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Il resto della giornata lo passammo in spiaggia soli poi la sera, dopo un’ora di riposo ed una doccia rinfrescante e tonificante scendemmo per cenare senza vedere Marco ed Enrico.
Passarono un paio di giorni durante i quali stettimo assieme appiccicati come una coppia in viaggio di nozze senza incontrarli contemporaneamente. Li vedemmo un paio di volte ognuna con una ragazza che aveva la metà dei suoi anni. Il giorno della mia partenza , la salutai dicendole , ci vediamo tra due settimane domani parto per andare in Germania.
Mentre salivo in auto salutandola li vidi arrivare alle sue spalle là presero per le braccia portandola via. Nei giorni seguenti la sentivo spesso ci mesaggiavamo di continuo ma ben presto iniziò ad arrivarmi il messaggio con il simbolo delle corna segno che si faceva scopare, I messaggi avevano iniziato ad essere più frequenti ad ogni ora del giorno e della notte e diventarono anche più di uno al giorno.
Rimanendole lontano i sensi di colpa iniziarono a tormentarmi, nel breve tempo trascorso dal matrimonio avevo scoperto il suo lato da esibizionista molto più marcato di quanto pensassi. A questo si era aggiunta la voglia di essere sottomessa e la vena ninfomane per cui non diceva mai di no ad uno o più cazzi contemporaneamente. Non avrei mai potuto soddisfarla con quei ritmi.
L’amore che provavo per lei mi faceva passare sopra ogni cosa e scoprii anche un lato perverso, saperla scopata da più di un uomo, umiliata ed usata come un corpo mi eccitava molto di più che guardare un film porno. Trovai dei film in cui attrici che la ricordavano fisicamente erano al centro di orge prendendo numerosi cazzi e mi segavo furiosamente. Ero in Germania per lavoro e presi a frequentare un night club senza però andare con alcuna delle ragazze, mi sembrava che la avrei tradita così perché non avevo avuto il suo consenso.
Di fatto quando parlavamo e mi raccontava le sue imprese scoperecce mi accorgevo che il limite della volta precedente che mi sembrava esagerato veniva regolarmente superato da qualcosa di più perverso anche grazie o soprattutto grazie i due uomini maturi che la guidavano nelle sue perversioni. Lasciarla libera ci legava ancora di più.
Finalmente le due settimane lontano finirono ed andai a riprenderla per portarla a casa. Mi aspettava nella hall e quando mi vide mi saltò letteralmente in braccio baciandomi dicendomi: “mi sei mancato da morire” mi baciò, caricai le valige e partimmo senza salutare nessuno
Passarono un po’ di giorni tranquilli poi lei iniziò nuovamente le sue scopate col moldavo come fosse una cosa naturale fino a che, una domenica pomeriggio mentre sistemavo il giardino, comparve il cameriere moldavo: mi salutò e senza tanti giri di parole mi disse che era pronto per firmare l’accordo e che aveva trovato il testimone per la firma. Lo guardai sapendo benissimo a cosa si riferiva. Gli risposi chiedendogli chi era il testimone e lui rispose che era Maria, la capa delle cameriere della trattoria che era perfettamente al corrente che mia moglie si faceva scopare da lui. Mi disse inoltre che quando le aveva raccontato il patto alla cui firma avrebbe dovuto fare da testimone, aveva preso tempo non chiudendo però alla proposta.
Quando tornai in casa ne parlai con Simona e lei di rimando mi rispose che se la cosa stava bene a me per lei non ci sarebbero stati problemi, avrebbe avuto il cazzo del moldavo a disposizione tutte le notti e chissà, magari le avrebbe fatto provare qualcosa di nuovo. Lo disse con un ghigno sardonico.
S.: “L’importante è che la cosa vada bene anche a te, lasciare libero il talamo coniugale a favore di un altro che mi riempirà in tutti i miei buchi magari in compagnia di alcuni amici a me fa solo sbrodolare ma non riesco ancora a realizzare che la cosa andrà bene pure a te”.
Completai il quadro raccontandole che Maria sarebbe stata la testimone per il cameriere moldavo e lei mi rispose che non c’era nulla di nuovo perché Maria parlando con le altre cameriere aveva detto che lei aveva una relazione con lui. Inoltre, per avere più tempo libero ed essere meno stanca e poter quindi farsi chiavare meglio, aveva pensato di lasciare la gestione della trattoria a Maria dato che ormai sapeva fare tutto dai conti alla gestione dei fornitori.
Simona, una volta chiariti tutti i punti mi disse che l’accordo si poteva già fare la sera stessa, dopo la chiusura della trattoria.
Giunse la sera e mentre finivano di sistemare la trattoria chiamai in disparte il cameriere moldavo dicendogli che Simona accettava tutte le richieste e che avremmo firmato il documento con quanto pattuito. Chiamai Simona, ci sedemmo ad un tavolo e lui estrasse una busta dalla tasca. L’aprì estraendone un foglio e dicendo che era quanto ci eravamo detti. Ci disse di leggerlo bene e con calma e di fare eventuali domande per aggiungere o modificare se ci fosse stato qualcosa su cui non eravamo d’accordo.
La sintesi per tutelarsi da eventuali discussioni era che da quella notte Simona sarebbe diventata la sua donna, che lui si sarebbe trasferito nella nostra casa per poter avere il completo controllo su di lei e che lei avrebbe dovuto sottostare ad ogni suo desiderio ed ordine.
Non feci in tempo a proferire verbo che Simona impugnò la penna e firmò, senza alcuna analisi di quanto stava facendo mettendosi un cappio al collo. Mi adeguai pur con tanti pensieri.
Lui allora chiamò Maria che era al corrente di tutto tranne che sarebbe stata la nuova capa e lei pose la condizione di avere un corposo aumento di stipendio.
Simona le sorrise e le disse che le avrebbe dato di più e le offrì di diventare la nuova responsabile del locale dato che era abile in tutte le attività e molto più capace di lei.
Maria rimase molto colpita e lusingata da questa offerta ed accettò immediatamente ma prima di firmare mise in chiaro che come nuova responsabile avrebbe gestito tutto il personale Simona compresa che da quel momento, dentro il locale, avrebbe dovuto seguire ogni indicazione ricevuta da lei.
Simona annuì, Maria aggiunse questa ultima clausola e firmò.
In pratica Simona ora era al servizio di Maria al lavoro e la schiava del cameriere moldavo appena usciva dal locale.
Maria non perse tempo, chiamò anche le altre due cameriere rumene ed il cuoco comunicando loro che lei era la nuova responsabile e Simona confermò il tutto.
Maria partì subito pesante, alle due cameriere più esperte e vecchie di Simona disse che sebbene la padrona fosse ancora lei, dentro il locale sarebbe stata una delle tre anzi quella che , essendo arrivata per ultima, avrebbe preso ordini anche dalle altre due per ogni lavoro.
Inoltre ogni errore di Simona avrebbe dato loro la possibilità, se lo desideravano, di schiaffeggiarla per “farle imparare bene le cose”.
Simona impallidì ed io con lei ma ormai avevamo firmato.
Le ragazze rimasero stupite ma annuirono ed a quel punto intervenne il cameriere moldavo dicendo che potevano continuare a chiamarla per nome ma se lo desideravano, visto che quello era, la potevano anche chiamare troia o puttana o qualunque termine corrispondente e scoppiò in una grassa risata subito seguito dalle due ragazze da Maria e dal cuoco che, essendo vicino a lei allungò una mano e le palpò abbondantemente il culo chiedendole se le piaceva il trattamento e finendo la frase con troia.
La serata finì, chiudemmo il locale ed il moldavo con un borsone ci seguì sopra nell’appartamento entrò nella camera dove Simona aveva liberato l’armadio spostando la mia roba nell’altra camera. Mentre lui si faceva la doccia lei sistemo le sue cose. Lo vidi arrivare nudo con il cazzo che penzolava prese per mano Simona portandola in camera e dopo poco la sentii ansimare di piacere per un bel po’.
La mattina seguente il copione continuò sullo stesso tono: scoparono poi, come niente fosse, uscirono per andare in trattoria. Stavo per uscire anche io quando vidi Simona tornare, le chiesi il motivo e mi disse che quel giorno avrebbe lavorato in cucina e che quindi doveva cambiarsi.
S. “mi devo mettere la minigonna più corta ed una camicia con solo due bottoni chiusi”. Andò in camera e la vidi tornare con una mini inguinale ed una camicia bianca elasticizzata con le tette quasi scoperte e mentre usciva si vedeva chiaramente il sottile filo del perizoma.
Da quel giorno per 4 anni lei è stata la sciava sessuale o meno dell’intera banda. Il moldavo la notte la faceva scopare a pagamento ai camionisti che ne facevano richiesta. A volte con loro a volte nella mia camera ed io dovevo spostarmi sul divano in soggiorno al piano di sotto.
Poi un giorno, in uno dei rari momenti in cui eravamo da soli, Simona mi disse che era stanca di quella vita e decidemmo di smettere.
Mi venne offerto dalla mia ditta la possibilità di trasferirmi in un’altra sede lontana diverse centinaia di chilometri. Accettai con un corposo aumento di stipendio per pagare l’incomodo. Senza dire nulla alla banda, essendo sulla carta ancora Simona la titolare, vendemmo tutto e “scappammo”.
Da quel giorno la ninfomania di Simona non si palesò (quasi) più avemmo una figlia e vivemmo come una normalissima coppia monogama anche se ogni tanto Simona mi chiese di poter fare qualche trasgressione cosa che accettai combattuto fra la libidine di saperla ancora al centro della libidine di altri uomini e la paura che riprendesse i ritmi che aveva avuto da ragazza. L’età le frenò la libidine e verso i 50 anni smise del tutto di cercare altri cazzi.



Stupendo quando lo continui con la 3°parte Ti lascio la mail se mi vuoi contattare apaperina758G@yahoo.com
Ciao William... Dunque, posso onestamente dirti che non ho piani precisi per un eventuale prequel sebbene l'idea mi stuzzichi. Tuttavia…
Come sempre, un ottimo racconto, Rebis: l'attesa è valsa la pena. Sarebbe bello avere anche la storia antecedente, che narra…
Bello! Adoro le santarelline porche
Sempre più coinvolta con Giacomo, bei racconti grazie