;

Sara – Giornalista di Guerra – Capitolo 3

282 0

Un nuovo brivido colpì Sara. Conosceva quella donna, conosceva quel militare, conosceva il Maggiore donna Smith del battaglione alleato.

Quella donna le aveva anche erogato un corso di sicurezza qualche mese prima, ma soprattutto di quella donna e della sua squadra non si avevano più notizie da almeno due settimane. L’angoscia e la paura prevalsero nel viso di Sara, mentre cercò di accarezzare il volto della donna che – quasi per pudore – abbassò di nuovo lo sguardo, non mantenendo il contatto coi suo occhi.

Di quella donna così solare, battagliera ed energica non era rimasto che un cencio di donna imbavagliato ed incatenato, mosso solo da stimoli esterni piantati nei suoi orifizi.

Sara provò con le mani a togliere il bavaglio alla donna anche se non fu impresa semplice; dovette passarle davanti, mostrandole completamente il sedere ed avvicinandosi a lei nel tentativo di prendere il bavaglio. Più volte nella manovra il viso della donna colpì i glutei e l’arnese piantato in Sara, lasciando in Sara ambigue sensazioni.

Dopo diversi tentativi e tanta fatica, Sara riuscì finalmente ad abbassare il bavaglio della donna che scese sul collo. “Pompino acqua, per piacere pompino acqua sete”. Frasi sconnesse uscirono dalla bocca della donna.

Quegli occhi così marroni in quell’aspetto così mediterraneo che avevano fatto crollare diversi uomini al solo sguardo per cotanta bellezza, avevano perso ogni forma di lucentezza e guardavano Sara con forma inespressiva.

Sara cercava di interpretare la richiesta della donna che continuava ad ansimare; avendola vista sempre in divisa e giubbino antiproiettili, non si era mai accorta di quanto fosse prosperoso e grosso il suo seno. I capezzoli sembravano spuntoni pronti ad esplodere in mezzo a grosse areole marroni.

Si girò cercando una fonte di acqua, non capendo cosa c’entrasse un pompino, ma probabilmente aveva frainteso dato lo stato della donna. Nessun lavandino, nessuna pompa d’acqua, nessuna bottiglia sembravano essere presenti nelle vicinanze. Sara era girata di spalle ed era così concentrata che sobbalzò quando nell’oscurità sentì pronunciare il suo nome. Mancò poco che finisse per terra con il cuore che pompava a tremila. Una luce si accese, rendendo l’ambiente meno spettrale. Visualizzò una donna affianco all’ingresso che passo passo si avvicinò a lei con fare rilassato e sorridente.

“Ciao Sara, finalmente ti sei svegliata. Benvenuta nella tua nuova casa. Vedo che avete già fatto le presentazioni”. La donna aveva il suo stesso accento e tratti molto simili a lei. Aveva profondi occhi azzurri e lunghissimi capelli rossi raccolti in una treccia che portava alle spalle. Una maglietta nera abbondantemente scollata metteva in mostra quelli che dovevano essere due bei seni, abbinata ad un pantalone cachi strappato, che mostrava parti di nudità, con le tasche ed alcuni oggetti attaccati. Le sembrava poco alta di lei; nel complesso una donna che non sarebbe passata inosservata. In un altro contesto l’avrebbe scambiata per una moderna eroina dei fumetti o di film fantasy.

Sara rimane immobile a fissarla indecisa su cosa fare. Fece un paio di passi indietro per rendersi meno visibile alla luce e, dopo un attimo di esitazione, pensò di girarsi per darsi alla fuga notando un’altra porta alla sua sinistra, in un ingresso che non aveva però ancora ispezionato. Era una mossa estrema. Il tentativo si rivelò vano; un attimo dopo aver varcato l’ingresso buio si sentì schiantare letteralmente contro un muro umano cadendo rovinosamente per terra, senza un minimo appoggio. Un uomo era rimasto a spiarle per tutto il tempo in religioso silenzio a pochi metri di distanza.

L’omone la prese per i capelli e la riportò in piedi senza grossi complimenti. Sara senza l’uso delle braccia era caduta sulla spalla sinistra sentendo peraltro un forte dolore nella zona anale quando aveva battuto il sedere. Le mancava l’aria, non riusciva a tenere le gambe completamente chiuse e ferme.

Il tizio – un armadio color ebano con due spalle infinite che doveva essere alto almeno 1,90 m – le mollò una sculacciata sonora sulla chiappa destra spingendola e tirandole i capelli, avvicinandola verso la donna che intanto si era messa a sorridere.

Sara si sentiva un burattino in quella situazione e – dolore a parte – non potè far altro che camminare sentendo il sedere in fiamme.  “Buongiorno Sara, dormito bene? sono contenta di vederti” – riprovò la donna. “L-l-lasciatemi stare….chi diavolo siete voi? Ehi tu non toccarmi i capelli” – partì in risposta Sara.

“Wow signorina, come siamo aggressive oggi…non ti hanno insegnato a presentarti in presenza di nuove persone?” rispose la donna e quasi in contemporanea l’uomo le lanciò un’altra sculacciata a centro sedere, premendole il plugin ancora più internamente, mentre Sara si piegava per il dolore lanciando un gridolino strozzato.

La donna si avvicinò fino a due passi da Sara, accarezzandole con il dorso di una mano il viso. “Liberale le mani” ordinò e l’uomo – un po’ grugnendo in segno di disapprovazione – iniziò a slegare i lacci che avevano menomato Sara sinora. Sara ansimò e quasi iniziò un pianto liberatorio quando riprese possesso delle sue braccia. Rimane un minuto leggermente piegata a fare esercizio e riprendere confidenza coi movimenti; troppo tempo le braccia le erano rimaste bloccate e voleva ritornare padrona di se stessa.

Si sentiva un po’ meglio, ferita nell’orgoglio, trattata da bestia, era pronta nella sua azione, divaricando leggermente le gambe per essere più in posizione. Si rimise in posizione eretta piano piano e – nell’istante in cui si trovò a guardare la donna – la sua mano partì lanciandole un sonoro ceffone in faccia. Contestualmente si girò e sferrò una ginocchiata in mezzo alle gambe dell’uomo che vacillò immediatamente.

Entrambe le persone nella stanza erano cadute per terra e Sara capì subito che era il momento di scappare…ora o mai più. Iniziò a correre verso l’ingresso che aveva varcato inizialmente, un po’ menomata nella corsa dall’affare nel sedere, ma pronta a vendere cara la pelle.  Aveva percorso pochi metri quando una scarica elettrica piombò sulle sue parti intime quasi paralizzandola. Una seconda scarica la lasciò in ginocchio.  La terza scarica la lasciò per terra con le gambe aperte a boccheggiare ed ansimare ad alta voce.

Nel momento in cui aveva visto la donna scura in volto avvicinarsi con un telecomando in mano aveva capito cos’erano quei pizzicotti che aveva sentito nelle parti intime al risveglio. Non solo le avevano ficcato un plugin nel sedere, ma si erano anche divertiti ad inserirle degli elettrodi sulle grandi e piccole labbra. La donna si avvicinò continuando a regolare il telecomando. Scariche in alternanza colpivano le intimità di Sara che era bloccata e non poteva far altro che contorcersi. Quello che inizialmente era stato dolore puro, ora iniziava a trasformarsi in ondate di calore, di gambe un po’ più aperte e di chiappe più strette nonostante l’arnese inserito.

La donna era abilissima nella sua azione e Sara iniziò ad ansimare più per il piacere che per il dolore, incapace anche di piegarsi per arrivare agli slip e porre fine all’agonia. La donna si avvicinò scura in volto, con un strano ghigno, e – mentre Sara si contorceva – lei approfittò per tirarle i capezzoli senza la minima delicatezza con la mano libera dal telecomando.

Dopo alcuni minuti di scariche e con ormai Sara al limite dell’ennesimo orgasmo ricevuto, la donna diede tregua alla giovane giornalista distesa per terra. La parte davanti della mutandine di Sara era un lago, una grossa chiazza era ben visibile su quel bianco trasparente. La donna diede le spalle a Sara andando a sincerarsi delle condizioni dell’omone ora seduto per terra. Gli si avvicinò, l’accarezzò con fare quasi materno e poi allungò una mano sul pube dell’uomo. La mano giocò un pochetto con l’orlo dei pantaloni, prima di entrare negli slip dell’uomo e cominciare un sensuale massaggio.

Allentato il dolore, l’uomo si alzò andando a prendere dell’acqua che versò sul viso e sulle labbra del maggiore Smith ancora piegata, priva di forze. Anche Sara nel frattempo aveva recuperato un minimo dai dolori e dagli orgasmi ripetuti, massaggiandosi la zona pubica ma incapace di rialzarsi. Tornò a posare lo sguardo sul maggiore Smith; l’omone le aveva preso i capelli imponendole di alzare la testa e forzandola a praticarle un pompino.

Come un automa, la donna aveva aperto la bocca e preso il grosso arnese nero offerto dall’uomo.

L’uomo alternava il pompare la bocca della donna con lo strusciare il suo membro in mezzo ai grossi seni della donna. Sara guardava l’uomo spingere la donna verso il suo membro ma, senza prestare attenzione, aveva preso a massaggiarsi la zona pubica con lo stesso ritmo con cui l’uomo pompava la bocca della donna, abbassando l’incedere del suo respiro. Sembrava ipnotizzata.

La donna con la treccia nel frattempo si era riavvicinata a Sara. “Tesoro mio, vedo che siamo partite con il piede sbagliato, ma penso che tra poco imparerai le buone maniere da schiava” e mollo’ un ceffone alla giornalista, rendendole il favore. “Io comunque sono Miss Samantha e da oggi seguirai le mie istruzioni, ti addestrerò come si conviene.”

Sara sembrò barcollare ma non ebbe il tempo di reagire che la donna la prese per i capelli tirandola a carponi verso di se. Al tentativo di reazione di Sara, la donna partì con una nuova scarica nelle parti intime di Sara, facendola nuovamente crollare. Sara fu presa per il collare che indossava, come un cane, e tirata in direzione dell’omone che continuava a pompare il maggiore. Per non essere trascinata, Sara dovette tenere il passo camminando a carponi con la donna.

Alla vista della giornalista, l’omone lasciò il maggiore e si diresse verso di lei, tirandole i capelli e spingendole la testa verso il pavimento. Così piegata, con il sedere in alto, le blocco’ la vita con le sue gambe, portando le mani agli slip. Un unico movimento coordinato delle mani fu sufficiente a strappare letteralmente il leggero tessuto delle mutandine di Sara.

Il sedere della giornalista sembrò esplodere per come era stato compresso in quegli slip così stringenti. Solo il rotondo piattello nero del plugin nella donna faceva capolino. L’omone, con un cenno di sorriso, senza cambiare posizione, cominciò a sculacciare pesantemente Sara su entrambe le morbide e tonde chiappe. In pochi minuti il sedere della donna era in fiamme, con Sara incapace del minimo movimento.

Alla fine l’uomo, soddisfatto del suo lavoro, si spostò da Sara, lasciandola per terra dolorante a soffrire con la passera che perdeva ancora umori per gli ultimi orgasmi ricevuti. “Come ti senti Sara? Hai goduto abbastanza finora o vogliamo continuare? Ti sta piacendo vedere la nostra amica usata da Samir come ti piaceva ieri?” sentenziò la donna con un sorriso sulle labbra.Sara sbigottita rispose “Ma di che costa parli? Liberate quella povera donna!”

Con atteggiamento scenografico, Miss Samantha tirò fuori dai tasconi un piccolo tablet porgendolo a Sara e premendo l’inizio di un video. Il video riprendeva Sara che puntava il binocolo in direzione della telecamera, sul palazzo quindi, dal suo arrivo fino alla sua cattura.

Per tutto il tempo era stata filmata, avevano saputo che era lì fin dall’inizio.

Ma soprattutto per tutto il tempo avevano visto la sua reazione alla violenza sul maggiore Smith. Più volte aveva cambiato posizione, più volte la si era vista fissa a guardare un punto e Sara era rimasta scioccata vedendosi addirittura toccare le parti intime mentre era lì nascosta. Il suo viso diventò subito paonazzo facendo quasi cadere il tablet per terra.

“Ci siamo accorti della tua presenza ed abbiamo voluto regalarti uno spettacolino…ma non ci aspettavamo che avresti così gradito. Il Padrone ringrazia.” continuò Miss Samantha. “Appena sarai pronta, non vedrà l’ora di fare la tua conoscenza e testarti di persona. Il maggiore Smith è stata ormai usata abbastanza, serve carne fresca”.

A queste parole Sara rabbrividì e si rannicchiò involontariamente quasi a coprirsi, mantenere vicino la sua dignità di donna e non di pezzo di carne da usare. “Il maggiore Smith sarà qui in questo periodo per insegnarti tutto quello che ha imparato su come essere schiava ed accontentare il suo padrone, rendendogli riconoscenza per il trattamento e le attenzioni ricevute” proseguì indicando la donna a pecora ormai senza forze.

Samir, che ne frattempo aveva liberato il maggiore Smith da quegli attrezzi infernali, quasi a voler dar prova delle qualità della donna, si avvicinò a lei prima accarezzandole le natiche, poi strusciandosi a lei e poi inculandola con un colpo secco. Ormai la donna era così aperta che il suo orifizio anale non mostrò la minima resistenza accogliendo il pur possente membro nero nelle sue pareti.

L’uomo alzò il ritmo sin da subito ripetendo impalate lente ma profonde ma con ritmo regolare. La donna ormai aveva imparato a non urlare più da tempo, ormai ansimava solo in quei momenti in cui era ancora capace di provare piacere dopo ripetuti e ripetuti orgasmi quotidiani. L’uomo nel suo agire sicuro, sgrillettava anche la vagina della donna che di tanto in tanto stringeva ancora di più le chiappe sull’arnese dell’uomo. L’uomo – vicino all’orgasmo – dopo l’ennesima pompata – si staccò dalla donna avvicinandosi a Sara.

“Apri bocca” disse e Sara – di rimando – quasi si allontanò di lì. Fu fermata da Miss Samantha che la prese per i capelli, bloccandola e mettendosi alle sue spalle, puntandole la sua faccia verso il grosso membro dell’uomo. Dopo altre due smanettate, l’uomo esplose in una fragorosa eiaculata andando ad inondare il volto di Sara che urlò di stupore per il momento così inatteso.

Un bagno di seme inondò la giornalista, che fu colpita al volto, sugli occhi, sul petto, con parte dello sperma che le finì anche in bocca.

Sara non era un amante dell’ingoio, ma le era capitato di dover ingoiare parzialmente il seme di un uomo, specie in eiaculazioni troppo improvvise. Ma mai si era trovata davanti ad una gettata tanto potente e copiosa che le aveva fatto il bagno. Miss Samantha si staccò da Sara, ormai era inondata di sperma, ammonendola in malo modo dallo sputare per terra, ed afferrò decisa il membro di Samir, ciucciandolo e pulendolo per bene, lavorando con precisione e quasi adorazione verso quel membro.

Sara invece si ritrovò a prendere fiato e a rendersi conto della sua situazione. Non aveva fazzoletti, non aveva nulla con cui pulirsi se non leccare o asciugarsi alla maglietta. Cercò di inghittiore il meno possibile e cercò di resistere allo sputare per terra; temeva altre punizioni da parte della donna. Con quello che restava della maglietta, ed ormai avendo perso parte del pudore, sollevò la parte di tessuto cercando di pulirsi alla meno peggio e lasciando in bella mostra i rotondi seni con i capezzoli color rosa che svettavano verso l’alto.

Samir e Miss Samantha si alzarono e slegarono la ormai quasi svenuta donna dal cavalletto poggiandola per terra e legandole entrambe le mani. Anche a Sara fu riservato lo stesso trattamento. Presa per i capelli, ancora con diverso sperma in faccia ed addosso, con la maglietta ancora tutta sollevata, fu portata sull’altra parete e legata con le mani alla tubatura lì presente.

Entrambe le donne furono lasciate al buio con i due seviziatori che lasciarono la stanza alle loro spalle.

continua…

Lascia un commento

I racconti erotici di Milù DEVI ESSERE MAGGIORENNE PER POTER ACCEDERE A QUESTO SITO.