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La prima volta di Mia — da Fino al ritorno del sole

By 19 Luglio 2026No Comments

La nostra Atena è lieta di presentarvi il suo primo romanzo: Fino al ritorno del sole

Qui sotto troverete un breve ma intenso estratto. Se il brano ha stuzzicato la vostra curiosità, su Amazon troverete le prime pagine disponibili gratuitamente. Buona lettura!

La sera in cui venne da me non c’entrava nulla il calcolo che avevo imparato a temere in tutte le altre. Non voleva un figlio. Non voleva mettersi in salvo. Non voleva piantare una bandiera su un territorio. Voleva me. E voleva regalarmi la cosa più sua che possedesse, e me lo confessò arrossendo fino alla radice dei capelli, con quel coraggio tremante che le costava sempre, ogni volta, tutto quello che aveva.

«Non l’ho mai fatto», sussurrò. «Con nessuno. Volevo che la prima volta fosse… che ne valesse la pena. E tu ne vali la pena, Tommaso. Anche se te ne andrai. Anzi, forse proprio perché te ne andrai.»

Fu lento, e fu tenero, e fu impacciato nel modo in cui sono impacciate le cose autentiche. La spogliai adagio, slacciandole il vestito un bottone alla volta, e ogni volta che una parte nuova di lei affiorava nella penombra mi fermavo a guardarla, e lei arrossiva e faceva per coprirsi, e io le scostavo piano le mani e le baciavo la pelle scoperta finché non smetteva di tremare per quella ragione e cominciava a tremare per un’altra. Tremavo un poco anch’io, cosa che non mi accadeva da anni. La distesi sull’unico letto di quella casa gelida e restai a guardarla nuda nella luce della candela, e le dissi che era bellissima, e lei mi disse di stare zitto, ma sorrideva.

La baciai a lungo prima di ogni altro gesto: la bocca, il collo, i seni piccoli e sodi che si indurivano sotto le mie labbra e la facevano sussultare, la curva del ventre, l’interno delle cosce, e più giù ancora, imparando il suo corpo come si impara una poesia a memoria, un verso alla volta. La sentii aprirsi sotto la mia bocca, inarcarsi, stringere le lenzuola tra le dita, e quando mormorò il mio nome con una voce che non le avevo mai sentito capii che il pudore l’aveva lasciata del tutto, e che al suo posto c’era soltanto desiderio.

Quando salii su di lei e mi guidò dentro di sé, lo fece con un piccolo respiro trattenuto, un intreccio di dolore e di stupore, e per un istante strinse le palpebre e le sfuggì un gemito che era quasi un singhiozzo. Mi fermai, immobile. «Vuoi che smetta?» sussurrai. Scosse la testa, le unghie già affondate nella mia schiena. «No. Voglio ricordarmelo. Voglio ricordarmi tutto.» E allora ci muovemmo insieme, piano, fronte contro fronte, gli occhi negli occhi a distanza di niente, e a ogni spinta il dolore nel suo viso lasciava un po’ più di posto a qualcos’altro, a una meraviglia incredula. La sentii accendersi, accelerare il respiro, cercarmi con i fianchi, e quando venne mi strinse con tutto il corpo e nascose la faccia nell’incavo del mio collo per soffocare il grido, e io la tenni così, tremante, come si tiene qualcosa che il mondo si ostina a volerti sottrarre.

Dopo rimase raccolta tra le mie braccia, nuda, il cuore che le batteva forte contro il mio, la pelle imperlata e calda malgrado il freddo della stanza. Rideva sommessa di niente, felice di una felicità così semplice e così esposta che quasi non reggevo a contemplarla. Fuori, oltre le imposte serrate, il paese taceva, e per una volta quel silenzio non mi parve una minaccia ma una coperta stesa sopra noi due.

«Adesso siamo complici», mormorò, tracciandomi con un dito una linea lenta sul petto. «Di un segreto. Il mio primo segreto felice.»

La tenni stretta e tacqui, perché la verità era che stavo già pensando a come portarla via da lì. E non sapevo ancora che era esattamente quel pensiero — quello, e nessun altro — a far morire la gente, a Valdombra.

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