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Questa è la storia di Simona, una ragazza che perse la verginità molto giovane. La cosa le piacque e per tutti gli anni del liceo passò di fiore in fiore, talvolta gustandosene anche più di uno in contemporanea. Per questa sua disponibilità veniva invitata psesso a feste dove, alla fine restava con due o tre ragazzi che soddisfava con bocca e mani. La peculiarità è che i ragazzi erano sempre almeno due o tre anni più grandi di lei.
Poi andò all’università in una città diversa e trovò un ragazzo di cui si innamorò, aveva 4 anni più di lei e studiava medicina. La soddisfaceva sessualmente ma in modo molto dolce e lei sentiva un fuoco dentro ma si era riproposta di smettere di correre di fiore in fiore. Il ragazzo era anche un po’ geloso e lei, avendolo capito subito, gli raccontò una versione molto edulcorata delle sue esperienze sessuali precedenti dicendo che aveva avuto due ragazzi ed omettendo che ne aveva soddisfatti anche tre contemporaneamente.
Dopo due anni che stava con questo ragazzo però nella stessa città arrivarono un paio di ragazzi che avevano usufruito delle sue grazie al liceo. Aprirono un bar vicino alla facoltà del ragazzo di Simona e lui andava li a mangiare. Parlando con uno dei due scoprì che provenivano dalla stessa città di Simona ed il discorso, dopo un po’ di volte, come spesso succede fra maschi, andò a finire sulle ragazze e la frittata fu fatta. Uno dei due ragazzi prima che il fidanzato di Simona scoprisse che venivano dalla stessa città, aveva accennato ad una ragazza molto zoccola che li aveva soddisfatti entrambi. L’altro rivelò altri particolari che fecero associare le due cose e così il ragazzo di Simona si rese conto del passato turbolento della sua amata. La sera, senza preavvertirla, la portò in quel bar e quando lei vide al bancone uno dei due che ben conosceva (era andata ad una mezza dozzina di feste a cui anche lui aveva partecipato ed usufruito del le sue mani e della sua bocca) arrossì improvvisamente. II suo ragazzo, facendo finta di nulla la portò al bancone e la presentò dicendo che venivano dalla stessa città. Entrambi andarono in confusione così il ragazzo di Simona capì che la porcona (termine con cui i due la avevano sempre citata parlando con lui) era la sua ragazza. Quando uscirono dal bar ebbero un lungo colloquio in auto e lui la mise alle strette e Simona, ormai scoperta, decise di raccontare tutte le sue imprese. Lui non la prese bene la riaccompagnò a casa e poi non la chiamò mai più non rispondendo alle sue telefonate e trattandola come fosse trasparente quando lei provò a chiedere spiegazioni di persona.
Una volta laureata velocemente, Simona senza più cambiò città, andò molto lontano dal passato che le aveva fatto questo brutto scherzo ripromettendosi di non mettersi mai più con un ragazzo geloso ma soprattutto di chiarire fin da subito che il suo passato era passato e che erano anni che certi comportamenti non li teneva più.
Ebbe qualche breve storia, tutte puntualmente naufragate poco dopo le sue rivelazioni. Sempre con uomini più grandi ma se al liceo erano 2 o 3 anni, la sorte o il suo istinto a portarono a frequentare uomini separati di 10 o più anni più vecchi di lei.
Cambiò lavoro e città un altro paio di volte con una esperienza anche all’estero che influì positivamente sulla sua carriera, ora era una donna in carriera, emancipata ma senza uno straccio d’uomo con cui costruire una famiglia. Era la cosa che le pesava di più non riuscire a stabilire un rapporto stabile.
Passarono ancora un po’ di anni ed una volta arrivata a 40 decise che poteva chiudere sia con il sesso che con le speranze di farsi una famiglia concentrandosi ancora di più sul lavoro.
Lavorava per una multinazionale ed accettava di buon grado, non avendo famiglia, gli incarichi che altri evitavano, ciò le consentì di fare carriera e di diventare la direttrice di una filiale a Milano.
Nel palazzo in cui lavorava, incontrava ogni tanto un uomo sulla sessantina, brizzolato, aspetto curato e fisico tonica. Ogni volta che lo vedeva sentiva un frizzicorino in mezzo alle gambe.
I rapporti si limitavano al buongiorno buonasera anche perché spesso, quando lo incontrava, era in compagnia di una distinta signora che suppose fosse sua moglie.
Un giorno d’estate però si ritrovò in ascensore con lui, Simona che aveva sempre adottato uno stile abbastanza misurato ma al temo stesso sexy avendo riscontrato che in un mondo maschilista aiutava nei rapporti, quel giorno, “casual Friday” indossava un vestito leggero e biancheria molto ridotta di pizzo (tanga più reggiseno una quarta). Lui invece è da solo, indossa bermuda ed è abbronzato senza essere bruciato, una polo di marca ed un paio di mocassini con i fantasmini. La polo è skinny ed evidenzia i pettorali frutto sicuramente di diverse sessioni di palestra. Dal suo vestito la scollatura con diversi bottoncini slacciati, evidenzia il suo bel florido seno ed a lui casca l’occhio. Sono solo loro due, lei sta rientrando in ufficio al 10 piano e sa che lui sta al 12, Simona non resiste, blocca l’ascensore gli si butta addosso gli mette la lingua in bocca e la mano nei bermuda trovando un pacco già semi duro. Lui risponde alla slinguata e le mette le mani sul sedere palpandola con perizia e voluttà. Simona si stacca, si inginocchia, gli abbassa bermuda e boxer e prende in bocca la cappella mentre il cazzo dell’uomo finisce di indurirsi. Lui la stacca, la fa girare ed appoggiare alla sbarra presente nell’ascensore a 8 posti. Senza perdere tempo alza il vestito, scosta il tanga e la infila nella figa viscida di umori ed inizia a pomparla. Il suo cazzo è lungo una ventina di cm ed è bello largo, Simona si sente riempita mentre lui sposta le mani dai fianchi e le affonda nelle tettone. Il vestito ormai è una cintura, il reggiseno a fascia è calato a metà busto, lui la morde sul collo ed intanto le mormora parolacce, le dice che è una grandissima troia e che era da quando arrivò che voleva montarsela, che aveva visto come lo guardava. Sono le 20 di una giornata estiva, molta gente nel palazzo è in ferie compresa la moglie di lui via con la madre. Lui sblocca l’ascensore e lo fa ripartire verso il suo piano. Senza nemmeno farla rivestire un poco e con il cazzo saldamente piantato in figa escono dall’ascensore. La porta di casa dell’uomo è proprio lì davanti, lui estrae le chiavi, la apre ed accompagna Simona dentro l’appartamento sempre con l’uccello saldamente inserito in figa. Si chiude le porta alle spalle e si ritira, la spinge sul divano, le scosta il tanga e si inginocchia iniziando a leccarla e provocandole un orgasmo in meno di un minuto poi le toglie il vestito, Simona ha il perizoma tutto storto ed il reggiseno allacciato ma ad altezza ombelico oltre a dei sandaletti con un discreto tacco. Fa per toglierseli ma lui le fa cenno di tenerli che così è più vacca. La fa mettere a pecorina e la infila in figa quindi le sputa sul buco del culo e ci inserisce, uno alla volta, tre dita. Quindi estrae il cazzo dalla figa di Simona ed appoggia la cappella lucida di umori sul buchetto ormai oscenamente aperto e da un colpo. La cappella seppure grossa entra. Lui si ferma e le da due dita davanti alla bocca da leccare. Simona ci si fionda e simula un pompino bagnandosi in figa. Lui allora toglie le dita insalivate ed inizia a sgrillettarla, Simona emette suoni di piacere ed allora lui, con tre colpi, le infila il cazzo nel culo fino in fondo poi inizia a pomparla mentre continua a masturbarla. Simona non percepisce il dolore dello sfintere dilatato coperto dal piacere del massaggio al clitoride, aveva già preso cazzi in culo ma mai così robusti. Eppure gode di nuovo, sente la cappella di lui che si gonfia e che la riempie di crema, non sono schizzi come quelli a cui è abituata, l’età dell’uomo non è compatibile ma la crema è comunque tanta. Lui estrae l’uccello ancora semiduro dal culo di Simona, lei si inginocchia e lo ripulisce fino a farlo tornare ancora duro quindi spinge l’uomo sul divano e si cala sul suo bel cazzone. Lui le bacia e mordicchia i seni ma il ritmo ora lo detta lei, fa quasi uscire completamente il cazzo dalla figa salvo poi saltarci sopra violentemente provocandogli dei dolori per l’irruenza lei invece fradicia sente solo piacere. Lui allora le strizza i capezzoli, la sensazione è al tempo stesso dolorosa ma piacevole, le era capitato in passato ma mai con tale intensità. L’uomo è esperto nel dare pacere alle donne pensa. Vanno avanti così fino a che Simona ha un ultimo orgasmo quindi si ritrae e si inginocchia davanti a lui ed inizia a leccarlo e succhiarlo. Va avanti 10 minuti buoni ma poi ecco che riesce ad estrarre ancora del succo dalle palle di quell’uomo di cui non conosce nemmeno il nome. La sborra sgorga piano dal cazzo e lei se la fa colare sul viso e sulle tette un po’ indolenzite dal trattamento ricevuto poi, usando il cazzo di lui ormai semi moscio come pennello, strofina la cremina sui capezzoli come a voler mettere una pozione lenitiva. Terminata l’operazione lui si lascia andare contro lo schienale del divano e lei contro le sue gambe. E’ piena di sborra in culo che sta colando lungo la gamba e non vuole lasciare traccia sul divano. Restano così per 10 minuti buoni poi lui la guarda negli occhi e le dice che è una fantastica vacca e le indica il bagno, Simona entra in doccia e quando esce lui è lì con un telo e la avvolge e massaggia delicatamente poi la bacia in modo profondo ed intenso. Simona si bagna ancora.
Vanno insieme in salotto e lei trova i suoi vestiti piegati sul divano. Si riveste davanti a lui che scruta le sue forme morbide ed arrapanti. Quando Simona è vestita lui le prende la testa fra le mani, la bacia a stampo sulla bocca e quindi la ringrazia. Poi va verso la porta, guarda fuori per assicurarsi che non ci sia nessuno. La luce è spenta, lui chiama l’ascensore che è ancora al piano, sono passati poco più di 30 minuti da quando sono entrati in casa. Simona fa un cenno con la mano mentre le porte dell’ascensore si chiudono dietro di lei. Mentre scende verso il piano dove ha l’ufficio pensa che è la prima volta che si fa un uomo senza nemmeno sapere il nome ma che ne è valsa la pena.

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