Il vapore della doccia si alza in volute dense tra le piastrelle bianche, appannando i vetri delle finestrelle alte in cima alle pareti del locale. L’acqua scorre in tre getti paralleli, tamburellando sui corpi nudi di Elisa, Claudia e Simona.
Sono passate appena ventiquattr’ore, e si è appena conclusa un’altra pesante sessione di allenamento. Ora le tre ragazze occupano di nuovo le docce, nude ed insaponate.
Elisa si passa il sapone liquido sul collo, lungo la clavicola, e il suo sguardo resta fisso sulle piastrelle davanti a lei. Le gocce scivolano lungo la pelle abbronzata, seguendo il solco tra i seni, e lei ruota le spalle sotto il getto caldo con una lentezza che non le appartiene.
Claudia, nella doccia accanto, si sciacqua i capelli raccogliendoli con entrambe le mani. «Sei molto silenziosa stasera» le dice, inclinando la testa per far scorrere via l’acqua dall’orecchio.
Simona, dall’ultima doccia, si appoggia con la schiena alla parete bagnata e incrocia le braccia sotto il petto, sollevando un sopracciglio. «Lasciala stare, avrà litigato con Davide» ipotizza, rivolta a Claudia. «Oggi durante l’allenamento non c’era con la testa, non ne ha azzeccata una… dov’eri Eli?»
Elisa si volta verso di loro, con aria seria, ma tranquilla. Poi inizia a parlare.
«Ieri sera, dopo che voi siete uscite» comincia, e la sua voce ha una cadenza più bassa del solito, «non sono andata via subito.»
Claudia smette di strizzare i capelli. Le mani restano sospese a mezz’aria, gocciolando. «E che cosa hai fatto?»
«Ho finito di fare la doccia e poi sono andata verso lo spogliatoio.»
Un secondo di silenzio, rotto solo dal rumore dell’acqua e dal ronzio della ventilazione.
Elisa prosegue, passandosi il palmo sulla fronte bagnata. «Ero nuda, perché mi ero dimenticata l’accappatoio di là sulla panchina, e quando entro che succede? Mi trovo davanti lui.»
Simona si porta una mano davanti alla bocca. «Ma lui chi? Quello delle pulizie?»
Elisa annuisce. «Era in mezzo allo spogliatoio, che stava già passando lo straccio. Pensava che fossimo andate via tutte. Mi ha vista nuda ed è rimasto come pietrificato.»
Claudia emette un suono strozzato, una via di mezzo tra una risata ed un grido di sorpresa. «Cioè, sei entrata nuda nello spogliatoio mentre c’era il ragazzo delle pulizie?»
«Ma mica l’ho fatto apposta! Te l’ho detto, mi ero scordata l’accappatoio!»
Claudia non riesce a trattenere le risate.
Simona si avvicina, la faccia stillante acqua, i capelli biondi appiccicati alla fronte. «Va bene, ma dopo? Ti sei coperta? Sei scappata via urlando? Lo hai colpito gridando al maniaco?»
Elisa si rigira il sapone tra le mani, facendolo scivolare da un palmo all’altro. Il profumo di lavanda si mescola al vapore. «No» dice rimanendo serissima. «Non sono scappata.»
Il silenzio che segue è diverso dal precedente, molto più teso. Il sorriso divertito che Claudia aveva in faccia fino ad un attimo prima, si spegne di colpo. «Che vuol dire, non sei scappata?»
Elisa trae un respiro lungo, poi si decide a confessare tutto. «Vuol dire che mi sono avvicinata a lui. Non so cosa mi ha preso. Mi guardava in un modo.. gli ho messo una mano sui pantaloni. E ho sentito che ce l’aveva duro. Molto duro»
Simona resta immobile, sbigottita. «Elisa!»
«E dopo» continua Elisa, che ormai vuole solo finire velocemente «gliel’ho tirato fuori. E gli ho fatto un pompino. Qui, nel nostro spogliatoio. E adesso ditemi pure che sono una troia.»
«Che grandissima troia!» non riesce a contenersi Simona.
Elisa tace.
Claudia lascia cadere la spugna dalle mani, scioccata. Appoggia la schiena sulle piastrelle umide che rivestono la parete. «Non posso crederci. Hai fatto un pompino a Matteo. Al ragazzo delle pulizie. Quello che non riesce nemmeno a dire buongiorno senza balbettare.»
«Sì.»
«E com’era?» chiede Simona. Nonostante tutto, la curiosità ha preso il sopravvento e la domanda le è uscita spontanea.
Elisa si volta verso di lei. «A dire il vero, ce l’ha bello. Non me lo aspettavo. È piuttosto lungo, e quando si è messo completamente duro era bello dritto…» Si interrompe, si passa la lingua sulle labbra. «Insomma, non era male. Per niente.»
Claudia si scosta dal muro, ora è agitata ed incapace di restare ferma. Riapre l’acqua, e il getto le colpisce la schiena. «Sorprendente. E cosa hai fatto dopo?»
«Ho continuato. Lui mi lasciava fare tutto quello che volevo senza reagire, sembrava un pupazzo, stava lì con le mani lungo i fianchi e le gambe che gli tremavano. Ogni tanto faceva un verso, ansimava. E poi è venuto.»
Simona deglutisce. «Cristo Santo… E tu?»
«Mi sono lasciata venire in bocca, e un pò anche in faccia.» Elisa lo confessa con la stessa naturalezza con cui direbbe che ha preso un caffè. «E… l’ho assaggiato.»
Il getto della doccia di Claudia resta aperto, ma lei non si muove sotto l’acqua. Le due amiche di Elisa sono entrambe sbalordite. Resta in piedi al bordo della doccia, una mano sul muro, lo sguardo fisso su Elisa.
«E com’era?» chiede Claudia, ormai affascinata dal piccante racconto di Elisa.
Elisa si passa le mani tra i capelli bagnati, raccogliendoli sulla nuca. «Delizioso. Ci credereste?» dice. «Dolce, ma non troppo. Non aspro come quello del mio ragazzo. E non troppo denso. Un sapore che…» Cerca le parole, inclinando la testa. «Non so come spiegarlo. So solo che mi è piaciuto. E che mentre andavo verso il parcheggio, mi piaceva sentirlo ancora sulle labbra.»
Simona chiude l’acqua della propria doccia. Il locale ora è silenzioso, non c’è più il clima di scherzo e divertimento che di solito c’è tra di loro. «Cavolo, Elisa» mormora. Ma non con tono di rimprovero. Solo con quello di chi ha appena scoperto una cosa del tutto inaspettata.
Claudia si avvicina, mentre si mette l’accappatoio. «E adesso? Voglio dire, se lo incontri di nuovo?»
Elisa ci pensa un momento. Si guarda le mani, le dita raggrinzite dall’acqua, le unghie corte senza smalto. «Non lo so. Però vi dico una cosa: non mi va più di prenderlo in giro.»
Simona inclina la testa. «Cosa intendi?»
«Prima, quando scherzavamo su di lui con cattiveria e lo chiamavamo “Quello delle pulizie”, e ridevamo del fatto che non riusciva nemmeno a guardarci in faccia… beh, adesso non mi va più di farlo, di prenderlo in giro. È solo timido. Ma è buono, dolce. Non è uno spostato oppure uno che ha qualche turba psichica. Quando mi sono avvicinata, era emozionato davvero. Sicuramente era la prima volta che si trovava davanti una donna nuda. E quando ha finito, mi ha guardata con una faccia che…» Elisa si interrompe, si stringe nelle spalle. «Era gratitudine. E stupore. Come se non riuscisse a credere che gli fosse successa una cosa così bella. Mi ha fatta sentire.. desiderata ed importante, come non mi era mai successo prima.»
Claudia e Simona si scambiano un’occhiata attraverso il vapore. Nessuna delle due parla per qualche secondo.
«Ma.. e Davide?» ha il coraggio infine di domandare Claudia.
Elisa si rimette sotto il getto d’acqua e si sciacqua dagli ultimi residui di sapone. «Davide non lo sa. E non deve saperlo.»
«Quindi è stato un caso» dice Simona. «Una volta.» le chiede Simona, che vuole indagare sui veri sentimenti di Elisa.
«Sì. Una volta.» dice Elisa, ma debolmente, senza troppa convinzione.
Simona si asciuga le mani sui fianchi bagnati. Poi insiste. «Però ti è piaciuto.»
«Sì.»
«E pensi che lo rifaresti.»
Elisa sorride soltanto, ma non risponde. Chiude l’acqua, prende l’accappatoio che stavolta è sul gancio appena fuori dalla doccia, e se lo avvolge attorno al corpo. «Dai, andiamo a casa ora. E’ tardi.»
Claudia e Simona restano un momento immobili, poi anche loro chiudono l’acqua e si coprono. Ma mentre si asciugano, si scambiano sguardi che non hanno bisogno di parole.
—
Passano una decina di giorni. E’ un giovedì, l’allenamento si conclude alle nove di sera. Elisa saluta le amiche nel parcheggio, sale sull’auto di Davide che la aspetta con il motore acceso, e i fari dell’auto si allontanano lungo la strada provinciale, sparendo dietro la curva.
Claudia e Simona restano nel parcheggio, ferme accanto alla Fiesta grigia di Simona. Non salgono in macchina. Claudia si appoggia alla portiera del passeggero e incrocia le braccia. Simona, dall’altra parte del tetto, la guarda sopra la carrozzeria.
«Sei sicura di volerlo fare?» chiede Claudia.
Simona si stringe nelle spalle e risponde sincera. «No, non sono sicura affatto. Forse è una cattiva idea. Ma voglio sapere se è vero.»
«Ok»
«Allora?»
Claudia si guarda intorno. Il parcheggio è vuoto, a parte la loro macchina ed il solito furgoncino bianco che sta sempre posteggiato sul lato opposto, vicino all’ingresso di servizio. I lampioni proiettano coni di luce gialla sull’asfalto, e l’aria di ottobre porta l’odore delle foglie umide e dell’aria fresca della sera.
«Dai, andiamo» dice infine Simona. Apre il bagagliaio della Fiesta, tira fuori la borsa da palestra, e si incammina verso l’ingresso secondario.
Claudia la segue. I suoi passi risuonano sull’asfalto, poi sul cemento del corridoio di servizio. La porta dello spogliatoio è socchiusa.
Simona spinge la porta con la punta delle dita. I cardini emettono un cigolio lieve.
Matteo è in fondo allo spogliatoio, di spalle. Ha già iniziato. Indossa la solita tuta blu da lavoro, larga sulle spalle, e le scarpe da ginnastica bianche consumate hanno le suole che strusciano sul pavimento bagnato. Ha spinto la scopa avanti e indietro lungo la fila di panche, raccogliendo ciuffi di capelli e batuffoli di polvere. Le luci al neon sopra di lui ronzano, e l’odore del detersivo copre ormai quello del sudore stantio.
«Matteo» lo chiama Simona, e la sua voce echeggia nello spogliatoio vuoto.
Il ragazzo, colto di sorpresa, si gira di scatto. I suoi occhi, dietro le lenti sottili, si allargano. La bocca si apre, ma inizialmente non esce alcun suono. Si sistema gli occhiali sul naso con un gesto automatico, spingendoli con l’indice, e il rossore gli sale dal collo fino alle orecchie.
«Scusa, non volevamo spaventarti» gli dice Claudia. Cerca di essere gentile, anche per vincere la ormai nota ritrosia del ragazzo a comunicare. La sua voce in effetti ha una morbidezza che Matteo non le ha mai sentito. Di solito, quando Claudia gli passa accanto, lo fa senza guardarlo, o peggio ridendo con Simona di qualche battuta che lui non afferra. Il loro sguardo comunque gli è sempre sembrato velato da una punta di disprezzo.
«Non… non siete ancora andate via?» balbetta Matteo. La mano sulla scopa trema leggermente, e il manico di legno vibra contro la panca.
«Eravamo uscite, sì. Ma ci siamo dimenticate una cosa» dice Simona, appoggiando la borsa da palestra sulla panca più vicina alla porta. «E allora siamo tornate.»
Matteo guarda la borsa, poi guarda la porta dietro di loro, poi guarda le due ragazze. «Se… se volete, posso uscire un momento. Io finisco dopo.»
«No, resta pure» dice Claudia. Si siede sulla panca, accavalla le gambe, e appoggia le mani sulle ginocchia. «Sta tranquillo. Continua pure quello che stavi facendo.» L’eccessiva timidezza del ragazzo le sta quasi facendo venire i nervi, ma che cosa ci avrà trovato Elisa? Comunque si sforza di non trattarlo male.
Matteo riprende a spazzare, ma i suoi movimenti ora sono diventati rigidi, meno naturali. Ogni due passi lancia un’occhiata alle due ragazze. Simona ha aperto la borsa e sta tirando fuori l’asciugamano, le ciabatte, il bagnoschiuma. Claudia si è slacciata le scarpe da ginnastica e le ha sfilate, poggiandole sotto la panca mentre si infila anche lei le ciabatte.
«Senti, Matteo» dice Simona, e il tono è lo stesso che userebbe per parlare a un cucciolo nervoso. «Ti arrabbi se facciamo una doccia veloce? Lo sappiamo che è tardi, ma abbiamo fatto un altro po’ di stretching e così abbiamo sudato di nuovo.»
Matteo si blocca con la scopa a mezz’aria. Deglutisce. «Certo. Cioè, sì. Lo spogliatoio è… è il vostro. Esco subito.»
«Guarda che non c’è bisogno. Continua pure, se vuoi. Non vorremmo farti finire troppo tardi per colpa nostra.» dice Simona. Si sfila la felpa dalla testa, e sotto non indossa nulla — solo il reggiseno sportivo nero, che slaccia con un gesto solo, sfilandoselo dalle braccia. I seni liberi oscillano appena quando lei piega la felpa e la posa sulla panca.
Matteo non ha avuto il tempo di reagire. Rimane sorpreso dal comportamento sfacciato di Simona. Per un attimo, non può evitare di guardare le sue stupende tette, poi si volta di scatto dall’altra parte. Si trova dalla parte opposta dello spogliatoio rispetto alla porta che dà sul corridoio, e per uscire dovrebbe superare le due ragazze. Rimane con lo sguardo inchiodato al muro davanti a sé, con la scopa in mano, senza sapere che fare, sconcertato dal loro comportamento. Teme che vogliano giocargli un brutto scherzo. Non sarebbe la prima volta che rimane vittima di scherzi.
Intanto Simona si sta sfilando anche i leggings, abbassandoli lungo i fianchi, rivelando le cosce tornite e gli slip neri che subito fa scivolare a terra con un movimento del pollice. Rimane in pochi secondi tutta nuda, a parte le ciabatte.
Anche Claudia, ha aperto la cerniera della felpa e se l’è tolta. Sotto porta una canottiera bianca. La sfila, e il reggiseno sportivo azzurro segue immediatamente dopo. Si alza in piedi, slaccia i pantaloni della tuta e li spinge giù insieme alle mutandine, con un solo movimento fluido.
Claudia vede che Matteo non si muove, rimanendo girato. Entrambe sono lì con la precisa intenzione di verificare il racconto di Elisa. «Guarda che non sei costretto ad interrompere quello che stavi facendo.. puoi pure guardare se vuoi, a noi non importa.» dice Claudia a Matteo, nel tentativo di smuoverlo.
Ma Matteo rimane immobile. Resta con la scopa stretta al petto come uno scudo, gli occhi che rimangono fissi su un punto del muro.
Simona sbuffa, vedendo che la situazione non si sblocca. Si chiede se non stiano esagerando con lui, non vorrebbero ritrovarsi nei guai. Ma ormai si sono lanciate in quella cosa e devono portarla a termine. Simona si muove, nuda come si trova, e si avvicina a lui. Nel silenzio dello spogliatoio i suoi passi leggeri producono un suono appena percettibile. Si ferma ad un metro da lui. Matteo è perfettamente cosciente che ora una delle due ragazze è vicina, ma non ha il coraggio di voltarsi, e nemmeno di parlare. Che cosa vorranno da lui? Il suo pensiero torna alla loro compagna, con cui è successa quella cosa incredibile poche sere prima. Ma perché tutto ciò?
«Matteo.» Simona pronuncia il suo nome con una lentezza che lo fa sembrare una parola nuova. «Sai, Elisa ci ha raccontato una cosa.»
Il colore sul viso di Matteo vira al rosso. Le orecchie diventano rosso scuro, e le mani stringono il manico della scopa fino a far sbiancare le nocche. «Non.. non è stata colpa mia.»
Claudia si alza dalla panca e raggiunge Simona, mettendosi alla sua sinistra. «Lo sappiamo che non è stata colpa tua. Coraggio, girati. Non ti va di guardarci?»
Matteo fa un passo verso il muro davanti a lui. Sembra un topo in trappola. «Io… non… »
«Stai tranquillo» dice Simona, cercando di utilizzare il tono più gentile di cui è capace. Allunga una mano e gli accarezza il braccio. Il tocco è leggero, le dita appena posate sul tessuto. «Non siamo qui per prenderti in giro. Te lo giuro.»
Matteo finalmente si gira e le guarda. I suoi occhi non possono fare a meno di scendere per un istante — la curva del seno, il ventre piatto, il ciuffo scuro tra le gambe — prima di risalire ai loro volti. Il desiderio si impadronisce di lui, nonostante lo smarrimento dovuto a quella situazione per lui assurda.
«Che cosa… che cosa volete da me?» La voce gli esce strozzata, più acuta del solito.
Simona gli prende la scopa di mano, con delicatezza, e l’appoggia contro la parete. Poi gli prende l’altra mano, quella che stringeva il manico, e la porta sul suo seno. «Vorremmo solo verificare una cosa» dice. «Possiamo?»
Matteo non risponde. Ma non ritrae la mano. Sente il calore del seno di Simona, piacevole, il suo capezzolo solleticargli la mano.
Claudia si porta dietro di lui. Gli posa le mani sulle spalle, e le dita gli sfilano le bretelle della tuta da lavoro. Nel frattempo, Simona gli apre la cerniera davanti. Claudia tira giù la tuta, calandola fin sotto le ginocchia. Ora Matteo è in mutande.
«Io non…» Matteo deglutisce. «Per favore…»
«Ssshh.. non ti preoccupare. Ti piacerà, vedrai. Non ti è piaciuto con Elisa?» gli dice Simona a bassa voce. Gli lascia il braccio e si abbassa, inginocchiandosi sulle piastrelle. Le ginocchia toccano il pavimento freddo. Alza lo sguardo verso di lui, dal basso, e i suoi occhi scuri incontrano quelli di Matteo dietro le lenti appannate. «Ora rimani fermo. Rilassati e lascia fare tutto a noi.»
Le dita di Claudia, che è ancora dietro le spalle di Matteo, si infilano nell’elastico delle sue mutande. Le tirano giù abbassandole lungo i fianchi. Lo fa con movimenti lenti, senza forzature, che lascerebbero a Matteo tutto il tempo di fermarla.
Ma lui non la ferma. Claudia si abbassa e spinge giù le mutande fino alle sue caviglie.
Simona gli posa le mani sulle cosce, ai lati, e le fa scivolare verso l’inguine. Poi raggiungono l’obiettivo, il suo membro, e Matteo inizia ad ansimare. E’ ancora morbido, Simona lo prende con due dita, delicatamente, e lo soppesa nella mano. Lo guarda, lo osserva, e un muscolo della mascella le si contrae.
«Elisa aveva ragione» mormora dopo poco, rivolta a Claudia. «Guarda.»
Claudia si sposta di lato, si inginocchia accanto a Simona, e guarda. Vede il sesso di Matteo, nelle mani di Simona che sta cambiando consistenza — si indurisce lentamente, si allunga, e la punta emerge dal prepuzio con una progressione che cattura lo sguardo di entrambe.
«Cavolo.. è vero, non è niente male..» sussurra Claudia. Allunga la mano e lo sfiora con la punta delle dita, seguendo la linea inferiore dalla base alla punta. «Dritto e bello lungo.»
Matteo emette un gemito. Le gambe gli tremano, e le mani cercano un appiglio — trovano le spalle di Simona, e le dita si stringono sulla pelle nuda.
«Scusa» mormora poi, ritirando le mani di scatto.
«No.» Simona gli riprende le mani e se le rimette sulle spalle. «Tienile pure qui. Appoggiati su di me.»
Simona si china in avanti. La lingua tocca la punta del sesso, e Matteo sussulta come se avesse ricevuto una scossa elettrica. Claudia, sul suo fianco, gli accarezza le gambe e le natiche.
«Ora resta fermo.»
Simona prende il suo sesso duro in bocca, lentamente, centimetro dopo centimetro. Le labbra si stringono attorno alla circonferenza, e la lingua traccia un percorso lungo la parte inferiore. Matteo butta la testa all’indietro, in estasi, ed un gemito gli sfugge dalle labbra — un suono che non ha mai fatto prima, roco e acuto insieme, che rimbomba nello spogliatoio vuoto.
Claudia lo guarda in faccia. Vede gli occhi chiusi dietro le lenti, il ciuffo che gli ricade sulla fronte, la bocca semiaperta. Poi guarda Simona, che si muove con un ritmo lento, la testa che va avanti e indietro, le guance che si incavano a ogni succhio.
«Ehi, fai provare un po’ anche a me…» sussurra Claudia, e la sua voce ha un tremito di emozione che non riesce a nascondere.
Simona si scosta, le labbra umide, e le fa spazio. Claudia prende il cazzo in mano, bagnato della saliva di Simona e del liquido pre-seminale che sgorga dalla punta, lo orienta verso la propria bocca, e lo accoglie subito. Il sapore è intenso, e la eccita. Claudia chiude gli occhi e si concentra sul movimento — su e giù, la lingua che descrive cerchi attorno alla punta ogni volta che si ritrae.
Matteo non riesce a stare fermo. I fianchi si muovono da soli, seguendo il ritmo della bocca di Claudia. Il respiro è diventato un ansito, e il sudore gli imperla la fronte sopra il ciuffo.
Simona ora si è alzata in piedi, gli accarezza i capelli, scostandogli il ciuffo dagli occhi. «Ti piace così?» gli chiede.
«Sì» sussurra Matteo. «Sì, per favore.. non smettete…»
Claudia aumenta il ritmo. La testa si muove più veloce, e la mano libera circonda la base del sesso, lavorando in coordinazione con la bocca. Simona si inginocchia di nuovo e avvicina anche il suo viso, e la sua lingua traccia una linea lungo la parte inferiore del sesso, dove la bocca di Claudia non arriva. Le due bocche si sfiorano, le labbra si toccano attorno alla stessa carne, e un brivido attraversa Matteo dalla pianta dei piedi alla nuca.
«Io.. attente» dice lui, e la voce è un soffio. «non riesco più a…»
«Lasciati andare!» lo incoraggia Simona mentre avvicina il viso a quello di Claudia.
Il primo getto colpisce Claudia sulla lingua, e lei non si ritrae. Chiude la bocca attorno alla punta e inghiotte, gli occhi spalancati, le narici dilatate. Il secondo getto è più forte, e Claudia si scosta, lasciando che il sesso scivoli fuori. Il terzo schizzo raggiunge Simona sulla guancia, e lei lo raccoglie con due dita, portandosele alle labbra.
Il sapore invade la bocca di Simona — dolce, denso, con una consistenza che si scioglie sulla lingua come miele tiepido. Lei chiude gli occhi e deglutisce, e un suono le sfugge dalla gola, qualcosa che sta tra il mugolio e il sospiro.
Claudia ha ancora la bocca piena del primo getto. Lo tiene sulla lingua, lo fa girare tra il palato e la gola, assaporandone la consistenza. Poi deglutisce, lentamente, e il sapore le scende lungo la gola come una carezza interna.
«Elisa aveva proprio ragione» mormora Claudia, leccandosi le labbra. «Dio, se aveva ragione.»
Simona raccoglie con la punta della lingua la goccia che è rimasta sulla guancia, poi si china di nuovo su Matteo e gli ripulisce la cappella con le labbra, raccogliendo le ultime tracce. Lui sussulta, ipersensibile, e ondeggia travolto dal piacere. Alla fine si siede sulla panca più vicina a lui, esausto, con la tuta e le mutande calati ai piedi.
Le due ragazze restano in ginocchio per un momento, guardandosi. Poi Simona si mette ridere — una risata discreta ma genuina, che le illumina il viso. Claudia la imita, e per qualche secondo lo spogliatoio si riempie di un suono che Matteo non ha mai sentito diretto a lui, specie dalle ragazze.
«Ehi.. stai bene?» gli chiede Simona, mentre si rialza. Gli si siede accanto sulla panca, tutta nuda, con la coscia che sfiora la sua.
Matteo annuisce. Si sistema gli occhiali sul naso, e le mani tremano ancora. «Io… si. Non so davvero che dire.. grazie, è stato bellissimo.»
Claudia si siede dall’altra parte, e la sua spalla nuda preme contro il braccio di Matteo. «Non c’è bisogno che ci ringrazi» gli dice. «Siamo noi che… beh.» Si interrompe e si mordicchia il dito indice, poi sorride languida, rendendo chiaro che anche a lei è piaciuto eccome.
Matteo le guarda, una da una parte e una dall’altra, e qualcosa nel suo viso cambia. Un rilassamento attorno agli occhi, un addolcirsi della linea della mascella. Le labbra si curvano in un accenno di sorriso che non è timido ma stupito, come se non riuscisse a credere a quello che è appena successo.
«State tranquille, non lo dico a nessuno» mormora Matteo. «Giuro.»
Simona gli posa la testa sulla spalla, in un gesto affettuoso. «Sarebbe meglio se restasse un segreto, in effetti.»
Claudia gli prende la mano, la stringe, e poi la lascia. «Dai, andiamo a farci la doccia. Così poi ti lasciamo finire di pulire.»
Simona e Claudia si alzano. Matteo resta sulla panca ancora un momento, incredulo, le mani sulle ginocchia, lo sguardo che segue le due ragazze nude che si dirigono verso le docce. Simona di là apre l’acqua, e il rumore del getto arriva fino allo spogliatoio.
Poi anche Matteo si alza. Si tira su le mutande ed i pantaloni, chiude la cerniera della tuta, e raccoglie la scopa da terra. Le mani ora non tremano più.
Mentre aspetta che finiscano riprende a spazzare, il ciuffo sulla fronte oscilla a ogni movimento, e le scarpe bianche consumate strusciano sulle piastrelle del pavimento.
Dalle docce arriva la voce di Simona che canta, stonata, un pezzo che passa alla radio. Claudia le urla di smettere, e Simona canta più forte.
Matteo ascoltandole sorride, divertito dalla loro spontaneità. Spinge la scopa fino in fondo allo spogliatoio, e quando raggiunge la parete, si volta e ricomincia dalla parte opposta.




Ciao William! Mi fa piacere che ti sia piaciuto tanto da rileggerlo. Ma non è stato un calcolo narrativo. L'incipit…
Bellissimo racconto, aspetto il seguito 👍👏
Non solo riempite bene, ma anche fatta la gioia dei cornuti che hanno leccato a dovere!
Rileggendo questo ottimo racconto, mi sorge una domanda: la frase iniziale, dove la protagonista si sveglia con l'intontimento, si ricollega…
Ciao Ruben, ho delle novità importanti da dirti, ma nn riesco più a mandarti email... scrivimi tu per favore a…