei neon.
Il secondo orgasmo la attraversa con meno preavviso del primo. È in mezzo a un movimento discendente quando la sente arrivare, un’onda che si alza dal profondo e la sommerge. I suoi fianchi si bloccano, i muscoli delle cosce si tendono, e un suono le sfugge dalla gola, qualcosa tra un gemito e un singhiozzo.
«Ah… oh! Io… sto venendo di nuovo… ah! Ah!» Le sue parole si frammentano, si spezzano in respiri corti e affannati, il piacere che le toglie il respiro. «Ah! Ah! Sì, sì, sì…» Si aggrappa alle spalle di Matteo, le dita che affondano nella sua pelle magra, e cavalca l’onda del piacere finché l’ultima eco non si spegne nel suo corpo.
Quando il respiro le si normalizza, Elisa riapre gli occhi. Matteo è ancora lì sotto di lei come se niente fosse, ancora duro dentro di lei, ancora con quell’espressione di meraviglia negli occhi. Le sue mani le accarezzano la schiena in un gesto goffo ma tenero, le dita che tracciano linee incerte lungo la sua colonna vertebrale.
«Ma è incredibile.. quanto ci metti?» ripete Elisa, e nella sua voce c’è sempre più incredulità. Elisa ricomincia a muoversi sopra di lui. Poi finalmente sente qualcosa. Un cambiamento nel respiro di Matteo, un irrigidimento dei muscoli della sua pancia sotto le natiche di Elisa. Le sue dita si stringono sui fianchi di lei, le unghie che premono leggermente, e i suoi fianchi si sollevano con maggiore urgenza.
«Sto…» inizia Matteo, e la sua voce è un sussurro strozzato.
Elisa lo sente, si accorge che sta arrivando il momento. Con un movimento fluido si solleva, si sfila da lui, il pene che scivola fuori dalla sua figa ancora umido. Scende dalla panchina e si inginocchia sul pavimento di piastrelle fredde davanti a lui, le mani sulle sue ginocchia.
«Alzati,» gli dice, e la sua voce ha una nota di urgenza che non aveva prima. «Alzati e dammela tutta in bocca. Tutta la tua sborra. Ti prego. Lo sai quanto mi piace.»
Matteo si solleva dalla panchina, con urgenza, una mano che stringe il suo pene per ritardare l’eiaculazione. Si mette in piedi davanti ad Elisa inginocchiata, il pene eretto davanti al suo viso, ancora lucido degli umori di lei. Elisa apre la bocca, tirando fuori la lingua, e lo guarda dal basso mentre aspetta gli schizzi.
«Dammela tutta qui,» dice, e indica la sua bocca aperta con un gesto della mano.
Matteo non si fa pregare. Avanza di un passo, si masturba con foga e punta la cappella verso la bocca di Elisa. La punta tocca le sue labbra, poi scivola dentro, sulla lingua, fino in fondo. Elisa chiude le labbra attorno al fusto e succhia, la lingua che lavora la parte inferiore del glande, e in quel momento lo sente esplodere.
La prima scarica è un getto caldo e denso che le colpisce il palato e le inonda la lingua. Elisa deglutisce in fretta, ma la seconda arriva prima che abbia finito, un’altra ondata spessa e abbondante che le riempie la bocca. Il sapore è quello che conosce, dolce e leggermente muschiato, ma la quantità stavolta è qualcosa che non ha mai sperimentato prima. Una terza scarica, poi una quarta, ognuna accompagnata da un gemito strozzato di Matteo, le sue mani che si aggrappano alle spalle di Elisa per reggersi in piedi. Il seme le fuoriesce dagli angoli della bocca, le cola lungo il mento sui seni, gocciola sul pavimento di piastrelle. Impossibile deglutire tutto. Elisa ingoia quello che può, ancora e ancora, la gola che lavora in fretta, gli occhi che si socchiudono per la concentrazione e il piacere.
Quando finalmente Matteo smette di venire, il suo pene pulsa ancora alcune volte nella bocca di Elisa, ma le ultime contrazioni producono solo poche gocce. Lo succhia per qualche secondo, estraendo le ultime gocce, poi lo lascia scivolare fuori dalle labbra. Si pulisce il mento con il dorso della mano, raccoglie il seme che le è rimasto sul mento e sui seni, poi lo lecca dalle dita. Guarda in su verso Matteo, che è in piedi davanti a lei con gli occhi socchiusi, il respiro che gli solleva il petto magro in ondate rapide e irregolari, le mani ancora sulle sue spalle come se senza di lei potrebbe crollare a terra.
«Matteo.. ma come fai? Hai sempre sborrato tanto, si.. ma stavolta… è stato impressionante..» dice Elisa scioccata e deliziata, guardandolo ad occhi spalancati. Si rialza in piedi, le ginocchia che le fanno male dopo essere state appoggiate sul pavimento freddo.
Matteo si schernisce, scuotendo la testa. Si siede sulla panchina, esausto. Si passa una mano tra i capelli, il ciuffo che gli si scompiglia sulla fronte, e gli occhiali gli scivolano sul naso. Li spinge su con l’indice, e quando alza lo sguardo verso Elisa, c’è qualcosa nei suoi occhi che va oltre il piacere appena provato.
«Mai,» conferma, e la sua voce è roca, come se qualcosa gli si fosse spezzato nella gola. «Non avevo mai goduto così tanto, è vero. Ma è stato perché…» Si ferma, deglutisce, cerca le parole. «Per merito tuo, per quello che ho provato. Fare l’amore con te è stato meraviglioso.»
Elisa si siede accanto a lui sulla panchina, la nuda pelle della coscia che tocca la sua. Resta in silenzio, sente che lui vuole parlare ancora ma cerca il tempo di trovare le parole.
Matteo la guarda. I suoi occhi dietro le lenti sottili sono lucidi, e le sue mani, posate sulle ginocchia, tremano con un fremito che non ha nulla a che fare con il freddo. «Elisa,» dice, e il nome gli esce dalle labbra come qualcosa che ha tenuto chiuso dentro per troppo tempo. «Sai.. io ti adoro. Mi sono innamorato di te.»
Le parole restano sospese nell’aria dello spogliatoio, tra il vapore residuo delle docce e l’odore di pino del detersivo. I neon ronzano sopra di loro. Da qualche parte di là, un rubinetto gocciola con un ritmo regolare.
Matteo alza una mano, come a prevenire qualcosa. «Ma non… non preoccuparti, non pretendo niente,» dice in fretta, le parole che si accavallano. «Non pretendo che tu… cioè, lo so che tu hai il tuo ragazzo, e che questa cosa tra noi è… beh non lo so che cos’è. Forse per te solo un divertimento. Non voglio che tu ti senta…» Si ferma, si guarda le mani, le dita che si intrecciano e si separano. «A me basta stare con te. Come adesso. Anche solo qualche volta, quando capita. Questo per me è già…» La voce gli si spezza di nuovo. Si schiarisce la gola. «È già un sogno. Tutto quello che mi sta capitando. Voi tre. Quello che fate per me. È come un sogno dal quale ho sinceramente una gran paura di svegliarmi. Tu però, sei speciale. »
Elisa lo guarda. Guarda le sue orecchie rosse, le sue mani che tremano, il ciuffo che gli cade sulla fronte e gli occhiali che gli scivolano sul naso. Guarda il suo corpo magro seduto sulla panchina di legno, la pelle d’oca sulle braccia per il freddo dello spogliatoio. Qualcosa le si stringe nel petto.
Non dice nulla. Non sa ancora cosa dire. Deve elaborare, riflettere. Non aveva previsto questo sviluppo. Una dichiarazione d’amore. Si avvicina a lui, gli circonda le spalle con un braccio, e lo stringe a sé. Matteo si irrigidisce per un istante, poi si lascia andare. La sua testa si posa sulla spalla di Elisa, i capelli castani che le solleticano il collo, gli occhiali che le premono sulla clavicola. Le sue mani trovano la vita di lei e la stringono, con una delicatezza che fa sembrare la presa di chi ha paura di rompere qualcosa di fragile.
Restano così per un tempo che nessuno dei due conta. Il ronzio dei neon copre il silenzio. Il rubinetto nel corridoio continua a gocciolare. Da fuori, il vento fa tremare la finestra dello spogliatoio.
Elisa si scosta per prima. Le sue mani si posano sulle spalle di Matteo, lo allontanano delicatamente, lo guarda in faccia. «Ora devo andare, e anche tu immagino.» dice. «Si è fatto tardi.»
Matteo annuisce, le sorride. Non le chiede di restare, non la trattiene. Vorrebbe tanto poter restare ancora con lei, ma sa che non si può. Anche lui, che vive da solo con sua madre, non può tardare troppo. Lei si preoccuperebbe. Si alza dalla panchina, e comincia a raccogliere i suoi vestiti. Si infila i boxer, la maglietta bianca, la tuta blu. Si siede sulla panchina per rimettersi le scarpe da ginnastica bianche consumate, allaccia le stringhe con dita che tremano ancora.
Elisa si dà una ripulita, poi si veste in fretta. Slip, leggings, reggiseno sportivo, felpa. Si infila le scarpe, raccoglie la borsa dalla panchina, se la mette a tracolla. Si raccoglie i capelli nella coda, che si era disfatta durante l’incontro.
Si volta verso Matteo. È in piedi accanto al carrello delle pulizie, la tuta blu indosso, il ciuffo sulla fronte, gli occhiali sottili che riflettono la luce dei neon. Le mani strette sul manubrio del carrello, le nocche bianche come la prima sera in cui si erano parlati in quello spogliatoio.
Elisa si avvicina a lui, gli sfiora la guancia con le labbra in un bacio leggero. Poi si volta verso la porta. I suoi passi risuonano sul pavimento di piastrelle, le scarpe da ginnastica che scricchiolano leggermente a ogni passo.
La mano di Elisa si posa sulla maniglia della porta dello spogliatoio. La spinge verso il basso, la porta si socchiude, e il corridoio buio della palestra si apre davanti a lei. Si volta un’ultima volta, e guarda Matteo. Lui è ancora in piedi accanto al carrello, gli occhi che la seguono attraverso lo spogliatoio.
Elisa gli sorride. Un sorriso che le solleva gli angoli della bocca, le fa socchiudere gli occhi, le illumina il viso sotto la luce fredda dei neon. Poi varca la porta, e il battente si chiude dietro di lei con un clic metallico che risuona nello spogliatoio vuoto.
Matteo resta immobile. Le sue mani si rilassano sul manubrio del carrello. Le sue orecchie, ancora rosse, cominciano lentamente a recuperare il loro colore normale. Si passa una mano tra i capelli, si spinge gli occhiali sul naso, e guarda la porta chiusa dello spogliatoio.
Poi prende il carrello delle pulizie, lo spinge verso il lavandino, e comincia a riempire il secchio d’acqua. Il rubinetto aperto copre il silenzio con il suo rumore familiare, e Matteo inizia a lavare il pavimento dello spogliatoio, con la stessa diligenza di sempre, le stesse movenze metodiche.
Ma le sue labbra, sotto il ciuffo castano, sono ancora piegate in un sorriso sognante che non riesce più a togliersi dalla faccia.




Per me non è una novità...anche se bianchi o nere/i non fanno differenza.... sono solo protagonisti come tutti gli altri..
Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…