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Sentirlo… e Vederlo…

By 1 Ottobre 2026No Comments

Questo racconto è tratto da una storia vera, vissuta con una mia amante, veronica, una
ragazza agganciata per strada che, subito dimostrò la sua disponibilità, in meno di una settimana
dal suo incontro era diventata la mia amante, dimostrando sin da subito la sua totale apertura ad
essere usata da me in campo sessuale. Poco dopo che era entrata nella mia casa, capì che
qualcosa non andava, certamente per la ragazza non era la prima volta che si concedeva una
scopata con qualcuno conosciuto da poco, ma si comportò in maniera strana perché subito si
fiondò nel bagno e, dopo che ci fui andato anch’io, si fece trovare nel letto con il piumone che le
lasciava scoperto appena gli occhi.
Nei momenti successivi mi fece capire che aveva scopato anche in maniera assidua ma,
sempre tenendo un atteggiamento riservato e pudico, sotto il piumone non si era tolto l’intimo e
voleva stare al buio, senza neanche l’ausilio di una piccola luce accesa sul comodino. Ci volle un
bel po' di tempo a farla sciogliere durante quel primo incontro, era restia a mostrarsi nuda, la sua
pudicizia le impediva di mostrarsi alla luce e, questo faceva da contrasto alla sua voglia, che poi
manifestò dimostrandosi remissiva e desiderosa di godere, le feci scoprire l’eccitazione che deriva
nello scopare in penombra, superò negli incontri successivi questo aspetto, mostrandosi davanti a
me in tutto lo splendore del suo corpo, le feci scoprire le sue potenzialità, trasformandola da timida
ragazza che “subiva”, anche se piacevolmente le scopate, ad una donna che si imponeva nel letto,
dimostrandosi negli incontri successivi un’amante arrendevole e curiosa.
A poco alla volta, mi offrì i suoi buchi, non in modo passivo ma, partecipando attivamente, non
lasciando niente in sospeso, me li fece usare e visitare ampiamente, per il mio e suo piacere,
scoprì che la sua maggiore partecipazione le procurava lunghi e soddisfacenti orgasmi, con
allegria e un sottile erotismo innato le piaceva giocare con i corpi allegramente, le piaceva come
facevo con lei, esplorare il mio corpo, si soffermava a vederne i dettagli anatomici, la sua pudicizia
le aveva impedito di farlo fino ad allora, e adesso con me si divertiva a farlo, inutile dire che la sua
curiosità fu indirizzata maggiormente alla mia asta, a quel pezzo di carne che conosceva solo
quando era penetrata, mi confessò che masturbava i suoi partner al buio, ma con me, con cui
scopava con la piccola ma potente luce del comodino accesa, ne approfittò per studiarlo meglio,
scoprendo ogni volta dettagli che la facevano fare dei gridolini di sorpresa e di eccitazione, le vene
in rilievo, la cappella che sotto la sua mano si gonfiava diventando rossiccia la incuriosivano,
scoprì mentre mi faceva una sega quella specie di vena che pulsava ad ogni getto di sperma, che
subito definì come “trofeo”, paragonando il mio orgasmo ad una sua vittoria personale, nella sua
mente con la mano combatteva il cazzo facendogli sputare lo sperma, quindi il suo “trofeo”, che
rappresentava nel suo immaginario il frutto della sua vincita su di me, la sua soddisfazione finale
era quel liquido che le colava sulla mano.
Questa sua personale definizione del seme maschile mi sembrò al momento eccessivo, le uscì
di bocca quel pomeriggio, la feci smaniare prima di darle la mia seconda sborrata, la prima l’aveva
bevuta direttamente dalla fonte, si aspettava che dopo un po’ di riposo da parte mia avrebbe
ricevuto la seconda in vagina dopo aver scopato per molto tempo, ma io la rivoltai in lungo e largo
sul letto, prendendola in diversi modi, interrompendo la mia e sua venuta, per poi schiacciarla sotto
di me, capì che da lì a poco sarei venuto e venendomi incontro prima sussurrò “siiii… dammi il mio
trofeo… ahahaaaa…”, e poi fece un lungo guaito di piacere.
Ma poi la sua curiosità sul mio sesso prese un’altra piega, non si limitava a vederlo mentre lo
teneva tra le mani, volle vederlo mentre entrava in lei, mentre scompariva poco alla volta fra le
pieghe della vagina o nel suo buchino posteriore, mi chiese, anzi mi pregò quasi, di farle dei video
mente le entravo, da dietro a pecorina o anche quando si sedeva col culo sul tavolo, in quelle
occasioni si alzava col busto e tenendo la testa verso i nostri inguini che aderivano, mi vedeva
entrare nella sua intimità, stava a lungo così, seguendo con gli occhi famelici l’andirivieni costante
di quel lungo pezzo di carne dentro di se, i suoi occhi mostravano incredulità, lo faceva fino a che
riusciva a resistere alla stimolazione che le procuravo, noncurante che la posizione fosse
scomoda, poi diceva apertamente:

– Come è possibile…
Il suo stupore era rivolto al suo corpo, non si spiegava come lo potesse accogliere senza
averne problemi, restava fino all’ultimo, presa più da quella visione che dal piacere, poi si
abbandonava ad esso e si lasciava andare distesa sul tavolo dove, quasi subito annunciava il suo
piacere e, accoglieva il mio sussurrando tra le labbra socchiuse “siiiii… il trofeo…”. Poi dopo
voleva vedere quei filmati, scorrendoli più e più volte, si soffermava nelle inquadrature, fermava le
immagini, notando sempre dettagli diversi, quella che per me era una scopata, per lei era
qualcos’altro, la guardavo stupito, pensavo che guardarli la facesse eccitare ma non era così e me
lo disse:
– Capisci?? I nostri corpi si uniscono… tu dentro di me… che ti sento… prendi col tuo corpo il
mio… ti sento profondamente dentro di me… il mio corpo si trasforma… rendendo possibile
questa profanazione… come è possibile che così lungo riesca ad entrarmi fino in fondo…
quando mettendomi appena un dito sento già l’utero…
Le sue parole ebbero l’effetto di farmi eccitare di nuovo e la rivoltai di schiena, non ci fu
bisogno di dirle niente, si posizionò a pecora e attese che le fossi di nuovo dentro.
– Lo senti??
– Siiii… lo sento che mi scorre dentro…
– Lo vuoi vedere anche??
– Siiii… fammi un altro filmato…
– Ancora?? Ho pensato di fare qualcos’altro…
– Cosa vuoi fare??
– Te lo faccio sentire e vedere in diretta… aspetta e rispondi al telefono…
Presi il suo telefono e lo gettai accanto a lei, poi presi il mio e avviai una videochiamata,
mentre la pompavo da dietro il suo telefono squillò, distrattamente lo prese e vide che ero io.
– Ma che fai… perché mi videochiami…
– Per fartelo vedere… mentre lo senti…
Non realizzò subito cosa le dicevo, ma prendendo il telefono, ed accettando la videochiamata
se ne rese conto, al posto della mia faccia, le apparve il mio bacino attaccato al suo culo
dondolante, fece un sospiro di sorpresa, ripresi a scoparla, nel display adesso mi vedeva arretrare
e avanzare di nuovo dentro di lei, avvicinai meglio il mio telefono facendo in modo che riuscisse a
vedere nei minimi dettagli il cazzo che le entrava dentro che, prima scompariva nella vagina, e poi
ne usciva portandone con sé le pieghe, di colore rosa chiaro, carnose e ricoperte di muco
vaginale. Assistette fino alla fine, non chiuse gli occhi con l’orgasmo fortissimo che le stava
venendo, che fu ampiamente amplificato da quello che le appariva sul suo display, alla fine del
piacere mi supplicò:
– Dammelo… fai presto… fammi vedere la tua vena che pulsa al suo passaggio… e poi
fammelo vedere quando cola da me…
E glielo feci sentire e nello stesso tempo vedere, ingrandì il suo display, notando perfettamente
il condotto spermatico che pulsava una, due, tre e molte volte dopo, ogni pulsazione la vedeva e la
sentiva dentro di sé mentre la riempiva e la scaldava. All’ultima pulsazione mi piantai a fondo
dentro di lei, mi fermai il tempo necessario per riprendere fiato e poi lo sfilai molto lentamente.
L’asta subito si mostrò cosparsa di filamenti di seme che, cominciarono appena a sporcare clitoride
e pelo inguinale, altro seme si era depositato sotto la cappella, che poi una volta estratta del tutto
liberò il grosso dello sperma che continuò a colare verso il suo pube imbiancando e impregnando i
suoi peli ricci e folti. Stette a guardare questa fuoriuscita di liquidi dalla sua vagina aperta e gonfia
fino a quando, con un’ultima contrazione dei muscoli vaginali ne uscì un ultimo fiotto. Si lasciò
andare sul letto, si rese conto che stavo chiudendo la videochiamata e subito mi disse:

– No, aspetta… fino ad adesso l’ho sentito solamente tra le gambe… ma adesso voglio
vedere anche questo…
Misi il telefono attaccato al massimo alla sua vagina, lei prese il suo e l’avvicinò agli occhi, fece
diversi gridolini di sorpresa, vedeva la sua vagina che si contraeva, e tutto lo sentiva col corpo, si
concentrava mentre sforzava quei muscoli e, poi ne rideva vedendo il risultato che sul display
appariva.
– Guarda… ne esce ancora… sembrano delle perle… che escono dalla tua ostrica…
E lei imbambolata dalle mie parole, raccolse quelle perle con il dito e le assaporò, poi ancora in
preda a quella strana frenesia, con le dita ne cercò e cacciò ancora delle altre, fino a che fu sicura
che non ce ne fossero ancora. Questa cosa sicuramente le rimase impressa perché a distanza di
pochi giorni la volle ripetere ma, stavolta diversamente.
Fu lei che avviò la videochiamata, la cosa non mi sorprese, la ripetemmo fino al punto in cui lei
scrollò le anche facendomi uscire dalla sua vagina, poi lo impugnò e lo guidò verso l’ano, poteva
farlo ciecamente, anche andando a tentoni avrebbe indovinato la destinazione, lo aveva fatto altre
volte già, ma lo stesso si affidò al display, e me lo disse:
– Voglio vederlo che mi entra anche lì… voglio vedere la mia mano che lo avvicina…
mmmm… ecco… è in questo momento che si inizia ad aprire… adesso che lo vedo mi
rendo conto dello strappo iniziale che sento… lo vedo… il mio tarallo che stenta ad aprirsi e
poi poco alla volta cede… ahiaiaiiii… eccolo il dolore che poi sento… quando la cappella lo
supera ed entra per metà… e tu ti fermi… lasciandomi sospesa nel dolore… aspettando
che passi… mmmmm… eccolo… è entrato tutto… altre volte lo capivo dal tuo corpo
schiacciato al mio… ma adesso lo vedo… sei attaccato a me… e questo significa che sei
tutto dentro… e aspetti ancora… aspetti che io inizi a muovermi piano… che mi adatti a
te… questo ti fa capire che puoi… che puoi scoparmi nel culo… e lo sento… e lo vedo…
mhmm… uscire quasi tutto e poi rientrare… quello che prima era un buchino… adesso si è
allargato e slabbrato… e adesso circonda la tua asta con la sua carne rosa… continua…
continua… mhmm… fammi vedere la tua vena… falla pulsare forte… mhmm… mhmm…
finalmente anche qui dietro posso associare le tue pulsazioni al calore che sento…
Finito di innaffiarle l’ano, stetti ancora un po' dentro di lei e, preparai il telefono per il finale, ero
certo che avrebbe voluto anche assistere allo svuotamento dell’ano, con accuratezza lo avvicinai
al deretano e cominciai a sfilarlo, naturalmente essendo più stretto della vagina, in questo lento
sfilare non uscì ancora del seme, cosa che non avvenne quando tolsi la cappella ma quasi subito
dopo, perché veronica si predispose anche lei alla scena e, per non perdersi niente, prima strinse i
muscoli, costringendo il tarallo a chiudersi di botto, e poi li rilasciò, contribuendo in questo modo a
farlo sbocciare di nuovo e a farlo espellere ciò che conteneva, riuscì in questo modo ad assistere
la fuoriuscita del seme che quasi veniva spruzzato fuori dal suo buchino slabbrato.
La sua smania di “sentirlo e vederlo” non si fermò mai, alternava gli incontri in tal senso, se la
volta prima scopavamo e basta, la volta successiva voleva essere videochiamata, fino a che
espresse il desiderio di essere videoregistrata dal vivo, voleva conservare un video di quelle
scopate, pregandomi di essere attento a quanti più particolari possibili, era una maniaca dei
dettagli, ne scopriva sempre di nuovi, varie volte posava il telefono a terra, con la telecamera
rivolta fra le sue gambe aperte per riprendere il mio cazzo che la trapanava da dietro, ognuna di
queste volte scopriva cose nuove, dal suo lattice emesso nell’eccitazione che le colava ai lati delle
labbra, alle pieghe della sua vagina che accompagnavano l’andirivieni dell’asta, finendo poi con
quello che chiamava il suo “trofeo”, la lunga scia di seme corposo che le fuoriusciva da dentro,
faceva lo stesso quando la sodomizzavo, sempre da dietro dove di solito depositavo la seconda
sborrata, meno corposa e più liquida, per finire poi, quando dopo esserci riposati tirava,
letteralmente, da me un altro “trofeo” con la bocca, rideva con le labbra socchiuse, quando ci

riusciva, soddisfatta di averlo ottenuto lo mandava giù per la gola come se si stesse dissetando ad
una fontana. I suoi “trofei” erano questi, scoprì col tempo che quello che maggiormente la eccitava
facendole avere, durante le scopate, orgasmi molto forti, nasceva dal fatto che procurare piacere
nell’altro provoca esso stesso piacere, non era voyeurismo, non era mostrare il suo corpo, ma
procurare piacere, molte volte dopo aver finito un pompino, ancora con il liquido che le scendeva
nella gola le bastava appena sfiorarsi il clitoride per urlare ancora di piacere. Perdendo ogni
pudore confessava che, dopo i nostri incontri, benché fosse sazia di piacere, rivedeva nel letto i
filmati delle scopate e si toccava di nuovo, strappando quasi a forza dal profondo della sua carne
ancora piacere, per poi addormentarsi di colpo.
Col tempo affinava sempre di più questa sua particolare smania, volle vedere in diretta quando
mi teneva nella sua bocca e quando stavo tra le sue gambe, questo era più laborioso da fare, le
videochiamate erano complicate, per chi la faceva era facile, ma chi la doveva ricevere era
macchinoso, non si poteva baciare o succhiare i sessi e contemporaneamente vedere, allora
restava solo fare dei filmati, ne facemmo diversi, li inviavamo su whatsapp, e poi li guardavano
alternandoli sui due telefonini commentandoli insieme, con lei che vedeva una scena, la
commentava e subito io dopo, vedendone un’altra, facevo altrettanto.
– Mmmm… ecco dove…
– Dove cosa??
– Dove la punta della tua lingua mi fa saltare… ma come… hai appena iniziato e già
escono…
– Cosa escono?? Lo so cosa esce… ma mi piace sentirlo…
– Le mie perle… stai aprendo la mia ostrica… e tiri fuori le perle… bianche e… spero
profumate…
– Si profumano e sono dolci…
– Il solletico… quello che poi sento… è dove faccio pipì…
– Ma come ci riesci??
– A fare cosa??
– A prenderlo tutto… non ti dà fastidio alla gola??
– Non lo so… ho iniziato poco alla volta… mi fermavo e respiravo col naso… e se ti ricordi
non lo faccio sempre…
– Si lo fai poche volte… la maggior parte lo tieni poco meno della metà… e poi alla fine… mi
circondi la cappella con le labbra… ma guarda come lo stai gustando… si vede dalla saliva
che ti esce dai lati dalle labbra…
– Mmmm… mi ricorda quando mangio un gelato… il liquido che si scioglie e cola dalle labbra
che non riesce a trattenerlo…
– E guarda qui… fai presto… ecco qui si vede bene… il mio condotto spermatico che pulsa…
e le tue gote che si muovono per inghiottire… ahahaaa… lo fai sempre…
– Che cosa??
– Il primo spruzzo… lo sai che sta uscendo… ma fai sempre un salto indietro con la testa…
ecco guarda… che ti ho detto… salti indietro quasi spaventata…
– Si mi sorprende sempre… ma poi come vedi affondo di nuovo… sarei una pazza a
perderlo… così caldo e liquido… ma guarda questa… quando stai tra le mie gambe…
Questo mi fa proprio impazzire…
– Ahahaaaa… dici questa… anche a me piace farlo… quando ti apro l’ostrica…
– Mi stringi col pollice e l’indice delle due mani le grandi labbra e me le allarghi… come se mi
volessi aprire ancora di più… fai un lungo respiri e poi mi scopi col naso…
– E guarda adesso che succede… ahahaaaa… stai scorreggiando dalla vagina…
– Ma che scemo che sei… la prima volta che è successo… non sapevo se ridere o
piangere… ma come ti è venuto in mente di soffiarmi aria proprio lì…

Più vedevano i filmati e più uscivano particolari delle tecniche che usavano nel sesso orale,
tutte tecniche atte a procurare quanto maggior piacere possibile all’altro partner, inutile dire che
dopo un po' di visione dei filmati veronica gettò il telefonino sul letto e, in una posa che avrebbe
giudicata oscena e sfacciata appena un mese prima, allargò le gambe al massimo, invitandomi
chiaramente ad entrare dentro di lei, a cui lei dette il benvenuto subito avendo un orgasmo, per poi
averne un altro quando si sentì invadere fino all’utero dai miei spruzzi caldi e liquidi, ma questi due
orgasmi quasi ravvicinati non la calmarono, vedere i filmati l’avevano fatta eccitare a dismisura,
come una forsennata mi abbrancò il busto e mi fece girare sotto di lei, approfittando ancora della
mia forte presenza dentro di lei mi cavalcò con lena, mi scopò accanendosi con tutto il peso del
suo corpo su di me, nel silenzio della stanza si udivano solo lo chiocco del suo bacino che si
abbatteva sul mio, i suoi sospiri di godimento che, prima iniziarono in sordina per poi culminare in
un lungo guaito di piacere che, appena avuto la costrinsero, distrutta da questo ultimo sforzo, ma
finalmente soddisfatta, ad abbattersi sul mio corpo. Appagata restò quasi immobile su di me, si
muoveva appena, lo sentiva ancora presente dentro di sé, il suo non era un movimento fatto
ancora per godere, ruotava il bacino quasi volesse accarezzarlo, lo coccolava con le pieghe della
vagina, strizzandone i muscoli ne cercava ancora la presenza, voleva beneficiare di quella
presenza fino alla fine, percependo attraverso quella parte nascosta del suo corpo la sua naturale
riduzione che, le faceva alla fine, sentire fisicamente i fluidi che, fino a quel momento, erano nel
suo profondo, defluire e scaldare entrambi gli inguini.
Che raccontare di più su veronica, la nostra storia andò avanti per molti mesi, apertasi
ormai totalmente dal punto di vista sessuale, le feci provare giochini e altro, subito accettò che la
legassi sul letto, ogni cosa che le proposi l’accettò, anche le cose più strane e, per così dire,
inusuali in campo sessuale. Un paio di cose per lei erano ancora tabù, la prima erano i bisogni,
non voleva che fossi presente quando urinava, ma si dovette ricredere quando, la videochiamai nel
bagno, mi rispose:
– Uffà… che vuoi… così non mi concentro…
– Posso entrare??
– Ma dai… devo fare pipì… lo so che mi vuoi… non puoi aspettare…
– Voglio vederla… e fartela vedere…
– Ma dici… cosa?? no questo proprio no…
– Io entro lo stesso e non me ne vado… mica puoi trattenerla per molto…
Entrai nel bagno, chiuse le gambe, cominciò a protestare, ma io rimasi fermo davanti a lei, con
il telefono puntato fra le sue gambe chiuse, aprì leggermente il rubinetto dell’acqua e facevo in
continuazione “psss… psss…”, cercando di darsi sollievo allargò le gambe, riuscì a resistere per
pochi minuti poi capitolò, un primo piccolo getto le uscì dall’uretra, accortasi che la stava facendo
davanti a me si bloccò, poi non riuscì più a contenersi e, mettendosi il telefono davanti agli occhi,
rilasciò un altro fiotto di urina che, dapprima lento, si trasformò in un lungo e rumoroso scroscio di
liquido giallognolo.
– Stavo scoppiando… ma che mi stai facendo fare… davanti a te…
– Guarda… stai pisciando in diretta… davanti a me… osserva come la tua ostrica si sta
aprendo per favorirne l’uscita… aspetta mi avvicino di più… da lì esce… mai visto vero??
Certo sotto le dita lo hai sentito certamente tante volte… ma ora lo vedi anche…
La seconda, quella che l’imbarazzava maggiormente, era una cosa che hanno comune in tutte
le donne quando si trovavano nel, come quasi tutte chiamavano, periodo “rosso”, il ciclo mestruale,
fonte di imbarazzo e di fastidio continuo che durava per diversi giorni, quando lei stava in questo
periodo, non mi voleva vedere, ma poi come ho scritto col tempo l’intimità crebbe e, dietro mia
insistenza, il primo giorno venne da me, con un fare quasi colpevole, come se la venuta del ciclo
fosse una sua colpa, che ci impediva di scopare, allora per farsi perdonare pensava solo al mio
piacere e mi offriva il culo, non voleva che la toccassi fra le gambe, anche il solo sfiorare del

clitoride le portava disagio, come se volesse proteggersi dai miei assalti usava mettersi i tamponi,
ma la seconda volta che venne da me in questa particolare condizione, mentre la sodomizzavo
incominciai a giocare col cordoncino del tampone, in un battibaleno lo sfilai e subito la penetrai a
fondo in vagina, il movimento fu così veloce che se ne accorse solo quando sentì la mia forte
presenza fino all’utero, protestò il tempo necessario, quello che mi servì a farle venire i primi
sintomi di piacere, poi non potette reprimere le sensazioni che il cazzo le stava dando e si
abbandonò a loro, costringendola suo malgrado non volesse scopare in quel periodo, con suo e,
mio sommo piacere ad urlare gli orgasmi che seguirono. Per farle accettare l’accaduto non dissi
una parola, mi limitai a stendermi accanto a lei accarezzandole i capelli, anche lei non commentò
niente, semplicemente andò nel bagno per lavarsi le parti intime, all’uscita dal bagno i suoi occhi
vagavano tra il letto macchiato di rosso ed il mio cazzo che presentava le stesse macchie, la invitai
a venire a letto abbracciandola con tenerezza. Alla fine dei nostri incontri ci mettevamo d’accordo
per un nuovo appuntamento, ma lei quel pomeriggio, anziché rinnovarlo da lì a tre, quattro giorni
dopo, manifestò l’intenzione di vedermi l’indomani, e con gli occhi bassi disse tutto d’un fiato:
– Sai… oggi era il primo giorno… di solito mi dura dai quattro ai cinque…
Poi scappò quasi dalla mia casa, non venne solo il giorno dopo, ma per gli altri giorni in cui
aveva il ciclo, venne convinta e, desiderosa di scopare in quella condizione, lasciandosi prendere
da me nelle posizioni che preferivamo, non si curò delle sue perdite ematiche, del suo e mio corpo
macchiate di sangue mestruale ma, solo di non sporcare il letto, volle che le mostrassi le mie dita
rosse che, fino a poco dopo l’orgasmo profanavano la sua vagina emaciata, volle con me che le
stavo accanto, vedersi a lungo nello specchio dell’armadio, che le mostrava i nostri corpi variegati
di macchie rossastre, contemplò il liquido, a tratti corposo, a tratti liquido ma sempre di colore rosa
che le sgorgava dalla vagina. Ai nostri incontri successivi portava la conta, contava i giorni che
rimanevano alla comparsa del nuovo ciclo segnandoli su un calendario che tenevo appeso in
cucina, mi spiegò il perché lo facesse:
– Voglio avere un video anche di questo…
Quel giorno venne e, mentre le toglievo il tampone avvia la video chiamata, la feci assistere a
quello che accadeva, a quello che usciva dal suo corpo in quel periodo, sbarrò gli occhi vedendolo,
ma non ne era schifata, del resto rappresentava la sua femminilità, la sua capacità di procreare, lo
schifo, se di schifo si poteva parlare era più diretto a me, ma io le avevo dimostrato che per me
non rappresentava nessun problema e non mi dava repulsione, la feci mettere nella posizione più
indicata per la bontà della videochiamata, le feci inarcare le reni verso l’alto, avendo cura che
l’obiettivo del telefono riprendesse alla lettera ciò che voleva vedere, dall’uscita del cazzo che
portava con se le sue tracce ematiche, al sangue che, abbondante e costretto dalle mie spinte
profonde, usciva ad ogni mia spinta, questo la fece andare fuori di testa, eccitandola
maggiormente e procurandole una serie di orgasmi ravvicinati, stremata dal piacere ma tuttavia
vigile, si abbatté sul letto, teneva nella mano il telefono dove scorrevano ancora le scene finali di
quell’accoppiamento, che mostravano le immagini del suo corpo costellato di rigagnoli di sangue
dalle natiche in giù, e della sua vagina oscenamente aperta e colma di liquido rosa, con scosse di
piacere che ancora la costringevano a strizzare i muscoli della guaina vaginale, contribuendo a
riversare il suo osceno contenuto che continuava a lordarle le cosce.
Poi non c’è più niente da raccontare di più su veronica, tranne che conservò tutte le riprese in
una specie di video diario, mi disse che le serviva per rivivere quei momenti e per masturbarsi da
sola, poi il destino scelse per noi, fu trasferita per lavoro in un’altra città, riuscimmo a vederci
ancora un altro paio di volte, ma poi tutto finì quando lei trovò un compagno con cui andò a
convivere.

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